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Sogni Rubati 9° capitolo

21 agosto 2010

Capitolo Nove: A modo mio

Dianetics – alla grande

Mentre io e Foster aspettavamo che Julia riappendesse il telefono venimmo quasi colti dal panico. Eravamo in un corridoio isolato dell’American Saint Hill Organization nel Complesso Scientology – il grande edificio azzurro di LA. Julia, la mia senior de facto alla Author Services, era rannicchiata in una delle cabine telefoniche pubbliche, parlava tranquillamente e ci dava la schiena. Io e Foster ci tenevamo a rispettosa distanza guardando giù nel cortile.

«Beh, se non ce lo approvano possiamo sempre buttarci dalla finestra» scherzai. Foster mi sorrise nervosamente. Ci eravamo veramente tirati il collo ma non era certo una novità.

I preparativi per la Campagna Dianetics erano quasi terminati. L’ultima tessera del puzzle erano gli spot televisivi. Grazie a Julia della Author Service International, già da settimane avevamo presentato i copioni per gli spot, trasmessi a L. Ron Hubbard in persona che doveva approvarli. Ma non avevamo ancora avuto notizie. Quello era l’ultimo momento utile. Alle 4 del mattino successivo una grossa troupe cinematografica si sarebbe messa in moto verso la regione dell’Ojai, 90 miglia a nord. A quel punto cancellare la ripresa dello spot sarebbe stato costoso, se non impossibile. Avevamo pregato in ginocchio Julia di fare una telefonata, e adesso lei era al telefono con qualcuno vicino a Hubbard – non sapevamo chi.

Sentimmo il click mentre Julia posava il ricevitore. Avevamo il cuore in gola. «Approvato», ci disse.

Gli ultimi cinque mesi erano stati frenetici. Avevamo preparato tutto l’occorrente per il lancio di una grossa campagna di marketing di Dianetics – la più grande mai fatta dalla Chiesa di Scientology. E durante i preparativi avevo imparato un sacco. Era anche stato divertente perché facevo ciò che volevo fare e lo stavo facendo a modo mio – in modo approfondito e professionale. Ero virtualmente autonomo e operavo in modo molto elastico sotto l’ombrello della Author Services International. Ufficialmente ASI era l’agenzia letteraria di Hubbard, del tutto indipendente dalla chiesa. Di fatto era la chiesa a dirigere tutto. Le persone con cui avevo a che fare però mi piacevano, mi coprivano molto e mi davano pochi ordini. Mi lasciavano fare. Io e Nancy riuscivamo ad avere orari decenti, dormivamo a sufficienza e ci ritagliavamo anche il “tempo per lo studio”, che io dedicavo prevalentemente a marketing e pubblicità.

Ci piaceva vivere a LA dopo gli anni trascorsi in Florida. Un membro della Sea Org dovrebbe avere un giorno libero ogni due settimane, chiamato “liberty” nel solito gergo militare. Io e Nancy riuscivamo effettivamente a prendercelo e ce ne andavamo a zonzo per LA – cinema, la Universal City Walk, musei oppure la spiaggia di Venice per vedere gli artisti di strada. Spesso andavamo a trovare mio fratello Kim e la sua famiglia – mia nipote e i due nipotini. Mamma viveva a Santa Barbara – la visitavamo spesso oppure era lei a venire in città. Natale e il Giorno del Ringraziamento erano di nuovo festività dedicate alla famiglia.

Mio fratello Kimball tira su la famiglia

La nostra attenzione era però concentrata sul lancio della campagna. Nancy aveva la sua squadra di ricercatori e sondaggisti che uscivano ogni giorno. Avevamo aggiunto al nostro team un addetto alle Pubbliche Relazioni, una signora di nome Beth che si stava occupando della pubblicazione dei nostri comunicati stampa una volta uscita la pubblicità di Dianetics. Beth era stata anche coinvolta in un progetto “segreto” di correzione bozze che poi risultò essere il manoscritto Missione Terra di Hubbard. LRH aveva già terminato Battaglia per la Terra, ora in fase di preparazione per la pubblicazione, e stava lavorando all’opera successiva, una serie di fantascienza in dieci volumi. Beth lavorava ad ASI diverse ore al giorno, impegnata nella correzione bozze, e arrivava da noi sempre più turbata. Era scioccata dalle continue e vivide descrizioni di sesso orale gay fatte nel libro e sgomenta che tali scritti provenissero dal Fondatore di una religione. Non resse a lungo e infatti decise di lasciare lo staff. Criticare Hubbard non era possibile.

