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L’APOSTATA II°

8 febbraio 2011

"Dio vuole che io possegga una Cadillac," spiegò il prete. 
Mary rispose, "Allora Dio non vuole più che veniamo nella tua chiesa."

L’APOSTATA

di

Lawrence Wright

(pagina 2)

Tommy Davis mi disse, “Le persone hanno iniziato a chiamarmi dicendomi “Che cos’è questa lettera che ti ha mandato Paul?””, la lettera di dimissioni non era circolata su vasta scala, ma se fosse diventata cosa pubblica avrebbe senza dubbio creato problemi alla chiesa. L’exposè fatto dal St. Petersburg Times aveva dato il via ad una serie di rapporti ostili su Scientology, che era già da molto tempo che veniva descritta dai media come una setta. E visto che si pettegolava sul fatto che degli attori ben conosciuti Scientologist fossero omosessuali nascostamente, la lettera di Haggis fece sorgere delle domande scomode in relazione all’atteggiamento che la chiesa aveva verso l’omosessualità. Cosa più importante, Haggis non era un oscuro dissidente; lui era una celebrità, e la chiesa, da quando era nata, aveva dipeso dalle celebrità per aumentare il suo prestigio. Nel passato, Haggis aveva difeso la religione; nel 1977, scrisse una lettera di protesta quando un Tribunale Francese aveva sentenziato che un dirigente di Scientology era responsabile del suicidio di un uomo che si era riempito di debiti dopo che aveva pagato per servizi alla chiesa. “Se questa decisione venisse portata avanti stabilirebbe un terribile precedente, per il quale nessun prete o ministro non si sentirebbe più a suo agio nell’offrire il suo aiuto od i suoi consigli a coloro le cui anime sono tormentate.” scriveva Haggis. Per gli amici di Haggis, queste dimissioni dalla Chiesa di Scientology erano sentite come un gravissimo atto pubblico di tradimento. Ne erano sorpresi, arrabbiati, e confusi. “Distruggi la lettera, dai le tue dimissioni in modo senza troppo rumore.” – questo è quello che loro avrebbero voluto facessi,” dice Haggis.

Lo scorso Marzo, mi incontrai con Haggis a New York. Era nella fase di montaggio del suo ultimo film, “I Prossimi Tre Giorni”, un triller con Russel Crowe, in un ufficio a SoHo. Era seduto vicino alla finestra con le tapparelle chiuse, mentre sua sorella minore Jo Francis, la montatrice del film, gli faceva vedere alcune scene montate. Haggis indossava dei jeans ed una maglietta nera. Lui è calvo, con una barba bionda , occhi azzurro chiaro, ed un naso rotto in una rissa scolastica. Ha sempre più progetti che segue contemporaneamente, ed mostrava una contenuta sensazione di irrequietezza. Continuava a guardare l’orologio.

Haggis, che ha cinquantasette anni, si stava preparando per due eventi che erano programmati più tardi nella settimana: una visione anticipata del film ed un viaggio ad Haiti. Aveva iniziato a fare beneficenza ad Haiti molto prima del terremoto del 2010, ed ha raccolto milioni di dollari per quel paese. Mi disse che stava pianificando di comprare circa 10 ettari di terreno a Port-au-Prince per una nuova scuola, che sperava di riuscire ad aprire in autunno. (Difatti, la scuola – la prima che fornisce una educazione secondaria ai bambini delle baracche della città – ha aperto ad Ottobre.) Ad Hollywood è conosciuto per la sua abilità a chiedere soldi. L’attore Ben Stiller, che ha accompagnato Haggis ad Haiti, ricorda che Haggis aveva raccolto quattro milioni e mezzo di dollari in due ore.

Mentre guardava i montaggi, Haggis rispondeva ad una telefonata di un chirurgo plastico che stava pianificando di andare con lui in viaggio, e di un prete di Haiti, Padre Rick Frechette, la cui organizzazione è la principale utilizzatrice della beneficenza di Haggis. “Padre Rick mi assomiglia molto – è un cinico ottimista,” mi disse Haggis. Disse anche di se stesso, “Sono una persona molto abbattuta, e le istituzioni abbattute hanno fascino su di me.”

Il socio alla produzione di Haggis, MichaelNozik, dice, “A Paul piace andare contro corrente. Se tutti vanno a sinistra, allora lui va a destra.” L’attore Josh Brolin, che ha partecipato al film di Haggis “Nella Valle di Elah” (2007), mi disse che Haggis “porte le cose agli estremi”. Haggis è un incessante promotore della giustizia sociale, così come l’attore ed attivista Sean Penn e George Clooney. L’attrice Maria Bello lo descrive come auto disprezzante e sarcastico, ma anche profondamente compassionevole. Si ricorda di essere stata con lui ad Haiti subito dopo il terremoto; se ne stava seduto dietro ad un furgone, “con una sigaretta appesa alla bocca ed un grosso sorriso in volto, e senza alcuna paura.”. Anche se Haggis fa il suo lavoro con passione, può anche essere freddo con coloro che gli sono più vicin.Lauren Haggis, la sua seconda figlia avuta nel primo matrimonio, dice che non è mai riuscito a stabilire un rapporto con i suoi figli. “A livello emozionale non c’è,” dice “E’ strano, perchè le sue sceneggiature sono piene di emozioni.”

