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PERCHE’ GLI OT VIII LASCIANO LA CHIESA

2 dicembre 2010

Ecco un nuovo articolo del St. Petersburg Times, dove tre OT VIII spiegano come mai hanno abbandonato la Chiesa di Miscavology. La traduzione è di Simonetta Po che ringraziamo come sempre per l’ottimo lavoro fatto.Buona lettura.

MAX ZINI

Scientology: tre seguaci di alto livello mantengono la fede,

ma abbandonano la chiesa

© Joe Childs e Thomas C. Tobin,
Scrittori del St. Petersburg Times
Stampato il 31 dicembre 2009

© Traduzione a cura di Simonetta Po, novembre 2010


Hanno raggiunto il livello spirituale più alto della Chiesa di Scientology, “Thetan Operante VIII”, decantato regno che si dice conferisca straordinari poteri percettivi e di forza di volontà. Ma il norvegese Geir Isene e le americane Mary Jo Leavitt e Sherry Katz hanno recentemente annunciato di avere abbandonato la chiesa per forti disaccordi con le sue pratiche gestionali.

Isene è stato il primo – decisione, la sua, che ha dato coraggio alla Leavitt e ha ispirato la Katz. Abbandoni di questo tipo sono rari nel gruppo elitario degli OTVIII, che la Chiesa di Scientology indica come modelli da seguire. I tre hanno raccontato al St. Petersburg Times di avere impiegato decenni e speso centinaia di migliaia di dollari per raggiungere la vetta spirituale della chiesa. Tutti e tre hanno sottolineato di continuare a credere in Scientology e di esserle ancora grati per l’aiuto ricevuto. Ma si sono rivolti a Internet – azione fortemente scoraggiata dai leader della chiesa, che disapprovano la discussione pubblica dei problemi – per condividere i motivi del loro abbandono. Dicono che speravano di farli riecheggiare nella comunità Scientology mondiale.

Ha funzionato per Jack Airey di Palm Harbor, scientologist da 41 anni. Proprio lo scorso anno la chiesa lo aveva scelto come relatore chiave a un conferimento di diplomi Scientology. Il 67enne era poi comparso in uno spot promozionale che incoraggiava i parrocchiani over 55 a diventare più attivi. Incoraggiato dalle dichiarazioni pubbliche della Leavitt e della Katz, anche Airey ha annunciato pubblicamente la sua decisione di andarsene.

L’estate scorsa [2009] Marty Rathbun, Mike Rinder ed altri ex funzionari di alto livello avevano espresso pubbliche accuse di abusi nei ranghi dirigenziali di Scientology. Ora il ripiegamento dei tre OT VIII e di Airey offre uno sguardo interno di Scientology dalla prospettiva, raramente condivisa, dei suoi fedeli.

Replicando per conto della chiesa, l’avvocato di Los Angeles Anthony Michael Glassman ha definito “stupefacente” il fatto che il Times stia offrendo «una piattaforma pubblica al punto di vista di ex membri delusi e prevenuti… tutte le religioni maggiori, si tratti dei cattolici, dei mormoni o degli ebrei ecc., soffrono regolarmente la defezione di membri un tempo ortodossi».

Il 22 dicembre il Times aveva sottoposto alla chiesa 9 domande legate alle affermazioni fatte dagli ex parrocchiani. Glassman ha replicato che il giornale aveva dato alla chiesa un tempo “inadeguato” per rispondere. «Non risponderemo ad ogni singola insinuazione contenuta nella vostra lettera, salvo che per negarle tutte inequivocabilmente.»

Tommy Davis, portavoce della chiesa, ha criticato il Times sostenendo che seleziona i disertori di Scientology, ciò che ha definito: «Copertura discriminatoria da manuale…
Questo detto, la Chiesa di Scientology augura ogni bene ai suoi ex fedeli che cercano l’illuminazione spirituale. Lo stesso dicasi sicuramente per le vostre fonti.»

I tre OT VIII sostengono di volere una riforma della dirigenza. Non sono rimasti insensibili alle rivelazioni di Rinder, Rathbun e di altri che hanno riferito al Times il ricorso alla violenza del leader David Miscavige per controllare e disciplinare i dirigenti chiave, accuse che la chiesa ha negato con fermezza.

«Voglio fermare gli abusi», ha detto Isene, titolare di un’azienda di software con sede a Oslo. «Voglio che l’Osservatorio sui Diritti Umani… faccia loro sentire il fiato sul collo.»

