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Sogni Rubati – I Capitoli Finali

7 settembre 2010

Ecco gli ultimi capitoli di Sogni Rubati – Li ho voluti mettere insieme perchè meritano di essere “assorbiti” insieme. Jeff ha una incredibile capacità narrativa e le sue esperienze sono capaci di farci andare là dove lui è stato, dove lui ha vissuto e riesce a farci vivere le stesse emozioni. Emozioni che possono aiutarci a capire . Grazie Jeff !

Gary Baldi


Capitolo Quindici: Nove vite

(prima parte)

Event di Capodanno 2000 (foto molto famosa per essere stata ritoccata dalla Chiesa per aggiungere persone)

Avevo un gran mal di testa, una di quelle emicranie che ti mettono al tappeto e ti fanno dire “per piacere tagliami via la testa”. Mentre arrotolavo i cavi elettrici e li portavo sul camion riuscivo a malapena a vedere ciò che stavo facendo. Volevo solo finire e andarmene a dormire. Erano circa le due di notte e stavamo tutti collassando dopo l’event di Capodanno 2000, tenuto allo Sports Arena di Los Angeles. Era stato un disastro totale. Le squadre di Gold si erano veramente impegnate per farla andare bene, ma nell’aria c’era quell’odore di terror puro – ce l’avrebbero fatta pagare.

La pianificazione degli event era perennemente in ritardo e riuscire a fare tutto in tempo era sempre una grossa emergenza. Ma preparare quell’event era stato quasi impossibile. Miscavige aveva deciso che quello doveva essere speciale. Dopo tutto eravamo all’alba del Nuovo Millennio. Doveva essere l’event più grosso, più spettacolare è più disastroso di tutti i tempi. La visione di Miscavige era veramente grandiosa. Lui, David Miscavige, sarebbe stato il solo e unico oratore. Avrebbe raccontato l’evolversi della storia di Scientology, la storia della vita e delle scoperte di Hubbard attraverso gli anni ’60, ’70 e ’80, mostrando la sempre crescente espansione di Scientology, vittoria dopo vittoria. E alla fine avrebbe mostrato le SUE trionfanti vittorie – la brillante riorganizzazione del management, la Golden Age of Tech, l’espansione senza precedenti della chiesa, sotto la sua direzione. Doveva essere un brillante tour de force, un momento che definiva la storia di Scientology e che al suo centro aveva lui, lo smagliante Miscavige.

Dietro di lui dovevano passare sugli enormi schermi le immagini che illustravano ogni punto toccato. Video-presentazioni dei momenti chiave della narrazione, circa venti in tutto. Il problema era che qualcuno doveva trovare quelle foto. Qualcuno doveva scrivere tutte quelle sceneggiature. Qualcuno avrebbe dovuto fare l’editing. Era un lavoro imponente – con appena qualche settimana per prepararlo. L’event sarebbe stato trasmesso dal vivo in tutte le org.

Era stata mobilitata tutta la Base. Avevo un po’ di esperienza di montaggio e mi avevano mandato a LA con una squadra per editare uno dei video. Steve Willet, Ufficiale Comandante di Gold – che Dio lo benedica – aveva messo me e Cathy nella stessa squadra. Era noto a tutti che eravamo ormai fidanzati e le lingue biforcute si erano un po’ placate. Restammo in una sala montaggio di Hollywood una settimana intera per assemblare una complicata sequenza video che avrebbe costituito circa cinque minuti delle due ore totali di presentazione. Altri stavano montando ulteriori video in studi sparsi per tutta Los Angeles.

Lavoravamo giorno e notte e ci davamo il cambio sul divano della reception per un breve pisolino. A Natale andai a prendere il nostro “pranzo” daCanters, poi ci rimettemmo al lavoro. Io e Cathy, comunque, eravamo contenti perché potevamo stare sempre insieme. In realtà quello fu l’unico Natale che trascorremmo assieme nei nostri cinque anni di matrimonio.

Una volta finito portammo di corsa il lavoro alla Sports Arena, dove c’era un camion di montaggio. Stavano arrivando anche gli altri video, alcuni giunsero appena pochi minuti prima dell’inizio dell’event e il personale lavorava freneticamente per avere tutto pronto. Mentre i minuti scivolavano via, l’atmosfera si faceva sempre più di panico, a malapena controllato.

Io e Cathy trovammo posto in galleria del palazzo dello sport. Dopo una settimana praticamente senza dormire adesso l’emicrania mi spaccava la testa in due. Osservammo Miscavige avanzare impettito sul palco, accolto da un applauso fragoroso. Riflettori e occhi erano tutti puntati su di lui. All’inizio della presentazione fu subito chiaro che qualcosa stava andando terribilmente storto. Le immagini sugli schermi non corrispondevano alle sue parole. A volte sparivano inspiegabilmente. Mi coprii il viso con le mani. Sarebbe stato un flap.

L’event procedette zoppicando fino alla fine, gli audiovisivi faticavano a tenere il passo e come Dio volle terminò. Il pubblico cominciò a uscire e le squadre di Gold si radunarono giù, con l’ordine di smontare tutto – le enormi scenografie, i riflettori, l’impianto audio, e caricare i camion. La notte si faceva mattina e io mi sentivo sempre peggio. La testa pulsava all’impazzata.

All’improvviso mi trovai al fianco Cathy. «Vai a prendere la tua roba, ti porto a casa. Ho avuto l’autorizzazione dal MAA». Nel gergo della Sea Org il MAA, o Maestro d’Armi, era l’Ufficiale di Etica, cioè l’incaricato delle adunate e degli orari degli staff. Cathy era il mio angelo salvatore. Una volta in auto verso la Base collassai. Come previsto l’ira di Dio, o meglio quella di Miscavige, discese sulla Base. Tutta la Base era criminale e fuori etica. Tutti dovevano fare le “condizioni inferiori”. Tutte le liberty erano cancellate. Tutti i permessi e le licenze erano cancellati. Tutte le vacanze cancellate. Tutte quelle imposizioni erano ancora in vigore quando, cinque anni dopo, lasciai la Base.

Il nostro matrimonio fu uno degli ultimi – se non l’ultimo – ad essere celebrato alla Base. Avevamo progettato di fare una cerimonia al Castello e invitare alcuni amici, ma non sarebbe stato così, vista l’atmosfera. In realtà cercarono ripetutamente di dissuaderci – non era “il momento giusto”. Ma noi ci sposammo lo stesso. Una sera sul tardi bloccammo un ministro, Ken Hoden, e due testimoni e ci sposammo nell’ufficio di Ken.

Io e Cathy riuscimmo a farci assegnare un alloggio ai Kirby Apartments. Tutti gli staff della Base erano andati a vivere in un unico condominio e adesso non c’era più nemmeno un “wog”, durante la notte poteva essere messo sotto sorveglianza. Le due camere da letto per appartamento erano diventate tre, alzando semplicemente un muro in salotto e dividevamo quel piccolo spazio con altre due coppie. Ora grazie a mamma avevo un po’ di soldi e arredammo camera nostra per renderla il nido ideale, il nostro rifugio. Mettemmo una libreria a parete, un buon impianto stereo, un grosso letto e grandi armadi. Cathy aveva un ottimo gusto per i vestiti ma poche occasioni per indossarli. Riempimmo il frigorifero dei nostri cibi preferiti in modo da poter sempre avere qualcosa da mangiare quando tornavamo a casa.

Cathy odiava il suo lavoro al dipartimento vendite – non era ciò che desiderava fare. Adorava le PR, era molto brava. Era stata “Capitano di Porto” dellaFreewinds, trattava con le persone “a terra” – commercianti, grossisti, governanti, dignitari locali. Era una donna cordiale, aperta e premurosa. Ma eccola lì, inchiodata dietro una scrivania a cercare di fare soldi per Gold. Intanto io ero sempre sul programma esecutivo di Dianetics sotto Michela, e lo odiavo. Camera nostra divenne un rifugio. Una volta alla settimana, il sabato sera, cercavamo di farci una cenetta romantica con candele e vino.

Cambiammo anche auto, una Honda Accord del 1998. Era ciò che avevo sempre desiderato, verde scuro metallizzato con sedili in pelle. Per ritirarla eravamo corsi a Palm Desert una domenica mattina durante il “tempo pulizie”, per poi correre di nuovo alla Base in orario per l’adunata delle 12,30.

Ma alla Base le condizioni continuavano a deteriorarsi. Era come stare in un campo armato. Gold aveva “tradito il COB” per cui tutta la Base doveva “fare ammenda” a Miscavige. Lavoravamo per ore e ore nel nuovo stabile di uffici, sui terreni intorno all’edificio e alla villa di Hubbard. Spesso quegli “all hands” si protraevano fino a tardi, a volte fino a notte fonda, poi ci davano l’OK per “fermarci” (tornare a casa) e gli autobus si mettevano in marcia. Al mattino dovevamo ripresentarci al lavoro, stanchi e doloranti. Era così sempre più spesso.

Il Building 50, e l’edificio di  RTC building, con  Bonnie View dietro

Le adunate e le riunioni degli staff diventarono sempre più brutali, gli staff venivano fatti uscire dai ranghi, in piedi davanti al gruppo, e si leggevano a voce alta i loro crimini e trasgressioni. Dovevi evitare chiunque fosse “in disgrazia”, potevi metterti nei guai anche solo per aver parlato a un “downstat”.

Alla fine del 2000 Miscavige fece una serie di “eval” – valutazioni, secondo una formula esposta nelle direttive di Hubbard. Per fare una “eval” si deve identificare una Situazione e poi, seguendo meccanicamente una procedura analitica, scoprire il Perché di quella situazione e il Chi. Le valutazioni furono annunciate con grande clamore – tutti gli staff dovevano studiarle approfonditamente, a fianco di un lungo elenco di reference di Hubbard. Quelle “eval” sarebbero dovute servire a rimettere in sesto la Base, metterla in etica e renderla produttiva.

Quando Miscavige cominciò la sua valutazione del dipartimento Marketing fui sottoposto a accurate investigazioni e mi ritrovai invischiato in una Verifica di Sicurezza gang-bang con Gerald Duncan, il Master at Arms capo che mi grigliava all’E-Meter e, dietro di lui, Marty Rathbun, Inspector General RTC, che mi urlava addosso accuse su accuse.

«Che cos’era quello? Che cos’era quello?» sbraitava Marty indicando il quadrante dell’E-Meter. «Quella lettura sul meter. Che cos’è? Qual è il tuo crimine, Jeff? Dai, su, sputa fuori!»

L’interrogatorio durò all’infinito. L’unico “crimine” che riuscii a trovare fu quella volta nel 1982 quando Hubbard aveva scritto un annuncio sullo “sbarazzarsi della mente reattiva” e io avevo fatto un sondaggio, scoprendo che era un messaggio negativo – la gente non voleva sbarazzarsi della mente reattiva. All’epoca Hubbard era stato contento dei miei sondaggi.

«E allora qual è il CRIMINE?» urlava Marty. «Che cosa hai FATTO?»

«Non so… forse avremmo dovuto testare l’annuncio… » ormai mi aggrappavo a tutto.

Marty se ne andò. Il giorno dopo uscì la Marketing Eval. I Chi eravamo io e Foster. Avevamo “mentito a LRH” su un sondaggio e presentato “risultati falsi” per impedire che l’annuncio di LRH venisse pubblicato. Poi avevamo “sperperato oltre 70 milioni di dollari” in annunci inefficaci e perciò sabotavamo da sempre il Marketing di Scientology. Noi eravamo il motivo per cui Marketing andava male. Il maneggiamento consisteva nel portarmi davanti a un Consiglio di Idoneità [Fitness Board] e licenziarmi dalla Sea Org.

Ne fui indignato. Dopo 30 anni di servizio nella Sea Org mi buttavano fuori per un sacco di bugie scritte in una eval? Era folle.

Per la convocazione davanti al Consiglio di Idoneità mi portai tutta la documentazione, avevo i sondaggi presentati a Hubbard e anche la corrispondenza che mi aveva inviato. Mostrai che non avevo falsificato i sondaggi, che non gli avevo mentito ma che in realtà lui mi aveva lodato. Presentai le statistiche di vendita della Campagna Dianetics, e i risultati in termini di introiti dell’Org. Durante la campagna non avevo sperperato denaro – in realtà la campagna aveva generato per le org entrate extra di 200 milioni di dollari, ben al di là di quanto facevano di solito. Mostrai la commendation[elogio] di Hubbard per la campagna e anche i suoi precedenti elogi per le riviste Advance che avevo fatto. Presentai nel dettaglio la documentazione di 30 anni di carriera.

A quel punto non potevano più licenziarmi, non se avevano un qualche tipo di coscienza. Decisero semplicemente di rimuovermi dal posto e mettermi al lavoro “sui ponti”. L’eval però non fu annullata – nessuno poteva contraddire Miscavige o dirgli che la sua eval era sbagliata.

Venni confinato alla Base. Vivevo con un gruppo di altri “mozzi” [deckies] in una roulotte scassata sopra l’area recintata di “OGH” [Old Gilman House]. Lavoravamo all’aperto: sarchiare, potare, pulire i vialetti. Tra i compagni “mozzi” c’era anche Steve Willet, l’ex CO Gold, con cui diventai buon amico. Cathy mi portava cibo di nascosto ogni volta che poteva.

Alla fine venni ritenuto sufficientemente riabilitato per rientrare tra il resto dell’umanità rispettabile e tornai alla CMU come copywriter. Ma non fu un ritorno trionfale – anzi, il contrario. Ero servile e cercavo di tenere un basso profilo. Il resto dello staff di Gold mi trattava ancora da appestato.

Adesso a capo della Campagna Dianetics c’era Manu, che voleva fare una nuova televendita e mi chiese di scriverla. Contattai alcune delle mie vecchie conoscenze, in particolare Tim Hawthorne, autore di The Complete Guide to Infomercial Marketing, il quale mi illustrò le nuove tendenze del settore e mi presentò una delle più quotate autrici di televendite del momento. Grazie al suo aiuto misi assieme una sceneggiatura che lei trovò eccellente, e la sottoposi a Miscavige.

Il giorno dopo venimmo tutti convocati alle roulotte di CMO Int. per una riunione con il COB. CMO Int aveva gli uffici in una grande casa mobile doppia. Intorno avevano piantato degli arbusti e tracciato vialetti di ghiaia per farla sembrare meno transitoria. In mezzo alle due case mobili appaiate c’era una grande sala conferenze circondata da stanzini. Quando arrivai c’erano già 30 o 40 persone – tutti i WDC, tutti gli Exec Strata e gli exec chiave di Gold. Un lato del tavolo era vuoto, in attesa di Miscavige. Tutti gli altri si accalcavano di fronte e ai lati. Dopo un’attesa nervosa, Miscavige entrò e gettò sul tavolo la mia sceneggiatura.

«Avete visto la merda che ha scritto quel tizio?» esordì. Poi prese la sceneggiatura e cominciò a leggerne qualche paragrafo con voce carica di sarcasmo. Avrei voluto dire qualcosa, spiegare il perché avevo scritto in quel modo, volevo esporre i risultati delle ricerche che avevo fatto. Mi alzai in piedi. «Signore, se solo potessi…»

Non riuscii a spingermi oltre. «Vedete in che modo mi parla? Questo è il tipo di merda che ci arriva da Gold». Si girò verso di me: «Tutto ciò che voglio da te è conoscere i tuoi crimini. Perché semplicemente non li confessi ora, davanti a questo gruppo? Quali sono i tuoi crimini?». Rimasi in silenzio, di nuovo congelato.

«Guardatelo!» urlò Miscavige. «Guardate come mi guarda!!» Poi, con mio grande orrore, si alzò di scatto dalla sedia e si avventò contro di me, mi spinse contro la parete dello stanzino che avevo alle spalle, mi afferrò per il colletto quasi strappandomi la camicia di dosso e cominciò a schiaffeggiarmi ripetutamente in piena faccia. Infine mi scaraventò a terra. Un piede mi rimase impigliato al suo. «Lascia subito il mio piede!» urlò stizzito. Obbedii terrorizzato. Miscavige si girò e uscì dalla stanza.

Nessuno si era mosso. Erano ancora tutti seduti, impietriti come statue di sale. «Alzati» sussurrò qualcuno. «Non restare disteso lì – non fargli una colpa di averti picchiato».

Non fargliene una colpa. Era questo tutto ciò che sapevano dire? Mi alzai barcollando e mi accasciai sulla sedia. Miscavige intanto era rientrato e mi ordinò di alzarmi. I MAA mi accompagnarono in un’altra stanza dove trascorsi diverse ore attaccato a un E-Meter a confessare i miei crimini. Poi tornai nei seminterrati dell’Edificio 36, dove c’erano gli uffici di HCO, e attesi di essere riassegnato ai “ponti”. Arrivò un tizio con una busta: conteneva i bottoni strappati della mia camicia e qualche spicciolo uscitomi di tasca quando Miscavige mi aveva buttato a terra. Poi arrivò un messaggero di RTC con una camicia nuova, mandata dal COB. Veramente gentile da parte sua. Salvo che quella che mi aveva strappato era costata 50 dollari dei miei risparmi. Questa veniva dal reparto “Costumi”, una “bottom-down” anni ’70, usata, macchiata e consunta. La ficcai direttamente nel cestino.

