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L RON HUBBARD IN PROSPETTIVA

17 aprile 2011

Gran lavoro di Simon Bolvar nella traduzione di questo post di Marty che a mio avviso mette un punto fermo sulle questioni trattate nei due precedenti post. E’ un post avvincente. intriso di ispirazione. Buona lettura.

GARY BALDI

§§§§§§§§§§§§§§§§

MARTY RATHBUN

Mettiamo qui un po’ di prospettiva su tutto il  trambusto che c’è stato nei giorni scorsi su questo blog. Non stavo cercando di dettare alla gente come pensare. Mi stavo semplicemente servendo come di una iconoclasta di queste “icone” che hanno cercato (e sembra ottenuto in certi quartieri) quello stato elevato agendo loro stessi come iconoclaste di L. Ron Hubbard.

Li ho visti venire e andarsene e ritornare e rimanere. Quelli che hanno affermato di avere il sentiero interiore per L. Ron Hubbard o che conoscevano Ron cosi iniziarono a conoscere meglio di lui, o che stavano incanalando L. Ron Hubbard, o anche quello che afferma di avere un gigantesco tunnel pieno di L. Ron Hubbard.

Non perdiamo di vista uno dei fatti significativi – cosi ovvio come un elefante dentro una stanza – nessuno di queste iconoclaste sarebbe esistito senza L. Ron Hubbard.

Ho parlato a persone che hanno viaggiato fino in cima al ponte di Scientology e che sono state lasciate nella sciagurata, indecisa posizione di “dov’è il prossimo livello?”. Catturati dalle iconoclaste mitologiche di Miscavige o Robertson o Mayo o di qualche altra che Ron non voleva intendere quando disse nell’HCO PL La linea segreta dei dati (e nelle molte conferenze e policy dove lo ha reiterato “se non è scritto, non è vero”), loro rimasero docili seguaci. Ciò che cerco di puntualizzare è che queste vengono messe intenzionalmente montando un mito religioso su L. Ron Hubbard – alcuni lo credono Dio, alcuni il Diavolo, e nessuno gli rende giustizia per l’uomo che era e il lavoro che ha creato. Ma lo fanno per lo stesso scopo. Quello che è stato trattato cosi bene da Thomas Paine in L’età della ragione (quotato in un post apparso non troppo tempo fa). Per chiunque preso nella nebbia della perplessità di dover rimanere avvinghiato alla mitologia per trarne conforto, raccomando vivamente L’età della ragione per farsi una prospettiva. Quando libero dalla mitologia e incoraggiato a ricercare e studiare la vasta libreria che LRH ha lasciato dietro si sé, molti scopriranno che c’è cosi tanto in Scientology che non hanno mai capito o applicato – e certamente il pensiero a loro non si applicava dato che hanno raggiunto qualsiasi livello avevano.

Penso sia importante capire che LRH era un uomo, e non un qualche Thetan speciale in visita sulla Terra come quando Dio mandò Gesù o, all’altro estremo, un manipolatore esperto intento a schiavizzare le persone. Quando togli la mitologia dall’equazione rimane solamente una base dalla quale puoi giudicare la sua eredità. Ed è, funziona? E guardate, se LRH disse una cosa più volte di ogni altra cosa, ci potete scommettere che è perché Scientology verrà giudicata proprio da quello standard.

Che un autore o un filosofo fosse un santo o un peccatore non è rilevante se le cose che lui o lei hanno prodotto funzionano se applicate come indicato.

Con un tempismo che sembrò magico come il destino, nel mezzo del corrente dibattito del blog (e in modo particolare nella contemplazione delle risposte che gli scavi o gli affronti su LRH implicano o gratuitamente offrono per difendere altre “icone”) e alle mie ponderazioni su come si dovrebbe trattare LRH in retrospettiva, aprii un pacchetto di Tom Felts che mi aveva inviato settimane fa. Lo scartai e vi trovai una edizione del 1929 di Dodici contro gli Dei di William Bolitho. Avevo fatto menzione del libro a Tom quando mi visitò in Gennaio, notando un passaggio che LRH citò nel Philadelphia Doctorate Course. Lasciai ogni cosa e iniziai a leggere il libro e continuai perché Bolitho parlava di idee che nutrivo ma che non avevo l’abilità di articolare. Eccovi alcuni passaggi che ho trovato molto pertinenti a L. Ron Hubbard.