Geir Isene

Isene si è descritto come un imbranato introverso il cui mondo di ragazzo gravitava unicamente attorno alla fisica e alla chimica. Evitava le feste di classe. Una volta, leggendo a voce alta davanti ai compagni, finì per iperventilare. Poi arrivò Scientology e gli cambiò la vita. Entrò nel movimento a 18 anni, sviluppò abilità comunicative e una autostima tali da diventare il conduttore di un programma radiofonico di successo. Apprese come organizzare il suo tempo, riuscendo a risolvere il suo problema cronico della puntualità, e scoprì il suo lato creativo, iniziando a scrivere poesie e racconti brevi.

Oggi ha 43 anni. La FreeCode International, azienda fondata nel 2004 con la moglie Katrin, dà lavoro a 50 dipendenti ed ha clienti in Norvegia, Russia e in due paesi africani. Isene (pronuncia Ise-nee) parla un ottimo inglese ed ha fatto frequenti viaggi a Clearwater, sede spirituale mondiale di Scientology, per addestramento e auditing, la pratica centrale di assistenza della chiesa. Racconta di avere speso circa 200.000 dollari per progredire sul suo Ponte della Libertà Totale e nel 2006 ha raggiunto OT VIII a bordo della nave da crociera della chiesa, la Freewinds. L’addestramento fino a OT VIII viene offerto solo a bordo della nave che la chiesa descrive come “un luogo sicuro, estetico, privo di distrazioni, adeguato per la consegna di questo livello di auditing profondamente spirituale”.

Quando Isene tornò in Norvegia con il nuovo rango – era il primo e solo OT VIII del paese – la chiesa di Oslo organizzò per lui incontri e discorsi. Dice che al mondo esistono circa 1100 OT VIII.

Nel salire fino alla cima del Ponte, gli OT VIII diventano maestri della “tech” di Scientology, acquisiscono speciali abilità per diventare “causa sulla vita” – in sostanza, per provocare le cose con la sola forza del pensiero. Vengono riveriti in quanto degni di grande fiducia, persone virtuose ed etiche.

Il fatto che tre appartenenti a questo gruppo élitario rompano le righe e critichino pubblicamente la chiesa rappresenta un dilemma, dice Isene. «O la tech non è corretta, e allora il risultato non è perfetto. Oppure la tech è corretta e la dirigenza della chiesa è problematica. In entrambi i casi c’è qualcosa che non va.»

Da anni Isene era perplesso da quelle che riteneva essere pratiche oppressive messe in atto dai dirigenti della chiesa di Oslo e della sede europea di Copenhagen. Nel 2004, racconta, un leader di vertice gli aveva detto urlando che voleva sapere perché la sera prima, quando i funzionari della chiesa avevano rimproverato i parrocchiani di Oslo che non davano sufficienti contributi in tempo e denaro, lui e la moglie avevano abbandonato la riunione. Isene gli aveva spiegato che i loro bambini erano irrequieti. Sul momento aveva attribuito quello scoppio di ira allo stress, ma due anni dopo,quando incontrò per la prima volta David Miscavige, cambiò opinione.

Era il giugno del 2006. Due settimane prima Isene aveva completato OT VIII e doveva fare una foto ricordo con Miscavige, che gli sembrò parecchio arrogante. «Stavo entrando nella stanza», ricorda oggi, «quando sentii una voce che diceva “dov’è il tizio di Oslo?” Gli risposi “sono qui, Signore”.»

Miscavige gli tese la mano dicendo: «Bene. Allora tu sarai il prossimo ED (direttore esecutivo) dell’Org di Oslo. Congratulazioni.»

«Io gli dissi “No Signore, non è così”.»

Isene venne preso alla sprovvista dall’impetuosità di Miscavige. Si erano appena conosciuti e il leader era pronto a cacciare il direttore in carica oer sostituirlo su due piedi con lui.

Dal 1999 al 2000 Isene aveva gestito un’azienda di reclutamento e, racconta, non c’era stato modo di concludere affari. Miscavige insistette, «e nel mezzo della conversazione, quando capì che non c’era verso, si voltò e uscì dalla stanza. Rimasi lì come un allocco a chiedermi: “dov’è la candid camera?” »

Nel 2007 la divisione investigativa della chiesa gli domandò di navigare in Internet alla ricerca di giornalisti norvegesi che riferivano di maltrattamenti fisici di Miscavige sui suoi staff. La richiesta era insolita, poiché la chiesa dice ai suoi membri di tenersi alla larga dai “pettegolezzi” di Internet e dagli articoli critici su Scientology.

