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L’APOSTATA III

14 febbraio 2011

 

"Hai una mente," disse l'uomo. "Questo è il manuale delle istruzioni."
L'uomo che si chiamava Jim Logan, aggiunse, "Dammi due dollari"

L’APOSTATA

di

Lawrence Wright

(pagina 3)

Haggis da giovane decide di fare lo scrittore, ed iniziò a fare i suoi primi fumetti. Ma era uno studente così mediocre che i suoi genitori lo dovettero mandare in un rigidissimo collegio, dove agli studenti venivano assegnati esercizi come cadetti. Ma lui preferiva starsene nella sua stanza a leggere Ramparts, la rivista radicale Americana – quello era il posto dove voleva essere. Commise ripetutamente delle infrazioni, ma aveva imparato a scassinare le serrature e così entrava nell’ufficio del preside e cancellava le note di demerito.

Dopo un anno lì, i suoi genitori lo trasferirono in una scuola progressiva a Bracebridge, nell’Ontario, dove c’era pochissimo da sovvertire a livello di sistema. Haggis si fece crescere i suoi biondi capelli ricci sino sulle spalle. Trovò anche un mentore per la sua arte, Max Allen, che era radicale e gay.  Sfidando le leggi severissime della censura dell’Ontario, Allen aprì un teatro a Toronto che proiettava film che erano stati messi al bando; Haggis si presentò come volontario per lavorare alla cassa.

Haggis venne preso a falsificare un assegno, e poco dopo lasciò la scuola. Era alla deriva, se ne andava in giro con hipies e spacciatori di droga. Due dei suoi amici morirono per overdose. “Mi puntarono una pistola in faccia un paio di volte,” ricorda. Per un po’ frequentò un liceo artistico, ma poi lo lasciò; dopo aver fatto alcune lezioni sulla cinematografia in un college, se ne andò alla fine anche da quello. Cominciò a lavorare a tempo pieno nell’edilizia con suo padre. Faceva anche il manager per un teatro con un centinaio di posti a sedere che aveva creato suo padre utilizzando una chiesa abbandonata. I Sabato sera, proiettava sul grande schermo per lui ed altri appassionati di film i lavori di Bergman, Hitchcock, e della Nouvelle Vague francese. Venne anche influenzato dal lavoro di Michelangelo Antonioni “Blow-Up” a tal punto che nel 1974 decise di trasferirsi in Inghilterra, con lo scopo di diventare un fotografo di moda, così come faceva l’eroe del film. Ma la cosa durò meno di un anno.

Tornato a London, Ontario, si innamorò di Diane Gettas, un’infermiera, ed iniziarono a condividere un monolocale. Stava iniziando a mettere insieme la sua vita, ma era ossessionato da una cosa che suo nonno gli aveva detto in punto di morte. “Faceva il custode in un bowling” mi disse Haggis. “Aveva lasciato l’Inghilterra a causa di un qualche scandalo che non conoscevamo. E’ morto quando avevo dodici o tredici anni. Stava malissimo. Si girò verso di me e mi disse, “Io ho sprecato la mia vita. Tu non sprecare la tua.”.

Un giorno nel 1975, quando aveva ventidue anni, Haggis stava andando a piedi in un negozio di dischi. Quando arrivò sull’angolo tra Dundas e Waterloo Street, un ragazzo giovane gli mise un libro in mano. “Hai una mente,” disse l’uomo. “Questo è il manuale delle istruzioni.” L’uomo che si chiamava Jim Logan, aggiunse, “Dammi due dollari”. Il libro era “Dianetics:La Scienza Moderna della Salute Mentale”, di L. Ron Hubbard, che venne pubblicato nel 1950. Quando Haggis iniziò a leggerlo, “Dianetics” aveva venduto circa due milioni e mezzo di copie. Oggi, secondo la chiesa, la cifra ha superato i venti milioni.

Haggis aprì il libro e vide una pagina con il timbro “Chiesa di Scientology”.

“Portami là” disse Haggis a Logan.

Haggis aveva sentito parlare di Scientology un paio di mesi prima, da un amico che l’aveva chiamata una setta. Il pensiero di entrare in una setta non lo preoccupava. In realtà, disse, “aveva attratto il mio interesse, tendo ad andare verso quelle cose che non capisco.” Quando arrivò alla sede della chiesa, si ricorda che “non sembrava affatto una setta. C’erano un paio di tizi in un ufficio sopra Woolworth’s.”

A quel tempo Haggis e Getta stavano litigando; gli Scientologist gli dissero che se avesse fatto i corsi della chiesa questi lo avrebbero aiutato nelle sue relazioni interpersonali. “Mi venne “venduta” come una filosofia applicata.” dice Haggis. Lui e Getta feccero un corso insieme e, poco dopo, divennero degli Hubbard Qualified Scientologist, uno dei primi livelli in quello che la chiesa chiama il Ponte verso la Libertà Totale.