Twelve against the gods by William Bolitho 

L’avventura è l’elemento vitaminizzante delle storie, in entrambi i casi sia individuale che sociale. Ma la storia stessa è insostituibile a un buon libro di scuola di Sabbath. I suoi adepti sono raramente casti, o misericordiosi, o anche costanti verso la legge, o alla morale peptonizzante o dolcificante, toglie l’interesse, con la verità, dalle loro vite.

E’ cosi con ogni grande personaggio. Le loro colpe non sono macchie di fango, ma affioramenti strutturali, di un invisibile pezzo della loro personalità. Ma c’è una  ragione speciale per l’illegalità incallita, o se preferite, malvagità, del vostro vero avventuriero, che è inerente al concetto di avventura stesso. L’avventura è l’inconciliabile nemico della legge; l’avventuriero deve essere asociale, se non nel più profondo significato, anti-sociale, perché lui è essenzialmente un individualista libero.

Questo è ciò che I ragazzi – questi giudici naturali della materia  – hanno provato a borbottare per secoli, quando fatti passare per missionari, o generali, dove vari incidenti vani ornano un carattere essenzialmente avventuroso. Una prodezza, un pericolo, una sorpresa, questi sono i bonbons dell’avventura che ricadono su coloro che seguono il suo culto con una singola mente. I loro avvenimenti anche se ripetuti non costituiscono una vita d’avventura…

… E cosi, l’avventurosa vita è la nostra prima scelta. Qualunque bambino che può camminare è uno splendido e  tipico avventuriero, se avesse il potere come ha la volontà, quali gesta e crimini commetterebbe!”Siamo nati avventurieri, e l’amore per le avventure non ci abbandona mai fino a che non diventiamo molto vecchi; vecchi, uomini timidi, il cui interesse e quello che l’avventura muoia molto presto. Questo è il motivo per cui tutti i poeti sono da una parte, e tutte le leggi dall’altra; perché le leggi sono fatte da, e solitamente per, uomini vecchi.

E’ questa doppia irragionevolezza dell’umanità che previene una chiara scomunica sociale dell’avventuriero. Quando appare in carne veramente, non può sperare in alcuna clemenza. L’avventura è una vita dura come questi dodici casi vi faranno rammentare. Nel momento in cui uno di questi pigri irrompe libero, deve lottare contro l’intero peso delle cose cosi come sono; le leggi, e quella soffocante aurea che le circonda che chiamiamo morale; la famiglia, che è il microcosmo la frusta e il nerbo della società; e il peso morto di tutti i possessori, attraverso i cui diritti tessuti internamente giace la strada della libertà. Se fallisce, è un semplice criminale. Un terzo di tutti i criminali non è nulla ma soltanto avventurieri falliti; solitamente gli viene inflitta  una sentenza più dura di tutti gli altri, gli imbecilli e gli affamati. E’ quando impone se stesso e si pone fuori dalla portata della polizia che le reazioni di quella società sono più singolari…

