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Sogni Rubati 14° capitolo

5 settembre 2010

Capitolo Quattordici: morte e resurrezione

Jeff che fa “ristrutturazioni,” 1996, mette le fondamenta dell’edificio dormitorio con  Vikki Chaney e Steve Hall.

Il laboratorio dei film è sullo sfondo, ed oltre c’è l’Edificio 36

Rimasi ammutolito. Le parole si rifiutavano di prendere forma. Nancy aveva fatto blow.

Bill, di fronte a me, aveva un accenno di sorriso quasi a dire tutti sapevamo che sarebbe arrivato questo momento, vero?.

«Come?» riuscii a dire. «Quando?»

«È andata all’Ontario Airport e ha preso un aereo per Pittsburgh. Ha telefonato da casa dei suoi per dire che se n’era andata e che non sarebbe più tornata». Fece una pausa. «Le hanno chiesto “E tuo marito?” e sai lei che cosa ha risposto?» Chiese Bill divertito.

Scossi la testa.

«Ha detto “non ho più un marito”».

La cosa mi colpì come una coltellata. Perché non le ero stato più vicino? Perché non avevo cercato di parlarle? Non avevo agito, non avevo fatto niente?

«Starai molto meglio senza di lei» e mi diede una pacca sulla schiena. Immagino lo pensasse davvero. Non avrei più dovuto sopportare il peso di una “downstat”.

Mi accorsi che il nostro conto corrente comune stava calando, Nancy vi attingeva per le sue esigenze. Avevamo messo da parte circa 5000 dollari. La lasciai fare e lo chiusi solo quando restavano appena 500 dollari. Dovevo tenere qualcosa anche per me. Al momento dell’accordo di divorzio (in realtà una semplice formalità) tenni l’auto. La ero andata a riprendere al parcheggio dell’Ontario Airport, avevo pagato il conto e me l’ero riportata alla Base.

Toccò a me impacchettare la sua roba e spedirgliela in Pennsylvania. Quella cernita fu durissima – dopo 15 anni di matrimonio le nostre cose erano mescolate, non c’era più un mio e un suo. Naturalmente non avevo molto tempo per quell’incombenza, mi ci dedicavo la notte dopo il lavoro, alternando scoppi di pianto e maledizioni contro di lei. Impiegai settimane, poi alla fine non restò più niente. Imballai la mia roba e mi trasferii nel dormitorio maschile dei Kirby Apartments.

Non alloggiavo più in camerata da 15 anni e per me fu uno shock. In quell’appartamento vivevamo in quattordici. Otto dormivano nei letti a castello delle due camere, due in sala da pranzo e altri quattro in salotto. L’appartamento era un casino e puzzava di corpi e di biancheria non lavati. La cucina era un guazzabuglio di lattine e contenitori vuoti del Top Ramen. Io avevo una cuccetta bassa, senza armadio o cassetti. Misi la mia roba in magazzino. La domenica mattina cercavo di coinvolgere i miei coinquilini in un po’ di pulizie, senza successo.

Con Nancy potevamo almeno godere di una stanza privata e di una cucina condivisa con un’altra coppia. Tornare a casa la sera era uno stacco salutare. Adesso dovevo rivedere il mio orizzonte al ribasso, vivere in uno spazio minuscolo e sopportare rumori e odori di tredici altri corpi. Era deprimente. Ma era quello il modo in cui vivevano i Sea Org Member non sposati.

Ironia della sorte, anche Bill Dendiu fece blow alcuni mesi dopo. E quella volta per davvero – non riuscirono a “recuperarlo”. Il posto di CO CMU fu affidato a Caroline Mustard. Conoscevo Caroline da anni – era una rossa anglo-canadese imponente e stravagante. Negli anni ’60 aveva fatto parte della scena musicale inglese – cantante lei stessa e grande amica di Marianne Faithful. Era una donna dall’umore volatile che passava dall’entusiasmo maniacale al disastro emotivo. Per Caroline non c’erano vie di mezzo. Ogni volta che aveva una “idea brillante” (e le sue idee erano sempre brillanti!) tampinava tutti perché mostrassero adeguato entusiasmo. Quando Caroline aveva un’idea riuscivo a capirlo subito perché un certo gruppo di donne di MCU cominciava a ridere freneticamente con acuti strilli di gioia. Allora partivo con domanda come «Hai veramente fatto ricerche su questa cosa?» e venivo etichettato come la coperta bagnata che spegneva l’entusiasmo e non apprezzava il suo genio, ruolo che ero felice di ricoprire. Ma a parte questo Caroline mi piaceva molto ed eravamo diventati buoni amici.

Ma Caroline uscì presto di testa. Come anche io avevo sperimentato, il posto di CO CMU era un continuo fuoco di fila di richieste – molte di più di quanto si potesse fare. Capitava spesso di sentirla parlare al telefono con qualche executive, tono dolce e accomodante, e poi buttar giù la cornetta e partire con una raffica di parolacce.

La goccia finale fu l’event annuale della IAS dell’ottobre 1995. Era l’event che commemorava la creazione, nel 1984, della International Association of Scientologists, organizzazione internazionale per la “difesa di Scientology”. In pratica significava donare soldi che Scientology avrebbe usato per assumere avvocati, PR professionisti e investigatori privati. Però già da anni si era scoperto che era più facile ottenere soldi dicendo che servivano per la “Disseminazione Planetaria”, perciò parte essenziale della programmazione dell’Event della IAS era fare una grossa presentazione di una “nuova Campagna Scientology”. E di solito si aspettava sempre l’ultimo momento.