Isene riferì che dalla sua ricerca non erano emersi giornalisti di quel tipo in Norvegia. Ma aveva continuato a navigare per conto suo ed era rimasto allibito nel leggere le numerose affermazioni secondo cui Miscavige picchiava i sottoposti. La sua ricerca era continuata per due anni, una media di un’ora e mezza al giorno per un totale di circa 1000 ore. Condivideva le sue scoperte con la moglie, scientologist dal 1993. Lo scorso anno i due decisero che ricevere sedute di auditing non era più sicuro. Quelle sedute possono trasformarsi in interrogatori e confessioni, loro avevano letto troppo.

In giugno [2009] Isene lesse “Il Rundown della Verità”, l’articolo del St. Petersburg Times. «Per me ha avuto l’effetto di: “bene, non posso più starmene seduto al monitor a fare ricerche. Adesso devo veramente fare una scelta” », racconta.

Per corroborare ciò che aveva scoperto in Rete, Isene elaborò 50 domande che sperava di poter porre a ex scientologist che avevano lavorato alla sede internazionale della chiesa nei pressi di Los Angeles, dove si diceva che avevano avuto luogo i maggiori abusi. Ebbe occasione di incontrare quattro ex staff della Base in vacanza a Copenhagen, e sottopose loro il suo elenco.

Quand’è stata la prima volta che hai visto qualcuno alzare le mani?
Pensi che una riforma sia possibile?
Che cosa deve cambiare?

Isene non ci rende partecipi delle risposte, ma dopo quattro ore di conversazione, «Giunsi a questa conclusione: ne ho avuto abbastanza.»Durante una vacanza in Turchia con la moglie e i tre figli, scrisse una lunga dichiarazione che ai primi di agosto pubblicò sul suo sito web personale:

Nei miei 25 anni in Scientology ho avuto una quantità enorme di guadagni spirituali… Dopo due anni di approfondite ricerche ho deciso di lasciare la Chiesa di Scientology. Non sto abbandonando Scientology, soltanto la chiesa. In realtà ritengo che l’attuale dirigenza non stia mettendo in pratica i suoi insegnamenti e che se voglio continuare a praticare Scientology devo abbandonare la chiesa e la sua dirigenza soppressiva.

Mary Jo Leavitt

La Leavitt lesse il post di Isene nella sua casa di Glendale, in California. Scientologist da 26 anni e OT VIII, si era stancata delle pressioni della chiesa per ottenere denaro. Le sue preoccupazioni risalivano al 2006, quando aveva iniziato a fare volontariato come “Ambasciatrice OT”. Lavorava 25/30 ore la settimana per assistere i fedeli dell’America Latina, cercava di riunire le comunità sparse di scientologist. Per due anni e mezzo la bilingue Leavitt e la sua squadra avevano pubblicizzato il messaggio della chiesa distribuendo copie de La via della felicità di L. Ron Hubbard e diffuso la sua tecnologia di studio ed altre opere.

«Per me Scientology era quello», dice. «Era una serie di strumenti da padroneggiare e applicare alla vita quotidiana.»

La Leavitt era arrivata negli Stati Uniti nel 1981, dopo avere studiato per cinque anni archeologia in Inghilterra. Si era stabilita a New York, produceva spot commerciali per aziende della sua natia Colombia e faceva uso di droghe – fino a quando un amico le parlò di Scientology.

Pagò i 50 dollari di un corso introduttivo – Alti e bassi della vita. Lo trovò interessante e si iscrisse al Programma di Purificazione, costituito da un regime nutrizionale e da saune.

«Smisi subito di usare le droghe, così, di colpo», racconta oggi. Sposò uno scientologist e con la loro figlioletta di tre anni si trasferirono a Los Angeles, dove iniziò a studiare da auditor pensando che sarebbe diventata una madre migliore. Cominciò anche a fare corsi della chiesa. Ha completato l’addestramento di OT VIII nell’agosto del 2007.

Racconta che nei suoi anni in Scientology ha reclutato centinaia di persone. «Sai, ero molto… come dicono, ero gung-ho [iper zelante] – una degli scientologist più gung-hodel pianeta. »

Durante il volontariato a distanza con i fedeli messicani, centro e sud americani aveva cominciato a sentir parlare di problemi di varia natura. Racconta che la dirigenza li spingeva a vendere libri e materiali e a organizzare raccolte fondi per nuovi edifici, limitando così il tempo che i seguaci dedicavano alla promozione delle opere e del messaggio di Hubbard. La Leavitt portò queste lamentele all’attenzione dell’alto management con note scritte che internamente vengono definite “Rapporti per Conoscenza”.

Sollevò obiezioni su comportamenti che, a suo dire, erano «ben lungi dal dare vero aiuto alle persone. Si trattava unicamente di far soldi. E quantità tali di soldi al punto da danneggiare le persone a cui venivano richiesti.»