… All’inizio della maggior parte delle carriere c’è una avventura, cosi con gli stati, istituzioni, e civiltà. Il progresso dell’umanità, in qualsiasi misteriosa direzione, non è mosso dal semplice impulso. Lasciate che l’etica faccia quel che può. C’è pertanto un ruolo sociologico dell’avventura; uno necessariamente incidentale, dato che è nel suo intimo a-sociale. La storia è scossa avanti con grandi violazioni della legge e ordine, dagli avventurieri e da avventurieri. Dalle pietre-focaie a una stazione della sotterranea, da una cava di Les Eyzes all’idraulico di New York, siamo arrivati grazie a due tipi di sforzi, non uno; la guardia e la ricerca, fatta da chi rimane a casa da una parte, e dal fiero affrontatore del nuovo dall’altra. E’ cosi, dall’avventuriero come dal cittadino. Con la legge, ma anche attraverso coloro che balzarono fuori dalla palizzata protettiva, fregandosene se la avessero danneggiata nell’azione, e aumentavano i tesori della razza col coraggio e non la parsimonia. Il primo avventuriero fu una piaga; lasciò aperta la barricata tribale a rischio della comunità quando uscì per scoprire cosa aveva causato quel rumore nella notte. Sono certo che agì contro sua madre, sua moglie, e gli ordini rigidi del consiglio degli anziani, quando lo fece. Ma fu lui che scoprì dove morivano i Mammuth e dove dopo migliaia di anni di usura c’era ancora abbastanza avorio per equipaggiare tutta la tribù con armi. Tale è lo schema finale dell’avventuriero; benefattore sociale ma anche peste…

… Per quanto la natura degli esseri viventi sia condizionata dai loro nemici, l’avventuriero è definito dalle sue lotte con l’ordine, e dalle lotte con le opportunità. La prima può vincerla – se non riuscirà, andrà in prigione. La seconda non può, perché è una manifestazione dell’universale. Questo libro non contiene nessun invito ad una vita avventurosa: che ha la stessa fine come tutto il resto. Non voglio dire che nelle nostre categorie materiali un avventuriero non possa aver successo. Alcuni, benché non i più grandi, sono morti di vecchiaia, sui cumuli di ciò che li ha mossi a cercare. C’è una tragedia più subdola che attende l’avventuriero che non la rovina, la scarsa anzianità, gli stracci, il disprezzo. Ed è che è condannato a cessare di essere un avventuriero. La legge di questa morfologia è che, liberando una farfalla, è condannata quando il suo sviluppo è maturo a diventare un bruco. La vocazione dell’avventuriero è cosi tragica come quella della gioventù; il suo corso è parabolico, non diretto; cosi ad un certo punto li guida nuovamente in gabbia. I più grandi avventurieri che siano mai vissuti finirono come un nervoso, banale milionario …

…La storia ha sempre custodito un catalogo di avventurieri – lei non ha mai cambiato i suoi metodi, anche se non può, per ragioni d’affari, permettersi di pubblicarlo. Cosi per le imprese avventurose, il volo atlantico, i viaggi polari, la scalata dell’Everest, quel fiorire di eroismo e resistenza al di sopra di ogni cosa nel passato dell’umanità, forse, che è il pennacchio dei nostri tempi, concerne solo secondariamente il nostro soggetto. Gli eroi di queste cose sono i soldati della società, non avventurieri; solo una mal comprensione che questi studi possono chiarire potrebbe far si che i loro amici richiedano per loro questo titolo …

Nello schema delle cose, mi avventurerei nel dire che LRH era un avventuriero le cui sortite dalle grotte furono molto più minacciose all’ordine sociale di qualsiasi avventuriero che Bolitho va avanti a trattare. Dopo tutto, l’avventura di LRH porta all’invito che noi tutti dobbiamo diventare avventurieri. E di conseguenza l’Ordine, e le sue greggi, lo hanno assoggettato a trattamenti peggiori di ogni altro avventuriero del regno materiale i cui obiettivi e prodotti erano di controllo e materiali, geografici o di possesso. Tanti meri missionari o generali trovavano colpe in LRH con patetici tentativi di requisire per se stessi il titolo di “avventuriero”.

Per ultimo, quoto dalle pagine finali di Dodici contro gli Dei dove Bolitho fa una domanda retorica sull’avventura di Woodrow Wilson, una domanda che io credo sia altrettanto rilevante per noi oggi rispetto all’avventura di L. Ron Hubbard.