«Non riusciremo mai a prepararla in una settimana» disse Caroline con un lamento. «È impossibile fare una grossa campagna da qui, dalla Base. È semplicemente impossibile». Poi ebbe una delle sue “idee brillanti”.

Sarei andato io a Los Angeles, avrei contattato dei pubblicitari scientologist professionisti con cui avrei lavorato per una settimana allo sviluppo di una campagna “brillante”. Caroline voleva che io ripetessi «quello che hai fatto con Dianetics negli anni ’80». L’unica differenza era che non avrei avuto fondi, né aiuto… né tempo. Negli anni successivi quello sarebbe diventato lo standard – gente che voleva che duplicassi le mie “azioni di successo” degli anni ’80 ma senza creare una vera unità di lavoro, senza addestrare il personale, senza fare ricerche, sondaggi o avere il tempo necessario per studiare qualcosa di intelligente. Praticamente la mia testa doveva partorire qualcosa di magico che magicamente e istantaneamente prendeva forma, senza vero lavoro.

Ma stupidamente stetti al suo gioco. Andai a LA, requisii un ufficio alla Bridge Publications e cominciai a telefonare a tutti i pubblicitari scientologist che conoscevo – Wendy Gillotte, Peter Green, Randy Stith, Joe Spencer e altri. Nessuno di loro era staff o membro Sea Org – lavoravano tutti nella pubblicità o nella grafica a livello professionale. Li informai del progetto e della scadenza – una settimana. E tutti pensarono che fossi diventato matto. Wendy era la più equilibrata e sana di mente e insieme cominciammo ad esaminare attentamente i raccoglitori di ricerche e questionari che mi ero portati dietro per cercare di mettere a punto strategie e annunci pubblicitari.

In teoria avrei dovuto avere una ricercatrice – Linda Sukkestad della mia vecchia SBMU, ma non arrivò mai. Avrei anche dovuto avere qualche fondo per pagare almeno qualcosa a chi mi aiutava – ma quei soldi non arrivarono mai. Caroline non rispondeva alle mie telefonate, era sempre “troppo occupata”. Cominciai a rendermi contro di essere stato incastrato. Caroline sapeva che era impossibile pianificare una campagna in così poco tempo e aveva fatto di me il suo capro espiatorio per il fallimento imminente – allontanando al contempo la pressione da CMU.

Ironicamente l’unica persona che mi telefonò fu David Miscavige.

«Perché sei lì a Los Angeles?» chiese.

Gli spiegai che lavoravo alla Campagna Scientology per l’event della IAS. «E perché non la fai da qui?» mi domandò. Gli spiegai che stavo lavorando con dei professionisti scientologist e che non potevo distogliere nessuno da CMU.

«Beh, se devi lavorare con dei professionisti va bene» mi disse, «ma portali qui alla Base».

Ormai però ero troppo avanti e mancavano solo pochi giorni alla scadenza. Io e Wendy lavoravamo giorno e notte, non dormivo più. Il giorno prima delle uscite programmate andammo allo studio di Peter Green. Peter e i suoi bozzettisti impaginavano gli annunci mentre io e Wendy – e chiunque fosse a tiro – scrivevamo i testi. Eravamo in ultra ritardo e io sempre più disperato.

Ero in piedi quasi ininterrottamente da una settimana e andavo avanti solo a caffè e adrenalina, quando verso le quattro del mattino mi accasciai, scoppiando a piangere. Ero collassato. Wendy mi accompagnò a fare una lunga passeggiata per le strade buie di Burbank. Mi lasciò parlare e riuscì a calmarmi, poi tornammo indietro e terminammo il lavoro. Con il sorgere del sole salii in macchina e portai tutto alla Base. Non conosco i pensieri di Wendy su ciò che le avevo detto, ma quella notte mi aveva ascoltato con pazienza e compassione e si era guadagnata il mio rispetto.

Il giorno dopo Ronnie, Marketing Exec Int, mi telefonò per dirmi che gli annunci erano molto piaciuti e c’era stata l’approvazione di tutto. Non riuscivo a crederci, erano stati in un certo senso raffazzonati. Ronnie aggiunse che non sarebbero stati mostrati all’event della IAS – ci avremmo sviluppato intorno un’intera campagna con spot televisivi per l’anno successivo.

Caroline ne fu contenta, sapevo però che la dovevo tenere d’occhio. Eravamo ancora amici, ma ora ero consapevole che non avrebbe esitato a sacrificarmi per pararsi il posteriore. Alla Base la sopravvivenza dipendeva dal saper essere accorti e guardarsi alle spalle. Gli executive veterani – i veri giocatori della politica – sapevano che la prima cosa da fare in caso di attività potenzialmente bollente o fallimentare era assegnarla a un sottoposto. Se fosse andata male avevano il di dietro parato. La colpa sarebbe ricaduta sul junior e l’exec poteva disciplinarlo – o addirittura rimuoverlo dal posto (e sostituirlo con un nuovo cuscinetto). Loro intanto mostravano costrizione e pentimento con Miscavige, cavandosela senza danni seri. L’elemento chiave era far sì che fosse il sottoposto a prendere tutte le decisioni e a preparare il “CSW” (Lavoro Completo di Staff). L’exec si limitava a firmarlo come se gli fosse arrivato sotto mano per caso, alcuni accanto alla firma scrivevano addirittura “Ok al tuo OK” in modo che se qualcosa fosse andato storto loro erano stati “troppo occupati per leggerlo”. Il che alla peggio avrebbe portato un buffetto sulla guancia. Gli executive veramente esperti riuscivano a schivare praticamente ogni flap – bastava avere a portata di mano un junior da spingere sotto il treno.

