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DIETRO LA CORTINA DI FERRO DI SCIENTOLOGY

12 marzo 2011

Eccovi uno stralcio del libro “Blown for Good” di Marc Headley. Vi avevamo già dato un saggio di questo libro nel post CORROTTO che potete leggervi cliccando sul link. Ma grazie all’assiduo lavoro di Simon Bolivar stiamo cercando di darvene una traduzione sequenziale. Ecco quindi che iniziamo con i “Riconoscimenti” che Marc ha voluto dare, e con la “Prefazione” di Marty Rathbun. E poi pronti per il Capitolo n°1 : “CAMMINARE NELLE MIE SCARPE”.

Buona lettura,

MAX ZINI

§§§§§§§§§§§§§

RICONOSCIMENTI

Voglio ringraziare tutti quelli che hanno parlato su ciò che è gli successo dietro le cortine di ferro di Scientology. Leggendo queste storie si sono riaffermati i miei sospetti che non erano incidenti isolati o circostanze che sono successe solo a me.

Desidero ringraziare tutti coloro che mantengono dei blog o dei siti internet offrendo un posto dove le persone possono dare voce ai loro pensieri e raccontare le loro storie personali. Hanno un valore che non può essere sottostimato. Per uno che uscendo li ha trovati, mi hanno aiutato a riguadagnare una prospettiva, a scoprire la verità nascosta dietro all’immane massa di bugie, e mi ha aiutato a venire a patti con me stesso per aver speso metà della mia vita basandomi su queste false affermazioni.

Mi hanno anche dato una voce con cui parlare. Ho ricevuto centinaia di e-mails e di lettere da persone che mi ringraziavano per aver esposto quello che succede dietro le scene dei più alti livelli di comando di Scientology, e che hanno attribuito ai miei messaggi le loro decisioni di fare come ho fatto io e liberarsi dalle catene che li tenevano prigionieri.

PREFAZIONE

di Mark “Marty” Rathbun

Dopo avere letto i primi capitoli di Blown for Good, mi sono fatto una nota mentale di scrivere all’autore una e-mail. Gli volevo suggerire di trovare un altro per scrivere una diversa prefazione perché non gli sarebbe piaciuto cosa avevo da dire. Per circa 15 anni io e Marc Headley eravamo di stanza nello stesso palazzo del quartier generale della Sea Organizzation, l’elitè di Scientology, e la sua visione degli scritti del fondatore L. Ron Hubbard e la mia erano molto diverse. Non ho mai avuto il tempo di scrivere o di spedire la nota perché non riuscivo a staccarmi dal manoscritto. Ero catturato dalla storia personale di Marc.

Scoprì che l’opinione di Marc sugli avvenimenti che entrambi avevamo vissuto era diversa dalla mia, c’era ogni ragione perché lo fosse. Dopo tutto, Marc non entrò in Scientology per sua volontà. Da bambino gli venne imposto il volere della madre. Io ci ero entrato dopo due anni di college per mia scelta personale. Mentre Marc fu forzato dalle circostanze ad unirsi alla Sea Organization, io ho firmato il contratto volontariamente per realizzare un mio scopo. Naturale quindi che il modo con cui abbiamo letto e visionato il materiale era discordante. Ciò nonostante, quando si giunge ai fatti relativi al libro – senza riguardo al punto di vista o alle opinioni – L’accuratezza dei ricordi di Marc è eccezionale.

Riconoscendo i punti di vista completamente differenti che Marc e Io avevamo nell’osservare le stesse esperienze culturali, gli scritti di Marc divennero per me sempre più affascinanti. Iniziai a sorprendermi, con quante persone avevo interagito negli oltre vent’anni dentro alla Chiesa la cui storia si allineava più con quella di Marc che con la mia? Dopo aver riflettuto, decisi che probabilmente molti più membri della Sea Organization (circa 8.500 in forza quando lasciai nel 2004) che costituivano il management di Scientology International, avevano un quadro di esperienze più vicino a quello di Marc che al mio. Dopo tutto, negli ultimi trent’anni il numero dei nuovi membri di Scientology era in diminuzione. La Sea Organization aveva fatto sempre più affidamento nel reclutare i giovani figli di Scientologist veterani per poter mantenere i ranghi pieni.