I fedeli le avevano detto, per esempio, che la crisi li aveva colpiti in modo particolarmente duro e che per ottemperare alle richieste della chiesa alcuni avevano addirittura acceso una seconda ipoteca sulla casa.

Nel giugno del 2008 la Leavitt raggiunse altri 250 parrocchiani di alto livello a bordo della Freewinds per la crociera dell’anniversario del varo di quel ritiro religioso galleggiante. Gli staff e il personale di bordo le sembrarono emaciati ed esausti. «Per me si trattava di abuso dei diritti umani… e rappresentò un punto di rottura.»

Di nuovo in California inoltrò ulteriori rapporti e lesse “Il Rundown della Verità”. Una sera d’agosto notò due uomini nel cortile che la guardavano come se stessero tenendo d’occhio la casa. Fece loro presente che si trattava di una proprietà privata e i due se ne andarono.

Circa due settimane dopo uno staff della chiesa si presentò a casa sua con un “mandato di comparizione di etica”: doveva presentarsi quanto prima alla sede hollywoodiana della chiesa. La donna non voleva farlo, ma era preoccupata dal fatto che, se non fosse andata, la chiesa avrebbe potuto dichiararla “persona soppressiva”, etichetta che avrebbe indotto gli altri scientologist a tagliare i ponti con lei.

Andò all’incontro e un funzionario di etica la interrogò per un’ora intera all’e-meter, l’apparecchio elettronico utilizzato durante le sedute di auditing.

Chi sono i tuoi amici?
In che stato sono le tue finanze?
Hai capitali all’estero?

«Stavo seduta lì e cercavo di mantenere la calma, ma dentro di me pensavo “questa è roba da gestapo“.»Le fecero poi guardare un film di due ore sulla International Association of Scientologists, ente che raccoglie denaro per i fini espansionistici della chiesa, e trascorse altre ore con quattro funzionari della chiesa che, racconta, le fecero pressioni per fare una donazione alla IAS. «Continuavo a dire che non avrei usato le carte di credito», racconta. Alla fine le dissero che non si stava attenendo al programma, non stava “mantenendo Scientology in funzione”. No, disse lei, credo di no. «Me ne andai.».

Il figlio 25enne e la figlia di 23, immersi in Scientology fin dalla nascita, attendevano impazienti il suo ritorno. Disse loro: «Ne ho avuto abbastanza.». Qualche giorno dopo lesse l’annuncio di Isene e lo contattò per offrirgli il suo aiuto. Il 12 ottobre, su un sito Internet critico della chiesa, Mary Jo annunciò il suo abbandono. Postò un rapporto di otto pagine che aveva inviato ai funzionari di vertice della chiesa in cui accusava la dirigenza di indirizzare gli staff del campo alla raccolta fondi a detrimento degli altri impegni religiosi. Riteneva che si trattasse di attività contrarie alle direttive di Hubbard sull’espansione di Scientology. «In realtà stanno provocando una contrazione», diceva. (La chiesa, dal canto suo, sostiene che non sta perdendo affiliati: «L’ultimo decennio ha visto il massimo dell’espansione di Scientology di tutta la sua storia», ha scritto il portavoce Davis in una mail di mercoledì scorso).

Per quanto riguarda le strategia di uscita, quella della Leavitt fu sfrontata. «Internet era l’unico luogo in cui potevo presentarmi e urlare “fuoco!” a voce abbastanza alta… volevo provocare uno shock. Volevo creare un effetto in chi leggeva. Volevo dimostrare a me stessa di avere una mia integrità. E poi era anche un modo per essere lasciata in pace.»

La Leavitt, divorziata, è titolare e dirige uno studio che traduce documentazione aziendale in 16 lingue. Riferisce che anche i suoi figli si ritengono fuori dalla chiesa.

Sherry Katz



Quel giorno dell’estate del 2008 la Katz, “nervosa come una biscia”, inserì la parola “Scientology” in un motore di ricerca. Sapeva che era tabù, ma le recenti amare esperienze nella chiesa l’avevano stressata.

Schiacciò enter.

«Per me quello fu veramente un passo enorme», racconta oggi. «Leggi il primo documento che trovi e poi… una volta che inizi a cercare non riesci più a smettere.»

La donna esplorò ExScientologyKids.com e pensò tra sé: Oh mio Dio! La conosco!. Amy Allen aveva descritto le difficoltà incontrate quando, ancora adolescente, era al servizio della chiesa. Affascinata, la Katz continuò a leggere. «Cercavo cose che riguardavano gente che conoscevo, casi legali e roba del genere. Mi imbattei in molte questioni su cui non ero mai riuscita ad avere informazioni complete e soddisfacenti. Quella ricerca mi aprì gli occhi.»