Nella sala di montaggio, Haggis sentì il bisogno di una sigaretta, quindi andammo a parlare fuori. Si vergogna di questa abitudine, specialmente perchè, nel 2003, mentre stava dirigendo “Crash”, ebbe un infarto. Dopo che Haggis venne sottoposto ad una chirurgia di emergenza, il suo dottore gli disse che dovevano passare quattro o cinque mesi prima di poter ricominciare a lavorare: “Sarebbe troppo stressante per il tuo cuore.” E lui rispose, “Ma ti chiedo, quanto stress ensi dvrei sopportare standomene seduto a casa mentre un altro regista finisce il mio fottuto di film!” Il dottore dovette cedere, ma richiese che una infermiera fosse presente sul set per monitorare Haggis. Da allora, Haggis ha cercato ripetutamente di smettere di fumare. Era riuscito a smettere prima di filmare “I Prossimi Tre Giorni”, ma Russel Crowe fumava, e quest lo ha fregato. “C’è sempre una buona scusa,” ha ammesso. Prima del suo attacco di cuore, disse, “Pensavo di essere invincibile.” Ed aggiunse, “E lo penso ancora.”

Haggis non ha parlato pubblicamente circa l sue dimissioni da Scientology. Mentre siamo lì in piedi con un vento freddo che soffia sulla Sixth Avenue, vedevo che non era a suo agio mentre ne parlavamo, ma lui è un narratore, ed alla fine si è lanciato nel raccontarmi la sua storia.

Haggis non era orgoglioso degli anni della sua giovinezza. “Ero un bambino cattivo,” mi disse. “Non ho ucciso nessuno. Non che non ci abbia provato.” E’ nao nel 1953, ed è crescito a London, nell’Ontario, una città manifatturiera tra Toronto e Detroit. Suo padre, Ted, aveva una società di costruzioni là, che era specializzata nel cemento. Sua mamma, Mary, Cattolica, aveva mandato Paul e le sue due sorelle minori, Jathy e Jo, a Messa la Domenica – sino a che vide il rete che guidava una macchina di lusso. “Dio vuole che io possegga una Cadillac,” spiegò il prete. Mary rispose, “Allora Dio non vuole più che veniamo nella tua chiesa.”

continua

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One Comment leave one →
  1. Mirko permalink
    9 febbraio 2011 12:11 AM

    Complimenti a Paul Haggis, una persona bella tosta che adesso ce l’ha a morte con i bugiardi traditori e digustosi implanter della setta DM.

    Tutto serve per buttare giù dal piedistallo il grande SP che sta tradendo, e in alcuni casi intrappolando, i thetan che tentano di andare liberi.

    Tradire e/o intrappolare in questo modo alla fine costerà molto caro all’SP ed ai suoi PTS: è inevitabile:

    DIANETICS 55
    “Dianetics può essere contestata, può essere calunniata, il suo fondatore e coloro che la praticano possono essere messi pubblicamente alla berlina, ma Dianetics non può essere ignorata.
    E non può essere nemmeno affogata negli elogi, e nemmeno bruciata in qualche sforzo per liberarsene ed estirparla completamente, perchè è un fatto meravigliosamente osservabile che l’impulso che non può essere cancellato nell’Uomo è il suo impulso verso la libertà totale, il suo impulso verso la sanità, verso raggiungimenti ai più alti livelli di qualsiasi cosa di cui lui si occupi.

    Questa è la grazia che salva l’Uomo, e visto che Dianetics è questo impulso, e visto che i suoi scopi fondamentali, da quando è stata concepita, sono stati dedicati inequivocabilmente al raggiungimento di libertà sempre più grandi, allora essa non può perire – un fatto che diventerà inconfutabilmente sempre più irritante per i padroni degli schiavi mano mano che passeranno gli anni.”

    “Se ogni uomo potesse essere privato della sua libertà sino al punto in cui lui venisse portato a credere di essere semplicemente un ingranaggio di una enorme macchina, allora tutte le cose sarebbero state schiavizzate.

    Ma chi sarebbe poi lì per trarne piacere?

    Non il creatore degli schiavi, perchè lui sarà il primo a soccombere.

    Soccomberà ai suoi propri meccanismi.

    Riceverà tutto il contraccolpo del suo comportamento atto ad intrappolare gli altri.”

    LRH

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