 

La grande mattanza finì; poté Wilson, con l’odore nell’aria, rischiarne un altra? E cosi non rischiò, cosi, non rischiando, perse tutto. Tale è la fine, ci siamo immaginati, di molti avventurieri, forse di tutti gli avventurieri, benché esplorando e osservando come possiamo non ne troviamo traccia di necessità, il che ci mette l’animo in pace. Perché se solo possiamo trovare l’inevitabilità del fallimento nel gioco dove siamo forzati, singolarmente, e nell’intera colonna in lento movimento dell’umanità attraverso i tempi per giocare contro gli Dei, ci sarebbe una liberazione Shakespiriana, un sollievo, una vera e tragica catarsi in essa; una compensazione quasi-musicale, che tutti gli sforzi sono predestinati persi. Ma tali, come il sogno statico di un bene fissato nell’universo, ottenibile nel tempo, quell’immagine di spazio, non ne esiste nessun vero segno da nessuna parte. Veniamo incoraggiati a, non essere assolti dall’avventura dal più piccolo e maggiormente inadeguato sguardo ad essa. Non c’è certezza; buono o cattivo, ma una infinita elasticità che rende entrambi buono e cattivo più grandi di come comunemente pensiamo. Le altezze sono più lontane; gli abissi più profondi; se è un gioco, le casualità sono enormi.

Cosi Woodrow Wilson, l’ultimo dei nostri eroi, conclude la nostra più grande avventura; alcune persone pensano che, come Arthur e il leggendario Alessandro, e tanti altri uomini minori, lasciò, benché sconfitto, una speranza, una promessa, quel retaggio, che era un simbolo della sua perita carne e sangue, un frammento lacerato dal suo cuore e lasciato a noi, per servire a colui che verrà dopo a riprendere la sua avventura e ad appoggiare il suo piede per spiccare il salto. Può essere. Iniziammo rinunciando a una morale, e qui finiamo senza averne una, Ma in ogni modo, possiamo essere più certi ora dell’infinita speranza e della disperata incertezza delle cose come sembrano, come sono, e come saranno.

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16 commenti leave one →
  1. Diogene permalink
    18 aprile 2011 3:51 AM

    Vorrei dire qui in modo semplice e forse banale una cosa maledettamente complessa…
    Il passato non è nè giusto nè sbagliato… è passato (oppure è CARICA)…
    Ciò che conta è solo nel presente… ed è LA CONDIZIONE…
    Il futuro è una mera proiezione di UNA CONDIZIONE MIGLIORE (anche quando da 2,0 in giù si tende a peggiorarla)…ma è inesistente…

    Se c’è carica va tolta e la condizione va osservata, compresa e migliorata…

    Quello che rende tremendamente difficile applicare la formuletta magica è che QUALSIASI COSA (vivente e non vivente, percepita o non percepita) E’ IN UNA SUA (modificabile e relativa) CONDIZIONE… Quindi, non potendo risolvere il problema con la STABILITA’ (perchè tutto è in divenire), bisogna cercare di risolverlo con l’EQUILIBRIO (in tutti i sensi… fisici, materiali, morali ed etici)…
    Il thetan non può fare altro IN questo universo… oppure se ne va fuori…

    Una delle più precise definizioni di SCIENTOLOGIST è: Una persona che migliora le condizioni…
    Ron, a questo scopo, ha cercato di mettere a disposizione di tutti UNA strada fatta da due sentieri paralleli: PROCESSING E ADDESTRAMENTO…
    Ha detto che è una delle POSSIBILI strade… e ha detto anche “io NON posso garantirti che ce la farai”…

    Non ci resta allora che prenderci responsabilità delle NOSTRE condizioni…
    vivere in equilibrio (che a volte significa combattere la soppressione e sfidare le avversità) per poter avventurosamente fiorire e prosperare…

    Se Ron ha sbagliato qualcosa prima di andarsene, forse va ricercato nella sua applicazione della Condizione di Cambio di Potere…

    A questo mondo si può esistere solo al condizionale… la certezza è non-gioco…
    il gioco è incertezza… solo il non-gioco è certezza…

    Come mai se io “sono” … allo stesso tempo “vorrei essere” ?
    Come mai se “lui è”…. per gli altri “lui dovrebbe essere” o “potrebbe essere” ?
    Vale anche per gli OT se vogliono divertirsi sapendo quel che fanno…