Non dissi nulla a Cathy e quando mi chiese perché avevo dei lividi in faccia e le risposi che ero caduto. Cathy non voleva sentire nulla di negativo su Miscavige. Aveva lavorato un po’ per lui curando l’organizzazione dei suoi viaggi, aveva addirittura viaggiato con lui e Shelly. Aveva delle foto di loro tre insieme. Anche il fatto di essere stata cacciata da RTC non aveva intaccato l’opinione che ne aveva.

Dopo alcune settimane sui “ponti” venni ritenuto degno di rientrare nel gruppo degli onesti e di nuovo tornai a CMU come copywriter. Ma mi sentivo sempre più spezzato e scoraggiato. Tutti davano per scontato che fosse colpa mia, qualcosa che io avevo fatto, e che aveva fatto infuriare il COB. E quasi quasi ci credevo anche io – ma non avevo idea di che cosa fosse stato. Forse il mio atteggiamento?.

Un sabato mattina in cui ero impegnato nei “renos”, diserbare intorno all’edificio degli alloggi, venni chiamato perché il CO CMO Int voleva vedermi. Mark Yager mi spiegò che Laura Marlowe, Audiovisual Exec Int, aveva fatto blow. Si era lasciata dietro un enorme progetto e voleva che io lo completassi. Aveva a che fare con la pubblicazione delle conferenze di Hubbard su CD.

Come al solito Scientology era in ritardo di 10 anni sull’industria. Con la tipica sfiducia per qualsiasi cosa non avesse la benedizione di Hubbard, avevamo aspettato fino al 2001 per buttarci sui CD – le conferenze del Fondatore venivano ancora riprodotte e vendute su cassetta. Avevamo fatto un set di conferenze su CD – una “Edizione Speciale” del Philadelphia Doctorate Course, 72 lezioni e solo 1000 serie per gli “scientologist più dedicati” che, nel codice di Miscavige, significava “i più ricchi”. I testi li avevo scritti io.

L’edizione speciale doveva servire a raccogliere fondi per la pubblicazione su CD delle conferenze restanti. Ora Miscavige voleva fare le cose in grande e convertire in digitale tutto il catalogo. Il problema era che nessuno sapeva realmente che cosa contenesse. Hubbard aveva tenuto oltre 2000 lezioni e nessuno le aveva mai ascoltate tutte, significava contarle e catalogarle. Dovevamo sapere quali mettere assieme in ogni serie, di che cosa parlavano, se erano destinate a studenti avanzati oppure al “pubblico grezzo”. Dovevamo sapere data e lunghezza di ogni lezione, qualità del suono. Era un progetto mastodontico. Dopo avermene spiegato la portata, Yager si chinò verso di me dicendo: «A proposito, ti proporrò per il posto di Audiovisual Exec Int».

Rimasi ammutolito. «Ma… Signore… io sono sui ponti…». Avrei voluto dirgli sono appena stato picchiato dal Presidente del Consiglio di RTC. Liquidò i miei timori con un gesto della mano. «Tutti abbiamo i nostri su e giù». Nel fissarmi intensamente aggiunse: «Mi sono sempre chiesto perché non sei mai diventato un giocatore».

Un giocatore. Sissignore, ha perfettamente ragione, Signore. Sono un idiota, SignoreQuel tipo di giocatore?

Mi avrebbero dato una assistente, Yael Sherlock. Yael era alla CMU fin dai tempi di Los Angeles, circa 13 anni. La chiamavamo “JVA”, che stava per Principessa Ebrea Venezuelana. La sua ricchissima famiglia era di Caracas, era di temperamento latino e di humor ebreo, il che la rendeva affascinante e divertente. Mi piaceva tenere allenato con lei il mio scarso spagnolo. Aveva l’età di mia figlia e la chiamavo hijita, “figliola”, lei chiamava me jefecito, “capetto”. Insieme facevamo una buona squadra: io ero un lettore veloce e conoscevo molto bene Scientology, lei era metodica e precisa. Organizzammo un ufficio in un angolo della casa mobile di CMO Int. Yael approntò un grosso foglio di calcolo e cominciammo a compilarlo. Naturalmente non c’era tempo per ascoltare tutte le conferenze – sarebbe occorso più di un anno, che non avevamo. Ci limitammo a scorrere le trascrizioni per afferrarne il senso, ascoltandone soltanto una manciata. Per terminare il lavoro avevamo solo alcune settimane.

Miscavige voleva creare a Gold una struttura di produzione CD la cui mente direttiva era Russ Belin, il CO di CST (Church of Spiritual Technology). Russ era il suo punto di riferimento quando si trattava di ricerca e tecnologia. CST, la sua organizzazione, aveva progettato tutta la tecnologia per riversare le opera di Hubbard in un archivio di dischi d’oro e di platino, poi sigillati in camere stagne segrete e sotterranee nascoste nel mondo. Miscavige aveva già convocato Belin per progettare il nuovo E-Meter, il Mark VIII. Adesso gli aveva dato l’incarico di organizzare la linea dei CD. Russ aveva bisogno dei nostri dati, e alla svelta.

Yager si faceva vedere di rado e ancora una volta cominciavo a rendermi conto di essere io il cuscinetto della situazione. Quel progetto era bollente e potenzialmente catastrofico, Yager doveva prenderne le distanze e incaricare qualcun altro, su cui avrebbe poi scaricato il disastro se le cose fossero andate male. Laura gli aveva dato il benservito e doveva trovare alla svelta un altro “corpo” per quel posto. Int Base, Legge di Sopravvivenza N. 101. Ma la sua proposta di farmi Audiovisual Exec Int non si concretizzò mai e lui perse gradualmente interesse nel progetto.

Comunque sia, consegnammo tutte le informazioni a Belin che rimase molto compiaciuto per la loro accuratezza e completezza. Ma il nostro progetto non era finito. La parte successiva era trovare tutte le lezioni pubbliche di Hubbard – quelle per i non-scientologist. Sarebbero state tutte pubblicate come “Conferenze Classiche” – e Miscavige le voleva presentare all’event di Capodanno, a cui mancavano pochi mesi. Era un compito praticamente impossibile e una volta che ne ebbi realizzato la portata lo giudicai totalmente impossibile. Significava scovare tutte le Conferenze Classiche, progettare il packaging, programmare le spedizioni in abbonamento postale e organizzare Gold per la gestione degli ordini. Consultai dei professionisti di vendita per corrispondenza e mi dissero che per quel tipo di organizzazione sarebbero occorsi almeno sei mesi – noi ne avevamo meno di due. Con l’avvicinarsi della fine dell’anno fu chiaro a tutti che non ce l’avremmo mai fatta. La soluzione? Trovare qualcuno a cui addossare la colpa. Indovinate chi?

Trascorsi “sui ponti” Natale e Capodanno. Non che agli altri avessero concesso del tempo libero, intendiamoci. Dopo qualche mese di “lavoro MEST” venni di nuovo ritenuto adeguato per la compagine umana e in primavera tornai a CMU. Scoprii che sarei stato il “Lecture Marketing Manager”, con Yael come mia assistente. Perché? A giugno c’era l’event del Viaggio Inaugurale della Freewinds. Russ Belin aveva quasi finito di istallare a Gold una catena di produzione di CD e Miscavige voleva annunciare con grande clamore la prima pubblicazione ad ampio raggio delle conferenze di Hubbard in digitale. Voleva sapere quali serie pubblicare e nessuno sapeva che cosa proporgli. Nessuno voleva prendere decisioni, tirar fuori la testa. La soluzione? Togliere Hawkins dai decks e lasciare che fosse lui a decidere. Perfetto. Ero di nuovo sui carboni ardenti.

A questo punto si potrebbe dire che non imparo dall’esperienza. Ma tutti quegli sproloqui e prevaricazioni mi rendevano nervoso. Le decisioni andavano prese. Raccoglievi tutti i dati, elaboravi un piano al meglio delle tue possibilità e lo presentavi chiaramente. Hubbard una volta aveva detto: «Perché il tuo collo è così prezioso?» Qual era il peggio che poteva capitarti? Finire di nuovo “sui ponti”. Miscavige in quel periodo era a Clearwater – c’era da un anno. Facevamo delle teleconferenze. Dopo aver predisposto il mio lavoro organizzammo una teleconferenza con lui. Nello stanzino di CMO Int c’erano già tutti i senior exec. Mi fecero sedere vicino al telefono e dopo qualche minuto Miscavige arrivò in linea.

«Bene, che cos’hai per me?» Tutti gli occhi mi fissarono.

Esposi il mio progetto. Avremmo fatto una pubblicazione del Corso di Dottorato di Filadelfia per tutti gli scientologist. L’anno prima era stata diffusa in edizione limitata, espanderla a più ampio raggio aveva senso. Era anche una delle serie più famose e popolari di Hubbard. Come seconda serie raccomandai Le conferenze di Phoenix, incentrate sui principi base di Scientology e registrate nel 1954. E per gli scientologist avanzati proposi una serie di conferenze del Saint Hill Special Briefing Course che trattavano di società e governi. Terminata la mia esposizione il COB disse che la proposta era approvata e potevamo procedere. Intorno al tavolo si levò un forte sospiro di sollievo.

Preparammo la diffusione – tutto il packaging e la promozione. Adesso il copywriter di CMU era Dan Koon, auditor altamente addestrato ed ex executive dell’Ufficio del Senior C/S Int, subito sotto Ray Mithoff. Non ho mai saputo che cosa gli era successo, salvo che non era più sulle “linee tecniche”. Dan era anche un bravo autore così lo avevano spedito a CMU. Io e Dan andavamo d’accordo e una volta terminate campagna e promozione Miscavige ne fu compiaciuto. Fu lanciata sulla Freewinds all’event di giugno, quello dell’Anniversario del Viaggio Inaugurale, e tra gli scientologist riscosse molto successo con vendite record.

A settembre facemmo seguire le Conferenze Classiche, presentate all’event del Giorno dell’Auditor. Nel 2001 io e Yael avevamo fatto il grosso della campagna e quando ai primi del 2002 ero “sui ponti”, lei aveva terminato la computerizzazione delle linee di gestione ordini di Gold. Era un sistema in abbonamento postale – gli scientologist si abbonavano e ricevevano una conferenza al mese per quattro anni.

Poco prima del lancio alcuni di noi vennero convocati a Clearwater per un incontro sul marketing con Miscavige. C’eravamo io, Dan Koon, Anne Bradley (Senior Magazine Editor), Helen Pinder (Director of Advertising and Promotion) e David Bloomberg (Marketing Exec International). Bloomberg era subentrato a Ronnie Miscavige, che aveva lasciato la Base assieme alla moglie Bitty qualche anno prima. Non abbiamo mai saputo quando Ronnie se n’era andato di preciso – nello stile tipico della Base un bel giorno semplicemente sparì e nessuno fece mai più il suo nome. Era diventato una non-persona, come se non fosse mai esistito. Dave Bloomberg era un grosso e dinamico australiano che aveva fatto il fund raiser per la Sea Org in Australia, poi promosso alla Author Services, di cui era stato Direttore Esecutivo. Scoprii che Dave era intelligente e gradevole, lavorare con lui mi piaceva.

A Clearwater incontrammo Miscavige su Fort Harrison Avenue, nel West Coast Building che a piano terra aveva un’ampia sala conferenze. Ci disse che voleva farci fare una serie di esercizi. Il primo consisteva nel girare per gli edifici di Flag e vendere agli scientologist del pubblico le nuove serie di CD. A fine giornata dovevamo tornare e riferire le vendite – chi non avesse venduto nulla non era degno di lavorare nel marketing.

Non avevo mai sostenuto di essere un venditore – in realtà ero sempre stato molto scarso sotto quel punto di vista. Tendo a parlare troppo. Trascorsi l’intero pomeriggio in chiacchiere con diversi scientologist, parlai dei nuovi CD ma senza troppa fortuna. Alla fine Dave Bloomberg si impietosì e mi mandò da chi sapeva che avrebbe comprato. Tornammo in sala conferenze per il rapporto, avevo venduto qualcosa. Anne e Helen invece nulla. Miscavige disse che erano licenziate su due piedi dalla Base e le mandò a lavorare nella cambusa (cucine) di Flag. Non le ho mai più viste. Nei giorni seguenti volle vedere me e Dan più volte per farsi aggiornare sui progetti delle pubblicazioni future. Alla fine mi lanciò uno sguardo: «Scommetto che sei contento che non ti ho licenziato» mi disse.

Sostenni il suo sguardo per un secondo, poi sorrisi.

Il lancio delle Conferenze Classiche era per quella settimana e io e Dan ci trattenemmo per l’event, in cui vidi un sacco di cose che dovevano essere maneggiate subito. Chiamai Yael a CMU che mi mise in viva voce e cominciai a mitragliare istruzioni a fuoco rapido. Poi venni a sapere che i presenti all’ascolto le avevano chiesto: «Chi è al telefono?», e lei aveva risposto che ero io. «Quello è Jeff?» fu il commento.

Era vero. Ero galvanizzato. Non ero più quell’ombra che si aggirava depressa per CMU. Io e Dan ci eravamo pompati a vicenda. Sulla via del ritorno alla Base ci fermammo in diverse org di LA e ispezionammo i loro indirizzari. Avevamo un sacco di idee su come migliorare la campagna.

Come dissi a Dan all’epoca, il ritorno alla Base fu come un proiettile che colpisce uno stagno di melassa. Improvvisamente era tutto di nuovo serio, tutto impossibile e tutto con gravi conseguenze per il minimo passo falso. Sentii che il fuoco si stava di nuovo spegnendo. Cathy fu felice di rivedermi e orgogliosa di ciò che avevo fatto. Come sempre aveva fede in me e nelle mie capacità, anche quando nessun altro le aveva.

Nel giro di un mese le vendite dei CD cominciarono a rallentare, eravamo entrati nella fase discendente della curva a campana. La maggioranza degli scientologist attivi li aveva comprati all’event, o subito dopo. Fare nuove vendite diventava sempre più difficile. Ci spostammo sulla promozione degli ordini postali con tre serie di lettere promozionali agli indirizzari attivi. In elenco c’erano soltanto circa 200.000 nomi, che rappresentavano chiunque avesse presumibilmente fatto almeno un corso o dell’auditing di Scientology – compresi i corsi iniziali. Era un elenco piccolo aggravato dall’alta percentuale di indirizzi sbagliati e un sacco di gente “non attualmente sulle linee”. Quanti realmente fossero gli scientologist attivi era pura speculazione, ma ne stimai 40.000, massimo 50.000.

Come era prevedibile i risultati della pubblicità postale furono scarsi. Ancora una volta mi ritrovai “downstat”, cioè Condizioni di Etica, punizioni, investigazioni, abusi. Miscavige fece sapere che lui, e lui soltanto, aveva creato con i suoi event brillanti quelle vendite iniziali, e ora Marketing aveva perso la palla, non produceva alcun risultato. E mi ritrovai ancora una volta nella posizione del paria, del fallito.

Miscavige volle anche farci fare un tabellone completo di tutte le Conferenze di Hubbard. Ne avevo già fatto uno nel 2001 ma lui voleva qualcosa di permanente che le org potessero esporre. Ne feci diverse versioni, ma non andavano mai bene.

Ancora una volta diventai il bersaglio delle ire di Miscavige – e della sua violenza. A metà di una riunione nella CMU cominciò improvvisamente a schiaffeggiarmi in viso, poi mi gettò a terra. Quando mi alzai sanguinavo da una guancia. Miscavige si rivolse a Laurisse Stuckenbrock, il suo Comunicatore. «Lou!» disse. Lei rovistò nella borsetta, estrasse un flacone di disinfettante e mi pulì la ferita.

«Sai perché ti ho picchiato?» mi chiese.

«No, Signore» risposi.

«Per farti vedere chi comanda».

Alcuni staff erano veramente i “cocchi” di Miscavige, come per esempio Henning Bendorff, Art Director di Gold. Quando lo avevo incontrato la prima volta Henning era uno svedese tranquillo e pieno di talento, diligente sul lavoro. Progettava le enormi scenografie degli event di Miscavige ed era entrato presto nelle sue grazie. Sembrava che con il crescere del favore del COB crescessero anche la sua cattiveria e arroganza.

Prendendo esempio da Miscavige, anche Bendorff cominciò a malmenarmi. Mi arrivava da dietro e mi spingeva la faccia sulla tastiera del computer. Una volta mi colpì così violentemente che cominciò a sanguinarmi il naso. Io ero puro sudiciume mentre lui era il golden boy – poteva fare di me ciò che voleva. Alla fine venni trovato colpevole di crimini – sperpero di denaro, abbandono del lavoro e solite cose. Fui rimosso dal posto e, in disgrazia, rimandato “sui ponti”, dove in quel periodo c’era anche il mio vecchio amico Foster. Cominciammo a lavorare insieme all’edificio degli alloggi e dopo un po’ arrivò anche Yael.

Le fondamenta del condominio per gli staff erano state gettate otto anni prima. Gli edifici stessi erano stati rifatti e risistemati molte volte, ma erano ancora gusci vuoti. Il flap più recente era stato la scoperta che i pavimenti non erano adeguatamente fissati alle pareti e per correggere l’errore si spesero milioni di dollari. Frattanto noi tenevamo pulito il terreno circostante o facevamo qualche lavoretto di muratura esterna.

Un pomeriggio arrivò Matt “Murphy” Butler, la Guardia della Vigilanza, caricò me e Foster sul suo furgone e ci disse che eravamo stati assegnati al RPF di Los Angeles. Scaricati dalla Base.