Una gran parte di quella maggioranza erano persone a cui potevo cambiare la vita nel bene o nel male dall’alto del corpo eclesiastico di comando della Chiesa, il Religious Technology Center. Quando lessi come i dettami della mia organizzazione di controllo divennero progressivamente insani mentre rotolavano giù per la collina fino al quartier generale ai piedi della montagna di San Jacinto nel sud della California, e come questi influenzavano negativamente le persone che li ricevevano, venni avvolto da un senso di rimorso. Sicuramente, ho cercato quelle persone che avevo conosciuto e a cui avevo causato tante ingiustizie personali, mi sono scusato e ho raddrizzato le cose. Ma, il libro di Marc mette in luce una cultura che conoscevo, ma che non avevo vissuto.  Come lessi le pene che Marc aveva attraversato mi sono ricordato di dozzine di altre persone simili a lui che avevo conosciuto durante la mia esperienza in Scientology, ma della cui vita e sentimenti non mi era mai stata offerta l’opportunità di capire.

Marc allude ad altri che vorrebbero raccontare la loro storia da dentro i livelli più alti di Scientology e di come ciò porterebbe riforme e sanità. Un tale scenario rifletterebbe il sistema di management prescritto da Hubbard. Lui voleva un corpo di management distaccato che per dirigere attingesse da una moltitudine di rapporti provenienti da vari punti all’interno di una organizzazione, e che quindi valutasse freddamente i fatti per avere il punto di vista più accurato possibile su cosa succede realmente nel campo. Solo allora un problema organizzativo lontano può essere maneggiato effettivamente in modo sano. Il sistema si chiamava Multiple Viewpoints System of Management (Sistema di Management a Punto di vista Multiplo).

Hubbard evitava la nozione che qualcuno, chiuso in una torre d’avorio – non importa quanto fosse intelligente – possa ricevere un rapporto e poi in modo del tutto arbitrario emettere un dictat che deve essere eseguito a migliaia di miglia di distanza. La cosa che Hubbard condannava è precisamente ciò che Marc descrive come le basi operative giornaliere di Miscavige, l’attuale leader Supremo. Le sue descrizioni dell’ossessione di Miscavige di controllare ogni cosa di persona, mentre impediva ad altre migliaia di persone di controllare le cose da soli non solo è molto accurata, è anche ciò che Hubbard descriveva come la strada più veloce per distruggere una organizzazione. Aggiungi al mix la reale descrizione di Miscavige come “il male che si diverte ad osservare gli altri soffrire”, e hai la ricetta perfetta per un disastro.

Ironicamente, Marc ci ha fornito il primo, più esteso, più accurato e globale rapporto sul mostro che Miscavige ha creato e che potrebbe segnare l’inizio della sola cosa che potrà salvare il soggetto dall’avarizia di Miscavige. Il sistema di punti vista multipli applicato dall’esterno. Solo Dio lo sa, e come Marc ci chiarisce, non potrà mai essere applicato dall’interno. E ironicamente, questo rapporto ci arriva dalla persona che Miscavige ha tentato di distruggere, spendendo centinaia di migliaia di dollari, negli anni passati.

Gli scritti di Marc sulle prove e sulle tribolazioni a cui una persona va incontro nel lasciare tutto alle spalle, cattura l’agonia e l’estasi che inevitabilmente si affrontano nel perseguire con costanza la propria coscienza. Non è una barriera facile da sfondare. Prima del libro di Marc, la sola espressione artistica che si avvicinasse a farmi esprimere passione era Walk on degli U2: “And I know it aches, and your heart it breaks, but you can only take so much, Walk on….. Marc ci ha fornito una narrativa che permette al lettore di sperimentare quel viaggio infido alla ricerca di sé stessi.

Per finire, Marc merita un riconoscimento per aver parlato durante un periodo in cui pochi, con qualità, lo hanno fatto dall’interno. So cosa ha dovuto affrontare. Io ho aiutato a crearlo. Speriamo che questo libro ci aiuti a civilizzarlo.