La “approvazione” degli annunci per Scientology era troppo bella per essere vera. Ai primi del 1996 Miscavige decise infatti che quella roba non gli piaceva. Un giorno arrivò tuonando a CMU, seguito come sempre dal suo corteo di executive di CMO International e Exec Strata. Miscavige era sempre affiancato dalle sue due assistenti – Shelly, sua moglie e “Assistente del COB”, e Laurisse Stuckenbrock (“Lou”, una coraggiosa australiana), “Comunicatore del COB”. I tre vestivano sempre in modo identico. Se il COB era in bianco, Shelly e Lou erano in bianco. Se era in nero (e lo era spesso – gli piaceva il look nero totale dell’uniforme) anche loro erano in nero. Shelly e Lou registravano ogni singola parola di Miscavige. I nastri venivano poi mandati al suo team personale di segreteria che li trascriveva e diffondeva le trascrizioni a tutti gli staff interessati (dopo avere cancellato diligentemente parolacce e minacce). Quasi tutti gli staff avevano grossi raccoglitori pieni zeppi di quelle trascrizioni. Le riunioni si trascinavano solitamente per cinque o sei ore, e le trascrizioni erano ampollose, incoerenti e spesso contraddittorie.

In fondo a CMU c’era una lunga fila di raccoglitori vuoti e impilati e quello era il luogo preferito dal COB per tenere la sua corte. Si creava una specie di palcoscenico con lui da una parte, affiancato da Shelly e Lou, e tutti gli altri – la “platea” – di fronte. Quel giorno disse che gli annunci erano “carta da cesso” e chiese se qualcuno avesse qualche idea. Steve Hall, il copywriter di CMU, rispose che sei mesi prima aveva fatto degli annunci, ma erano stati rifiutati. Miscavige volle vederli.

Conoscevo Steve fin dai tempi di LA, era un ragazzo molto brillante e divertente – il “clown” di CMU. Riusciva a farci ridere anche nei momenti più duri. Nel cassetto teneva un paio di buffi occhiali da sole con la montatura rigata e ogni volta che qualcuno veniva grigliato da un exec se li metteva sul naso per “ripararsi dalle radiazioni negative”. Era diventata una gag usuale e non potevano non scoppiare a ridere ogni volta.

Steve era anche un ottimo copywriter – aveva preso lezioni da Mike Whitlow, copywriter professionista, diventando veramente bravo. I suoi annunci erano intelligenti, eccentrici e divertenti – una rarità nella promozione Scientology. Anche lui, come me, era un po’ ribelle e non gli piaceva seguire alla lettera i dettami di Hubbard, cercava di fare cose efficaci e nuove.

Miscavige diede un’occhiata ai suoi annunci e li trovò molto buoni. «Perché non sono stati usati?» chiese. Guillaume Lesevre, ED Int e Mark Yager, CO CMO Int borbottarono qualcosa ammettendo alla fine che li avevano respinti perché erano “troppo fuori”. Miscavige li fulminò con lo sguardo e ordinò a Steve di scrivere gli annunci per la Campagna Scientology.

Cominciammo subito a rivedere tutte le ricerche fatte e le idee messe giù con Wendy. Steve vi attinse, scrivendo poi una serie di annunci per Scientology: I fondamenti del Pensiero (“FOT” – ogni libro aveva il suo acronimo) e per Scientology: Nuova ottica sulla vita (“NSOL”). Intanto io impastavo il tutto in una vera campagna marketing con analisi del pubblico, ricerche, strategia mediatica, budget eccetera. Progettammo anche un inserimento nella Divisione Pubblico delle org.

A metà del lavoro Steve Hall fu improvvisamente trasferito alla Cine Division per scrivere sceneggiature. Ci restò molto male: aveva dedicato molto tempo alla sua formazione di copywriter pubblicitario ed era un lavoro che adorava. Di sceneggiature, invece, non ne sapeva niente. Ma il trasferimento era stato ordinato da Miscavige. In CMU il lavoro di Steve veniva apprezzato e rispettato, mentre alla Cine venne trattato fin dall’inizio come un cittadino di serie B, molestato, minacciato, offeso per la sua presunta incapacità di farsi approvare una sceneggiatura. Da noi era comunque riuscito a terminare una serie di spot per FOT e NSOL che alla fine furono trasmessi alla TV e andarono bene. Aveva anche scritto annunci brillanti per Scientology 8-8008 e Hai vissuto prima di questa vita? che furono prodotti e mostrati a un event di raccolta fondi per la campagna – ma mai mandati in onda. Steve tenne duro a Cine per alcuni anni poi, disilluso e amareggiato, fece blow.

Dopo averla terminata, preparai una presentazione della Campagna Scientology completa di tutta la pubblicità e la presentai a Miscavige da solo – solo lui ed io nella sala conferenze dei Lower Lodges. Al termine dell’ora di presentazione, Miscavige mi disse che era tutto approvato. Ne fui estasiato. Per un breve attimo sembrò quasi che fossimo in sintonia, che appartenessimo alla stessa squadra. Miscavige mi fece ripetere la presentazione per tutto lo staff di RTC, convocato immediatamente ai Lodges. Quando la gente cominciò ad arrivare Shelly mi prese da parte, mi indicò due figure inzaccherate e lerce in fondo alla sala e disse che non ne avrei dovuto parlare con nessuno. Erano Greg Wilhere e Norman Starkey, i due massimi dirigenti di RTC. Evidentemente erano incorsi nelle ire di Miscavige e adesso “lavoravano sui ponti”.