Non ne restammo particolarmente scioccati o turbati. Emotività zero. Lavoro sui ponti, RPF, che volete… era sempre la stessa cosa. Ormai io e Foster eravamo rassegnati al destino. Facemmo velocemente uno smilzo bagaglio e seguimmo Matt. Incredibile ma vero, riuscimmo a convincerlo a fermarsi alIn-and-Out-Burger, visto che non avevamo ancora mangiato.

Ci registrammo al RPF del Big Blue e ci indirizzarono a una cuccetta di un dormitorio super affollato con una quarantina di altri uomini, da soffitto a pavimento. Dovevamo sempre indossare jeans neri e una maglietta o un maglione grigi, la “divisa” del RPF. In quel periodo sul programma c’erano circa 200 persone, uomini e donne. Naturalmente non potevamo telefonare, e non potevamo parlare con nessun esterno al programma. Cominciammo a lavorare nella cosiddetta “Fabbrica di PAC”, una enorme falegnameria nelle viscere del Complesso. Ci stavano già lavorando centinaia di RPFer, costruivano mobili per le org di Scientology. Ci assegnarono a una squadra e decidemmo entrambi di comportarci al meglio e uscire di lì il prima possibile.

Il giorno dopo fummo convocati nell’ufficio dell’incaricato del RPF, che ci passò il telefono. Era Murphy. «Ehi, voi due non siete sul RPF» disse. «Dovete presentarvi al PAC Base Crew per un incarico». Io e Foster ci guardammo increduli. Probabilmente la nostra fu la permanenza più breve sul RPF di tutti i tempi.

La PAC Base Crew era l’organizzazione incaricata di tutte le manutenzioni del Big Blue – meccaniche, elettriche, edili. Gestivano anche la cambusa (cucine) e il parco automezzi, oltre che la Fabbrica di PAC. Foster venne mandato in fabbrica e io alle rifiniture, dove si passava il mordente, si dipingevano e laccavano i mobili finiti. Quella sera io e Foster ci ritrovammo a passeggiare per le vie di Los Angeles, ridendo come pazzi per lo strano capovolgimento degli eventi e la relativa libertà. Era Natale.

Jeff nella falegnameria di PAC Mill nella zona finiture

Imparai tutto quel che c’era da sapere sulle rifiniture dei mobili, tecniche di pennello e di spray. Gestii anche il laboratorio di tappezzeria e imparai a rivestire sedie e poltrone. La mia amica Caroline Mustard, che adesso stava sul RPF, dirigeva la squadra dei tappezzieri. Foster, con le sue competenze informatiche, prese possesso di un router CNC (controllo numerico) e lo mise in funzione. Vivevamo in un dormitorio affollato nell’edificio principale.

Scrivevo a Cathy tutte le settimane. A volte veniva giù a PAC Base per degli event o per delle riunioni di venditori. Ogni volta cercavo di incontrarla. Era difficile e imbarazzante, se ci avessero visti insieme troppo spesso qualcuno poteva fare un Rapporto per Conoscenza. In seguito mi disse che alla Base riceveva continue pressioni per divorziare. Ma lei rifiutava.

Nel gennaio del 2003 Jean Michel Wargniez, Int. Management Public Relation Officer, venne a trovarci dalla Base. Conoscevo bene JM, ma ovviamente dovevo chiamarlo “Signore”. Voleva sapere se la Fabbrica poteva costruire trofei. Ne volevano uno grosso a forma del Saint Hill Manor in Inghilterra, da dare in premio alle organizzazioni di Scientology che raggiungevano “le dimensioni di Saint Hill” – una gara per le org che fungeva da incentivo. Ai tempi di Hubbard negli anni ’60 la Saint Hill Organization aveva centinaia di staff e ogni organizzazione che avesse raggiunto quelle dimensioni avrebbe ricevuto quel premio “Saint Hill Size”. Avevano già contattato diverse fabbriche di trofei, che avevano fatto dei preventivi sui 10.000 dollari l’uno. Io e Foster dicemmo che li avremmo fatti per molto meno. Foster usò dei progetti tridimensionali del Maniero e programmò il controllo numerico. Poi li incise nella formica: finestre, consistenza dei mattoni, tutto. Intanto io dirigevo una squadra di RPFer che modellò le balaustre, le colonne, i vasi. Poi montammo tutti i pezzi in un modello in scala composto di 30 pezzi, ne facemmo degli stampi in gomma che riempimmo con una colata di resina. Imparai una tecnica chiamata “colata di metallo freddo” che consisteva nel miscelare la resina a schegge di rame e ottone. Poi montammo i pezzi di resina e li lucidammo fino a farli risplendere. Il risultato finale sembrava proprio un modello in bronzo del Saint Hill Manor – che montammo su una base nera brillante con una targa. Impiegammo sette settimane – compreso imparare come farlo. Costo totale circa 500 dollari. Conservai tutti i modelli e documentai esattamente il procedimento per usi futuri.

Il nostro progetto completato – Il Trofeo della Saint Hill Size

A marzo venni promosso Direttore delle Arti e della Cartellonistica, e progettai e costruii tutti i tabelloni del nuovo centro Applied Scholastics in Missouri – nei tempi prestabiliti e con un budget inferiore al preventivato.

Ero nel mio ufficio un giorno di aprile quando si aprì la porta ed entrò David Miscavige, accompagnato da Shelly e Lou. Stava facendo una ispezione del Big Blue. «Jeff, che ci fai qui?» mi chiese.

Cercai di spiegargli la mia promozione a Direttore delle Arti e della Cartellonistica, ma saltò fuori che non sapeva nemmeno che fossi al Complesso. Non so dove pensava che fossi – o se si fosse mai posto il problema.

Ma qualcosa si mise in moto.

Un paio di settimane dopo chiamò Murphy, la Guardia di Sicurezza di Gold: «Devi prendere il prossimo pulmino per la Base».

Capitolo Sedici: Nove vite

(seconda parte)

I famosi “archivi piatti” del CMU dove al  COB piaceva parlare alla sua corte.

Da sinistra a destra, artista del CMU Thomas Bourke, Carrie Cook, Kerrie Francis e Cynthia Coleman

All’arrivo trovai Cathy ad accogliermi. Mi abbracciò stretto. «Sapevo che stavi tornando» sussurrò. Era aprile 2003 ed ero appena tornato alla Base dopo quattro mesi di esilio al Big Blue di Los Angeles.

Mi stupii di vedermi riaccettato alla Base come se non fosse successo niente. Cominciarono a chiamarmi “Nove Vite”. Tornavo sempre. Del resto quello era il motto della Sea Org, giusto? We Come Back.

Durante la mia assenza non era successo assolutamente niente per il marketing delle conferenze. Niente progetti per nuove pubblicazioni, niente scrittura o design delle nuove pubblicità. Era come se tutto fosse rimasto congelato. Miscavige aveva ordinato l’istituzione di una Lecture Marketing Team. Yael non ne avrebbe fatto parte – scoprii che aveva fatto blow.

Una sera ci dissero di presentarci tutti alla MCI per una riunione il cui unico scopo era nominare una Squadra Marketing Conferenze – e “conformarsi” all’ordine del COB. Chiesero volontari e capii di non avere scelta – perché sennò mi avevano richiamato da LA? Mi feci avanti e tra centinaia di staff i volontari furono circa una dozzina. Alla fine il campo si restrinse a quattro persone: io, Dan Koon, Mariette Lindstein (ex staff di RTC che ora lavorava alla CMU) e Cebron Walker (uno staff del LRH Personal Public Relations Bureau). Dopo un controllo minuzioso la nuova Lectures Marketing Unit venne approvata. Il capo sarebbe stato Dan, e io il copywriter.

Ancora una volta c’erano degli event in arrivo e dovevamo decidere che cosa pubblicare. Il primo era quello del 9 maggio – l’Event dell’Anniversario di Dianetics. Decidemmo per una serie di conferenze che Hubbard aveva registrato nel 1951, intitolate Conferenze della Valutazione Umana, che avrebbero accompagnato il libro Scienza della Sopravvivenza. Per l’Event dell’Anniversario del Viaggio Inaugurale della Freewinds optammo invece per uno dei primi Congressi di Hubbard. Mi misi all’opera con il lavoro di scrittura.

Mi ordinarono anche di rifare il Rundown di Purificazione. Lo avevo già fatto due volte, ma si decise che la radice di tutti i miei “problemi” era lì. Avrei semplicemente dovuto continuare a farlo fino a che non mi fossi ripulito da tutte le tossine e l’LSD, diventando un bravo membro dello staff della Base.

Un giorno Miscavige venne in ispezione alla CMU e si bloccò di scatto in mezzo della stanza, indicandomi con il dito. «Che cosa ci fa lui qui?» domandò. Mi scortarono immediatamente fuori. Non potevo più stare fisicamente nella CMU. Con una delle loro soluzioni demenziali venni messo a lavorare con il mio computer e tutti i miei materiali in un ufficio del seminterrato di CMO. Avrei lavorato da lì, semplicemente non potevo stare nella CMU altrimenti avrei «turbato il COB».

Un giorno tutta Gold fu convocata alla MCI per una riunione speciale e obbligatoria. Al nostro arrivo c’erano già tutti gli exec di Gold, di CMO Int e di RTC. Nella stanza c’era uno strano cerchio di sedie. Mi ordinarono di sedermi. Scoprii presto che le sedie erano per i “piantagrane” di Gold – praticamente chiunque a Gold non facesse nulla, non sottoponesse nulla al COB, non producesse nulla. Erano quelle le persone che «provocavano problemi sulle linee del COB» – praticamente tutti quelli che stavano sulle sue linee. C’erano anche Dan e Mariette.

Ogni “piantagrane” doveva alzarsi di fronte al gruppo e confessare i suoi crimini, descrivere “la base criminale operativa” o “op” che stava usando per dar torto a Miscavige e sabotare i suoi progetti. L’atmosfera da circo romano era ben oltre quanto avessi mai sperimentato in precedenza. La folla voleva il sangue.

Uno ad uno dal cerchio si alzarono i “piantagrane” cercando di dire qualcosa, qualsiasi cosa, per saziare quella smania di sangue. «Non è abbastanza!» gridava qualcuno. «Avanti, dicci i tuoi veri crimini!». Vidi più d’uno spezzarsi. Jim Mortland, uomo che rispettavo e a cui volevo bene, fu portato via in lacrime.

Infine venne il mio turno. Cercai di dire qualcosa ma venni messo quasi subito a tacere. Clark Morton, un tizio muscoloso del Cine Props Department, si alzò e urlò: «Dai su, dicci i tuoi veri crimini!» Clark era un ex executive di CMO, ora declassato a trovarobe per Cine. Nello sbraitare era diventato violaceo in volto. Sentii alzarsi una voce dietro di me: «Quello è il tizio che ha mentito a LRH!» Era Nathan Story, un exec di Gold. La folla invocava il mio sangue.

Ai primi di settembre 2003 venni di nuovo scaricato. Mi portarono al “Int Ranch”, proprietà a circa otto miglia dalla Base chiamata assurdamente “Happy Valley”. Era stata usata come campo di detenzione RPF per la Base, ma Miscavige aveva chiuso il RPF Int e mandava tutti a LA. Da allora la Valle Felice era quasi deserta salvo che per una piccola squadra di manutenzione diretta da una bionda di nome Rikki Drake. Rikki era la RTC Rep di Clearwater all’epoca del flap di Lisa McPherson. Spedita via di corsa da Clearwater e sequestrata al Ranch, da allora non poteva parlare con nessuno. Entrai nel piccolo gruppo degli altri scaricati che stavano rimettendo in sesto il Ranch per i futuri candidati in arrivo. Scoprimmo infatti che erano previste almeno altre 60 persone, Miscavige stava facendo pulizia alla Base.

Dan Koon non aveva saputo nulla del mio licenziamento e quando lo scoprì fece scoppiare un casino riuscendo a farmi tornare alla Base. Lasciai il Ranch proprio mentre da lì stava arrivando un autobus pieno di gente.

Restai un mesetto nel mio ufficio nel seminterrato, cercavo di scrivere ma il resto degli staff di Gold mi evitava. Poi a metà ottobre, senza motivo apparente, venni rimandato al Ranch – che adesso era pieno di gente, tutti in tenuta da lavoro e tutti pronti per essere cacciati. Nessuno conosceva la sua destinazione. Non sapevamo se ci avrebbero smistati in un’altra organizzazione Scientology o scaricati definitivamente dalla Sea Org. Nessuno sapeva niente.

Cominciarono a mandarci degli scatoloni con le nostre cose. Dovevamo setacciare tutto, gettare quello che non volevamo tenere e assicurarci che tutti i “materiali confidenziali” venissero eliminati – tutto quello con sopra l’indirizzo della Base, le foto della Base ecc. Convocarono in ufficio uno ad uno per la consegna della dichiarazione di “Persona Soppressiva”. Hubbard aveva ordinato che chi veniva scaricato dalla Base doveva essere dichiarato Soppressivo.

Supponendo che sarei stato scaricato dalla Sea Org mi dimisi di mio. Ero terrorizzato al pensiero di non rivedere più Cathy.

Mi mandarono a fare il taglialegna assieme ad altri due tizi, Jason Bennick e Micky Estrada. Jason era un omino irascibile, un ex CO di Gold. A un certo punto era stato uno dei favoriti di Miscavige, ma adesso era caduto in disgrazia. Mickey era stato il batterista dei Golden Era Musicians.

Sulla proprietà erano stati abbattuti diversi alberi morti e noi dovevamo tagliarli e poi spaccare la legna che sarebbe stata venduta per i caminetti. Usavamo mazze e cunei oppure l’ascia, a volte una motosega. Era un lavoro fisico molto duro e divertente e mi rimisi in gran forma. Jason e Mickey erano parecchio simpatici, sul lavoro ci raccontavamo un sacco di barzellette e ridevamo. A un certo punto accennai a Jason che mio nonno mi chiamava “Jeffer”, che nel suo forte accento del Tennessee suonava come “Jeffa”. Gli piacque moltissimo e da quel momento in poi tutti presero a chiamarmi “Jeffa”.

Un giorno Jason, Mickey e alcuni altri scomparvero improvvisamente. Succedeva proprio così, la gente scompariva. Poi una settimana più tardi, ai primi di dicembre, mi dissero di preparare i bagagli e di salire su un pulmino con un gruppetto d’altri. Stavo andando via – non sapevo dove.

Il viaggio fu parecchio lungo, prima verso LA, poi dentro LA, poi imboccammo la 5 verso nord e prendemmo a salire per una strada di montagna, miglio dopo miglio. Sembrava che non dovessimo mai arrivare. Alla fine ci fermammo in quello che sembrava un ranch, la notte era gelida. Venimmo spinti dentro uno dei bungalow dove un gruppo di persone era rannicchiato accanto al fuoco. «Jeffa!» disse una voce.

Jason mi spiegò che cosa stava succedendo. Ci era stata data “una ultima possibilità” al “PAC Ranch” nelle montagne di Santa Clarita, California, a un’ora di macchina da LA. Il Ranch era servito come convitto per i bambini Sea Org, per tenerli fuori dai piedi dei genitori che dovevano concentrarsi sul lavoro. Ma adesso i bambini erano cresciuti e la scuola era stata chiusa. La chiesa stava considerando un paio di opzioni: vendere la proprietà oppure trasformarla in un centro riabilitativo Narconon. In caso di vendita la proprietà andava ripulita e sistemata. In caso di trasformazione in Narconon bisognava fare un progetto di fattibilità e ottenere il permesso dalla contea. Noi avremmo fatto entrambe le cose.

Il mattino successivo riuscii a dare un’occhiata al Ranch. Era annidato a 1200 metri di quota nel Bouquet Canyon, a poco più di un chilometro dalla omonima Riserva. Faceva un freddo cane ma era molto bello – e lontano, molto lontano dalla Base. Cominciammo tutti a rilassarci un po’. Come purgatorio non era male.

Bouquet Canyon Reservoir

Al Ranch eravamo circa 35. La sola supervisione della Base era un MAA di nome Chris Guider che si faceva vedere circa una volta alla settimana. Per il resto eravamo soli. E, cosa straordinaria, non avevamo restrizioni – potevamo andare e venire come volevamo, andare in città per i rifornimenti e cose del genere. In quel nuovo spirito di libertà chiesi che dalla Base mi mandassero la mia auto e Chris me la portò la volta dopo. È stupefacente che nessuno abbia fatto “blow”, ma prendevamo sul serio quella “seconda possibilità”.

Jim Mortland assunse la leadership. Era stato Estates Secretary di Gold – la divisione che si occupa di terreni, manutenzione edifici e costruzioni della Base, e sapeva come gestire un progetto del genere. Il suo Ufficiale Organizzativo era Sarah Blythe, con esperienza in progettazione architettonica, design e costruzioni. Jim e Sarah mi piacevano, erano cordiali e disponibili. Era chiaro che non ci sarebbero state urla, strepiti, abusi.

Mettemmo in piedi una organizzazione rudimentale – tre delle donne vennero messe alla “cambusa” – preparavano i pasti. Il resto si divise in due squadre. Alla mattina ripulivamo la proprietà. Alcuni abbattevano la boscaglia e radunavano i rifiuti, altri riparavano l’impianto elettrico e idraulico. Al pomeriggio lavoravamo sullo studio di fattibilità del Narconon.