Un giorno ricevetti una strana telefonata da una voce maschile forte e perentoria. «Se ricevo anche un altro singolo rapporto su qualche tuo staff che fa natter sui Tech Film di LRH, tu e loro sarete immediatamente mandati sul RPF. Mi hai capito?». Riuscii a balbettare un «Sì, signore» prima di sentire il click dall’altra parte.

Avevo appena avuto la mia prima conversazione con David Miscavige.

I “Tech Film” erano i filmati tecnici di addestramento di Hubbard. Il Fondatore aveva sceneggiato una serie di filmati di 20 o 30 minuti che insegnavano diversi aspetti della “tecnologia” di Scientology, da come manovrare un e-meter a come condurre una seduta di auditing. Ogni film aveva una trama: per illustrare i vari punti della tecnologia ci si incentrava su personaggi che stavano attraversando un qualche tipo di dramma personale. Nella località segreta dove viveva, Hubbard aveva già personalmente diretto diversi copioni. Come per le precedenti riprese fotografiche sulla nave, anche in questo caso si trattava di produzioni molto dilettantesche. I set venivano allestiti in modo frettoloso ed erano scenette di cui spesso una sezione di drammaturgia del liceo si sarebbe vergognata. Gli attori erano tutti dilettanti che inciampavano sui dialoghi banali di Hubbard.

Anche in questo caso, però, si tornava a I vestiti nuovi dell’Imperatore. Nessuno voleva ammettere che il genio di Hubbard non era così visibile in ogni dettaglio. Chiunque fosse dotato di due occhi poteva constatare che si trattava di prodotti pateticamente amatoriali, ma nessuno osava dirlo. Una volta Linda, una mia staff, era stata così imprudente da fare commenti sprezzanti sulla qualità dei film e qualcun altro l’aveva sentita. I “Rapporti per conoscenza” che ne erano seguiti erano arrivati fino a Miscavige, che l’aveva presa come un affronto personale. Dopo tutto il “cameraman” di molti di quei film era lui. Dopo la telefonata di Miscavige presi Linda da parte e le spiegai i fatti della vita: se volevi sopravvivere nel mondo di Scientology non dovevi mai dire nulla di negativo sui film, anche se i loro difetti erano evidenti.

Avevamo già abbastanza da fare senza immischiarci in questioni politiche. Innanzitutto non avevo assolutamente idea di come fare arrivare il prodotto nelle librerie, cosa che in un certo senso era anche un vantaggio perché almeno non vivevo nell’illusione di avere tutte le risposte.

Una delle prime cose che io e Foster facemmo appena dopo avere costituito la Strategic Book Marketing Unit nell’aprile del 1982 fu di contattare l’ufficio vendite della Bridge Publications per vedere se loro sapevano come arrivare alle librerie. Don Arnow, l’incaricato alle vendite, aveva cercato di imparare il più possibile sul “mercato” e aveva parlato con il manager della B. Dalton Bookseller di Hollywood Boulevard, un tizio di nome Jim Levinson. Jim era un uomo corpulento e barbuto dotato di grande senso dell’umorismo. Anni più tardi, diventato ormai l’agente per la costa occidentale della Publishers Weekly, saremmo diventati buoni amici.

«Se vuoi imparare qualcosa sul mercato librario parla con Len Foreman» gli aveva consigliato Jim, dando a Don un numero di telefono. In seguito Jim mi avrebbe ricordato spesso con occhi scherzosi che era stato lui ad avere di fatto “iniziato” la campagna Dianetics mettendoci in contatto con Foreman.