    Sarà che l’avventuriero non si fa domande… lui vive e gioca… vince o perde…
    come il Joker… con lo spirito del Matto sulla Collina… the Fool on the Hill…

  2. Paolo Facchinetti permalink
    18 aprile 2011 10:27 AM

    Non voglio abusare di questo spazio che voi molto bravamente avete messo a disposzione. Da tanti mesi ogni tanto guardo questo blog, ma non ero mai intervenuto prima degli articoli su David Mayo. Intervengo ancora una volta per chiarire una mia precedente affermazione che buttata lì può suonare come un qualcosa di gratuito o semplicemente invalidante. Sono abbastanzad’accordo con la prima parte di questo articolo (la seconda parte non l’ho letta). Sono arrivato alla conclusione molti anni fa che era sbagliato considerare Ron un Dio o un Diavolo e che non era stato nessuna delle due cose. Ma a quel punto è inevitabile che l’approccio nei confronti della Tech divenga necessariamente un approccio di intelligenza e di comprensione, non più un approccio fideistico. Quando nei miei precedenti post ho parlato di “implant della CofS” intendevo proprio questo; l’impossibilità nella chiesa di avere un approccio normale e non fideistico nei confronti del soggetto Tech di SCN. L’esempio che mi pare più appropriato e che uso sempre per spiegare il mio punto di vista è quello del chiarimento di parole su un materiale tecnico. Se tu dici ad una persona che non capisce una determinata frase di cercare una parola malcapita, gli dai un grande aiuto per migliorare la sua intelligenza e la sua capacita di comprensione, ma se tu lo OBBLIGHI a trovare una parola malcapita nel caso lui abbia un disaccordo o un incomprensione su un determinato testo, stai istillando in lui i semi dell’implant. Capisco le ragioni all’origine, cioè evitare le corruzioni della tecnologia, ma questo è diventato poi ciò che io chiamo l’implant della Chiesa di Scientology, che ha permesso ai Miscavage di prendere il potere senza nessuna valida opposizione. Ma è un fenomeno che PRECEDE Miscavage perché era già in atto da tanti anni prima di lui; era in atto un fenomeno di robotizzazione che impediva il pensiero libero e che faceva automaticamente accettare ciò che scendeva dall’alto delle linee di comunicazione, le cosiddette Command Lines. Mi ricordo una discussione una sera in un bar a Copenhagen con Ron Loving, pochi mesi prima della mia uscita e credo anche della sua. Anche lui era lì in etica o giù di lì. Mi diceva: “Quello che mi spaventa è che se qualcuno riesce a prendere in mano le linee di Comando, riuscirà facilmente a prendersi in mano tutta l’organizzazione”. Parole profetiche!

    • margherita permalink
      21 aprile 2011 5:59 PM

      Paolo nel tuo commento dici:

      ” Quando nei miei precedenti post ho parlato di “implant della CofS” intendevo proprio questo; l’impossibilità nella chiesa di avere un approccio normale e non fideistico nei confronti del soggetto Tech di SCN.”
      E poi dici: “Ma è un fenomeno che PRECEDE Miscavage perché era già in atto da tanti anni prima di lui”.

      Io mi chiedo se ti rendi conto di quello che dici: tu non ti stai riferendo agli Implant di David Miscavige, alle sue percosse, ai “suoi” C/S che rimandano gli OT su NED, a estorcere soldi e cose di questo genere, NO, tu stai parlando “NEI CONFRONTI DELLA TEC DI SCN” e questo anche per ciò che riguarda il periodo “CHE PRECEDE MISCAVIGE” e subito dopo porti l’esempio della parola malcompresa:

      “se tu lo OBBLIGHI a trovare una parola malcapita nel caso lui abbia un disaccordo o un incomprensione su un determinato testo, stai istillando in lui i semi dell’implant”.