CMU si elettrizzò alla notizia dell’approvazione. Chiesi a Caroline chi sarebbe stato il Campaign Manager.

«Perché me lo chiedi? Ovvio che sei tu» fu la sua risposta.

In quel momento il mio posto si chiamava Direttore Ricerca e Pianificazione. Il mio compito consisteva nella supervisione delle ricerche di mercato – avevo due staff che se ne occupavano – nella collaborazione con designer e autori per coordinare il lavoro creativo, e nella pianificazione delle uscite sui media. Ero l’unico di CMU ad avere una lunga esperienza in quei settori. L’esecuzione concreta della campagna veniva fatta da una diversa divisione, la Marketing Execution Division, che aveva dei Gestori di Progetto e degli Operatori di Programma che facevano eseguire il programma scritto, target dopo target.

Se Caroline diceva che avrei eseguito io la campagna significava solo che mi stava rimuovendo dal posto di Direttore Ricerca e Pianificazione e trasferendo come junior nella Marketing Execution Division. Rifiutai indignato. Ma ancora una volta si trattava di un “Ordine del COB”, il quale voleva che fossi io a gestire la campagna. Punto. «Dovresti prenderlo come un complimento, un onore!» insistette Caroline.

Nemmeno l’italiana Michela Stave, Director of Marketing Execution, fu molto contenta delle novità. Michela era una ragazza alta, mora, quel tipo di grande bellezza in un certo senso petulante, molto italiana. Avrebbe voluto dirigere lei la campagna, credo la considerasse il suo momento di gloria. Si risentì molto del mio arrivo e fu subito chiaro che non mi avrebbe reso la vita facile. Michela era stata una “executive”, o Operatore di Programma, per tutta la sua carriera Scientology. Non aveva mai organizzato una campagna di marketing, mai scritto un annuncio o studiato nulla. Il suo unico talento, se tale possiamo definirlo, era intimidire e tiranneggiare gli altri per farsi obbedire. Era nota per le invettive a pieni polmoni contro i suoi junior, che nel suo forte accento italiano chiamava “figli di puttana” e “succhia cazzi”.

Qualche giorno dopo il mio arrivo Miscavige ci fece visita e mi grigliò un po’ sulla campagna. Chiese se qualche spot televisivo sarebbe stato trasmesso nel prime time e gli risposi «Sissignore». Miscavige era a malapena uscito che Michela aveva già afferrato la programmazione televisiva leggendola con cura. Scrisse poi un sarcastico “Rapporto per Conoscenza” sostenendo che io avevo “mentito al COB” perché quasi tutti gli spot non erano in prime time. Inveì a voce altissima contro di me per «aver mentito al COB» e assunse immediatamente il comando della campagna. Venni relegato a “Dianetics Campaign Manager”, che segnò il mio ingresso all’inferno.

Diventai tutto ciò che avevo sempre odiato. Nel 1982 mi ero ribellato a Kerry Gleason e alle sue insistenze per farmi gestire la campagna Dianetics attraverso le org. Adesso gestivo la campagna Dianetics attraverso le org. Avevo maledetto quegli irrazionali Programs Operator che tampinavano roboticamente gli staff con i loro “Rapporti di Conformità”. Adesso quello era il mio unico lavoro. La mia statistica era letteralmente “Numero di Rapporti di Conformità” e Michela urlava come un’ossessa, mi assegnava condizioni e mi toglieva le Team Share Cards se le mie statistiche scendevano. La vita era diventata un inferno che si trascinava in modo orrendo.

La mia compagna di prigionia all’inferno era Manuela Spencer. Conoscevo Manu da anni, da quando stavamo ancora nelle roulotte. Era graziosa e intelligente e, a differenza di Michela, sapeva scrivere annunci e farsi venire idee di marketing. Michela le affidò la gestione della campagna Scientology. Manu e Michela erano grandi amiche ma quando si trattava di lavoro calpestava i sentimenti di Manu come quelli di chiunque altro. Manu si sentiva intimidita.

Cercavo qualsiasi scusa per fuggire, per fare qualcosa d’altro. Nel 1996 Miscavige era impegnato nella sua Golden Age of Technology e con un nuovo E-Meter. La materia era complessa e implicava un sacco di nuove procedure ed esercizi di addestramento. Il sogno di Miscavige era rendere l’addestramento il più meccanico possibile affinché chiunque potesse eseguire una serie di procedure. In quel modo si sarebbe chiusa la porta ad ogni possibilità di squirreling e tutti sarebbero stati addestrati alla perfezione nella stessa esatta procedura. Miscavige era molto orgoglioso di dimostrare i vari aspetti del suo progetto – a una riunione portò Julie Caetano, totalmente priva di addestramento, e la fece esercitare con Ray Mithoff, auditor di Classe XII e “terminale tecnico” più alto di tutta Scientology – Senior Case Supervisor International. La dimostrazione sembrava servire più che altro a umiliare totalmente Ray piuttosto che a illustrare il suo punto di vista.

Miscavige si preoccupava molto che la “Golden Age of Tech” venisse comunicata in modo corretto e voleva che una squadra di copywriter organizzasse il materiale promozionale. Naturalmente mi offrii subito volontario, più che altro per allontanarmi dal mio “lavoro quotidiano”. Scrivemmo giorno e notte per settimane di fila e imparai a scrivere le cose migliori con un exec di RTC accanto, cronometro alla mano. Si lavorava ininterrottamente. Si raggiunse il culmine quando uno dei miei pezzi tornò indietro con una annotazione autografa del COB: «Questo è il modo giusto di scrivere!»