Don, Foster e io andammo a trovare Foreman nel suo ufficio di Brentwood. Len era un cordiale gentiluomo dai capelli bianchi, attraente e cortese. Combinava con grande effetto le educate maniere della costa orientale con l’abbronzatura e l’ampio sorriso di quella occidentale. Le donne della mia unità lo avrebbero poi soprannominato “la volpe d’argento”. Era stato direttore marketing della Simon e Schuster di New York e sapeva tutto quel che c’era da sapere sull’industria libraria. E sembrava davvero un tipo speciale. Io e Foster lo tempestammo di domande a cui rispose dandoci molte informazioni. Prendemmo a incontrarlo diverse volte la settimana e cercammo di convincere la Bridge ad assumerlo come consulente.

Foster e Jeff che cospirano davanti ad una birra, con Bev Witter, la nostra signora del PR

Len ci spiegò tutto su come un editore doveva presentarsi al mercato librario. Ci parlò delle grandi catene come la B. Dalton e la Waldenbooks, chi erano i loro compratori nazionali che lui conosceva personalmente. Conosceva anche tutti i più importanti distributori che rifornivano le librerie indipendenti, e tutti gli “ID” – i distributori indipendenti – che piazzavano i libri nelle drogherie, nei supermercati e in tutti gli altri esercizi commerciali non legati al libro. Ci consigliò di non cercare mai di aggirare gli ID e tentare la vendita diretta a drogherie e supermercati, come alcune org avevano provato a fare. «Quei tizi sono una specie di mafia» ci spiegò distrattamente. «Butteranno semplicemente via la vostra roba». Gli ID andavano arruffianati, ogni tanto dovevamo offrire una pizza ai loro addetti alle consegne e cose del genere.

La Bridge aveva già cercato di trattare con i compratori delle catene nazionali che però avevano sempre rifiutato di vendere i libri di Hubbard. Erano rimasti scottati dall’esperienza con la “Missione Internazionale Libri” di Doreen Casey, i cui staff avevano fatto i prepotenti con le librerie locali. Quegli staff erano continuamente sotto pressione e si erano spesso dimostrati insistenti e sgradevoli al punto che le grandi catene avevano ricevuto lamentele. Avevano anche promesso grandi campagne promozionali che poi non si erano mai materializzate, e i libri erano rimasti ad ammuffire sugli scaffali. Ora i compratori non volevano avere più nulla a che fare con Dianetics o Scientology.

Ma Len avrebbe sistemato tutto. «Le cose sono cambiate» avrebbe detto ai suoi contatti nell’industria editoriale. «Questo è un gruppo diverso e stanno seriamente lavorando al lancio di una campagna importante». E se ancora avessero tentennato l’avrebbe messa sul personale: «Suvvia, mi conosci. Sai che non ti consiglierei mai dei bidoni. Questi tizi fanno sul serio». E poco alla volta cedettero. Io e Foster cominciammo a tenere riunioni settimanali con la Author Services International a cui partecipavano tutti gli exec senior di Scientology. David Miscavige, Presidente del Consiglio ASI, sedeva accigliato a capo del tavolo, e tutti gli altri Exec di CMO Int, oltre all’ED Int e ai suoi dirigenti, si mettevano ai lati. Venivano anche gli exec chiave di ASI. Sulla carta ASI era semplicemente l’agenzia letteraria di Hubbard, senza collegamenti con la chiesa. Nei fatti, però, in quanto Presidente del Consiglio di ASI Miscavige gestiva tutta Scientology e teneva riunioni regolari con tutti i dirigenti senior della chiesa – esattamente come succedeva con gli incontri settimanali per la campagna pubblicitaria. All’inizio si trattava di semplici briefing: io e Foster preparammo dei diagrammi con cui ne spiegavamo il funzionamento. Chiamammo anche Len, il quale ne illustrò bene i dettagli. Spiegò agli execs i problemi derivati dai fastidi che avevano creato gli scientologist andati a infastidire a casaccio le librerie e raccomandò che le organizzazioni di Scientology non le contattassero direttamente. Per fortuna lo ascoltarono. Io e Foster avevamo cominciato a scornarci con Kerry Gleason fin dai tempi in cui lui era il CO del Flag Bureaux. Adesso anche lui partecipava alle riunioni ed era costretto ad ascoltare educatamente i nostri briefing, ma cercava ancora di esercitare un certo controllo su una campagna che, a tutti gli effetti, non gli competeva. Durante una riunione insistette affinché io e Foster incontrassimo Peter Warren, il suo Executive di Divisione Sei (pubblico). Una delle due donne che avevo rinchiuso nello sgabuzzino era sua moglie. Foster gli rispose che non ci interessava incontrarlo.