Scientologist da 36 anni, la Katz calcola di avere speso almeno 300.000 dollari in servizi e materiali della chiesa e di averne donati altri 120.000 alla IAS. «Non so come sono riuscita a farlo, non sono ricca e non lo sono mai stata. Ma l’ho fatto.».

Scientology le ha insegnato a comunicare in modo efficace e ad essere a suo agio davanti alla gente. Progredire sul Ponte ha tenuto alto il suo senso di autostima. Una volta completato l’addestramento OT VIII nell’estate del 2003, desiderava un coinvolgimento ancora maggiore così nel gennaio del 2007 decise di entrare nello staff della chiesa di Pasadena. I 18 mesi successivi furono una lotta per conciliare la gestione del suo studio d’arte, il lavoro alla galleria e quello, serale e festivo, di staff retribuita della chiesa. Nell’estate del 2008, racconta, era alle prese con carenza di personale, progetti incompleti e direttive per nuovi progetti che lei riteneva irrealizzabili. Le cose continuavano a peggiorare. Scientology aveva lanciato una campagna molto battente per la riedizione di una serie di 14 volumi degli insegnamenti fondamentali di Hubbard, oltre a quattro testi aggiuntivi e a centinaia di ore di conferenze registrate. Il costo? 3000 dollari.

«Era una follia totale», racconta la Katz. «I fedeli venivano chiamati all’1 o alle 2 di notte, gli staff non dormivano mai, era un manicomio. Andò avanti così per parecchi mesi.» La donna riferisce che alcuni fedeli arrivarono addirittura a cambiare numero di telefono pur di evitare quelle telefonate, cosa che le causava problemi quando li cercava per organizzare le sedute di auditing. La Katz scrisse decine di rapporti chiedendo al management superiore di affrontare quei problemi e disse al suo supervisore di Pasadena che non ce la faceva più. «Non posso sopportare tutto questo…», si lamentò con la sua superiore, «… questa è un’organizzazione squirrel» – termine che nel gergo interno indica un gruppo che applica in modo errato le pratiche di Scientology.

«Ero veramente in uno stato pietoso, estremamente stressata», continua la Katz. «Tutto quello stress mi schiacciava, da un anno e mezzo ne succedevano di tutti i colori. Mai in vita mia mi ero sentita così esausta e abbattuta, lavoravo come staff e avevo anche altri due lavori per riuscire a tirare avanti. Onestamente posso dire che ho pensato al suicidio. Non so se sarei mai riuscita a farlo davvero, ma giunsi a un punto in cui pensavo di non avere più nulla per cui vivere, che morta sarei stata meglio.»

Possibile? Gli OT VIII della chiesa, prosegue la Katz, dovrebbero essere “totalmente in grado di fare accadere qualsiasi cosa desiderino”. Riconosceva l’evidente contraddizione tra il sentirsi così allo sbando e le caratteristiche di chi ha raggiunto il livello spirituale di Scientology più alto. Racconta che, lontana dalla chiesa, sentiva di avere il controllo, si sentiva una OT VIII. Ma quando si trattava della “agenda della chiesa” si sentiva persa. «Era come avere due vite diverse.»

Per completare il livello OT VII aveva impiegato 13 anni, durante i quali si era recata a Clearwater ogni sei mesi e aveva spesso pagato 7.865 dollari per un ciclo di auditing. Da OT VIII, racconta, arrivò a spenderne 16.385 per un ciclo di 12 ore e mezza. «Che, contrariamente a quanto mi avevano promesso, non risolse il problema», racconta.

Nell’agosto 2008 si trovò davanti a un altro dilemma: Aveva già comprato il biglietto aereo e una crociera a bordo della Freewinds: doveva andarci? Sapeva che sarebbe rimasta bloccata a bordo perché all’imbarco vengono ritirati i passaporti. «Non puoi dire semplicemente “ne ho avuto abbastanza, me ne torno a casa”. Devi invece completare un percorso di uscita in cui tutto deve risultare in ordine, devono autorizzarti ad andartene. A quel punto, in quello stato mentale pensai che fare quella crociera non era una buona idea.»

Così decise di fare una visita a sorpresa all’ex cognata Nancy Many, ex scientologist che quest’anno ha pubblicato un libro critico di Scientology. Parlarono per ore. «Dopo quel colloquio decisi che non sarei andata», prosegue la donna, «decisi che il giorno dopo non sarei salita su quell’aereo.»