      Io penso che tu non ti renda veramente conto di quello che dici essere ESATTAMENTE l’opposto di ciò che dice Ron e la GRAVITA’ di questa affermazione. Ron infatti afferma che:

      “Un supervisore che…….non usa a pieno la tecnologia di studio e non usa il chiarimento di parole naturalmente è un soppressivo e dovrebbe essere dichiarato tale, perchè sta attivamente bloccando gli Scientologist dall’avere i benefici di scn”
      HCO PL 30 ott. 1978R “Corsi e la loro Scena Ideale”

      Quindi secondo te come si dovrebbe comportare quel supervisore nei confronti di quello studente che ha “un incomprensione su un determinato testo” per non “OBBLIGARLO” a chiarire l’MU????? Quale dovrebbe essere il suo comportamento per non essere “fideistico nei confronti della tec di SCN” ???????

      Il mio punto di vista che è poi quello di Ron è che, obbligarlo a chiarire l’MU, essere “fideistico”, probabilmente sarà un’azione “impopolare”, “egocentrica”, “antidemocratica”, ma porterà quello studente ad avere i benefici di scn.

  3. Paolo permalink
    18 aprile 2011 4:06 PM

    Paolo (Facchinetti) anche se concordo con te sul fatto che Mayo è stato al centro di un grandissimo casino ed è ingiusto oggi sparargli addosso, non sono d’accordo con te quando parli dell’Implant della CoFs.

    Intendiamoci, sono un acerrimo nemico degli abusi della C.of S., non ho paura di parlare di quelli che io ritengo essere gli outpoints e le incoerenze del management e anche di LRH, ma guarda che quando inizi i discorsi relativi “all’implant della C.of S”, a mio avviso stai facendo un errore.

    Scientology non è una scienza ma una religione e come tale richiede fede. Ma non “Faith-in” (vedi scn 8-8008), richiede invece “Faith”. Che male c’è nell’avere fede? Io ritengo che avere fede al di là dell’evidenza sia una cosa grande e renda una persona più integra, più bella ed anche più allegra. E’ per questo che, per esempio, ho fede in Dio. Non mi ricordo esattamente i contorni ma c’è un pezzo del Paradiso (divina commedia) dove qualcuno chiede a Dante che cosa sia la fede e la risposta è affascinante…

    Quando credi nel thetan o nello spirito, per esempio, al di là dell’evidenza (scientificamente non è stato ancora provato che gli spiriti esistano), ti senti meglio, più allegro, più carico, più fiducioso nel futuro.

    E lo stesso secondo me riguardo a tanti materiali di base di scn (non parlo dei dati della space opera). Quando invece uno prende (solo) l’approccio tecnico-logico-razionale a mio avviso finisce che prende un grande granchio. Andiamo a vederle queste persone che “ci credo perché vedo”, “la scienza ha dimostrato, ecc, ecc” e vedi solo dei gran “noiosoni”, nella maggior parte dei casi giù di tono.

    Ovvio, poi, che gli assoluti non esistono e che, è vero, non sempre se hai una parola non compresa non riesci a studiare.

    Poi mi rendo anche conto che questa “fede” di molti, è stata manipolata, sfruttata ad arte da qualcuno e questo ha creato il radicalismo, il fanatismo e molti dei problemi di scientology. Ma avere fede è bello.

    E’ un discorso lungo e ci vorrebbe anche qualche bella birretta ma indubbiamente la fede e i suoi effetti sulla persona (quando c’è e quando non c’è) è un argomento decisamente affascinante.

    Paolo

    • Paolo Facchinetti permalink
      18 aprile 2011 5:07 PM

      Non intendevo fede nella religione, sono d’accordo su quello che scrivi. Intendo quando uno ti “OBBLIGA a credere sfruttando la tua “buona fede” e i tuo punti deboli = implant!