«Non capisco perché» si lamentò Gleeson. «Perché non vuoi incontrare Peter Warren?».Foster gli si era avvicinato fin quasi a sfiorarlo e scandendo bene le parole gli aveva detto: « Perché Peter Warren è una Persona Soppressiva ».

Fu uno di quei momenti che ti restano impressi per sempre. Dire finalmente le cose per come sono. In quel preciso momento ebbi la certezza che Gleeson e i suoi exec avevano perso qualsiasi potere di interferenza.

Qualche tempo dopo venimmo a sapere che Gleeson era stato rimosso dal suo incarico e sostituito da Guillaume Lesevre, un exec europeo. Sulla via per Int Base Guillaume si fermò a LA per incontrarmi e mi invitò a pranzo. Mi voleva a Int come suo Marketing Exec International ma rifiutai, spiegandogli che volevo lanciare la campagna pubblicitaria. Lesevre mi colpì per il suo comportamento gentile e intelligente. Len conosceva dei professionisti di copertine e li mettemmo al lavoro sul rifacimento di quelle di Self Analysis, I fondamento del PensieroI Problemi del Lavoro, alcuni dei libri di base di Hubbard. Le nuove copertine erano attraenti e commerciali e in qualche modo riuscii a farmele approvare. Ci servivano copertine accattivanti da mostrare alla fiera dell’American Booksellers Association che si sarebbe tenuta in giugno al Centro Congressi di Anaheim. Dovevamo preparare ancora un sacco di cose, compreso l’allestimento del nostro stand.

ASI voleva la copertina per l’imminente biografia di L. Ron Hubbard a cui stava lavorando Omar Garrison, scrittore con già all’attivo dei libri per Scientology. Ci occupammo anche di quel progetto.

Il primo lancio pubblicitario si sarebbe concentrato su due titoli: DianeticsSelf Analysis in versione tascabile. Avevamo ricevuto delle pressioni per il cartonato, era noto che Hubbard considerava i tascabili dei sostituti scadenti dei “veri” libri – ma ero riuscito a difendere la mia idea che se il nostro obiettivo era sollecitare l’interesse in Scientology di un pubblico nuovo allora l’elemento chiave era il libro, e libro significava tascabile.

Len ci aveva consigliato di lanciarli a settembre, periodo in cui partivano le campagne editoriali. Catene e distributori li avrebbero acquistati durante l’estate, a iniziare dalla fiera della ABA di giugno. La campagna sarebbe partita in autunno.

Questa scaletta però non coincideva con i progetti di Hubbard. Anche Battaglia per la Terra, il suo nuovo libro di fantascienza, doveva uscire in autunno, pubblicato dalla Martin Press. La sua strategia seguiva il modello usato nel 1950. Hubbard all’epoca era un famoso scrittore di fantascienza ed era stato il suo articolo originale su Dianetics, pubblicato dalla rivista Astounding Science Fiction, a trascinare le vendite del libro Dianetics. I primi dianeticisti erano stati i suoi fan di allora, gli appassionati della sua fantascienza. Hubbard voleva seguire lo stesso modello, cioè rispolverare la sua fama di scrittore di fantascienza e poi seminare Dianetics su quel fertile terreno. Ecco perché Battaglia per la Terra doveva uscire per primo. Io però sapevo che non potevamo ritardare a lungo. I libri sarebbero stati nei negozi in autunno e noi dovevamo consegnare la campagna promessa – gli scientologist si erano già rovinati il nome con le promesse a vuoto del passato e non potevamo permetterci di rifare quell’errore. Dopo qualche negoziato con ASI ci accordammo per lanciare Battaglia per la Terra a settembre e Dianetics (con Self Analysis) a ottobre.

Fu in quel periodo che mi capitò di vedere una pubblicità di Dianetics scritta da Hubbard. Era stata inviata a Peter Warren, Executive Internazionale della divisione Sei e assistente dell’ED International per la disseminazione al pubblico. L’annuncio riportava tra l’altro la frase «Lìberati della tua Mente Reattiva»: secondo Hubbard si trattava di un “bottone” molto potente e pervasivo che avrebbe indotto all’acquisto del libro su base stimolo-risposta. Io e Foster ne discutemmo con Len Foreman.