E quella diventò la mia vita – settimane e mesi di lugubre monotonia come “Operatore di Programma” inframmezzati da progetti speciali dove potevo fare un po’ di lavoro creativo.

Intanto la Base continuava a espandersi e tutti i sabati facevamo ancora “Renos” per completare i progetti edilizi. CMO e Exec Strata lasciarono Del Sol per trasferirsi in un edificio temporaneo costituito da case mobili prefabbricate, tra i “200” e Del Sol. Il vecchio hotel venne completamente ristrutturato per ospitare l’auditing degli staff. La vecchia sala missaggio di Cine fu completata – adesso sembrava un castello scozzese. Si cominciò a lavorare anche al grosso edificio di RTC sul lato orientale della proprietà, e a una grande villa, la nuova dimora di LRH, che avrebbe sostituito Bonnie View. Se mai avessimo avuto dubbi sul perché stavamo costruendo una casa da 9,4 milioni di dollari per Hubbard, completa di ufficio e strutture di segreteria, Miscavige li fugò. Un giorno infatti ci disse «Non è un museo». Per la casa di Hubbard vennero usate soltanto imprese edili esterne – lì nessun “all hands”.

Il Castello della Cine , con davanti lo stagno delle anatre.

Nel 1996 e 1997 Miscavige si assentò spesso dalla Base, andava a Washington DC o a Clearwater per occuparsi di faccende legali e di PR. All’epoca noi non lo sapevamo, ma stava maneggiando un flap specifico. Nel dicembre del 1995 una giovane donna di nome Lisa McPherson era morta in una delle camere del Fort Harrison Hotel.

Quando Miscavige partiva tiravamo tutti un sospiro di sollievo e per qualche settimana, o per qualche mese, c’era un po’ di calma, o quantomeno di allentamento della tensione. Tutti riuscivano in qualche modo a portare avanti il loro lavoro. Poi un brusio attraversava la Base e tornava la frenesia: riordinare e pulire gli uffici, terminare i progetti urgenti e prepararsi all’assalto. Diversi anni dopo sono scoppiato a ridere nel vedere la scena di “Il diavolo veste Prada” in cui Stanley Tucci corre per l’ufficio urlando: «Gente! Indossare le mutande d’acciaio!». Alla Base era esattamente uguale.

La prima cosa che Miscavige faceva al suo ritorno era l’ispezione. Accompagnato dal suo corteo di executive passava in rassegna tutti gli spazi della Base e faceva domande sarcastiche. E guai allo staff che manifestasse nervosismo o esitazione – era segnale che stava “nascondendo qualche crimine” e sarebbe stato portato di corsa a fare una Verifica di Sicurezza. Non era insolito che per qualcuno l’ispezione terminasse sul RPF. Vidi con i miei occhi Miscavige entrare in una stanza, indicare un tizio e chiedere sprezzantemente: «Che ci fa quello ancora qui?». E il tizio venire accompagnato subito al RPF.

Le riunioni e le ispezioni di Miscavige cominciarono a suscitarmi terrore. Era sempre veemente e intimidatorio, circondato da un manipolo di executive vogliosi di accattivarsi i suoi favori, un coro greco. Di solito ricevevamo l’avviso che: «Il COB sta venendo a CMU» e tutti gli executive sulla catena di comando arrivavano di corsa, col fiato corto. Poi appariva improvvisamente Miscavige. A volte entrava lanciando qualche accenno offensivo del tipo «Ehi gente, sapete che cosa ha appena fatto quel cazzone di Gary Weise?» e ci descriveva in dettaglio i “fuori etica” di qualche staff. Tutti dovevano annuire e concordare che Gary Weise era proprio un fottuto sacco di letame fuori etica – e speravano di non essere il prossimo. Poi ci illustrava il motivo per cui era venuto a incontrarci – a volte sbatteva una proposta sul bancone, prima di farla a pezzi. Aveva quel modo di parlare degli altri in terza persona, come se non esistessero. «Guardatelo» diceva indicando qualche membro dello staff. «Guardate come mi guarda». Oppure: «Sentite in che modo mi sta parlando». Lanciava spesso minacce di RPF o addirittura di licenziamento. «Andrai a girare hamburger da McDonalds» diceva.

Scoprii che quel tipo di confronto mi mandava fuori uso la mente. Smetteva semplicemente di funzionare. Non mi uscivano più le parole. Era come un interruttore che mi spegneva il cervello. Restavo lì in piedi come uno stupido, con gli altri che mi stimolavano a dire qualcosa. Ma non avevo niente da dire.

Oh, vedevo altri che in quei confronti se la cavavano a meraviglia, in particolare Marc Yager e Guillaume Lesevre. A loro le parole sembravano uscire con grande facilità: «Sissignore, ha completamente ragione Signore, capisco che … che da parte mia è stato stupido, provvederò immediatamente Signore, metterò IN la mia etica…». Parole per lisciarlo, parole di auto degradazione e di capitolazione. Ma per un qualche motivo quando sotto i riflettori c’ero io quelle parole non mi venivano mai. Avrei voluto spiegare, elaborare, discutere – ma qualsiasi tentativo in quella direzione sarebbe stato immediatamente messo a tacere dagli exec con un verso: «BACKFLASH!». E Miscavige mi avrebbe indicato con il dito: «Vedete? Vedete costui in che modo si rivolge a me?».