  4. Frank Wool permalink
    18 aprile 2011 5:01 PM

    Ho seguito tutta la querelle di questi giorni, con interesse ma anche con un po’ di distacco.
    Seguo questo blog e quello di Marty SOLO perchè l’impostazione è molto chiara:
    la tech è una sola ed è quella codificata da LRH.
    Questo dato stabile è tutto ciò che abbiamo in questo momento.
    Il WEB è pieno di “deviazioni”, interpretazioni, mescolanze con altre pratiche ed altro ancora.
    Questo è ciò che considero squirrel, e non mi interessa proprio, anzi lo evito accuratamente, e non metterei mai il mio caso in mano ad un auditor o C/S indipendente che mi dia il benchè minimo dubbio di non usare la standard tech al 100%, ma bensi una SUA interpretazione.
    Il senso di questi articoli è, secondo me, proprio questo: ci sono molte persone, anche su questo blog, che mitizzano Mayo ed il suo lavoro. Io non posso essere d’accordo. Chi ha dichiarato in varie occasioni di essere la unica sorgente di NOTs, non rientra nei miei interessi e non può avere la mia stima. Ciò senza voler sminuire il suo contributo, o ciò che ha poi subito dalla Cof$.
    Semplicemente non ho intenzione di giustificare una azione di questo tipo (non ho visto nè smentite, nè altro in questi ultimi anni).
    Questo per me chiude la questione
    Frank

  5. Cleopatra permalink
    18 aprile 2011 5:55 PM

    Pensate a quante angherie tutti NOI abbiamo subito……………..umiliazioni……………invalidazioni………………..BASTA!!!!!!!!!!!!!!!
    Guardiamo al futuro e cerchiamo di dare ai nostri figli il retaggio di LRH!!!!!!!!!!!!!!
    La Vs. Cleopatra!!! Ciao belli!

  6. Spartacus permalink
    18 aprile 2011 11:13 PM

    Che belli che siete. Sono appena passato attraverso tutti i vostri commenti ed è stata una cosa straordinaria. Mi sembrava di essere lì con voi e che tutti eravamo riuniti da qualche parte a comunicare così, tranquillamente, con l’arc che pervadeva le nostre anime. Altrochè guardare la televisione o andare al bar, qui mi diverto un sacco e sto considerando a quanti nuovi VERI amici mi sto avvicinando e con cui comunicare liberamente. Vi racconto questa: stasera, dopo diversi giorni che non andavo a vedere, apro le mie mail e tra le tante che mi pervengono da tutte le parti, vedo quella di Milano Continentale in caratteri cubitali: URGENTE: CERCASI AUDITOR. Sono scoppiato a ridere che non la finivo più, testimone mia moglie. Ancora adesso mentre sto scrivendo mi viene da ridere. Troppo bello. Non pensate nemmeno per un secondo che io sia uno di quelli che ride sulle disgrazie degli altri, mi raccomando. Continuate così. Vi lascio con una citazione che si addice molto bene alle rilevazioni indipendentistiche:

    “La gente di solito usa le statistiche come un ubriaco i lampioni: più per sostegno che per illuminazione”. Mark Twain

    Viva l’Italia
    “SP”artacus

  7. Spartacus permalink
    19 aprile 2011 8:37 AM

    Grazie Jo,
    ho scelto con cura la mia immagine ma devo dire che ce n’erano tante altre molto belle che rendevano assai bene il mio spirito combattivo ed indomito.
    Vogliamo divertirci? Allora eccoti una barzelletta molto carina in tema con questo:

    Stanno per affrontarsi due eserciti. Da una parte i Troiani e dall’altra i Siciliani.
    Il generale dei Troiani ordina l’attacco: AVANTI FIGLI DI TROIA!
    Questo scatena una risposta immediata e decisa da parte del Generale siciliano che non vuole essere certo da meno: “AMMONINNE FIGGHI E BOTTANA!”

    Straordinaria, non è vero?
    A presto

    SPartacus

  8. Giovanni Carboni permalink
    19 aprile 2011 11:01 AM

    Ehi Spartacus, BENVENUTO!!!!!!!!!!
    Sento che tra non molto ci sarà da divertirsi…………..non male la barzelletta, c’è odor di trippa e di quella buona.
    A presto giò.

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