«Sembra una cosa interessante» fu il suo commento.

«Perché?» chiesi io.

«Mente Reattiva. Suona come una cosa di valore, capisci, qualcosa che ti permette di reagire prontamente alle situazioni…».

Io e Foster ci guardammo sbalorditi. Eravamo ormai talmente assuefatti alla terminologia interna che non avevamo nemmeno preso in considerazione l’idea che quella frase poteva avere un impatto diverso sul pubblico, su chi non aveva familiarità con il gergo Scientology. Organizzai subito un sondaggio, che si dimostrò rivelatore. La gente riteneva effettivamente che la “Mente Reattiva” fosse una cosa preziosa e che sbarazzarsene avrebbe creato degli zombie. Analizzai nuovamente i risultati con Frannie di ASI, la quale mi chiese di preparare immediatamente un rapporto.

Qualche giorno dopo Hubbard replicò dicendo di essere molto soddisfatto dei sondaggi, che confermavano ciò che lui «sapeva fin dal 1950», cioè che la gente riteneva la Mente Reattiva una cosa preziosa. Dovevamo fare qualche altro sondaggio e alla fine ci disse che il bottone da usare doveva essere «Impara a controllare la tua mente reattiva». Mi elogiò per il lavoro svolto e io non ci pensai più. Sapevo ben poco del fatto che quel piccolo episodio avrebbe giocato un ruolo importante vent’anni dopo.

Con il progredire della campagna pubblicitaria mi trovai a lavorare sempre più spesso con Len, che conosceva un sacco di gente nell’editoria, nel marketing e nella pubblicità. Fissavamo spesso degli incontri con professionisti diversi e inevitabilmente ci fermavamo a pranzo da Canters, il suo ristorante preferito, dove mi travolgeva con il suo vasto repertorio di barzellette sugli ebrei.

Len mi presentò un’azienda di media, la Ed Libov & Associates di Marina del Rey, con cui cominciai a lavorare alla promozione dei libri. Dovevamo innanzitutto identificare il nostro “target demografico”. Mi misi subito al lavoro con una serie di studi e sondaggi. Fui autorizzato a elaborare la nostra mailing list Scientology in un database demografico. Ne risultarono un sacco di tavole, mappe colorate, torte e diagrammi che trovai affascinanti. Il nostro target di riferimento dovevano essere individui giovani (25-35 anni), con una educazione superiore, reddito medio, residenti in città. Gli uomini superavano le donne 60% contro 40%. Gli elaborati mi fornirono un sacco di altre informazioni che divorai, analizzai, triangolai. Poi cominciammo a fare altri sondaggi pre-qualificando i rispondenti per assicurarci che fossero davvero il nostro target demografico. I nostri sondaggisti uscivano tutti i giorni. Di sera tabulavamo i risultati e li studiavamo e il giorno dopo i sondaggisti uscivano di nuovo con ulteriori domande. Cominciai ben presto a conoscere quella gente come se fossero miei parenti.

Per condurre meglio la mia ricerca studiai anche ogni precedente campagna di Dianetics, a iniziare dal lancio del libro nel 1950. Si andava dal banale al bizzarro. Scoprii che appena l’anno prima Int Base aveva organizzato a San Diego – pare con la benedizione di Hubbard – una campagna pilota poi abortita. Erano stati trasmessi alcuni spot televisivi in stile fantascientifico con uomini in tute spaziali bianche e caschi. Apparentemente il fondamento logico era lo stesso che aveva indotto Hubbard a mettere i simboli della “traccia intera” sui libri – manipolare i “wog” con la simbologia (omissis) tratta dall’episodio di OT III. E avevano cercato di vendere libri cartonati. Il risultato era stato così chiaramente imbarazzante che la campagna era sparita senza lasciare traccia.

Scoprii però anche un fatto allarmante: chiunque avesse fatto una campagna riuscita era poi stato distrutto – cacciato dallo staff o dichiarato Soppressivo oppure, come nel caso di Diane Colletto, ucciso. Era stata lei infatti a organizzare la campagna del 1979 che aveva portato Dianetics nelle classifiche dei bestseller della Ingram West Coast. Poi era stata uccisa dal marito davanti all’edificio della Bridge Publications, apparentemente per questioni non collegate alla vendita di Dianetics. Quel fatto però mi colpì per la sua stranezza. Perché erano stati tutti attaccati? Decisi che avrei tenuto gli occhi aperti e mi sarei guardato alle spalle.