Capitolo Uno

CAMMINARE NELLE MIE SCARPE

Stanno guidando al mio fianco in una Nissan Pathfinder nera. Le strade sono scivolose di pioggia e, con le mie borse sulla motocicletta, non sono nella posizione per fare alcun tipo di manovra. Arrotondo la curva che oltrepassa il campo da golf e mi dirigo verso la città. Per un attimo credo di uscire di strada e finire sul letto asciutto del fiume, ma con questa pioggia c’è la possibilità che ci sia dell’acqua, ed è troppo rischioso con le guardie della sicurezza che mi inseguono.

Non appena siamo sul ponte, Danny e Matt mi gridano dal finestrino aperto del SUV di portarmi al lato della strada o mi avrebbero forzato a farlo. Il visore del mio casco iniziava ad annebbiarsi. Sto cercando di mantenere la mia attenzione sulla strada. “devo solo arrivare in città e tutto andrà bene”, continuavo a dirmi. L’auto è proprio al mio fianco, e loro stanno gridando dal finestrino per farmi accostare. Non posso guardare, è troppo pericoloso distogliere lo sguardo dalla strada e ho bisogno di credere che loro non sono lì. Questo successe quando realizzai che l’auto si avvicinava sempre di più alla mia spalla. Mi stanno buttando fuori strada! Non posso credere che stia succedendo! Non c’è spazio per muovermi. Loro riescono a mantenere la mia velocità senza problemi. Non avevo pensato alla pioggia. Se solo non avesse piovuto! Piove solo una decina di volte nel Sud della California, e il giorno che decido di scappare è uno di questi! L’auto continuava ad avvicinarsi, ora non ho più spazio davvero. Non posso muovere più la moto, è impossibile anche per la mia Yamaha TW 200. Il mio tentativo di fuga è destinato a finire qui, con un bang. Sono scappato per un solo intero minuto ed è tutto qui. Che schifoso tentativo di fuga ho fatto.

Non appena finisco fuori strada, è solo una questione di secondi prima che colpisca il suolo e la moto se ne va scivolando via. Le mie due borse di vestiti scivolano insieme in quello sporco che diventa sempre più melma man mano che ogni goccia di pioggia colpisce il terreno. Una delle due borse è una piccola valigia assicurata alla moto con un’unica corda elastica, non reggerebbe al suo posto in un incidente del genere. L’altra è una borsa di tessuto che tenevo sulle ginocchia, sostenuta solamente dalla gravità, che non è più con me.

In qualche modo riesco a cadere dalla moto come uno stuntman, anticipando l’urto. Negli anni passati ero caduto dalla mia moto alcune volte senza mai farmi molto male. Indossando un casco, sapevo che mi sarei dovuto aspettare al peggio solo qualche costola rotta. Penso fu l’adrenalina che mi salvò. Quando sei imprigionato per 15 anni, senza alcuna via di fuga, e quando finalmente decidi di scappare, il flusso che arriva è indescrivibile. Ero stato sbattuto fuori strada dall’auto della sicurezza, non c’è bisogno di dire che la mia battaglia o meglio, il mio volo di risposta serviva a un doppio scopo.

Non appena colpii lo sporco a lato della strada mi rialzai gridando a Danny. Non ho nemmeno pensato se mi ero fatto male o se ero rotolato per terra a lungo. Mi sono rialzato in piedi e ho iniziato a imbizzarrirmi.

“Cosa stai cercando di fare? Uccidermi?”

Senza un oncia di emozione Danny mi disse, “Devi tornare indietro Marc, Sali sull’auto!”

Non risposi.

Controllai la scena per vedere dove erano atterrate le mie borse. Camminai fino là e le raccolsi. Nessun danno apparente. Come mi girai, vidi Danny che si muoveva verso la mia moto. Prese le chiavi dal cruscotto! Sta andando di male in peggio ogni millisecondo che passa.

“Ridammi le chiavi Danny! Ridammi indietro le mie chiavi adesso, Danny, o divento pericoloso!”