La mia mente allora si bloccava, un crash di sistema, e me ne restavo lì come un cretino. Che cosa c’è di sbagliato in me? Pensavo. Perché non riesco a parlare? Cominciai a sentirmi sempre più un invalido, un minorato mentale che non sarebbe stato in grado di funzionare nella società normale.

All’inizio mi sottoposero a “Verifiche di Sicurezza” per “scoprire i miei crimini”. Per comportarmi in quel modo dovevo avere senz’altro dei crimini nascosti. Quando non funzionò si ricorse alla correzione. Dovevo essere curato, guarito. Mi dissero di fare di nuovo il Purification Rundown – probabilmente avevo ancora in circolo dei residui dell’LSD che avevo preso nel 1967, quella era la causa dei problemi.

A me andava bene. Il programma durava cinque ore al giorno – erano cinque ore lontano dalla trincea. Cominciavo con una corsa all’aperto e la ginnastica, respiravo aria fresca poi trascorrevo qualche ora in sauna dove potevo rilassarmi, leggere, distendermi. Per poter fare il programma occorrevano almeno otto ore di sonno per notte. Con il riposo, l’aria fresca e l’esercizio fisico cominciai a sentirmi meglio.

Dopo il Programma di Purificazione feci il Running Rundown – quello dove devi correre attorno a un palo per cinque ore al giorno. Alcuni lo ritenevano una punizione – io lo adoravo. Tornai magro e in forma. Proprio a metà dovetti farmi operare di ernia. Chiesi al medico quando avrei potuto riprendere a correre: dopo una settimana. Mi chiese quanto facevo al giorno. «Circa quindici chilometri» risposi. Mi guardò. «Quanti anni hai? Cinquantuno?» e scosse la testa.

I due programmi mi fecero sentire molto meglio ma avevo ancora dei problemi durante i confronti con Miscavige. Tenevo un basso profilo e continuavo con il mio ingrato lavoro di Dianetics Campaign Manager. A volte sognavo di andarmene, di sparire come già avevano fatto altri, ma non ci pensavo seriamente. Avrebbe significato girare le spalle a Scientology, a tutta la mia vita. Non avrei mai potuto fare i Livelli OT. Avrei perso tutti gli amici. Sarebbe stato una specie di suicidio. E poi, dove mai potevo andare? Che cosa avrei fatto? Era solo un sogno a occhi aperti, ma privo di praticità.

Ed ero solo. Nancy se ne era andata ormai da tre anni. Ogni sera tornavo a quella cuccetta vuota e a quel dormitorio affollato. Volevo qualcuno – volevo sposarmi di nuovo.

Ma alla Base trovare una potenziale compagna era un compito arduo – se non impossibile. Avresti dovuto avere del tempo libero, e non lo avevamo. Ogni istante di veglia eri circondato da gente, centinaia di occhi che ti guardavano. Se c’era il sospetto di troppa attenzione tra un uomo e una donna cominciavano a fioccare i “Rapporti per Conoscenza” e i due sarebbero stati rimproverati – a volte pubblicamente. Lo chiamavano “onde e ardore” e veniva ridicolizzato. Era Out 2D.

L’espressione “2D” derivava dalle Otto Dinamiche di Hubbard, che aveva diviso la vita in otto parti: sé, sesso e famiglia, gruppi, umanità, tutti gli esseri viventi, l’universo fisico, gli esseri spirituali e “l’infinito”. La Seconda Dinamica era sesso e famiglia, abbreviato in “2D” e diventato termine colloquiale come in «quei due hanno una 2D» o «vorrei fare mock up (creare) di una 2D con te». Alla Base la “2D” comprendeva anche flirtare, tenersi per mano o anche solo “onde e ardore”. E ti poteva portare guai.

Anche con quelle limitazioni però la vita andava avanti e in qualche modo si riusciva a stare assieme. Avevo un’auto mia e a volte offrivo qualche passaggio a casa – erano solo quindici minuti di conversazione privata, un po’ di più se ci fermavamo a un Burger King o a In-and-Out Burger. Poi c’erano momenti strani come durante i pasti o sull’autobus verso casa, quando era possibile fare due chiacchiere innocenti. Ma anche quello poteva avere conseguenze negative: una delle mie caute avance finì con un brutto “Rapporto per Conoscenza” contro di me.

A metà 1998 notai una nuova staff dell’area vendite di Golden Era Production, una donna minuta e graziosa con lunghi capelli castani e luminosi occhi nocciola. Mi intrigava. Un sacco di gente sembrava conoscerla e avevamo molti amici in comune ma non avevo idea di chi fosse. Feci un po’ di discreto lavoro investigativo scoprendo che si chiamava Catherine Fraser. Aveva lavorato sulla Freewinds come Capitano di Porto e in seguito era arrivata alla Base come staff di RTC. Ma qualcosa era andato storto ed era finita a Gold.

Una sera ci toccò fare un “all hands” alla LRH Book Compilation Unit. Era un’occorrenza abbastanza normale. Una divisione restava indietro o si metteva nei guai e tutti gli altri staff subentravano per maneggiare la situazione. Il “all hands” sarebbe durato tutta la notte e verso le tre del mattino ci dissero che alla MCI c’era la pizza calda. Destino volle che lavorassi vicino a Cathy e che lei in quel momento non potesse mollare. Mi offrii di portarle una fetta di pizza. Fu un inizio molto semplice.

La mia RX7 era in panne e anche io in quel periodo ero costretto a prendere l’autobus. Una sera posai casualmente un libro sul sedile di fianco e lo tenni occupato fino a che non vidi Cathy avvicinarsi. Allora tolsi il libro e le sorrisi. Si sedette e cominciammo a parlare.