Ma scoprii anche altre cose. Le campagne del passato, fin da quella del 1950, erano state di successo solo quando avevano ristretto il campo e si erano indirizzate a un pubblico specifico, ciò che al giorno d’oggi si chiama “mercato di nicchia”. Nel 1982 la saggezza popolare diceva che la TV non faceva vendere libri. Nessuno aveva mai avuto successo in quel modo. Ma cominciai a riflettere sulla cosa. La TV era sicuramente cara, ma in termini di costo-per-migliaia (CPM) era il mezzo meno oneroso. Ma era uno sparare a pallini. Strombazzavi il tuo messaggio a un sacco di gente che non avrebbe mai comprato il tuo prodotto. Era questo che lo rendeva oneroso. Ma supponiamo che esistesse il modo di indirizzarsi al tuo target, per “restringere” il messaggio?

Cominciai a lavorarci su con Nancy, la mia interlocutrice allo studio media, che mi insegnò cose come i “gross rating points” e i “target points”. Studiai vari tipi di uscite mediatiche. Sembravano tutte troppo costose, uno spreco. La soluzione arrivò un giorno mentre guardavo una proposta e vidi elencati i cartoni animati del sabato mattina. «Che ci fanno qui, questi?» le chiesi.

«Beh, ti porteranno un sacco di target point. Molti dei tuoi target demografici guardano quei programmi».

«Ma…» cercai di esprimere la mia irritazione. «Non voglio parlare a gente che guarda i cartoni del sabato mattina!»

Sì, mi chiesi subito dopo, ma a quali telespettatori di quali programmi volevo rivolgermi? Cominciai ad analizzare la programmazione televisiva. Soap opera, no. Vecchi film classici, sì. Corse automobilistiche, no. Repliche di Old Twilight Zone, sì. Il mio era un metodo molto soggettivo e poco scientifico ma mi basavo sulla conoscenza acquisita sui nostri target demografici, su ciò che loro amavano. Non guardavano quello che tutti gli altri guardavano. Erano dei cani sciolti, degli iconoclasti, erano fuori dagli schemi. Amavano il bizzarro, l’intrigante, l’eccentrico. Amavano… beh, quel tipo di cose che anche io amavo e che sapevo essere amate da tanti scientologist.

Discussi a lungo con lo studio media perché le mie scelte erano contrarie alla saggezza del mestiere. Alla fine, però, nonostante le resistenze riuscii a mettere assieme una strategia mediatica che sapevo avrebbe colpito il tipo di gente a cui volevo rivolgermi – gente che sarebbe rimasta affascinata da Scientology.

La convention dell’ABA andò bene. Avevamo tutto pronto – un grosso stand con grandi manifesti delle nuove copertine, letteratura e cataloghi, scalette con le uscite della campagna autunnale. All’inizio il mercato ci accolse tiepidamente ma Len riuscì a riscaldarlo. Andare in giro per la fiera con lui era incredibile – conosceva tutti! Ad ogni passo qualcuno lo chiamava «Ehi Lenny!». Alla fine della convention avevano piazzato 250.000 libri – quasi tutti a Ingrams, un distributore nazionale con magazzini in tutti gli Stati Uniti che riforniva quasi tutte le librerie. Waldenbrokks e B. Dalton non ordinarono, dicendo che avrebbero tenuto d’occhio le vendite e si sarebbero eventualmente rivolti a Ingrams. Era un inizio, un mettere il piede dentro la porta.

In luglio Foster venne convocato alla Int Base e informato su un nuovo progetto di cui si sarebbe dovuto occupare – l’informatizzazione di tutto il management di Scientology. Restai molto deluso – avevo pensato che io, Foster e Bruce avremmo fatto la campagna Dianetics insieme – i tre Moschettieri contro tutti. Ma Foster ritenne che non poteva rifiutare quel progetto. Mi assicurò che avrebbe lavorato al “Complex” e che teneva ancora molto alla campagna. Non ci avrebbe abbandonati. Fu di parola e nei mesi e anni successivi ci incontrammo spesso e mi aiutò molte volte – in modo non ufficiale. Riuscii ad aiutarlo un po’ anche io disegnando il logo per la sua nuova impresa, la International Network of Computer Organized Management, o INCOMM.