Danny ritornò nel Pathfinder. Lo so che non me le ridarà. A meno che …

Camminai fino al centro della superstrada ed iniziai a sbracciarmi verso le auto che passavano in cerca d’aiuto. Danny mi gettò le chiavi indietro più velocemente che mai, “Questo ci metterà tutti in un mare di guai!” Afferrai le chiavi. Entrambi, Danny e Matt, si fermarono come se avessi spinto un bottone per metterli in “standby”. Sono sorpreso di come il semplice agitare le braccia alle auto di passaggio possa far scattare la loro totale inazione – istantaneamente. Siamo fuori dal loro piccolo terreno di gioco e qui le loro regole non significano nulla. Sono indifesi.

Sono di nuovo in gioco. Di nuovo sul mio piano. Ma qual’era il piano? Bene, andare in città. Questa è la prima parte del piano. Effettivamente questo era bene o male l’intero piano. Il resto del piano dipenderà da come mi gioco la prima parte. Non molto bene finora. Mentre rialzai la moto notai che la leva della frizione si era spezzata nell’incidente. Grande notizia. Un altra migliore, il carburatore perdeva benzina e di sicuro era ingolfato o perlomeno non funzionava più. Proprio ciò di cui ho bisogno, una moto rotta che rallenti la mia fuga attentamente pianificata. Oh si, stava ancora piovendo anche. Vi ho detto che anche uno degli specchietti retrovisori si era rotto? Metto le borse sulla moto. Danny e Matt risalgono in auto come se volessero continuare il loro piccolo gioco ad inseguire il leader. La moto ha una accensione elettronica. Pregai che funzionasse. Funzionò. Ora dovevo metterla in prima. Senza la leva della frizione, dovevo far muovere la moto e mettere la prima senza che si blocchi. Il primo tentativo fu uno scherzo. Ero cosi ansioso di uscire di lì; che ingranai la prima troppo presto. Il secondo tentativo funzionò e innestai velocemente la seconda. Mi face un sacco di bene farlo. Qualsiasi cosa sia successa nell’incidente aveva distrutto completamente il carburatore. Ero a pieno gas e raggiungevo a malapena le 5-10 miglia orarie. Il Pathfinder nero strisciava dietro di me. Iniziai a chiedermi come potevo seminare questi ragazzi a 5 miglia l’ora?

Iniziai anche a chiedermi “questi ragazzi mi hanno quasi ucciso?” Ma cosa diavolo stava succedendo? Sono stato sbattuto fuori strada da un auto e sono ancora qui dietro di me. Perlomeno lentamente stavo arrivando più vicino alla città e c’erano più auto in giro. Questo speravo potesse contrastare altri pazzi tentativi di riportarmi indietro alla base.

Mentre viaggiavo sulla strada verso Hemet, nella pioggia, a 5 miglia orarie, il Pathfinder di colpo fece una inversione a U e accelerò velocemente nella direzione opposta “Pericolo – Will Robinson!” Bizzarro. Perché se ne vanno in questo modo? Non lo so – non mi importa.

Ero completamente sconcertato, ma tuttavia. Loro se ne andarono e io me ne andai. Ora potevo arrivare in città, riparare la mia moto e andare al diavolo, lontano di qui.

Prima di abituarmi all’assenza del Pathfinder alle mie spalle, vidi un auto della polizia correre lungo la strada in direzione della Gold Base. Appena la vidi già mi aveva sorpassato e non appena la guardai attraverso l’unico specchietto retrovisore rimasto la vidi fare una inversione a U e accendere luci e sirena. Non è la mia giornata! Ora mi faranno accostare! Che schifo.

Prima, vengo spedito fuori strada, poi fatto accostare. Se questo tipo mi farà una multa per lo specchietto rotto, perderò la pazienza!

Visto che viaggiavo a 5 miglia orarie non fu difficile accostare. Se viaggiassi più lento camminerei.

Mi tolsi il casco, stava ancora piovendo anche se non cosi tanto come alcuni minuti fa. Vidi il poliziotto seduto dentro l’auto prendere le sue cose. Doveva prendere il suo bloc notes, controllare la mia targa, tutto normale mentre sedetti meravigliandomi di come  le cose potevano diventare cattive.