Durante quella corsa in autobus, chiacchierando del più e del meno, successe qualcosa di incredibile. La guardai negli occhi e mi sentii completamente perso. In seguito le descrissi la cosa in una poesia, mi ero sentito come un tuffatore sul trampolino più alto nell’atto di lanciarsi in acqua. Un pensiero mi aveva attraversato la mente: Questa è mia moglie. Non era stato un «Capperi, voglio sposare questa donna», fu proprio un dato di fatto: questa è mia moglie.

Più tardi Cathy mi disse di avere avuto lo stesso pensiero nello stesso istante. Questo è mio marito. Stare assieme sembrava la cosa più naturale del mondo.

Il giorno dopo era un sabato – giorno di “renos” – Cathy mi tirò dentro il suo ufficio dicendo che doveva parlarmi: «Sono sposata» .

«Oh» feci io senza riuscire a trattenere la delusione.

«Sono separata» aggiunse subito. «Lui è ancora sulla Nave. Stiamo divorziando».

Le sorrisi, un po’ triste. «OK – grazie per avermelo detto».

La rincontrai un’oretta dopo sul prato. «Grazie per essere stata onesta con me» dissi. Mi guardò timidamente. «Sai… non sarò sposata per sempre…» I nostri occhi si incrociarono e ci sorridemmo.

Da quel momento cominciammo a trovare ogni scusa per stare insieme. Parlavamo casualmente per qualche minuto durante i pasti, ci sedevamo spesso vicini in bus. Certo è che la cosa non passò inosservata e cominciarono a fioccare i “Rapporti per Conoscenza”. Cathy, essendo la “donna sposata”, si prese il peggio.

A Gold c’erano tre adunate al giorno. Si tenevano sulla veranda della MCI, dopo i pasti. Ci allineavamo in file, per Divisione, con gli executive a capo fila. Seguivano l’appello nominativo, oltre 400 persone, l’ispezione delle divise, gli annunci e le notizie. Un giorno Cathy fu fatta uscire dai ranghi e di fronte all’equipaggio il CO Gold, una generalessa insensibile di nome Lisa Schroer, enumerò i suoi crimini: il suo “out-2D”, il suo flirtare con me – lei, una donna sposata! Ero mortificato. Avrei voluto esserci io al suo posto.

Smettemmo di parlarci e cercammo di evitarci. L’ultima cosa che volevo era metterla ancora di più nei guai.

Qualche mese dopo, a Natale, facemmo una festa tra staff. Cathy mi disse che doveva parlarmi. Uscimmo e mi informò che le avevano proposto di andare a Clearwater per occuparsi di PR. Pensava che per lei sarebbe stato meglio andare. Poi avrebbe ottenuto il divorzio, sarebbe tornata e non avremmo dovuto subire più lo stress del doverci evitare. Fui d’accordo con lei, forse era la soluzione migliore. Le dissi che l’avrei aspettata.

Ma qualcuno ci aveva visti, aveva fatto rapporto e Cathy venne informata che non aveva più le qualifiche per Clearwater a causa del suo “out-2D”. Non ci eravamo mai sfiorati, nemmeno tenuti per mano.

Per tutto l’anno successivo ci ignorammo. Non ci guardammo né parlammo per un anno intero. La osservavo da lontano e a casa, la sera, e le scrivevo poesie sperando che un giorno le avrebbe lette.

A fine anno riuscii a prendermi due giorni per andare a trovare mamma a Santa Barbara. Insieme ci divertimmo molto, girammo per la città, una delle più belle al mondo. Andammo a vedere i suoi parchi e i giardini preferiti e parlammo un sacco. A 82 anni mamma era ancora lucida e lavorava tutti i giorni come tutor. Parlammo come non avevamo mai fatto prima, mi raccontò particolari della sua vita con mio padre, che non avevo mai conosciuto. Le dissi che avevo incontrato una donna e l’avrei sposata. Ne fu molto contenta.

«Ho messo in ordine le mie cose», mi disse l’ultima sera.

«Ma dai mamma! Ci seppellirai tutti!» risposi io per sdrammatizzare. Mi fece un sorriso triste.

Due mesi dopo, nel febbraio del 1999, fui convocato con urgenza nella sala conferenze dell’Edificio 36. Muriel Dufresne, che lavorava come PR esterna per la Base, mi fece sedere e mi disse solennemente: «Tua madre è morta».

Chiamai subito Kim. Lui e Cathy, sua moglie, stavano partendo per Santa Barbara e si sarebbero occupati di tutto. Il servizio funebre si sarebbe tenuto il sabato e aveva bisogno del mio aiuto. Gli risposi che sarei partito immediatamente.

Ma non fu possibile. Dovevo fare auditing. Per uscire dalla Base dovevo superare una Verifica di Sicurezza. Le session andarono avanti all’infinito, un giorno dopo l’altro. Ero sempre più disperato. Ma dicevano che non potevo andarmene senza prima avere finito l’auditing – che durò quattro giorni. Quattro giorni esasperanti e frustranti. Alla fine il venerdì dissero che potevo andare. La mia RX7 era fuori uso, noleggiai un’auto e schizzai subito verso la costa da Kim e Cathy.

Mamma era morta improvvisamente il sabato notte. Stava scrivendo una lettera – a me. Quando la lessi scoppiai a piangere per la prima volta da quando avevo avuto la notizia.