Un altro colpo arrivò quando venni a sapere che Bruce e Tina avevano “fatto blow” – avevano lasciato la Sea Org “senza autorizzazione” portandosi via Gwennie, che ora aveva 12 anni. Si erano trasferiti alle Isole Vergini statunitensi dove vivevano i genitori di lui. Secondo le regole di Scientology sarebbero stati “dichiarati Soppressivi” e non avrei più potuto avere contatti con loro e nemmeno con Gwennie. Riuscii comunque a piegare le regole e convinsi diversi Ufficiali di Etica che Gwennie aveva soltanto 12 anni e non poteva essere “Soppressiva”. In quel modo riuscii a tenermi in contatto con lei con rare lettere.

Con Foster sul suo nuovo progetto e il “blow” di Bruce ero rimasto l’unico responsabile della Strategic Book Marketing Unit. Ero il SBMU I/C e quello sarebbe rimasto il mio posto per i successivi quattro anni e mezzo. Avevo un sacco da fare per approntare la campagna. Dopo la fiera ABA adesso la pressione era tutta sulla campagna stessa. Don Spector scriveva gli annunci televisivi. Era stato il Direttore Creativo della BBDO West and Foote, Cone and Belding e sembrava sapere come fare. Studiò i sondaggi e le ricerche demografiche e scrisse tre annunci in formato “testimonial” – un maratoneta, un imprenditore e un pilota di aerei. Ogni spot terminava con il testimonial che diceva di dovere il suo successo a Dianetics. Gli spot sembravano fatti in modo competente e chiaro così li sottoposi a Julia Watson della Author Services, che aveva sostituito Frannie come mia senior de facto, la quale li inviò a LRH.

Hubbard andò su tutte le furie, li trovò orribili. Si fissò in particolare sul finale di uno degli annunci dove un imprenditore lanciava una carta appallottolata e centrava un cestino dall’altra parte della stanza. Disse che non si termina mai uno spot gettando via qualcosa poiché si sta dicendo allo spettatore, in modo subliminale, che dovrebbe gettar via il prodotto. Tendeva a considerare tutte le pubblicità come una serie di messaggi subliminali e i nostri stavano mandando il messaggio subliminale sbagliato.

Li riscrisse tutti dettando esattamente come dovevano essere. Quando Julia mi mostrò il dispaccio chiamai Don dandogli appuntamento da Sarnos, il ristorante sulla Vermont Street. Quando arrivò, io e Julia rivedemmo con lui tutti gli annunci. Don era un Direttore Creativo di lunga esperienza e vedersi rifiutare un lavoro era insolito, lo riteneva offensivo. A metà riunione il cercapersone di Julia squillò. Andò a telefonare e tornò mortalmente pallida. Mi prese da parte e mi disse di licenziare Don, non potevamo lavorare con lui. Protestai ma fu irremovibile – l’ordine proveniva dall’alto. Riuscii in un qualche modo a indorargli la pillola ma lui restò senza parole e se ne andò in fretta. Non lo vidi mai più.

Dovevamo trovare qualcun altro, e in fretta. Mancavano ormai pochi mesi alla data prevista per il lancio della campagna. Dopo alcune telefonate Len Foreman ci raccomandò Jim Kellahanm, che andammo subito a trovare. Gli mostrammo gli spot scritti da Hubbard ma li disapprovò, ne avrebbe scritti lui dei nuovi – due per Dianetics e due per Self Analysis, che vennero inviati a Hubbard per l’OK.

Gli spot andavano girati immediatamente, Kellahan organizzò la troupe e fissò il giorno per le riprese. Ma le settimane scivolavano via e non era ancora arrivata l’autorizzazione finale, che giunse telefonicamente quel fatale pomeriggio nei corridoi di ASHO. Quell’autorizzazione sul filo di lana fu l’ultima delle tessere del puzzle ad andare al suo posto.