Stavo già pensando a una nuova carriera in Scientology. Non avevo intenzione di tornare alla Base. Mi ero già interessato di architettura e mi sarebbe piaciuto continuare. Sapevo che a LA c’era un grande studio che disegnava i locali di tutte le nuove org. Forse avrei potuto approfondire lo studio e andare a lavorare lì. Ne parlai con Sarah, volevo fare la progettazione architettonica necessaria per il progetto di fattibilità.

La Progettazione Edifici venne assegnata a tre di noi: io, Jacquie Kenenaar e Cynthia Coleman. Cynthia era stata una dei miei artisti alla CMU. Ci saremmo occupati della progettazione e organizzato una presentazione per la contea.

Avevo ancora qualche soldo e ordinai per posta un bel portatile Dell. Jacquie e Cynthia fecero altrettanto, aggiungendo anche una stampante. Mi procurai anche del software adeguato per il disegno, l’AutoCAD. Sarah riuscì a farsi mandare un programma dall’ufficio architetti di LA, usato per i modelli 3D degli stabili. Si chiamava AutoVis, una versione tridimensionale di Studio Max con un sacco di funzioni utili. Non sapevo nulla di quel programma ma ero determinato a imparare. Ci organizzammo decisamente bene – tutto a nostre spese.

Arrivò Natale e passò, ancora una volta senza Cathy. Avevo ordinato per corrispondenza alcuni regali per lei, che le feci avere. Alla vigilia di Natale Chris era arrivato con una grossa sporta di regali da parte di mia moglie – più che altro leccornie natalizie e indumenti caldi, e apprezzai entrambi.

Scrivevo a Cathy tutte le settimane, le mandavo le foto che facevo al Ranch, a volte qualche poesia ma non ricevevo mai lettere sue. In seguito scoprii che anche lei mi scriveva ogni settimana ma non ricevette mai le mie missive. Le nostre lettere si impilavano in un raccoglitore dell’ufficio della vigilanza nel seminterrato del Building 36. Frattanto Cathy, naturalmente, stava ricevendo pressioni per divorziare, ma rifiutò.

La nostra routine di lavoro cominciò a prendere il ritmo giusto. Al mattino, quando faceva molto freddo, lavoravamo nel bosco. Al pomeriggio ci dedicavamo al progetto Narconon. Alla sera studiavamo. Io mi impegnavo sul programma AutoVIS.

Riuscimmo a procurarci delle mappe topografiche del Ranch che scannerizzammo e ci diedero l’idea dell’estensione della proprietà. Ma non avevamo le piante degli edifici esistenti e per prima cosa misurammo tutto. Con quelle misurazioni e con l’AutoCAD feci delle proiezioni accurate di tutti gli edifici, fortunatamente il programma era facile da usare. Altri membri della squadra calcolavano il numero degli edifici necessari per aprire un Narconon e poi facemmo una seconda serie di piante per mostrare l’estensione degli stabili esistenti, e dei nuovi.

La proprietà sarebbe diventata la vetrina del Narconon per la California Meridionale, parte del progetto comprendeva perciò un grande centro convegni/informazioni/auditorium da costruire vicino all’ingresso. Ne feci una pianta e anche un modello 3D al computer. Lo concepii come una sorta di grande rifugio di montagna in tronchi.

Avevo iniziato a studiare l’AudioVIS ai primi di gennaio e nel giro di quattro settimane ero diventato esperto. Progettai un 3D decisamente sofisticato del Centro Informazioni, completo di muri a secco, vetri, rifiniture in legno e metallo. Adoravo quel lavoro. Volevo farne la mia nuova carriera nell’ufficio architetti della chiesa. Ero sicuro che in qualche modo Cathy mi avrebbe raggiunto a Los Angeles.

La proposta per il Centro informazioni, modello creato in AutoVIS

Stranamente però arrivò l’ordine di rifare il Purification Rundown. Al Ranch non avevamo le strutture adeguate e ogni giorno andavo in macchina a LA per le cinque ore quotidiane del programma. Veniva con me un certo Wolfi Frank, tedesco, che doveva fare auditing tutti i giorni. Alla sera lavoravo.

Completammo la presentazione e Ken Hoden (anche lui nella nostra squadra) la portò alla contea. Molto dopo aver lasciato Scientology venni a sapere che il progetto era stato approvato ma che la chiesa era ora in lotta con i residenti locali che non volevano avere un Narconon nelle vicinanze. E non fu mai costruito.

Ai primi di febbraio Sarah mi chiamò nel suo ufficio. Aveva appena parlato al telefono con Chris Guider. «Che ne diresti di tornare alla Base?» mi chiese.

Con sua grande sorpresa, e anche mia, cominciai a piangere. «No» riuscii a dire alla fine. «No, non voglio tornare laggiù». Sarah disse che mi capiva e che avrebbe avvertito Chris.

Ma certe decisioni non dipendevano certo da me. La sera dopo Jim mi raggiunse di corsa per dirmi che dovevo subito saltare in macchina e correresubito alla Base per una riunione. Cercai di obiettare ma non si potevano contestare gli ordini. Chiunque gli avesse consegnato il messaggio lo aveva terrorizzato, e Jim mi tallonò fino a che non salii in macchina e uscii dal cancello.

Imboccai la vecchia Pearblossom Highway che attraversa il deserto, poi superai il Passo Cajon sulla 15. Avevo un sacco di tempo per pensare. Parte di me era terrorizzata all’idea di tornare alla Base. Ma l’altra pensava alla donna meravigliosa che mi aspettava e guidando nella notte la visione di Cathy ebbe il sopravvento sugli altri pensieri.

Entrai alla Base verso le undici di sera e venni accompagnato di volata nella sala conferenze del Building 36, dove attesi per un’oretta. Alla fine si aprì la porta ed entrò David Miscavige – da solo. Era una cosa insolita – normalmente era accompagnato da un grosso entourage.

«Hai sentito che Dan Koon ha fatto blow?» mi chiese. Scossi la testa.

«Sì, se l’è svignata in gennaio» aggiunse, «così sono disponibile a prendere in considerazione l’idea di avere scaricato il tizio sbagliato».

Miscavige mi fece l’elenco di ciò che gli serviva. Era ancora infiammato sulle conferenze di Hubbard su CD – era la sua priorità più alta e perciò la priorità più alta della Base. La prima da pubblicare doveva essere “I Fondamenti” o “Pietre Miliari” – il titolo non era ancora stato deciso. Erano conferenze che avrebbero ognuna accompagnato un libro particolare di LRH, c’erano una decina di queste combinazioni libro-conferenza. Riprodurre le lezioni su CD e fare il packaging era abbastanza semplice ma ogni serie di conferenze doveva essere accompagnata da un opuscolo con saggi scritti in quel periodo, oltre che una introduzione per ogni serie. Miscavige voleva che di quelle introduzioni mi occupassi io. Bisognava fare ricerca e dovevano essere ben scritte, dovevo spiegare la storia di Scientology e gli sviluppi tecnici che avevano portato a quella particolare serie di conferenze. Dan aveva iniziato il lavoro ma se ne era andato. E avevano richiamato me. Un’altra chance di gloria.

Appena terminata la riunione corsi a cercare Cathy e ci abbracciammo a lungo. Adesso viveva in un dormitorio ma riuscimmo in fretta a riavere la nostra vecchia stanza. Mi organizzai una scrivania alla CMU. C’era un nuovo Lecture Marketing Officer, Rick Cruzen. Rick era alla Base da sempre e aveva lavorato in molti settori, quasi sempre all’Audio. Era un tipo in gamba, con la reputazione di saper risolvere i problemi. Era lieto di avere il mio aiuto e cominciammo a lavorare insieme all’uscita dei CD.

Il giorno dopo Miscavige arrivò alla CMU e prese il suo solito posto sulle cartelline appiattite, con tutti gli staff e i diversi executive dall’altra parte. Ci informò dei suoi abituali pettegolezzi: «Avete sentito che cosa succede lassù al PAC Ranch?»

Saltò fuori che Jim Mortland e Sarah Blythe avevano una “out-2D”. Era stato Jason a scoprirlo e a fare rapporto. Miscavige mi incolpò per non essermene accorto e per non avere fatto io stesso rapporto. Ci disse che erano stati tutti mandate sul RPF, tutti nessuno escluso. «Te la sei cavata per un pelo».

La Base sembrava deserta. Nell’ultimo anno c’erano stati un sacco di licenziamenti, adesso non c’erano più di 350 staff. Al suo massimo ne aveva avuti quasi mille, ora eravamo ridotti a un terzo. Miscavige continuava a parlare di «tagliare i rami secchi» e di «sbarazzarsi degli SP». Aveva anche minacciato di chiudere la Base del tutto. Scoprii che CMO International e Executive Strata erano confinati – non potevano andare a casa. Erano lì già da tre mesi. Dormivano sotto le scrivanie e facevano la doccia nel garage. Si diceva che Miscavige li avesse «dichiarati tutti SP» e stessero elaborando i loro “passi dalla A alla E” nella sala conferenze di CMO Int. I “passi dalla A alla E” sono quelli che devono fare gli SP per riabilitarsi. Miscavige aveva anche messo tutti su “lavoro MEST”, ripulire le fosse settiche sul lato orientale della proprietà.

Aveva detto a CMO Int e a Exec Strata che “non esistevano sull’organigramma”. Mi sembrava strano perché entrambe le organizzazioni c’erano da anni ma DM insisteva che l’organigramma era sbagliato e lui non ne aveva approvato uno nuovo. Per cui passavano ore e ore a revisionare l’organigramma e a sottoporlo a Miscavige, che regolarmente respingeva qualsiasi cosa gli sottoponessero. Intanto gli aveva detto che nessuno era sul posto, proprio perché non esisteva un organigramma. La cosa andò avanti così per anni. Marc Yager, Guillaume Lesevre e Mike Rinder passavano un sacco di tempo “su ponti”. Li vedevamo giù alla “palude” vicino a OGH a ripulire la boscaglia in tuta da lavoro. Al momento degli event venivano tolti dai decks, fatti esercitare e messi di fronte alle telecamere a leggere il gobbo. Sono sicuro che il pubblico Scientology non aveva idea del perché erano così abbronzati.

Anche RTC era stato decimato. Tutto il suo staff, salvo quello personale di Miscavige, era stato improvvisamente retrocesso a CMO International. Tra loro anche executive veterani come Greg e Sue Wilhere e Norman Starkey. Adesso stavano tutti a CMO Int in un guazzabuglio di “senza posto”. Al vertice di Scientology non c’era più nessun executive salvo una persona – David Miscavige. Era lui, era solo, era incontestato e incontrastato, la sua parola era legge.

Io continuavo a lavorare e scrissi le prime quattro introduzioni richieste. Un giorno il COB arrivò alla CMU e, come solito, tenne corte sulle cartelle appiattite. Cominciò a tuonare contro di me: «questo è il tizio che ha sabotato tutte le uscite dei CD!» proclamò. Pretese di vedere quello che stavo facendo. Gli portai le quattro introduzioni, che lui scaraventò sul bancone.

«Posso scaricarti di nuovo, sai» sbraitò. «Andrai a girare hamburger da McDonalds!»

«Sissignore» balbettai.

«Sissignore? Sissignore?» urlò. « Tu vuoi essere scaricato? Portatelo via di qui!»

Gerald Duncan, il Capo MAA, mi afferrò e spinse giù negli uffici di HCO dove venni chiuso in una stanza con l’ordine di cominciare a scrivere i miei crimini. Qualche minuto dopo arrivò qualcuno di corsa da CMU: «Presto, ti rivogliono su subito!».

Corsi su. Miscavige era ancora lì, circondato dal gruppo ma tutti stranamente tranquilli. Stava leggendo le mie introduzioni e facendo annotazioni.

«Sono decisamente buone» disse alla fine, come se nulla fosse successo. «Ho fatto delle note sulle cose da sistemare ma sono ben fatte». Mi porse i documenti.

Ero salvo – almeno per il momento.

Cominciai a lavorare febbrilmente per completare il resto delle introduzioni richieste. Ero uno del gruppo sul “programma del COB”, vale a dire restare alzato fino a notte fonda e poi tornare a mezzogiorno. Di solito ci convocavano per una riunione con Miscavige nel tardo pomeriggio o alla sera, e la cosa poteva protrarsi per ore. Revisionava il lavoro fatto e di solito ne faceva coriandoli, poi ordinava che cosa bisognava fare. «E lo voglio sulla mia scrivania per prima cosa domattina». Visto che le riunioni spesso non terminavano prima di mezzanotte tornavamo subito al lavoro.

Per me divenne usuale tornare a casa mentre Cathy si alzava. Poi se ero fortunato dormivo qualche ora e prendevo l’autobus di mezzogiorno per la Base, pronto per un altro round. Per tutto il 2004 non dormii più di 4 ore al giorno, forse meno.

Non sapevi mai come sarebbe finita una riunione. Nel corso di una pausa nei Lower Lodges Miscavige mi schiaffeggiò ripetutamente, poi si avventò su Marc Yager e lo buttò a terra. Una volta stava facendo un giro al “Building 50” – quello di RTC – con un gruppo di executive. L’edificio era quasi deserto. Stava dicendo che un giorno ci avrebbe fatto trasferire CMO International e mentre ci spostavamo da un ufficio all’altro descriveva che cosa si poteva mettere in ogni stanza. Nell’uscire mi passò davanti e mi sferrò un pugno in pieno stomaco. «Riesco a sentire l’odore di PR nere lontano un miglio» disse. Cercai di replicare ma non riuscivo a respirare.

In mezzo al Building 50 c’era un vasto cortile coperto alto due piani. Miscavige ne fece una sorta di sala conferenze privata per vantarsi del suo testosterone. Gli piaceva mettere assieme tutti i progetti ricevuti, impilarli sui tavoli e dire: «Guardate qui di quanta roba mi devo occupare. In questa Base devo portare io tutti gli hat!». Al contempo però insisteva per vedere tutto e controllare tutto, solo lui poteva dare l’approvazione finale.

A una di quelle riunioni sollevò di peso dalla sedia Mike Rinder e lo gettò a terra. Mike, come molti altri exec di CMO Int, aveva cercato di accattivarsi i suoi favori impossessandosi di alcuni dei “Fondamenti” per “maneggiarli”. La cosa veniva vista come un cammino di redenzione – ma molto più spesso era un cammino verso la catastrofe perché Miscavige cestinava tutti i loro sforzi. Una delle sue punizioni preferite era far correre gli executive intorno al Building 50, a volte mandava a correre tutti i presenti – 25 o 50 giri intorno allo stabile.

Un’altra punizione era il “fuori bordo”. Il trasgressore veniva portato in piscina e i MAA lo gettavano dentro completamente vestito. Dopo il 2000 quello fu l’unico uso della piscina. Naturalmente qualsiasi punizione comminata dal COB veniva subito replicata in tutta la Base, per cui i “fuori bordo” e i “giri di corsa” divennero la norma. Una sera eravamo tutti al Castello per un’adunata di Gold e al primo rifiuto di un mio lavoro venni mandato a fare 15 giri intorno all’edificio, che era enorme. Qualcosa come tre chilometri. Avevo le scarpe da città, non ti permettevano di mettere quelle da jogging.

Il piede sinistro si scorticò completamente, faceva un male cane. Nelle poche ore a casa cercai di fasciarmelo alla meglio e poi tornai al lavoro. La sera dopo mi sentivo strano e febbricitante e mi trascinai già alla MCI per vedere di mangiare qualcosa, ma svenni sul pavimento. Mi trovò una delle guardie. Arrivai dall’Ufficiale Medico con la febbre molto alta l’infezione rossastra che stava salendo lungo gamba. Restai in infermeria per una settimana, e poi fui costretto a camminare con le stampelle. Naturalmente venni accusato di «Far sentire in torto il COB» che mi aveva ordinato di correre.

A dicembre il COB era a LA e ordinò a un gruppo di raggiungerlo. C’erano tutti gli executive chiave, Marc Yager, Giullaume, David Bloomberg, Norman Starkey e tanti altri. Fecero partire anche me e Rick Cruzen, e Michela e Manu della CMU. Manu adesso era il CO CMU. Miscavige lavorava nel palazzo di ASI su Hollywood Boulevard e ci disse di prendere possesso del pian terreno. Era una follia. Avevamo tutti un lavoro da fare e ci mandarono camionate di roba con l’occorrente. L’ufficio era un casino infernale. Facevamo lunghe e offensive riunioni con DM in cui tutti cercavano freneticamente di fare qualcosa. Era una tipica e colossale perdita di tempo e Henning Berndorff approfittò dell’occasione per prendermi a pugni diverse volte.

Durante una riunione Miscavige disse a me, Michela e Manu che eravamo licenziati in tronco, sbattuti per strada. Ci alzammo e uscimmo dalla porta principale, direttamente in strada. Poi le porte si aprirono di nuovo e gli altri ci rincorsero per riportarci dentro. «Che cosa pensavate di fare, andandovene?» chiesero. «Dovete avere di sicuro dei crimini!». Per me era veramente troppo difficile da capire. Fui felice quando alla fine ci riportarono alla Base.

Stranamente però ci concessero una mezza giornata di libertà per le compere di Natale. Con Cathy andammo al centro commerciale di Cabazon. Sapevo che non ci avrebbero mai dato libero il Natale e fingemmo che Natale fosse quel giorno. Comprai a Cathy tutto quello che desiderava, vide un abito da 500 dollari che le piaceva – le dissi di prenderlo. Ce ne andammo un po’ a spasso e poi ci fermammo per un caffè. Era la prima volta che trascorrevamo assieme qualcosa che assomigliava a un giorno libero. Sarebbe stata anche l’ultima.