La Kartz, 58 anni, è separata dal marito, anch’egli scientologist. Si è trasferita a Portland, Oregon, ed ha aperto uno studio d’arte in casa. Il 13 ottobre [2009], il giorno dopo il pubblico annuncio della Leavitt, anche lei ha scritto un post in cui diceva:

Ritengo sia mio dovere rendere noto che, in tutta coscienza, non posso più sostenere e dare il mio appoggio all’attuale dirigenza della Chiesa di Scientology.

Il giorno dopo lei e la Leavitt, vecchie amiche, si parlarono per la prima volta dopo tre anni.

Jack Airey

Oltre 40 anni fa un amico convinse Airey a leggere Dianetics, il bestseller di Hubbard. Affascinato, l’uomo visitò la struttura della chiesa in centro a Los Angeles e chiese di essere audito. Non ha mai dimenticato quanto accadde pochi minuti dopo aver finito la sua prima seduta: «Uscii veramente dal corpo, mi esteriorizzai», racconta oggi. «Stavo attraversando questo parcheggio, avevo in mano un giornale, lo leggevo camminando e all’improvviso mi ritrovai a due metri e mezzo d’altezza che guardavo la cima della mia testa, chinata sul giornale. Una cosa del tipo “wow!!” ». Dopo pochi passi – «Bam! Sei di nuovo dentro al corpo» – ma era una persona diversa. «Tutto il mio universo, le mie percezioni della vita… tutto diverso. Mio Dio, è possibile uscire dal corpo. Mio Dio, siamo esseri spirituali.»

Airey si sposò, ebbe tre figli e aprì una ditta che vende fotocopiatrici. Per tutti gli anni ’70 e ’80 frequentò saltuariamente la chiesa. Nel 1988 entrò in disputa per un conto di 30.000 dollari di sedute di auditing. La chiesa gli negò ulteriore assistenza fino a che non avesse sistemato le cose, e lui non lo fece mai.

Per stare vicino alla famiglia, nel 2001 Airey si trasferì nella zona di Clearwater. Nel giugno del 2007 partecipò assieme ad altri scientologist a un grande event tenuto alla Ruth Eckerd Hall: era l’annuncio della riedizione, dopo un grosso lavoro redazionale, degli insegnamenti fondamentali di Hubbard. Airey acquistò il pacco di volumi e per i successivi 18 mesi si dedicò al loro studio, 2 sere a settimana. I responsabili del corso vennero presto a sapere di quelle sue prime vittorie in Scientology e lo scelsero come testimonial di un video promozionale indirizzato a un pubblico maturo. In esso, Airey dice di avere risposto all’appello della chiesa a sperimentare i volumi ripubblicati, cosa che lo ha fatto rinascere: «Gente, dopo aver letto tre libri posso dirvi che fareste meglio a correre subito qui perché vi cambieranno davvero la vita.»

L’estate scorsa Airey ha letto gli articoli investigativi del Times e ha guardato sul sito del giornale i video in cui Marty Rathbun, Gary Morehead e Amy Scobee raccontavano episodi di violenze fisiche sugli staff.

«Ciò di cui parlavano Marty, Morehead, la Scobee… sono cose che nessuno di noi ha mai pensato potessero accadere», racconta oggi. L’uomo continuò a indagare e lesse i blog Internet, pubblicazioni di cui prima non conosceva l’esistenza. Poi scoprì i post di Isene, della Leavitt e della Katz.

«Mi dissi: devo fare qualcosa per questa gente. Non è giusto. Devo fare una dichiarazione. Devo far sentire la mia voce. Forse posso far scattare qualcosa, aiutare qualcun altro», prosegue.

Rathbun, per molti anni braccio destro di Miscavige, ha lasciato la chiesa nel 2004 e gestisce un blog dedicato agli “scientologist indipendenti”. In ottobre [2009] Airey lo ha utilizzato per annunciare che anche lui si univa ai disertori:

Questo è il mio ultimo giorno da scientologist nella chiesa e non ho rimpianti. Domani entrerò in quel gruppo di portata mondiale chiamato “scientologist indipendenti” dove la tecnologia onesta e vera di LRH e la denuncia delle mistificazioni dell’attuale management della Chiesa di Scientology sono all’ordine del giorno.Questo è vero.

Jack Airey


Le biografie degli intervistati

© Di Joe Childs e Thomas C. Tobin
Redattori del Times
31 dicembre 2009

© Traduzione a cura di Simonetta Po

Novembre 2010

Questi quattro scientologist di lungo corso dicono di aver lasciato la chiesa perché il comportamento della dirigenza è in contrasto con gli insegnamenti di Hubbard. Sostengono di credere ancora in Scientology.