Io, Nancy e Len Foreman eravamo presenti alle riprese. Il primo spot mostrava due scalatori. A un certo punto uno scivolava e l’altro, una ragazza, riusciva a salvarlo in extremis e insieme raggiungevano la vetta. Si girava in una remota località dell’Ojai, su una parete vicina alla strada. A fine giornata arrivò un elicottero per le riprese aeree della coppia in cima alla montagna. Fu impressionante.

Quella sera io e Nancy sgattaiolammo via per cenare con mia madre, che viveva a Santa Barbara. Il giorno dopo prendemmo il battello per le Channel Islands dove si girava il secondo spot che parlava di un “biologo marino” impegnato nello studio delle balene e che, naturalmente, raccomandava Dianetics. Fu in quell’occasione che conobbi Laslo Kivacs, il regista, il quale mi raccontò una storia incredibile su come era riuscito a fuggire dall’Ungheria portandosi dietro rotoli di pellicola che smascheravano le atrocità dei comunisti. Kovacs aveva firmato dei classici come Easy Rider, Cinque pezzi faciliPaper Moon.

Di nuovo a Los Angeles, Kellahan e la troupe girarono due semplici testimonial per Self Analysis, la seconda uscita.

Gli spot, girati e montati magistralmente, vennero approvati immediatamente. In ottobre era tutto pronto – i libri nei negozi, grazie alla Ingrams, gli spot pronti per la messa in onda, la strategia mediatica ormai approntata. Avremmo premuto il bottone alla fine di ottobre e lanciato la più grande campagna di Dianetics della storia. Sarebbe potuta essere il più grosso boom mai vissuto dalla Chiesa di Scientology, un boom che, per un po’, avrebbe mascherato il fatto che la chiesa aveva cominciato a cedere lungo le cuciture. Il 17 ottobre 1982, poco prima del lancio della campagna, David Miscavige aveva infatti organizzato a San Francisco il convegno dei gestori di Missione, che fu un bagno di sangue. Lui ed altri exec di ASI e di CMO International avevano redarguito i gestori di Missione per ore e li avevano definiti criminali. Nessuno poteva lasciare la sala e chi obiettava veniva “dichiarato” su due piedi.

Tra di loro figuravano anche molti che all’epoca erano figure chiave di Scientology, uomini e donne che avevano fondato e che gestivano catene intere di Missioni. Era a loro che si dovevano le migliaia di nuovi scientologist che ogni settimana si affacciavano alle org. I loro nomi erano diventati leggendari – Kinglsley Wimbush, Martin Samuels, Bent Corydon, Brown McKee. Ma furono tutti dichiarati e le loro Missioni sequestrate. Anche chi non fu dichiarato venne comunque colpito con multe esorbitanti e chi rifiutava di pagare veniva sottoposto a Verifiche di Sicurezza “gang bang”, cioè messo all’E-meter e accusato a raffica da un gruppo di dirigenti.

Alcune di quelle cose filtrarono fino a noi sulla “linea” delle voci e del passaparola, oppure sulle linee ufficiali. Ci dissero che i gestori di Missione erano dei criminali che “derubavano la chiesa” e avevano cercato di impossessarsene. I gestori chiave erano dei Soppressivi e bisognava trattarli in modo molto risoluto. Miscavige stava affermando la sua autorità e «salvando la chiesa dagli SP».

Quelle cose mi facevano stare molto male. Come potevano essere tutti dei Soppressivi se erano stati proprio loro ad aver portato, e a continuare a portare, tanta gente in Scientology? Non sapevo chi aveva torto e chi aveva ragione. Quelle cose si andavano ad aggiungere al mio crescente elenco di misteri. Perché ogni persona che aveva organizzato una campagna per Dianetics era stata distrutta? Perché quasi tutti i gestori di Missione più produttivi erano stati dichiarati? Non aveva senso.

Pensavo che la campagna avrebbe magicamente risolto tutto – come portare una vecchia auto vecchia in autostrada e farla correre al massimo per spurgare il motore. Un grosso flusso entrante di gente nuova avrebbe aiutato ad espellere da Scientology i giochi politici di bassa lega e le lotte interne, e rimettere tutti in carreggiata.

E stavo per spingere sull’acceleratore.

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