Con Kim lavorammo fino a notte fonda per organizzare il funerale, che si tenne il giorno seguente. Parteciparono una quarantina di amici del piccolo centro dove lavorava. Io e Kim prendemmo la parola raccontando la sua vita. Alla fine lessi la cerimonia funebre di Scientology. Arrivato alla frase “Arrivederci, adorata Evelyn” alzai gli occhi, il viso inondato di lacrime. Tutti i presenti piangevano. Mamma aveva moltissimi amici.

Noleggiammo una barca e disperdemmo le sue ceneri in mare, con i fiori del funerale. «Se n’è andata» dissi a Kim, che annuì sorridendo. Ci abbracciammo. «Significa che adesso siamo diventati grandi?» gli chiesi.

«No», mi rispose. «Possiamo ancora essere bambini».

Jeff e Kim: ancora bambini

Nel lasciare Santa Barbara chiesi a Kim se poteva prestarmi qualche soldo per il noleggio della macchina. «Certo» rispose. E aggiunse: «Per molto tempo non dovrai più chiedere soldi a nessuno». L’eredità di mamma risultò essere molto maggiore di quanto avessimo immaginato. Per gli standard della Sea Org ero ricco.

Mamma aveva una piccola Honda Civic che portai alla Base. Adesso avevo due macchine, la defunta RX7 e la Civic. Feci trainare via la RX7 e la diedi in beneficienza.

Un mattino stavo lasciando i Kirby Apartments in auto quando vidi Cathy in attesa dell’autobus. Mi guardò e i nostri occhi si incrociarono per un secondo, un breve flash di compassione e comprensione. Aveva saputo della morte di mamma.

Il 1999 fu un anno infinitamente lungo. Il grande progetto era la pubblicazione di Dianetics in 50 lingue. In un qualche modo ero riuscito a riavere il mio vecchio posto di Direttore Ricerca e Pianificazione e toccava a me scegliere quali lingue pubblicare, e ideare una campagna promozionale internazionale. Mi diedero circa due settimane di tempo, e in un qualche modo rispettai la scadenza. Le traduzioni venivano fatte all’esterno da una ditta specializzata – e molte di esse si rivelarono puro letame. Ma la cosa importante era fare uscire le edizioni in modo che a un event si potesse annunciare: «Dianetics è stato pubblicato in 50 lingue!».

Per quanto riguardava la campagna, non solo non avevo ricerche per tutti i paesi ma in quei paesi non si riusciva nemmeno ad avere qualcosa di fatto. Semplicemente lì non c’erano scientologist. Finii per utilizzare delle ricerche a pagamento e, piuttosto che progettare una campagna, elaborai un programma per progetti volontari: qualcuno sarebbe andato nei vari paesi per organizzare la distribuzione del libro, fare sondaggi, supervisionare la pubblicità e le PR per il volume.

Naturalmente appena terminato il progetto e ottenutane l’approvazione venni di nuovo trasferito alle dipendenze di Michela per curare la sua applicazione. Trovammo degli scientologist che si offrirono volontari per recarsi sul posto e lanciare il libro. Era uno schema disperato e avventato ma riuscimmo a farcela quasi dappertutto. Alla fine dell’anno avevamo venduto 450.000 copie – in media 9000 per lingua. Non era tantissimo ma era qualcosa.

Mentre l’anno scorreva via, disperavo ormai di riuscire a stare con Cathy. Continuavamo a ignorarci e non parlavamo mai, mi chiedevo: “mi amerà ancora?”.

Un giorno di novembre, mentre salivo le scale di CMU, la vidi sul pianerottolo che parlava con qualcuno. Come al solito la ignorai e tirai dritto per la mia strada. Improvvisamente la sua manina mi afferrò.

«Devo parlarti» mi disse. Guardandola negli occhi capii tutto.

«Stasera, sull’autobus» le risposi, e lei annuì.

Per la prima volta da un anno sedemmo vicini. Mi disse che aveva finalmente divorziato e che adesso era una donna libera. Non ricordo il mio commento, ma quei quindici minuti di viaggio mi sembrarono durare ore e all’arrivo le chiesi di sposarmi. Lei accettò. L’accompagnai alla porta del suo dormitorio e per la prima volta la presi tra le braccia e la baciai.

Jeff e Cathy, 1999

Non sapevo che cosa ci avrebbe riservato il futuro ma sapevo che avrei percorso quella strada con lei, la persona che amavo.

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2 commenti leave one →
  1. gargamella permalink
    5 settembre 2010 4:35 PM

    Questa mattina due giovani e carine Testimoni di Geova hanno suonato alla mia porta….io ho gentilmente declinato.
    Al che mi hanno chiesto se fossi Cattolico, io ho risposto di no.
    “Possiamo sapere a che religione appartiene?” mi hanno chiesto. Ci ho pensato su un attimo ed ho risposto “Scientology!”.
    Avrei voluto essere più orgoglioso della mia risposta.
    Mi girano le palle
    Gargamella

    • Ksw1 permalink
      5 settembre 2010 7:05 PM

      Ciao Gargamella, ti capisco , ma e’vero ciò che e’ vero per te.Il fatto che tu sia tra noi e’ sintomo che scn per te funziona, quindi ,ora che ti sei scrollato una bella ptsness di dosso,continua a percorrere il tuo ponte .
      E poi , meglio i geoviti che quelli che ti reggiano per la ias facendoti credere che stanno mettendo i micro nano chip lobotomizzanti nell’aria e che quindi devi per ora accantonare il tuo ponte per salvare il pianeta.
      P.S. Riguardo al F.O. del 1991 che impedisce ai sea Org member di avere figli per i prossimi 20 anni ….. L’anno prossimo scade, quindi preparatevi per l’acquisto dei passeggini della IAS !

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