Jack Airey, 67 anni. È entrato in Scientology nel 1967 e l’ha lasciata nel 2009.
Dopo l’abbandono ha scritto un “rapporto per conoscenza” critico della chiesa e lo ha mandato a 12 amici scientologist. Ora, dice, 11 di essi non gli parlano più.

«In ottobre [2009] ne avevo avuto veramente abbastanza. Mi ero reso conto che tutta la chiesa era stata sopraffatta da dei folli che avevano rovinato tutto.»

Geir Isene, 43 anni. È entrato in Scientology nel 1984 e l’ha lasciata nel 2009.
Dice che dopo l’abbandono circa 25 amici scientologist hanno “disconnesso” da lui, troncando ogni comunicazione. Prima, però, alcuni di essi gli avevano detto di condividere le sue motivazioni.

«Non sto lasciando Scientology, ma solo la chiesa… l’attuale management non sta praticando i suoi insegnamenti.»

Mary Jo Leavitt, 51 anni. È entrata in Scientology nel 1983 e l’ha lasciata nel 2009.
Dopo l’abbandono un’amica dell’Ufficio degli Affari Speciali di Scientology le fece visita e le chiese con che coraggio attaccava Scientology. In seguito circa 25 tra amici e soci che frequentavano Scientology furono informati del post che aveva scritto in Internet, in cui dichiarava di lasciare la chiesa. Molti di essi, racconta, hanno interrotto i rapporti con lei, alcuni le parlano ma in segreto, altri hanno rifiutato di disconnettere.

«Il sipario sta cominciando ad alzarsi, dietro c’è il Mago di Oz. (La chiesa) sta iniziando a mostrarsi per ciò che è realmente… è un’immagine diversa da quei suoi video scintillanti.»

Sherry Katz, 58 anni. È entrata in Scientology nel 1973 e l’ha lasciata nel 2009.
Racconta che dopo l’abbandono un compagno scientologist avvicinò i suoi amici di Los Angeles, oltre a quelli di Facebook, invitandoli a troncare i rapporti con lei. Alcuni lo hanno fatto e non le parlano più; altri dicono di sostenerla ma di non poterlo fare pubblicamente perché potrebbero avere dei problemi.

«Spero che la gente apra gli occhi e legga ciò che ha scritto chi c’era… Desidero che si ponga termine ai crimini e agli abusi dei diritti umani che prevalgono all’interno della chiesa.»


La replica di Scientology

Originale reperibile sul sito del St. Petersburg Times

pubblicata il 31 dicembre 2009.

© Traduzione a cura di Simonetta Po, novembre 2010.

Church of Scientology International
23 dicembre 2009
A mezzo posta elettronica e posta prioritaria

Ai Sigg. Joe Childs e Tom Tobin
St. Petersburg Times
490 First Ave South
St. Petersburg, Florida 33701

Gentili Signori Childs e Tobin,

Scientology, come tutte le religioni, non può sempre soddisfare le esigenze spirituali di tutti. È sicuramente spiacevole vedere gente che volta le spalle alla propria fede, per non parlare di chi sceglie di attaccarla pubblicamente. Ma non si tratta di un fenomeno esclusivo di Scientology.
È sicuramente possibile trovare degli ex tra i cattolici, gli ebrei, i musulmani, i mormoni, i testimoni di Geova e i membri di qualsiasi altra religione; persone che hanno deciso di abbandonare la propria fede solo per rivoltarsi ed attaccarla. Internet abbonda di siti web, blog e testimonianze che confermano questo fenomeno. Il St. Petersburg Times attribuisce a Scientology ogni tipo di circostanza che, sebbene a volte sia spiacevole o tragica, non è una peculiarità propria della mia religione – ma ilTimes lo fa, escludendo tutti gli altri gruppi religiosi. Si tratta di una copertura mediatica discriminatoria da manuale, in violazione ai fondamenti dell’etica giornalistica.

Il vostro approccio prevenuto ai racconti che riguardano la mia religione è ben documentato. In particolare Lei, Joe Childs, ricerca attivamente solo quegli individui che riferiscono negatività sulla chiesa; se non si adattano ai suoi scopi allora li istruisce e li blandisce, “educandoli” su Scientology fino a che non “condividono” il Suo punto di vista, e se ancora non funziona allora gli mette in bocca le parole. Questo è il suo modello, sconosciuto alla chiesa fino a poco tempo fa, ma ha costituito il Suo modus operandi per buona parte degli ultimi vent’anni. È questo che Lei ha rappresentato per anni, così come il giornale che La pubblica, ignorando consapevolmente milioni di scientologist di tutto il mondo che non solo sono felici della loro religione, ma confermano risolutamente la propria fiducia nella leadership e nella dirigenza della chiesa – fiducia che non è mai stata più forte.