Cathy era felice. Alla fine avevano approvato la sua richiesta di diventare Port Captain di Gold, vale a dire che avrebbe gestito le pubbliche relazioni e i rapporti con le comunità, la cosa che amava più fare.

Terminai tutte le introduzioni ai “Fondamenti” e cominciai i “Congressi”, cioè i grandi event di Hubbard, un week end intero di lezioni. Ce n’erano una ventina. Per riuscire a finire in tempo il COB mise al lavoro tre persone a tempo pieno – me, Rick Cruzen e il biografo di LRH, Dan Sherman. Nel corso degli anni avevo lavorato con lui a fasi alterne, sarebbe dovuto essere il “Biografo Ufficiale di LRH” ma non c’era nessuna biografia in arrivo. Dan lavorava soprattutto sui “Ron’s Magazines” – agiografie sulla vita di Hubbard – oppure scriveva i discorsi del COB.

Miscavige ci voleva vicini e fece attrezzare un ufficio d’angolo del Building 50. Il suo staff personale fu contento di vederci, «l’edificio era così vuoto» dissero. Era vero: salvo Miscavige e il suo staff personale non c’era nessuno. Una grossa scatola vuota.

Quando lavoravamo fino a notte fonda lo sentivamo sbraitare nella sua sala conferenze privata nel cortile interno, mentre arrostiva qualche executive. Non riuscivamo a capire le parole, solo i suoi ululati rimbombanti nell’edificio vuoto, come un animale idrofobo intrappolato nelle profondità di un grande labirinto.

I rapporti tra me e Miscavige, che non erano mai stati buoni, peggiorarono. Mi ritrovai presto escluso dalle riunioni. Quando arrivavo, diceva: «Portatelo fuori di qui!» e venivo scortato via per «non turbare il COB». Una volta si voltò verso Rick e mi indicò dicendo: «Guarda questo tizio. Vorrebbe prendermi a pugni. Vorrei che lo facesse, così potrei veramente scaricarlo».

Tutto arrivò infine a compimento dopo una riunione particolarmente fastidiosa del febbraio del 2005 quando decisero che meritavo un “fuori bordo”. Mi permisero di cambiarmi e di indossare una tuta blu da lavoro, poi mi accompagnarono al lago. Era presente anche Danny Dunegan della vigilanza in caso “succedesse qualcosa”. Dopo tutto ero un uomo di 58 anni, era una notte di metà febbraio nel deserto, e il lago era gelido. Camminai sulla passerella e il MAA mi diede una spinta. Non mi aspettavo che l’acqua fosse così fredda. Annaspando per respirare guadagnai la riva e mi tirarono su, zuppo e tremante. Mi rimisi l’uniforme e tornai alla CMU. Manu, il CO CMU, mi disse che Rick Cruzen era su al Building 50 con il COB. A quel punto il MAA venne a dirci che tutti dovevano “mettersi in sicurezza” (andare a casa) SUBITO. Era un ordine del COB! Gli autobus si sarebbero trattenuti fino a che non fossimo stati tutti a bordo. Io e Manu non sapevamo che fare. Se ce ne andavamo con Rick ancora in riunione con il COB ci mettevamo nei guai. Ma potevamo anche metterci nei guai se non avessimo obbedito all’ordine del COB di andarcene. Alla fine l’autobus ebbe la meglio.

Ci affollammo sulle vetture, i soli posti vuoti erano quelli in fondo. Poi sentimmo che Miscavige era uscito dal Building 50 e stava facendo una ispezione per accertarsi che fossero tutti sugli autobus.

Apparve all’improvviso e cominciò a scendere lungo il corridoio, scrutando le facce. E alla fine mi vide seduto dietro.

«Lo sapevi che ero ancora in riunione con Rick Cruzen?» mi chiese. «Sissignore».

Si rivolse a tutto l’autobus. «Vedete questo? Vedete il livello di responsabilità con cui ho a che fare? Lui sa che sono in riunione con il suo senior e ha deciso di andare a casa!» Il pubblico impaziente fece gli appropriati rumori di disgusto e di virtuosa rabbia.

«Sono stufo di avere a che fare con degli idioti» disse. «Ogni membro dello staff della Base deve andare a casa questa sera e prendere una decisione, se vogliono diventare veri membri della Sea Org oppure no». E uscì a lunghi passi dal bus. Io e Manu fummo fatti scendere tra un coro di parolacce. Dopo un po’ di discussione tra gli exec di Gold, ci spinsero di nuovo sul bus per andarcene a casa.

Cathy era già arrivata. Mi diede un’occhiata a capì che era successo qualcosa.

«Che c’è?» mi chiese.

Cercai di spiegarle che prima mi avevano gettato nel lago, poi gli eventi sul bus. Lei non riusciva a capire di che cosa stessi parlando, sono certo che le sembravo mezzo matto. Alla fine fece l’unica cosa che poteva fare per calmarmi – mi disse di pulire l’appartamento. Lavoro MEST, il solvente universale.

Riordinai distrattamente casa. Eravamo arrivati al capolinea. Dovevo ripulirmi una volta per tutte.

Domani, domani sarà un altro giorno, un coraggioso nuovo giorno. Mi sarei purificato. Avrei confessato tutto, tutto di tutto. Avrei raggiunto gli angoli più oscuri e reconditi della mia anima, l’essenza stessa del mio essere, dragato e vomitato ogni mio odio segreto, ogni vile perversione e feticcio, ogni pensiero malvagio. Mi sarei ripulito per sempre, sarei uscito dal mio “ostinato esilio volontario” e ne sarei riemerso un essere brillante e trionfante, un membro Sea Org perfetto, un cittadino ideale di quella nuova Base, quel nuovo mondo a misura di Miscavige dove non si dubita mai, non si critica mai, non si sbaglia mai, sguardo d’acciaio, lavoro indefesso verso la meta di un Pianeta Chiarito, un perfetto mondo Scientology in cui ogni cittadino marcia fiducioso in ranghi perfetti verso un futuro nuovo e brillante, sempre fedele, sempre dedicato, sempre OT… Non riuscivo a prendere sonno. Nel buio la mano di Cathy trovò la mia e la strinse forte. Credo che anche lei percepisse, a par mio, che non ci sarebbe stato nessun nuovo inizio.

Era la fine.

Capitolo Diciassette:

Libertà

Le ruote mordevano l’asfalto. Ero diretto a nord sulla 101, mi ero già lasciato alle spalle Calabasas, Agoura Hills, Thousand Oaks. Avevo percorso quell’itinerario molte volte per andare a trovare mamma. Mezzanotte era passata e non c’era più molto traffico. Una nebbiolina pesante insudiciava il parabrezza, ma bastava un colpo di tergicristallo ogni tanto.Cartoni e borse impilati sul sedile posteriore. Altri cartoni riempivano il baule. L’Accord era lenta e pesante. Avevo stipato in macchina il più possibile. Il resto, tra cui i mobili e scatoloni di libri – quasi tutti di Scientology – lo avevo messo in deposito a Beaumont, annidata tra le colline sovrastanti la Base.

I fanali illuminavano il buio impregnato di foschia. Scorci di civiltà mi scorrevano a fianco: una concessionaria auto, un distributore. Li guardavo con occhi nuovi e curiosi. Io, cittadino rinato a questo mondo. Il mondo esterno a Scientology. Nell’immettermi sulla lunga Newbury Park le macchine mi sfrecciavano accanto, le luci posteriori sempre più piccole nella nebbia. Lasciali correre, non avevo fretta. Avevo davanti il resto della vita.

Era sabato, 16 aprile 2005. Quel mattino mi ero svegliato nel dormitorio della Old Gilman House. Avevo trascorso le ultime dieci settimane nella proprietà recintata dell’OGH: strappare erbacce e arbusti, sottopormi per lunghe ore a Verifiche di Sicurezza per ripulirmi da tutti i «sentimenti critici contro David Miscavige» e per trovare i miei «crimini contro Scientology».

All’inizio di aprile erano arrivate a OGH anche Manu e Michela. Anche a loro era stato detto che stavano per essere licenziate, cacciate dalla Sea Org. Iniziammo a lavorare insieme e ben presto l’animosità del passato si stemperò in amicizia. La vigilanza aveva comprato un vecchio generatore e lo voleva pulito e lucidato, così noi tre ci mettemmo al lavoro, giorno dopo giorno. Alla sera le due donne scrivevano freneticamente le formule delle condizioni di etica, petizioni, confessioni. Volevano disperatamente essere riammesse alla Base. Mi incoraggiavano a fare altrettanto ma io dicevo di no – non mi interessava tornare. Con la testa me ne ero già andato. Di sera leggevo oppure selezionavo e impacchettavo le mie cose.

A OGH c’erano già altri due staff della CMU, due artisti, Carrie Cook e Jimmy Yeoh, anche loro pronti per il licenziamento. Senza Manu e Michela alla CMU erano rimasti in otto – veramente una squadra all’osso. E non è che il vaglio di Miscavige avesse lasciato la crema. Jimmy e Carrie erano i disegnatori migliori. L’ultimo disegnatore rimasto, Kerrie Francis, era il peggiore e il più lento. E senza Manu e Michela non era rimasto nessuno che potesse scrivere con competenza una campagna marketing. CMU era stata decimata, non esisteva più.

La mattina del 16 aprile non era stata uguale alle altre. Le guardie della vigilanza erano nel panico. I candidati al licenziamento dovevano andarsene subito, oggi. Si poteva solo immaginare la portata del “flap”. Forse Miscavige era di ritorno alla Base.

Salutai Manu e Michela. Mi dissero che sarebbero entrambe ritornate in Italia, dove avevano le famiglie. Jimmy Yeoh mi lasciò il suo indirizzo e-mail.

Quasi tutte le mie cose erano già state portate alla OGH e immagazzinate nelle stanze vuote, ma le cose più grosse erano ancora ai Kirby Apartments. Salvatore Meo, uno della vigilanza, mi accompagnò ai Kirby con il suo furgone e prendemmo il resto delle mie cose, tra cui un grosso materasso e la mia scrivania. Per caricare tutto facemmo due giri. Poi Sal mi accompagnò all’ufficio della U-Haul di San Jacinto dove noleggiai un mezzo. Naturalmente lo pagai di tasca mia. Tornai a OGH dove lo riempimmo con tutto ciò che possedevo. Caricai sull’auto le cose di bisogno più immediato e il resto lo misi in deposito.

Io e Sal uscimmo dal Lamb’s Canyon, su per le colline fino a Beaumont dove trovai un magazzino. Pagai il deposito e scaricammo tutto. Stavamo per tornare alla Base a prendere la mia macchina quando Murphy telefonò: cambio di istruzioni. Non potevo tornare alla Base. Murphy ci sarebbe venuto incontro con la mia auto.

Lo aspettammo in un Dennys davanti a un caffè. Quando arrivò, Murphy riportò il furgone alla U-Haul mentre io e Sal prendemmo la mia auto. Guidava lui. Entrammo all’Hollywood Guaranty Building su Hollywood Boulevard a Los Angeles che era ormai buio. Prendemmo l’ascensore fino all’undicesimo piano, dove stavano gli uffici dell’Office of Special Affairs. Mi accompagnarono in una sala conferenze dove c’erano già due staff legali di OSA. Avevano una telecamera e una pila di documenti. Quando accesero l’apparecchio Sal si spostò fuori vista – avere di fianco una guardia in uniforme poteva dare l’idea di “costrizione”.

Nel mio stato d’animo mi limitavo a firmare qualsiasi cosa mi mettessero davanti. Sì, comprendevo che non avevo diritti. Che non avrei mai potuto far causa alla chiesa, che non avrei mai potuto parlare pubblicamente della chiesa, che non avrei mai potuto rivelare che cosa accadeva alla Base, e così via. Sì, sì, qualsiasi cosa. Iniziali su ogni pagina e firma sull’ultima. Documento dopo documento, tutto registrato in video. Impiegammo ore.

Alla fine Sal mi consegnò una busta con un assegno. Cinquecento dollari. Era la mia “indennità di licenziamento”.

Cinquecento dollari? Non avevo idea di quanto costasse affittare un appartamento o fare la spesa, ma sapevo che cinquecento dollari non mi avrebbero portato lontano. Era uno schiaffo in piena faccia. In tutte le dieci settimane del mio procedimento di “licenziamento” avevo ipotizzato che la chiesa si sarebbe in qualche modo impegnata a trasferire gli staff che licenziava – anche quelli che venivano “dichiarati Soppressivi”. Avevo supposto un qualche tipo di assistenza per trovare casa e lavoro, che ci avrebbe dato una liquidazione almeno sufficiente a pagare caparra e primo mese d’affitto, e spese basilari per un mesetto, fino a quando non si fosse trovato un impiego.

Ma non fu così. Rimontai in macchina con in mano 500 dollari. Fortunatamente avevo ancora qualcosa dell’eredità di mamma. Non molto ma abbastanza per vivere – quanto? Quattro mesi? Sei? Non avevo idea del costo della vita.

Restai seduto in auto per un po’. Avevo parcheggiato su Vine Street, a nord di Hollywood Boulevard, a bordo tutte le mie cose. Avevo 58 anni e, in quel momento, ero un homeless. Avevo un piccolo conto in banca e in tasca un assegno di 500 dollari.

Non sapevo dove andare. Mio fratello Kim, l’unico parente ancora in vita, era uno scientologist. Murphy mi aveva detto senza mezzi termini che, in quanto Persona Soppressiva, mi era proibito parlargli. L’ultima volta che avevo avuto sue notizie si stava per trasferire a Clearwater. Non avevo né indirizzo né numero di telefono. Avevo perso le tracce di Gwennie – si era trasferita senza dirmi dove. Non la sentivo da anni. E dopo 35 anni di lavoro per la Sea Org i miei unici amici erano i suoi membri. “Fuori” non conoscevo nessuno. Ero solo. Potevo contare soltanto su me stesso. Me e la mia auto piena delle mie cose, parcheggiata su Vine Street a Hollywood.

In quel momento mi resi conto che avrei potuto iniziare una nuova vita letteralmente ovunque: giù per la costa, su per la costa, in Arizona. Ma sapevo dove sarei andato – a Santa Barbara, dove aveva vissuto mia madre. Era una città che conoscevo e che amavo. Era sul mare. Ed era nella direzione opposta alla Base.

Infilai un CD nello stereo e alzai il volume: “Start Me Up” dei Rolling Stones. Mi immisi nel traffico.

Mezz’ora dopo stavo guidando su per la costa quando mi sentii stranamente disincarnato, quasi galleggiante. La musica era finita e discendevo in silenzio la collina verso le luci di Camarillo. Poi attraversai la buia zona agricola e le luci di Ventura, la Coast. Alla mia sinistra l’Oceano Pacifico rifletteva la luce della luna piena. Avanzavo tra scogli e oceano, sul bordo del continente, alla deriva.

Mezzanotte era passata da un pezzo quando finalmente arrivai a Santa Barbara. Imboccai l’uscita del centro e mi diressi verso State Street. Trovai un motel e presi una stanza. 100 dollari a notte. Un quinto della mia liquidazione aveva preso il volo, ma non mi importava. Ero esausto. La giornata era stata lunga.

Santa Barbara – il mio rifugio

La domenica mi svegliai rinfrancato. Uscii e respirai l’aria fresca di mare. Ero veramente arrivato a casa – ero libero, ero solo. Ero euforico. Allo stesso tempo però avvertivo un certo senso di panico. Non avevo un lavoro, non avevo una casa. Dovevo darmi da fare. Andai a fare colazione all’IHOP di fronte. Entrando presi un giornale locale e esaminai le offerte di affitto. Trovare un appartamento era la priorità principale: dovevo trovare dove vivere.

Ironia della sorte trovai un locale proprio su Bath Street, a un isolato di distanza da dove aveva vissuto mia madre. Andai a vederlo, ma non era più disponibile. Feci qualche telefonata e una passeggiata su State Street, andai a farmi tagliare i capelli e poi da Barnes & Noble per alcuni libri su come trovare lavoro.

Ero fuori dal mercato da 35 anni. Non avevo idea di come cercare un lavoro, o di come scrivere un curriculum. Comprai due libri, Idiots Guide to the Perfet ResumeWhat Color is Your Parachute sui cambi di carriera. Immaginai che fosse proprio il mio caso – un cambio di carriera.

Non volevo spendere altri 100 dollari per la stanza e cercai in altri motel. Alla fine ne trovai uno sulla stessa strada, 55 dollari a notte per cinque notti – fino a giovedì. Il gestore era un tizio simpatico di nome Chris che mi diede buoni consigli per trovare casa.

Nei giorni seguenti visitai un sacco di appartamenti e alla fine trovai un monolocale vicino al centro, in East Victoria Street. Era minuscolo ma l’affitto era basso.

Intanto ogni notte studiavo come un matto i libri che avevo comprato. Per certi versi ero ancora in “modalità Base”. Se non facevo niente, se non producevo niente mi sentivo in colpa. Non volevo essere “pigro”. Mangiavo in fretta e mi rimettevo al lavoro. Ero frenetico. Mi sentivo addirittura in colpa perché nei momenti liberi non studiavo le opere di Hubbard. Una sera cercai di ascoltare una sua conferenza, ma non riuscivo a concentrarmi – ero troppo agitato.