La Chiesa di Scientology afferma che il suo scopo sia quello di trasformare le vite degli individui e del mondo. “Una civiltà senza pazzia, senza criminali e senza guerra, dove la persona abile possa prosperare e dove le persone oneste possano avere diritti, e dove l’uomo sia libero di innalzarsi a vette più elevate, sono gli obiettivi di Scientology,” scriveva Hubbard. Scientology afferma che ogni persona è un Thetan – un essere spirituale immortale che vive un numero di vite incalcolabili. Gli Scientologist credono che Hubbard abbia scoperto le verità fondamentali dell’esistenza, e loro lo riveriscono come “la sorgente” della religione. Gli scritti di Hubbard offrono una “tecnologia” per l’avanzamento spirituale ed il miglioramento personale e fornisce “gli strumenti per raggiungere la vera libertà spirituale e l’immortalità.” Una pubblicazione della chiesa dichiara, “Scientology funziona il 100% delle volte quando viene applicata in maniera appropriata ad una persona che sinceramente desidera migliorare la sua vita.” Prove di questa efficacia, dice la chiesa, possono essere misurate dai raggiungimenti di chi vi aderisce. “Come attesteranno Scientologist provenienti da tutti i settori della vita, ognuno di loro ha sperimentato un enorme successo nelle loro relazioni, nella loro vita famigliare, nel loro lavoro e nella loro professione. Loro hanno un ruolo attivo e vitale nella vita e guidano le loro comunità. E la partecipazione in Scientology porta molti ad una più vasta consapevolezza sociale, che viene manifestata attraverso delle sostanziali contribuzioni verso attività caritatevoli e di riforma sociale.”

Nel 1955, un anno dopo che era stata fondata la chiesa, una pubblicazione della stessa spronava gli Scientologist a coltivare le celebrità: “E’ ovvio quello che succederebbe a Scientology se comunicatori di prim’ordine che ne hanno beneficiato la menzionassero.” Alla fine degli anni sessanta, la chiesa instaurò il suo primo Celebrity Centre, ad Hollywood. (Adesso ve ne sono a Parigi, Vienna, Dusseldorf, Monaco, Firenze, Londra, New York, Las Vegas e Nashville.) Nella decade successiva, Scientology divenne una forza potente ad Hollywood. Per molti versi, Haggis era una tipica recluta di quel periodo, per lo meno per coloro che facevano parte del mondo dello spettacolo. Molti di loro erano ragazzi giovani che avevano abbandonato la scuola allo scopo di seguire i loro sogni, ma erano anche persone intelligenti ed ambiziose. L’attrice Kirstie Alley, per esempio, lasciò l’Università del Kansas nel 1970 al secondo anno, per sposarsi. Scientology, dice, l’ha aiutata a perdere il desiderio per la cocaina. “Senza Scientology, sarei morta,” lei ha affermato.

CONTINUA

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3 commenti leave one →
  1. Diogene permalink
    15 febbraio 2011 12:24 AM

    Quanto si assomigliano gli inizi dei veterani…

    Ricerche… sbandamenti… rivelazione… dedizione…

    Tutte storie, nel bene e nel male, degne di essere raccontate, esaminate, comprese… in attesa (tutte) di un lieto fine…

    Cavalcheremo mai l’arcobaleno?… Oggi, San Valentino aiuta…

  2. jacob permalink
    15 febbraio 2011 11:05 AM

    La brama di ricerca dei primi periodi dei veterani ha portato quasi uniformemente a vedere in scn la vera salvezza e a credere che tutto ciò che era scn era perfetto… il miglioramento del confronto ha invece portato a DIFFERENZIARE anche in scn il giusto e lo sbagliato, non più secondo un’autorità (ben accetta all’inizio ma poi sempre più scomoda ed irrazionale), ma secondo il proprio giudizio.
    Credo che tutti i veterani che abbiano fatto questo percorso siano persone di oggettivo valore e capacità di confronto. Per tutti gli altri veterani ancora dentro vale invece il contrario..

  3. Sandro Fainozzi permalink
    15 febbraio 2011 2:51 PM

    In un suo scritto (non mi ricordo quale) LRH dice che Gautama Siddharta “il Budda” non aveva mai chiesto di essere idolatrato e che anzi aveva esortato a non farlo ma a perseguire la conoscenza invece di invocare il suo nome. Fin da quando ho letto quel passo mi è stato chiaro che indirettamente stava anche parlando di sè. In fin dei conti era un uomo. Sveglio, tremendamente sveglio, ma pur sempre un uomo e quindi fallibile come è fallibile anche sotto forma di essere al massimo apice (se così non fosse non saremmo qui a parlarne). Quindi è ovvio che ci siano cose che risultano “migliorabili” se non addirittura “opinabili”. Il punto non è farne l’elenco, ma migliorarle davvero. Personalmente ho il brutto vizio di indicare un difetto solo quando sono certo di avere per le mani una soluzione migliore.

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