Uscì dall’auto e camminò verso di me. Spensi la moto e la misi sul cavalletto.

Appendendo il casco allo specchietto.

“Buon giorno ufficiale” dissi come direbbe ognuno di noi quando viene fatto accostare da un poliziotto nelle ore mattutine.

“Buon giorno, posso vedere la sua patente?” mi chiese, nel linguaggio stereotipato dei poliziotti.

La tirai fuori dal portafogli e gliela passai. Ho avuto la patente nel 1991. Ogni tanto, ricevevo una lettera dal DMV e la rinnovavo per e-mail. La fotografia era vecchia di 14 anni e a malapena mi somigliava, ma ad ogni modo, ero io.

Prese la patente e ritornò nella sua auto di servizio. Non sono mai stato segnalato. Nessuna violazione al codice o incidente, nulla. Credo di aver ricevuto una multa per eccesso di velocità anni fa, ma a parte quella ero pulito. Nessun arresto. Nessun crimine. Sono rimasto per 15 anni a Golden Era Production, quindi ero per la polizia, a tutti gli effetti, un cittadino modello. Se venivi fatto accostare per eccesso di velocità, non potevi guidare più, e i miei trascorsi di guida erano puliti.

Ritornò indietro in meno di un minuto.

“Quindi, dov’è diretto?” mi chiese.

“In città,” Risposi, meravigliandomi su dove diavolo voleva arrivare.

“Sta bene?” mi chiese.

“Si, tutto bene,” pensando per tutto il tempo di essere lontano dall’essere a posto.

“Ha un po’ di fango nei pantaloni,” mi disse, suonando come qualcuno che considerava questo fatto tutt’altro che “bene”.

“Si, dannata pioggia. Devo essermi strisciato contro qualcosa di sporco questa mattina.” Brillante, questo è il dialogo della persona più ritardata del mondo. “Se la berrà?” Pensai.

“Bene, abbiamo ricevuto una chiamata dal 911 dicevano che c’è stato un alterco sulla strada un po’ più indietro di qui tra due veicoli, e la descrizione di uno di questi si adatta al suo,” mi disse.

Qualcuno mi vide mentre venivo spinto fuori strada! Ora cosa gli dico? Non volevo rovinare la giornata a nessuno o causare guai; Stavo solo cercando di scappare via. Se creassi un casino con la polizia, sarei sicuramente dichiarato un soppressivo da Scientology e loro renderebbero infelice la mia vita.

“Oh, si, alcune persone con cui lavoro volevano farmi restare. Sto andando a visitare mio padre per alcune settimane e gli serviva il numero di telefono dove rintracciarmi.”

“Per questo ha le borse?” dedusse.

“Si, si, esatto,” sospirai.

“Cosi, sta bene?” chiese, sapendo bene che c’era molto di più di quello che volevo far sapere.

“Oh, si, sto bene. Sto andando in città e starò bene.”

Mi ridiede la patente ed si incamminò per andare via quando arrivò Murriel, l’ufficiale delle PR di Golden Era Production. Si avvicinò ad entrambi sullo stesso lato della strada, all’interno dell’Honda del Capitano del Porto.

“Qual è il problema con Marc?” chiese all’ufficiale attraverso il finestrino mentre l’auto continuava a muoversi.

“Conosce questo signore, madame?” gli chiese a sua volta.

“Oh, si, lavora a Golden Era Production,” disse Murriel, allineando i pezzi del puzzle in una singola frase. La persona delle PR irrevocabilmente pasticcia le PR. Non ci credereste. Sono qui, che sto cercando di reggere le cose per non farle crollare tutto in “cattive PR” per Golden Era Production, e con una piccola frase, Murriel fece affondare la nave senza nemmeno aver ancora fermato l’auto!

“Non c’è nulla di sbagliato, signora, solo una operazione di routine. Si muova oltre,”  gli disse mentre cercava di farle riprendere la strada. Notai il suo intero comportamento cambiare non appena si rese conto di queste nuove informazioni.