Poi un giorno mi stavo affrettando lungo State Street per un pasto veloce quando mi resi conto che era una bellissima giornata di sole. La gente passeggiava tranquilla godendosi il clima, i negozi, i caffè. Continuai a camminare e mi ritrovai in spiaggia a osservare le onde e i gabbiani. Qualche ora più tardi tornai al motel. Il mondo non era finito, niente era andato distrutto. Forse rilassarsi un po’ faceva bene.

State Street

Uno dei libri che stavo leggendo, What Color is Your Parachute, parlava dell’importanza di immaginarsi la carriera ideale. Quella scelta guida tutto – come scrivere il curriculum, dove cercare lavoro, come comportarsi durante i colloqui. Decisi che ciò che più di tutto volevo fare era il grafico. Era ciò per cui avevo studiato in gioventù e la cosa che mi aveva dato più soddisfazioni. Una delle mie maggiori delusioni in Sea Org era stata proprio di non riuscire a fare lavoro di design. Certo, per disperazione avrei potuto prendere qualsiasi impiego – riporre carrelli al supermercato o “girare hamburger da McDonalds”, come Miscavige amava ripetere. Ma perché? Avevo tempo, non ero del tutto spiantato. Avrei trovato lavoro nelle arti grafiche.

Il mercoledì presi possesso dell’appartamento e pagai un deposito per un mese. Poi telefonai alla U-Haul e prenotai un furgone per il giovedì. Tornare a Beaumont fu un lungo viaggio, quasi 400 chilometri, dovetti fare carburante diverse volte piangendo su ogni dollaro. Pagai il deposito e caricai il furgone da solo, poi tornai al mio appartamento su Victoria Street. Un paio di ragazzi che vivevano accanto mi aiutarono a scaricare. Era stata un’altra lunga ed estenuante giornata.

La casa di Jeff’

Poi… il cibo. Per 35 anni non avevo mai cucinato nulla e non avevo idea di dove iniziare. Mi ritrovai da Vons a ispezionare meticolosamente prezzi ed etichette. Presi ciò che mi sembrava appetibile e facile da preparare. E acquistai l’essenziale per la cucina -pentolame, bicchieri, posate e piatti.

Ricordavo che una volta mamma mi aveva detto che Merv Corning, il vecchio socio di papà, viveva nei pressi. Cercai sull’elenco e gli telefonai d’impeto. Viveva a Solvang, a un’ora a nord di Santa Barbara. La domenica lo andai a trovare, conobbi anche la moglie Tula. Non ci vedevamo da quando avevo 12 anni ma trascorremmo un piacevolissimo pomeriggio insieme e mi raccontò alcune storielle divertenti su papà. Merv era un pittore di grande talento e mi mostrò il suo studio. Fu come riconnettersi alla famiglia.

Ora che avevo trovato casa mi concentrai sulla ricerca di un lavoro. Mi feci collegare il telefono e una linea internet. Avevo ancora il mio portatile, quello ordinato quando stavo al PAC Ranch. Avevano cancellato tutte le mie foto ma funzionava ancora bene. Adesso potevo cercare lavoro anche in Rete. Ordinai una stampante/scanner/fax della Dell e uno schedario. E anche un grosso raccoglitore per il mio “portfolio”. Riesaminai tutto quello che ero riuscito a portarmi via – vecchie riviste Advance!, promozione, libri – e trovai un numero sufficiente di impaginazioni, disegni, illustrazioni e fumetti da poter usare. Non sembravano nemmeno troppo fuori moda. Copiai tutto da Kinkos e lo infilai nel raccoglitore.

Preparai un curriculum che enfatizzava le mie capacità piuttosto che la storia lavorativa. Il mio libro “per idioti” diceva che era un formato accettabile. Cercai di dissimulare al massimo la mia storia Scientology limitandomi a nominare la Bridge Publications e la New Era Publications. Poi da Kinkos me ne feci stampare qualche copia, e anche dei biglietti da visita.

Passai in rassegna tutti i siti di lavoro online e vi postai il mio curriculum, cercai altri siti di grafica. Mandai in giro un sacco di credenziali, sia per e-mail che per posta normale. Creai un file per ogni agenzia pubblicitaria, quotidiano e rivista della zona, e mandai lettere.

Nel curriculum avevo scritto di essere esperto di InDesign, Photoshop e illustrator. Ne avevo qualche conoscenza, ma non ero certo esperto. Investii un po’ di soldi nella Adobe Creative Suite e ogni sera leggevo manuali e mi esercitavo sul programma. Dopo qualche settimana ero in grado di usarlo molto bene.

Cominciai a notare un cambiamento nel mio stato fisico. Tutte le notti dormivo bene – otto, anche nove ore. Mangiavo bene. Trovavo tempo per rilassarmi. Cominciavo a sentirmi molto meglio, in tutti i sensi. E con questo sentivo che mi stava tornando anche la sanità mentale.

Ritrovai il mio amico Jerry, quello dei tempi del Canyon. Aveva una sua azienda di produzione video a Burbank, una domenica lo andai a trovare. Fu felice di sapere che ero finalmente uscito dalla Sea Org. Lui aveva abbandonato Scientology 30 anni prima e non ne diceva niente di buono. Nonostante tutto quello che avevo passato, mi consideravo ancora uno scientologist e quasi per reazione difesi Scientology e cercai di fargliela vedere in luce positiva.

Non consideravo finita la mia esperienza in Scientology. Progettavo di fare i “passi dalla A alla E” e farmi togliere la dichiarazione SP in modo da poter parlare con mio fratello. Avrei pagato il debito Freeloader – la fattura che ti mandano quando esci dalla Sea Org per tutti i servizi usufruiti. Ero seriamente intenzionato a fare tutto il necessario per restare uno scientologist. La mia priorità adesso era però trovare un lavoro – poi mi sarei preoccupato di tornare nelle grazie di Scientology.

Le settimane passavano senza che succedesse nulla. Tutti i giorni facevo molte telefonate, spedivo e-mail, curriculum e correvo ai colloqui. Ormai ero quasi nel panico – i soldi volavano via e non c’era niente in vista. Quando andavo ai colloqui vedevo questi senza casa sui marciapiedi di State Street che chiedevano l’elemosina. Mi davano molto fastidio. Anche io non ho un lavoro, pensavo, ma mi affanno mentre voi state lì seduti al sole! Poi quando trovai un lavoro fisso diventai più tollerante.

A maggio feci un colloquio con un settimanale locale chiamato Casa. Avevano bisogno di un direttore della produzione – qualcuno che organizzasse la rivista e la mandasse in stampa. Restarono impressionati dalle mie capacità e dissero che avrebbero richiamato.

Piano piano sentivo che mi stavo riprendendo. Ogni giorno facevo lunghe passeggiate, nei fine settimana andavo in escursione sulle colline di Santa Barbara e alla fine affrontai anche il La Cumbra Peak, la montagna più alta della contea.

La vista da  La Cumbre Peak

La città era bella e tranquilla. Passeggiavo a lungo sulla spiaggia e mi rilassavo. Era come rimettere lentamente insieme i pezzi della mia vita, riacquisivo orgoglio, fiducia, rispetto di me stesso.

Kim mi mancava moltissimo, volevo riuscire a rimettermi in contatto con lui. Mi chiedevo se lo avessero informato della mia “dichiarazione”, come mi avevano promesso. Forse no. Mi chiedevo anche dove potesse essere finita Gwennie. Feci ricerche Google sul suo nome, ma niente da fare.

Quasi ogni notte avevo degli incubi. Ero di nuovo alla Base, in riunione con Miscavige, oppure in attesa di una riunione. O in adunata a Gold, o in quella strana versione onirica dell’Edificio 36. Arrivai ad attendere quei sogni. Ma al mattino mi risvegliavo nel mio piccolo appartamento, respiravo l’aria di mare e sapevo che andava tutto bene.

A fine maggio telefonò Mark Whitehurst, l’editore di Casa Magazine. Voleva assumermi – all’inizio come freelance. Mi avrebbe pagato 16 dollari l’ora. Contrattai fino a 20. Non avevo idea se era una cifra adeguata ma dopo aver fatto due conti pensai che potevo sopravvivere. Iniziai a lavorare quella settimana stessa – ne erano passate cinque da quando avevo iniziato a cercare.

Un giorno arrivò una e-mail di Jimmy Yeoh. Era stato in Malesia a trovare i suoi ed era appena tornato negli Stati Uniti, a San Diego. Mi diede la mail di Carrie Cook e la contattai. Viveva nel Vermont con Peter, suo marito. Entrambi avevano lasciato la Sea Org. Lavorava come disegnatrice per una rivista locale.

Il 5 giugno cominciai a lavorare per Casa a tempo pieno, a libro paga. Per la prima volta le entrate superavano le uscite. Era un giorno da segnare sul calendario e giurai a me stesso che da quel momento in poi le entrate sarebbero sempre state superiori alle uscite. Avevo dei progetti.

Casa Magazine era un ufficio piccolo, eravamo in sei. I miei capi, Mark Whitehurst e sua moglie Kerry, erano una piacevole coppia della mia età. La rivista usciva ogni settimana con circa 60 pagine, andava in stampa il giovedì notte e nelle edicole il venerdì mattina. Molti annunci si ripetevano tutte le settimane ma ce n’erano sempre di nuovi da disegnare e impaginare, e i contenuti editoriali da assemblare. Dissi che mi interessavo di arte e diventai l’Art Director de facto: intervistavo gli artisti, i galleristi e scrivevo gli articoli. Alcuni freelance si occupavano di poesia, teatro, cinema, vini e così via. Il martedì, mercoledì e giovedì organizzavamo il giornale per la stampa.

A volte il giovedì sera dovevamo trattenerci fino a “tardi” per finire il numero – a volte fino alle 6 o alle 7 di sera o, Dio non voglia, alle 8. Mark era molto attento a chiedermi se mi andava bene. La prima volta scoppiai quasi a ridere. Per me anche uscire dall’ufficio alle 8 di sera era vacanza!

«Riesci a lavorare molto bene anche sotto stress» mi disse una volta. A essere sinceri non mi ero neanche accorto che fossimo sotto stress. Aggiunse poi che non era necessario andare in ufficio in giacca e cravatta, Santa Barbara non era posto da cravatta. Aveva notato che nelle pause continuavo a lavorare. «Fermati, fai una pausa, fermati…» continuava a dirmi. Ci misi un po’ ad assimilare l’idea.

Risolto il problema del lavoro adesso avevo le serate e i fine settimana tutti per me – un’esperienza davvero nuova. Ricordo quando il primo venerdì Mark mi disse «Ok allora, ci vediamo lunedì». Il mio primo pensiero fu «Lunedì? Ma sono due giorni interi!». Poi mi resi conto che significava avere due giorni per fare quello che volevo. Andavo allo zoo, al museo, in biblioteca, al cinema, leggevo libri e facevo escursioni. Dal mio appartamento si andava a piedi quasi ovunque. Cominciai a pensare di ricominciare a dipingere. All’approssimarsi del mio compleanno in giugno mi comprai una serie di colori acrilici, pennelli e tele.

All’inizio smettere la terminologia Scientology era stata una necessità. Dovevo imparare a parlare senza utilizzare il gergo super-contratto che avevo parlato negli ultimi 35 anni e per farlo fui costretto a ripensare i concetti. Dovevo prendere un concetto Scientology e scoprire come riuscire ad esprimerlo in inglese. Senza sorpresa, perciò, mi trovai a dover ragionare su quei concetti. Senza gli slogan e i luoghi comuni di Scientology che “spiegano tutto”, dovevo veramente cominciare a riflettere sulle cose. Era come se i vecchi ingranaggi arrugginiti della mia mente cominciassero a girare di nuovo.

I primi tempi a Casa Magazine pensavo che avrei dovuto usare la “tecnologia amministrativa” di Hubbard. Ma una volta al lavoro mi resi conto che sarebbe stata una inutile perdita di tempo. Certo, avrei potuto sviluppare un “organigramma”. Ma a che scopo? Eravamo in sei, tutti sapevano che cosa dovevano fare. Potevo metter giù un programma. Ma a che scopo? Mi resi conto che anche nella disorganizzazione di quel piccolo ufficio stavamo producendo più di quanto non si facesse nell’area Marketing della Base. Laggiù potevano occorrere mesi per produrre un solo opuscolo di 16 pagine, dovevamo rifarlo infinite volte. Qui ogni settimana mandavamo in stampa un giornale di 60 pagine. Non c’erano adunate, non c’erano ispezioni, niente orde di executive e operatori di programma che arrivavano a controllarti, niente Ufficiali di Etica o Guardie di Vigilanza che ficcanasavano in giro, niente riunioni infinite, niente recriminazioni, sensi di colpa e vergogna, nessun rifiuto capriccioso da parte di executive che dovevano in qualche modo giustificare la loro esistenza. Facevamo semplicemente il giornale. E farlo era facile.

Serate e fine settimana liberi mi permettevano di riflettere sugli eventi. Mi ritrovai a leggere 1984 di George Orwell e rimasi colpito dai paralleli tra il sistema di controllo del pensiero descritto nel libro e la mia esperienza alla Base. Orwell descrive il bipensiero – l’arte di credere contemporaneamente a due concetti contraddittori. Mi resi conto che Scientology era piena di esempi del genere. Ci veniva detto di “pensare con la tua testa” ma in realtà tutti sapevano che non era permesso alcun disaccordo con Hubbard. Scientology insegna che il segreto della buona comunicazione sono affinità alta (vicinanza) e realtà alta (accordo). Ma agli staff veniva insegnato a urlarsi addosso e anche ad abusare fisicamente degli altri. Scientology sostiene i “diritti umani” ma gestisce un sistema di prigionia come l’RPF. Mi ero già reso conto di quelle cose ma continuavo a giustificarle a me stesso – in altre parole ero diventato un adepto del bipensiero. Una volta chiarito questo punto il senso di ipocrisia, la frattura tra la predica e la pratica di Scientology cominciò ad essere sempre più evidente.

Avevo voluto convincermi che la Base fosse una anomalia, una sfortunata devianza dalla vera natura di Scientology. Ma che cosa sarebbe successo se quell’atmosfera, quella cultura, fossero state veramente l’apice dell’applicazione incontrollata di Scientology? Avevo lavorato 35 anni per realizzare un “Mondo Scientology”. Poniamo che la Base fosse stata un microcosmo di ciò che nella realtà poteva essere un “Mondo Scientology” – un regime autoritario in cui i “downstat” sono sottoposti ad abusi e ogni vera emozione umana viene ridicolizzata e repressa. Non volevo avere niente a che fare con un gruppo del genere.

Raggiunsi il punto di svolta quando cominciai a pianificare le mie finanze. Sapevo di avere problemi. Niente risparmi per la pensione, ed avevo già 58 anni. Cercai di fare due conti delle mie entrate mensili e di metter giù le spese. Una di esse era il “Debito Freeloader”. Anche a 500 dollari al mese, per saldarlo avrei impiegato anni. Era frustrante.

Poi mi successe una cosa strana. Ero diventato matto. Perché mai, mi chiesi, avrei dovuto pagare? Avevo lavorato 35 anni per la Chiesa di Scientology, sette giorni alla settimana, spesso 16 o 18 ore al giorno praticamente gratis. Non avevo risparmi. In nome di quale giustizia dovevo loro qualcosa? Decisi su due piedi che mai, mai e poi mai gli avrei dato anche un solo centesimo per il “Freeloader”. E siccome saldare il Freeloader era il secondo punto dei “passi dalla A alla E” per cancellare la dichiarazione di Persona Soppressiva, allora mai e poi mai avrei fatto quella procedura. Mai. Non gli dovevo niente. Mi avevano etichettato soppressivo. E allora?

All’improvviso sentii un peso scivolarmi via dalle spalle. Non mi sarei più dovuto preoccupare di quelle cose – Freeloader, dichiarazione SP. Non dovevo più preoccuparmi di quelle cose perché… nella testa aveva preso forma un pensiero radicale.

Perché non sono uno scientologist.

Pensarlo, dirlo a voce alta, urlarlo mi faceva sentire bene. Non sono uno scientologist. Non faccio più parte di quel manicomio chiamato Int Base. Non devo più praticare il bipensiero. Se qualcosa è sbagliato posso dirlo apertamente e onestamente, senza timore. Non devo più giustificare gli abusi – né a me stesso né agli altri.

Inscatolai i miei libri di Scientology, andai alla discarica e li gettai nel bidone. Che liberazione. Non sono uno scientologist.

Volevo ritrovare Gwennie. L’avevo sentita l’ultima volta alla fine degli anni ’90. Viveva a San Francisco con il suo ragazzo e aveva appena avuto una bambina, Devon. Mi aveva mandato le foto. Poi, dopo il 2000, il silenzio. Le mie lettere erano tornate indietro. Mi rivolsi a uno di quei servizi investigativi fornendo nome, cognome, data di nascita e un elenco dei vecchi recapiti. Qualche settimana dopo mi mandarono una lunga lista di indirizzi e numeri di telefono che pensavano fossero in qualche modo collegati a Gwennie. Mi disperai all’idea di chiamarli tutti. Poi nel mezzo dell’elenco vidi il nome Hare – il cognome della mia prima moglie. Pensai che potesse trattarsi di un parente di Tina. Telefonai e chiesi alla donna se conosceva Gwen Wilson.

«Certo, è mia nipote» mi rispose.

«Sa dove vive adesso?»

«Sicuro. Sta in fondo alla strada». Mi diede il numero e la chiamai.