Come Lei stesso mi ha detto a maggio di quest’anno, “Scientology non sta cercando di inserirsi tra le religioni maggioritarie, in America la è già“. Questo non è mai stato tanto vero come oggi e per un buon motivo. Gli scientologist lavorano da anni in modo duro e dedicato a favore dell’umanità; Scientology è diventata davvero una forza riconosciuta a livello globale tesa al cambiamento positivo grazie ai numerosi programmi di miglioramento sociale che sponsorizziamo.

Tra gli altri:

  • Grazie ai nostri programmi educativi sulle droghe e il loro abuso, ogni 15 secondi qualcuno afferma di essersi liberato dalla dipendenza;
  • razie ai nostri programmi educativi sui diritti umani, ogni secondo di ogni singolo giorno 26 persone apprendono che cosa significa “diritti umani”;
  • Grazie a tutti i nostri programmi, ogni 25 secondi qualcuno comincia a prestare opera di volontariato nella sua comunità.

Poiché i nostri programmi non sono discriminatori, il 60% di chi si attiva proviene da fedi diverse da Scientology. Operando in migliaia di scuole, chiese, governi, imprese, forze dell’ordine ed enti di varia natura in 150 paesi, lo scorso anno i volontari dei programmi sponsorizzati da Scientology hanno dedicato oltre 4,8 milioni di ore alle rispettive comunità – doposcuola per i bambini, riabilitazione dei carcerati, conferenze sui pericoli della droga, promozione dei diritti umani e molto altro.

Ne consegue che la chiesa può orgogliosamente affermare che sponsorizza la più grande singola iniziativa antidroga sulla terra, con materiali educativi che hanno vinto 16 premi di pubblico servizio, un documentario di un’ora e mezza che educa i bambini contro il pericolo delle droghe, oltre che sponsorizzare il più grande network residenziale non-governativo di riabilitazione esistente al mondo. Sponsorizziamo poi il singolo gruppo a favore dei diritti umani più grande sulla terra, il quale comprende anche materiali educativi gratuiti con trenta programmi diversi rivolti a giovani e ad adulti in tema di diritti umani.

Si tratta soltanto di alcuni dei programmi che siamo orgogliosi di sostenere e che rendono Scientology una delle forze di miglioramento sociale più attive del pianeta:

  • 17.700.000 conferenze sulle droghe;
  • 3.400.000 persone liberate dalla dipendenza;
  • 32.000 criminali e giovani riabilitati, l’80% dei quali non ha avuto ricadute;
  • 2.750.000 persone raggiunte ogni settimana dal nostro messaggio sui diritti umani;
  • e, nell’ultimo anno, 1,1 milioni di ore di doposcuola consegnate su base uno-a-uno a 36.000 studenti, con un 45% di miglioramento alle prove scolastiche.

Quanto elencato è solo un esempio, ma va sottolineato che, in generale, i nostri programmi hanno raggiunto oltre mezzo miliardo di persone.

È tutto questo che voi e le vostre fonti state attaccando. È questo ciò che vi rifiutare di riferire. Voi lo sapete, le vostre fonti lo sanno, tutta la comunità della Baia di Tampa lo sa.

Questo detto, la Chiesa di Scientology augura ogni bene ai suoi ex fedeli, che possano proseguire nella ricerca di illuminazione spirituale. Lo stesso vale anche per le vostre fonti.

Cordialmente,

Tommy Davis
Church of Scientology International
cc: George Rahdert, Esq.
Paul Tash

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2 commenti leave one →
  1. G. Bonzani permalink
    3 dicembre 2010 11:58 AM

    Per far credere che tutto va a gonfie vele, basta inventarsi delle statistiche e aggiungere zeri ai numeri, tanto ci sono gonzi che ci credono e quelli che hanno dubbi,se ne guardano bene di manifestarli. Se lo fanno finiscono in etica.
    Lo scagnozzo addetto alla PR, come molti altri del mangemant int, lo sa che scrive cose false, per lui è diventata cosa normale in quanto quella ormai è la chiesa di Miscavology.
    Mi piacerebbe sapere dove sono quei milioni di scientologist felici e
    fiduciosi della leadership dell’attuale management. Secondo me superano di poco i 100.000, e molti di questi sono sul piede di partenza.
    Giovanni

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