Guardò mentre si allontanava, si girò verso di me e disse con voce seria “Adesso basta cazzate”, “Dove credi di andare, bellimbusto?”

“Trascinarmi in città,” risposi, sapendo bene che pensava ci fosse qualcosa dietro e che io potessi fare ciò che avevo bisogno di fare per uscirmene da quella situazione.

“Un’altra auto sta arrivando, ti scorteremo per assicurarci che tu arrivi in città ok.”

“Eccezionale,” dissi mentre prendevo il casco come se la conversazione fosse parte del fermo di polizia, credendo che non avessi preso una multa. Ipotesi corretta, si diresse al coperto nella sua auto. Continuava a cadere una leggera pioggia, e non appena mi misi il casco e tirai su la visiera. Vidi la seconda auto sopraggiungere verso di noi.

Si accosto dietro alla prima ed entrambi uscirono a parlare per un secondo.

Rientrarono nelle rispettive auto e il primo poliziotto si mise davanti a me mentre il secondo dietro. Accessi la moto, misi la prima marcia e partimmo.

Pensai, va tutto bene? Potrebbe andare bene. Potrebbe andare male. Potrebbero saltar fuori i ragazzi della base quando scopriranno da Murriel che i poliziotti mi stanno scortando in città? Cosi tanto per una fuga cosi veloce e tranquilla. Non ho mai sentito di nessuno che abbia usato la polizia locale per fuggire. Sembra che questa cosa funzioni abbastanza bene.

E’ il 5 Gennaio 2005. E’ circa il tramonto. La mia vita è appena ricominciata.

Fu in quel particolare momento che realizzai che ero scappato per sempre.

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5 commenti leave one →
  1. LIBERO permalink
    12 marzo 2011 12:36 PM

    Secondo il mio punto di vista la Chiesa è in mano a persone non qualificate in PRIMO LUOGO, ignoranti e senza alcuno spessore culturale- morale… Incompetenti-dilettanti allo sbaraglio. Questo mi sorprende più di ogni altra cosa: chi ha permesso a queste persone di occupare posti cosi importanti e mi riferisco al cialtrone di DM?
    Visto le statistiche prevedo che l’organizzazione ha 4 anni di tempo x essere riformata come da HCOPL e poi non ci sarà più tempo e neppure dell’indipendentologo ma purtroppo il fallimento totale è gia scritto……..

  2. AlessandroMagno permalink
    12 marzo 2011 4:03 PM

    Già dalla prima pagina questo racconto mi coinvolge…potrebbe farene un film il buon Cruise!!!…ho trovato un hcopl 19 maggio 1970 serie dati n°8 sanità mentale….chi abbia voglia la cerchi che è molto interessante,merita la pubblicazione nel blog..
    ARC

  3. giacomo permalink
    12 marzo 2011 8:55 PM

    A proposito di libri… è uscito ieri in tutte le librerie “Occulto Italia” , edito da Rizzoli e scritto da due giornalisti dell’Espresso , Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli.

    Una mappa sul settarismo italiano. C’è un capitolo su Scientology, dove si spiega chiaramente e in modo semplice ( quindi non c’è bisogno di chiarirsi le parole), tutti i trucchetti e gli artifizzi usati da OSA per introdursi nelle istituzioni, la truffa dei Narconon, Il ruolo del CCDU e tutti gli intrecci ( e i pastrocchi) del Management italiano con la politica.

    C’è la storia di Fabrizio Tramonti ( sconvolgente- son riusciti a far fuori uno che aveva fatto piu di mille iscritti). Poi c’è anche una sintesi della mia storia.

    Gli inganni delle campagne “Dico No alla Droga” e “Perchè non Accada”.

    Le truffe protratte da W.I.S.E ai danni di molti imprenditori.

    Un capolavoro giornalistico che mette in luce gli ultimi dieci anni della Scientology Italiana.

    Non abbiate paura… non è Entheta… ma verità.

    C’è anche una bella tiratina di orecchie al nostro “amico” Marco Natale e i suoi conpagni di merende…. Buona lettura.

    Giacomo.

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