Gwennie rimase senza fiato, e ancora più sorpresa fu nel sapere che ero uscito dalla Sea Org e da Scientology. Mi disse «Arrivo, parto subito». Sei ore dopo bussava alla mia porta.

La meravigliosa  Gwennie viene a trovarmi a Santa Barbara

Si trattenne per tutto il fine settimana, parlammo per ore. Passeggiammo su State Street giù fino alla spiaggia, le raccontai tutti gli avvenimenti della Base. Era la prima volta che mi confidavo veramente con qualcuno. Camminavamo lentamente perché a ogni metro si fermava, mi guardava e diceva «Non esiste!», «È folle!».

Per me fu un’esperienza straordinaria. Avevo vissuto anni alla Base. Quella era la mia “vita quotidiana”. Era “normale”. Ero io il folle, il criminale, l’SP. Sentirla reagire in quel modo, lei, un’esterna, fu impagabile. È folle! Ed ero libero di dire finalmente e a mia volta sì, sì lo è.
Ridevo, piangevo, ridevo di nuovo. Quando scoppiavo a piangere Gwennie mi abbracciava, e rideva con me quando ridevo e tutto il fine settimana passò in quel modo. Le dissi tutto, mi sentivo più leggero, libero, liberato.

Giurai che non ci saremmo mai più persi e ho mantenuto la promessa. Ogni qualche mese ci incontriamo e sto con la mia incredibile nipotina Devon.

Devon con  “Nonno  Jeffie”

Cominciai a cercare in Internet informazioni su Scientology e Miscavige. Visitai tutti quei siti che da scientologist mi erano “vietati” e appresi tutto ciò che mi era stato tenuto nascosto. Ero stupito dalla mia poca conoscenza della storia di Scientology e della vita di Hubbard. Ero irritato dalla portata delle bugie che ci avevano raccontato in tutti quegli anni. Poche settimane su Internet mi permisero di scoprire di più sulla storia di Scientology di quanto non avessi fatto in 35 anni al suo interno. Cominciavo a rendermi conto del livello di controllo esercitato, sia sull’informazione che su di noi.

Su uno dei siti trovai un nome che conoscevo, e un numero di telefono. Era Chuck Beatty, vecchia conoscenza della Sea Org. Gli telefonai e chiacchierammo a lungo. Mi mise in contatto con una chat Yahoo chiamata XSO. Restai stupefatto nel vedere che era frequentata da centinaia di ex membri della Sea Org! Cominciai a scrivere anche io, con il mio vero nome. E ricevetti una valanga di e-mail da tutto il paese – anche dall’estero – di persone che avevano lasciato la Sea Org. Pensavo di non avere amici fuori da lì, ma ne trovai centinaia.

Andai a far visita ad alcuni vecchi amici, guidai fino a Las Vegas per una rimpatriata di ex Sea Org organizzata da due sorelle meravigliose, Terri Gamboa e Janis Grady. Eravamo in una cinquantina, gente che avevo conosciuto a Copenhagen, sull’Apollo, a Clearwater o alla Base. Trascorsi anche un pomeriggio in relax con Bill Dendiu e la sua nuova famiglia.

Al ritorno ricevetti una mail dal “Capo Internazionale della Giustizia” di Scientology che mi diceva di “astenermi dal frequentare noti SP”. In qualche modo erano riusciti a infiltrarsi alla riunione. Risposi con una missiva sarcastica chiedendo di astenersi dallo spiare. Lo informai che non ero più uno scientologist e di non scrivermi mai più, e di non azzardarsi a dirmi chi potevo o non potevo frequentare. La cosa mi fece sentire benissimo.

A Natale 2005 io e Jimmy Yeoh andammo a Seattle a trascorrere le feste con una ex staff di PDO, Georgianna. George e la sua famiglia erano stati molto carini a invitarci da loro, fu il mio primo, vero Natale dopo molti anni.

Andavo spesso a LA a incontrare altri amici. Gabrielle Allen adesso era sposata e aveva una sua agenzia di marketing, mi invitava ai barbecue e alle feste. Andai a Huntington Beach a trovare Yael, la mia “hijita”. Era tornata a scuola, aveva trovato un ottimo lavoro e si stava ricostruendo la vita.

Quando stavamo insieme parlavamo, ci raccontavamo le cose e ridevamo molto. Era incredibile sentir raccontare il proprio pezzo di storia – eventi che nella Sea Org erano stati avvolti nel mistero e nella segretezza e non sapevi mai bene che cosa stesse succedendo. Riuscire a parlare apertamente e scoprire che cosa accadeva realmente dietro le quinte era stupefacente – e salutare. Scoprii di prima mano, da gente che c’era, come esattamente Miscavige aveva preso il potere della chiesa. Scoprii che la violenza fisica e i pestaggi degli staff erano iniziati molto, molto prima.

Ripresi i contatti con Tina, la mia prima moglie, e cominciammo a scriverci con regolarità. Ritrovai anche Nancy, la mia seconda moglie, che ora vive in Pennsylvania e lavora per un’azienda di costruzioni ecologiche. Ero felice di sentire che stava bene e cominciammo a scambiarci e-mail. Ancora oggi sono molto amico di entrambe le mie ex mogli.

Ma c’era ancora qualcuno con cui volevo parlare più che a chiunque altro – mio fratello Kim. Ne avevo discusso con Gwennie, che mi aveva detto che non poter parlare con mio fratello era ridicolo. Mi disse che gli avrebbe telefonato lei. Non volevo che Kim avesse problemi con la chiesa ma volevo fargli sapere che ero fuori, che vivevo a Santa Barbara e stavo bene. Gwennie provò a chiamare alcuni numeri che avevo ma erano tutti staccati.

Mi misi alla sua ricerca ma nemmeno il servizio investigativo fu in grado di localizzarlo. Alla fine su Internet trovai un riferimento a sua figlia Slayde. Era un nome insolito e ritenni che non potessero esistere molte Slayde Hawkins. Sul sito del Reed College c’era la sua tesi di laurea. Chiamai il Reed che mi passò il Servizio Alumni: si era laureata l’anno prima ma per questioni di privacy non potevano darmi la sua e-mail. Spiegai che ero lo zio e chiesi se potevano almeno passarle il mio messaggio. Qualche giorno dopo Slayde mi telefonò. Le spiegai che avevo lasciato la Sea Org, che vivevo a Santa Barbara ma non potevo parlare con Kim perché ero dichiarato. Le chiesi se poteva telefonargli solo per dirgli che stavo bene.

Dieci minuti dopo suonò il telefono, era Kim.

«Sai che non devi parlarmi» gli dissi subito.

«Non me ne frega un accidente» rispose. «Sei mio fratello, lo so che non sei un soppressivo!».

Parlammo per un’ora. Mi disse che vivevano a Clearwater per essere più vicini a Flag. Cathy, la moglie che era stata lontana da Scientology per 30 anni, adesso era “sulle linee” e faceva dei corsi. Gli raccontai della mia nuova vita a Santa Barbara. Mi tenni sul vago sui motivi per cui me ne ero andato, non volevo approfondire troppo con lui. Gli dissi soltanto che “avevo avuto momenti difficili”. Mi chiese se stavo facendo qualcosa per “tornare sulle linee” e risposi di no, con Scientology avevo chiuso. «Wow» fece lui. «Non so che cosa è andato storto ma se questo è il risultato dev’essere stato proprio pesante».

Dopo quella prima telefonata cominciammo a sentirci ogni sabato mattina. Non entrai mai nel dettaglio della mia esperienza alla Base e lui non faceva domande.

Circa sei mesi dopo Kim e Cathy vennero in California per affari. Li andai a trovare e trascorremmo il fine settimana insieme. In un momento in cui eravamo soli, Kim mi disse: «Ok, sputa il rospo».

«Non voglio trascinarti in questa storia» obiettai.

«No» insistette. «Sono io che lo voglio. Dimmi che è successo».

Nell’ora successiva gli raccontai tutto. Le condizioni alla Base, i soprusi, i pestaggi, la decimazione di Int Management.

«Pensavo che esistessero pesi e contrappesi per evitare situazioni del genere» commentò. «Non c’è forse un Watchdog Committee

«Fammi anche un solo nome di qualcuno di quel Comitato» replicai. Naturalmente anche lui, come qualsiasi altro scientologist, non sapeva da chi era composto. Era un dato “confidenziale”.

Alla fine restò in silenzio per un po’ e disse: «Già da qualche tempo avevo capito che c’era qualcosa che non andava ma non sapevo cosa. Quello che mi hai raccontato conferma ciò che pensavo».

Tornarono in Florida e la settimana dopo mi telefonò per la solita chiacchierata del sabato. Era a Flag per un event. Era arrivato presto per assicurarsi un buon posto e lo avevano fatto alzare per farci sedere qualcuno “più importante”. Se ne era andato disgustato. Parlammo per alcuni minuti e ci salutammo.

Neanche dieci minuti dopo il telefono suonò di nuovo. Era Cathy, sua moglie.

«Sto impazzendo. Devo parlare con qualcuno» mi disse. «Devo dirti delle cose».

«Che succede?»

«Non voglio più stare in Scientology.»

Le chiesi come mai e mi fece un lungo elenco di cattive gestioni del suo auditing che poi dovevano essere riparate a sue spese. Obbligo di fare dei servizi che non voleva fare. Pressioni costanti per farle scucire soldi.

Le chiesi se Kim le avesse raccontato il nostro dialogo a San Diego, lei rispose di no e le feci un rapido riassunto.

«Accidenti! Le mie lamentele sono nulla al confronto!» esclamò. «Non so che cosa fare, non posso parlarne con Kim, lui è uno scientologist così dedicato».

«Provaci» le suggerii. «Credo che lo troverai più disponibile di quel che pensi».

Il giorno dopo ricevetti una telefonata di Kim: «Siamo fuori».

Cominciarono anche loro a fare ricerche Internet come avevo fatto io, tutti i siti “proibiti”. E cominciarono a postare su XSO con degli pseudonimi. Poco dopo si trovarono uno staff di OSA alla porta con le stampe dei loro post. Come fossero risaliti alla loro identità da una chat privata non si sa. Il tizio disse a Kim che doveva disconnettere da me o sarebbe stato dichiarato Soppressivo.

«Hai scelto la famiglia sbagliata» rispose lui, rifiutando di disconnettere.

Oggi, tre anni dopo la mia uscita da Scientology, mi sono creato una nuova vita, una vita di felicità e libertà. Ho intorno amici molto cari e la mia famiglia, così incredibile e premurosa. Adesso vivo a Portland, città che adoro, e gestisco con successo il mio studio di arte grafica. Anche Kim e Cathy si sono trasferiti a Portland, ci vediamo molto spesso. L’anno scorso Gwennie ha avuto un bambino, Eden, e ora ho due incredibili nipotini. Appena posso li vado a trovare. Ho ripreso in mano le redini della mia vita.

Ogni tanto qualcuno abbandona la Base e racconta le ultime notizie. Il fuggitivo più recente mi ha detto che adesso le cose “sono molto peggiorate”. Devo fare un vero sforzo per immaginare come possa essere peggio di quanto ho visto e vissuto io.

Alcuni buoni amici sono ancora dentro. Foster lavora ancora alla Fabbrica di PAC, e sta ancora al solito controllo numerico. C’è da almeno sei anni.

E Cathy tiene duro alla Base, ancora sul posto di Capitano di Porto.

È per loro e per altri amici ancora “dentro la bolla” che ho scritto questo lungo racconto. Spero che un giorno, in qualche modo, riescano a leggerlo. Se solo potessi avere qualche minuto per parlargli direi soltanto «Sono ancora qui. Sono ancora tuo amico. Lo sarò sempre».

Ho scritto anche per chi fosse tentato di seguire la Yellow Brick Road di Scientology, affinché possa conoscere in anticipo la natura dell’uomo dietro le quinte.

Questa, perciò, è la mia storia. Non sono un eroe e non sono un furfante, non una vittima né un fanatico. Forse di tutto un po’. Come Solzhenitsyn, anche io credo che la linea tra il bene e il male attraversi il cuore di tutti. Tutti facciamo delle scelte. Alcune buone, altre cattive. Alcune sagge, altre demenziali. E con il senno di poi possiamo renderci conto che la saggezza di ieri era in realtà follia, e nella follia di ieri c’era saggezza. Sono solo un uomo che ha seguito i suoi sogni, qualcuno potrebbe dire fino a raschiare il fondo del barile.

Non guardo al passato con rimpianto. Guardo indietro, spero, con maggior saggezza, maggior tolleranza e maggior compassione.

Un giorno, circa un anno dopo aver lasciato la Base, feci una lunga passeggiata su State Street fino alla spiaggia. In fondo c’è lo Stearn’s Wharf che si protende verso l’Oceano Pacifico. È un molo molto lungo, pieno di negozi e ristoranti. Lo percorsi fino alla fine, oltre i negozi di souvenir, oltre i pescatori e mi fermai a fissare la vastità dell’oceano mare. Era una giornata di sole, nubi bianche all’orizzonte e barche a vela spinte dal vento. Sentivo sul volto la brezza salata e il tepore del sole.

Mi tolsi di tasca un pesante anello d’oro. Era tozzo e brutto, un grosso quadrato con inciso il numero “25” e il simbolo della Sea Org. Me lo avevano regalato nel 1996 per i 25 anni di servizio nella Sea Org. Lo sentivo pesante nel palmo della mano.

Lo lanciai in mare con tutta la forza che avevo, un lungo arco sulle onde. Scomparve senza lasciar traccia. Mi girai e tornai in la città.

APPENDICE:

Perché Raccontare La Propria Storia

La decisione di parlare pubblicamente contro la Chiesa di Scientology, la mia ex chiesa, è stata ispirata da tre donne giovani e coraggiose che nel 2007 hanno aperto il sito web Ex Scientology Kids. Kendra Wiseman, Jenna Miscavige Hill e Astra Woodcraft hanno avuto il coraggio di raccontare la loro storia di bambine in Scientology. Si potrebbe dire che in un certo senso mi hanno fatto vergognare. Se loro erano disposte a mettere nome e faccia in Internet indipendentemente dalla reazione di Scientology, che cosa potevo temere io? Così cominciai a parlare pubblicamente della mia esperienza, prima su diversi forum e chat, poi in interviste radiofoniche e infine con la mia storia, pubblicata sul mio blog Conterfeit Dreams.

Ci sono molti motivi per non parlare pubblicamente e credetemi, li ho ascoltati tutti.

Il primo è ciò che io chiamo l’argomentazione del “finiamola”. Chi parla viene caratterizzato come una vittima piagnucolosa ancorata al passato, che dovrebbe invece “voltare pagina”. Gli ex scientologist potrebbero anche ricorrere a quella distorsione interna del “te la sei pulinata” – intendendo che qualsiasi cosa ti succeda è la conseguenza delle tue cattive azioni [da “pull-in”, attirarsi. N.d.T.]. Potrebbero dire che bisogna “prendersi responsabilità” che, per uno scientologist, significa ammettere che qualsiasi cosa succeda è dipesa da te – perciò non hai il diritto di lamentarti. Secondo la forma mentisScientology “prendersi responsabilità” significa sostanzialmente che uno dovrebbe star zitto e andare avanti.

In Scientology questo modo di ragionare è talmente pervasivo che a volte non c’è nemmeno bisogno di esternarlo – l’ex già di suo pensa in quel modo. A nessuno, in particolare all’ex scientologist, piace vedersi assegnata la parte della “vittima”. Gli scientologist lottano per essere “causa sulla vita” e non vogliono ammettere, nemmeno a se stessi, di essere stati vittimizzati.

Esistono sicuramente dei momenti nella vita in cui bisogna dire “piantala”. Se dopo una settimana vostra moglie continua ancora a parlare del tizio «che mi ha tagliato la strada in tangenziale» è necessario farle presente che bisogna girare pagina. Ma noi non stiamo parlando di uno sgarbo occasionale o di cose insignificanti, stiamo parlando di soprusi e di abusi gravi e sistematici, e di violazione dei diritti umani.

Non si direbbe mai «dimentica e vai avanti» a una moglie maltrattata e picchiata, non almeno se si è dotati di un briciolo di compassione e di umanità. Non si direbbe mai alla vittima di uno stupro che se l’è “pulinata“. Non si direbbe a un anziano pensionato che ha appena perso i risparmi di una vita che deve “piantarla”. E non si direbbe a un sopravvissuto dell’Olocausto di «smetterla di piagnucolare, volta pagina».

Le sole vere vittime sono quelle “ridotte al silenzio” da tali mancanze di sensibilità e di umana compassione, chi ritiene di dover vivere in silenzio e tenersi dentro gli abusi vissuti per timore che gli altri pensino male. Ma nel momento stesso in cui decidono di parlare smettono di essere delle vittime, ne escono rafforzati.

C’è gente che vorrebbe che tutte quelle vittime restassero zitte. Quel desiderio è proprio dei perpetratori: se nessuno parla possono continuare a commettere i loro abusi. Il prete pedofilo, il marito violento, il capo setta sociopatico possono esistere soltanto in virtù della segretezza che circonda le loro reali attività, e del mantenimento di una facciata rispettabile. Fino a che le loro vittime tengono la bocca chiusa sono intoccabili. Nel momento in cui le loro vittime aprono bocca si alza il velo da quel piccolo e sordido mondo. E le vittime non sono più vittime.

«Perdona e dimentica», dice qualcuno. Beh, perdonare forse… se qualcuno rinsavisce e modifica il suo comportamento . Ma dimenticare… mai.

Si arriva a un punto in cui il silenzio diventa legittimazione, autorizzazione.

David Miscavige continuerà ad abusare e picchiare gli staff fino a che penserà di potersela cavare. Ma se sa che ogni sua mossa verrà pubblicamente denunciata potrebbe pensarci due volte prima di perpetrare ulteriori abusi. Il messaggio di chi parla pubblicamente è: «Non ti puoi più nascondere – il mondo ti guarda».

Il che mi porta alla seconda obiezione sul parlare pubblicamente. Alcuni dei miei amici hanno lasciato Scientology ma si attengono ancora ai suoi principi. Credono ancora che in Scientology ci sia del bene e, cosa più importante, credono ancora che i “Livelli OT” sono il percorso per la salvazione. Sono convinti che la Chiesa di Scientology sia stata presa in ostaggio e pervertita da David Miscavige, ma che in sé la filosofia è buona. Potremmo discuterne a lungo – e in realtà lo facciamo. Ma loro non sono d’accordo con chi parla pubblicamente degli abusi perpetrati all’interno della Chiesa di Scientology, pensano che farlo sia distruttivo per la materia Scientology.

Immagino ci siano cattolici che pensano lo stesso di chi ha pubblicamente denunciato gli abusi dei preti. Non vogliono che se ne parli perché non vogliono vedere distrutta la loro religione.

Ma la vera domanda è: se denunciare gli abusi all’interno di una religione ha come risultato la distruzione di quella religione, allora chi è la fonte della distruzione? La persona che denuncia, o quella che commette abusi?

Come scientologist anche io mi sono reso colpevole di questo ragionamento fallace. Sapevo che David Miscavige e altri picchiavano gli staff e commettevano soprusi. Sapevo che i membri del RPF vivevano in condizioni prossime alla schiavitù. Sapevo che i comunicati stampa erano pieni di bugie. Ma tacevo “per il bene del gruppo”. Pensavo che dovessimo presentare un fronte unito contro il “nemico”, difendere comunque la chiesa e i suoi leader, fossero o meno nel giusto, commettessero degli abusi oppure no.

Ma questo rafforza la chiesa o la indebolisce?

Scientology ha questo meraviglioso termine, “theta inturbolato” o “entheta”, cioè qualsiasi cosa disturbi, agiti o turbi il “theta”, la forza vitale o spirito. L'”entheta” è qualcosa che turba o disturba gli scientologist, il “theta” è qualcosa che li tranquillizza, li rassicura, li rende felici. Chi fa affermazioni “entheta” viene dichiarato Soppressivo perché sta “sopprimendo” la tranquillità e la felicità degli scientologist.

Ma non ha nulla a che fare con la verità.

Se lo scientologist parlasse degli abusi sugli staff, delle condizioni di prigionia del RPF o delle attività criminali all’interno della chiesa starebbe diffondendo “entheta”. Turberebbe i compagni – anche se dicesse la verità. Ignorare e insabbiare gli abusi, invece, è “theta”. È tranquillizzante e rassicurante – anche se è falso.

Molti scientologist sono consapevoli che all’interno della loro chiesa c’è qualcosa di profondamente sbagliato. Ne colgono i segnali. Ma scelgono di ignorarli. Perché? Perché sanno che se parlassero pubblicamente verrebbero censurati. Le loro dichiarazioni sarebbero etichettate come “entheta” e potrebbero essere addirittura “dichiarati Soppressivi”.

Provate a immaginare se la Chiesa Cattolica scomunicasse chi parla degli abusi dei preti e avrete l’insidiosa oppressione che affligge gli scientologist.

Provate a immaginare se la Chiesa Cattolica minacciasse di scomunica chi si azzarda ad ascoltare chi denuncia gli abusi dei preti.

Sarebbe un guinzaglio molto corto.

Se esiste una parola che caratterizza il modo di operare di Scientology, quella parola è segretezza. Nel suo operare non esiste assolutamente trasparenza. Gli scientologist non hanno idea di dove finiscono i loro soldi, chi li riceve. Agli scientologist non è permesso conoscere i nomi di chi gestisce la loro stessa chiesa, a parte alcune importanti figure simboliche. Progetti e attività della chiesa sono avvolti dalla “confidenzialità”. Gli staff non sono autorizzati a parlare sinceramente con gli esterni della loro vita, nemmeno con i familiari più stretti. E le attività svolte dai ranghi superiori di comando sono mantenute segrete anche a loro. Ai membri della Sea Org è vietato l’accesso a Internet, non possono avere telefoni cellulari, radio o TV. Gli scientologist vengono scoraggiati a fare ricerche Internet su Scientology o sulla vita di Hubbard, o a navigare, eccezion fatta per i siti web della chiesa. Gli staff che se ne vanno devono firmare complicati “accordi di confidenzialità” in cui si impegnano a non rivelare che cosa succedeva all’interno.

Perché? Perché tutta questa segretezza?

Scientology promuove la “Strada verso la Verità”.

Ma non riesce ad affrontare la verità.

Chiunque si consideri uno scientologist – fuori o dentro la Chiesa di Scientology – dovrebbe chiedersi se vuole appartenere a una religione basata sulla verità, o a una basata sulla menzogna e sulla segretezza, e decidere.

È il momento di fare quelle domande che non avete mai osato chiedere, e di rivelare ciò che non avete mai osato rivelare.

Il che ci porta alla obiezione finale: parlare pubblicamente contro la Chiesa di Scientology non è pericoloso? Non danno forse la caccia a chiunque osi farlo?

Certo, cercano di farlo. Le direttive di Hubbard dicono che bisogna sempre e immancabilmente “attaccare chi ci attacca”. Mai difendersi, attaccare sempre. Chiunque parli pubblicamente si espone ad attacchi.

Ogni regime totalitario, ogni movimento fanatico nasce con obiettivi grandiosi, si tratti di un futuro utopico, di un Terzo Reich o di un Pianeta Chiarito. La meta è talmente grande e onnicomprensiva da dare l’impressione che risolverà tutti i problemi del mondo. Nel futuro utopico non ci saranno guerra, crimine o pazzia. Se seguiranno l’Unico Vero Cammino tutti vivranno in pace e armonia.

“Ovviamente” chiunque si opponga al gruppo o al movimento o al regime è un nemico – un infedele, un miscredente, un “wog” o un Soppressivo. Perciò qualsiasi crudeltà contro un tale tipo di nemico non sono viene condonata, ma viene richiesta e premiata. Chi è disposto ad accantonare la propria umanità e diventa uno strumento freddo, fanatico e crudele del “maggior bene” salirà fino ai vertici del potere. Chi si intromette diventa un “nemico”, e viene distrutto.

È per questo che personaggi come Hitler o David Miscavige sono arrivato al potere.

La Chiesa di Scientology reagisce come reagisce qualsiasi altro gruppo fanatico – diffamando e mettendo alla berlina chiunque osi parlare pubblicamente contro di lei o critichi le sue tattiche.

E, come altri gruppi religiosi fanatici, l’arma più pesante impugnata contro i propri seguaci è la concessione o l’esclusione dalla salvazione eterna. Questo punto per gli scientologist non è una barzelletta. Credono sinceramente di essere degli esseri spirituali intrappolati dentro un corpo umano e resi schiavi milioni di anni fa, condannati a vivere vita dopo vita nell’oscurità e nell’ignoranza, nell’inconsapevolezza di vivere in eterno. La promessa dei “Livelli OT” è il raggiungimento della piena consapevolezza, l’essere in grado di ricordare le vite passate e di raggiungere l’immortalità, vita dopo vita. È questo ciò in cui credono gli scientologist. Ed è questo ciò in cui anche io credevo.

Essere “dichiarati Soppressivi”, perciò, non è soltanto un’etichetta priva di senso. Significa invece essere esclusi dall'”eternità” in quanto essere spirituale. È una minaccia pesante. Per uno scientologist è più di una minaccia di morte – è la minaccia della morte eterna, morte dopo morte.

E gli scientologist rigano dritti. Magari notano le storture, ma stanno zitti. Vedono gli abusi, ma restano in silenzio e cercano di fingere che va tutto bene. Non parleranno pubblicamente, non protesteranno, non faranno casino. Fanno ciò che gli viene detto di fare. Sanno che se non lo faranno dovranno andare dall’Ufficiale di Etica. Dovranno fare le “condizioni inferiori”. Dovranno sottoporsi a “Verifiche di Sicurezza” – a loro spese. E alla fine, se non rigano dritto sanno che li aspetta l’espulsione e la dichiarazione di Persona Soppressiva.

È ricatto spirituale.

Chiedetevi: se il livello di minaccia e di costrizione che tiene in riga gli scientologist è quello, allora è veramente una religione o si tratta solo, in sostanza, di un culto fanatico di impronta mafiosa?

Non sono qui per discutere la validità dei “Livelli OT” di Scientology. Quella è una questione di pura fede religiosa. Si può credere a qualsiasi percorso spirituale si sia scelto. Ciò che però non viene detto agli scientologist è che tutti i “Livelli OT” di Hubbard sono stati pubblicati online e vengono addirittura consegnati dai gruppi Scientology “Freezone”, privi di qualsiasi collegamento con la Chiesa di Scientology.

È il momento di smetterla di cedere al ricatto spirituale della Chiesa di Scientology.

“Persona Soppressiva” è un termine privo di senso, a maggior ragione perché all’interno della chiesa se ne abusa come arma politica. Al giorno d’oggi significa solo “chiunque infastidisca David Miscavige”.

Certo, se parlate pubblicamente cercheranno di zittirvi. Vi definiranno bugiardo. Cercheranno di etichettarvi come criminale, o terrorista, o qualsiasi altro appellativo riescano a estrarre dal loro armamentario. Ma ogni giorno sempre più persone decidono di parlare, e sono sempre meno quelli disponibili a diffondere, sostenere o ascoltare le loro bugie. Ogni giorno la chiesa ha meno denaro a disposizione e meno tempo, meno personale per sferrare i suoi attacchi vendicativi. E il numero dei critici e di chi lancia l’allarme è in crescita quotidiana.

Siamo a un punto di svolta.

Sempre più scientologist stanno silenziosamente ritirando il loro appoggio al regime di Miscavige. Molti decidono di abbandonare la chiesa nel suo complesso. Gli executive chiave della chiesa stanno disertando. Molti di essi, ora, parlano pubblicamente, raccontano ciò che sanno. Porte e finestre sono state spalancate affinché la luce entri nel mondo oscuro e segreto di Scientology.

Se Scientology sopravvivrà in qualche forma sarà solo perché gli scientologist avranno smesso di tollerare abusi, soprusi, bugie e azioni criminali in nome della loro religione, avranno strappato i veli della segretezza e richiesto a gran voce totale trasparenza. Sarà perché gli scientologist del passato e del presente hanno avuto il pudore e l’umanità di parlare pubblicamente, indipendentemente dalle minacce e dei tentativi di ridurli al silenzio. E sarà perché gli executive del passato hanno avuto il coraggio di fare la cosa giusta.

Io non ricerco la distruzione di Scientology. David Miscavige ha già provveduto, e praticamente da solo. Pretendo invece che venga detta la verità, che si abbattano i muri del silenzio, che prevalgano gli standard comuni di decenza e onestà.

È venuto il momento di parlare.

Jeff Hawkins

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5 commenti leave one →
  1. roberto permalink
    7 settembre 2010 11:29 PM

    Mi sono letto solo l’appendice e condivido il grado di irregimentazione che descrive Jeff, l’ho provato anch’io ed era uguale identico a quando negli anni 70 ero un giovane di estrema sinistra: l’ideologia non si critica, ciò che decide il moviemnto ed i suoi leader va condiviso ed accettato e bla bla bla .
    Ma Jeff cosa salva di Scientology in quanto tech?
    Non riesco a distinguere la critica a Dm da quella diretta a SCN.
    Certo non possiamo dire che gli indipendenti siano intolleranti; sostengono SCN di LRH e concedono le loro pagine a chi non le fa certo una bella pubblicità.
    Comunque sia Jeff è stato marchiato dalla sua esperienza e lo comprendo.
    E’ dura ragazzi continuare così ma cosa abbiamo da perdere?

    • ksw1 permalink
      8 settembre 2010 9:35 AM

      Ciao Roberto ,volevo risponderti in quanto mentre leggevo il libro mi sentivo io in prima persona sbattere la faccia contro la tastiera del pc.
      Jeff 9 vite , ha scritto un romanzo, non un rapporto per conoscenza.
      All’inizio del libro parla della sua esperienza sull’APOLLO mentre faceva l’FEBC e sinceramente se fatti in modo corretto gli L’S di mettono i turborazzi nel sedere (posso confermare ed anche ignazio credo possa raccontarci dei fenomeni l’s).
      Non ha commentato l’efficacia o meno,ma proseguendo nel libro si nota che Jeff e’ sempre stato nei ranghi top di int ( o neverland se preferite) e se non sei ben addestrato e’ dura che tu ci vada…….
      Sono stato molto toccato dal libro,tanto che stanotte avrei voluto telefonare a Jeff e dirgli : ” ti voglio bene Jeff….” , magari oggi lo faccio.
      Jeff ha subito un tradimento,lui ha dato la vita per uno scopo nobile ed ora l’evoluzione del management e’ in tradimento nei confronti dei sea org members,degli scientologyst,di LRH e di SCIENTOLOGY stessa……. quindi non mi stupisco che abbia un po’ di BPC da maneggiare.
      Noi qui’ all’indipendologo,ci confrontiamo e promuoviamo il fatto che la vera Scientology esiste ancora,non siamo estremisti…..anzi tendiamo ad usare le nostre teste proprio come LRH avebbe voluto.
      Cosa abbiamo da perdere ? Vivere la nostra vita……..
      Scientology e’ molto piu’ semplice di quanto DM ce la voglia far sembrare irraggiungibile ……
      IL ponte e’ fatto per essere attraversato,non per sperare (fede) che un giorno’ chissa’ mai, con l’eredita’ della prozia segreta……. riusciro’ a fare abbastanza donation per avere l’elegibility.
      Se il ponte fosse fatto come LRH voleva,al prezzo che LRH voleva,potremmo salire rapidamente sul ponte e goderci la nostra vita,portare al mare ogni tanto mogli,mariti,figli e figlie………permettersi di andare al cinema……..al ristorante …… ed anche un bel regalino per il compleanno.
      Potremmo fare AUDITOR,AUDITOR,AUDITOR,che escono nel campo ed AUDISCONO,AUDISCONO AUDISCONO…….

      Ho passato 38 anni in scientology,della quale 37,5 pensando che tutto cio’ che non era SCIENTOLOGY era distrazione, lo dovevo ad LRH e quindi per me’ scientology e’ stata totalitaria …….

      Se ero stato un drago in azienda mi regalavo 9 giorni sulla nave dove potevo farmi succhiare energia derivante da un anno di duro lavoro………..

      Guardo la mia tessera da PATRONO della IAS …….. con che scopo avevo fatto tutto questo……..

      Quanto avrei potuto fare io se avrei investito io quei soldi per andare io a fare qualcosa a riguardo………..

      Sicuramente non avrei comprato il lettino solare a DM , ma una grossa graticola ……..

      Che fare ora ?

      Ce lo dice LRH , Scientology – una nuova ottica sulla vita ,pagina 183

      CHE COS’E’ LA GRANDEZZA ?

      VE VOIO BBENE !!

  2. IVO permalink
    2 gennaio 2011 10:16 PM

    Se tutto questo è vero, sembra un romanzo tra l’orror e la fantascienza,forse è meglio che sia successo nonostante ci siano state e ci sono ancora persone che soffrono in questa dittatura di DM e questo mi spiace, abbiamo ottenuto la “vaccinazione” di migliaia di persone e saranno sempre di più che dopo esperienze così non metteranno mai più la loro vita e libertà in mano a nessuno ,io conosco scientology dal 1986 sono sempre stato con piede dentro e un piede fuori ho sempre avuto quasi da subito la percezione di un qualcosa che non mi convinceva, e a chi da dentro la chiesa mi diceva che non era una posizione corretta spesso mi trovavo a rispondere che ero un controllore e solo da quella posizione potevo rimanere abbastanza superparte per il bene di scientology non sapevo neanche io bene quanto il mio fosse o non fosse uno scherzare, ho relizzato che non scherzavo affatto perchè mi dico oggi non è che mi ritengo più furbo o più abile di tutti quelli che si sono in qualche modo fatti convincere che potevano fidarsi sulla parola di chi poi non si sa neanche bene chi sia e che cosa faccia ai massimi livelli di scientology però io ero già vaccinato probabilmente e di fronte a cose che vedevo che non mi convincevano sono rimasto in quella posizione.
    Ora si tratta di valutare se e come nei prossimi anni portare avanti la tecnologia di scientology, quanti e quali guadagni si possono veramente ottenere, già se fosse per me proporrei di abolire la parola chiesa, che se c’è una parola restimolativa in europa credo che questa sia tra le più potenti e subito dopo religione, perchè non si può chiamare semplicemente università della vita, o tecnologia per il miglioramento spiritule e fisico.
    Se poi saremo così bravi da salvare anche il pianeta penso che la maggioranza degli umanoidi saranno contenti e ci appoggeranno non sono tutti aberrati pericolosi e deficenti solo perchè non conoscono scientology.
    Un abbraccio a chi lo gradisce e buona vita……………………..

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