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Sogni Rubati 5° capitolo

16 agosto 2010

Capitolo cinque: Dalle stelle alle stalle

La nave della Sea Org ancorata in Europa- La  Athena, 1971

Una unica luce da lavoro pendeva dalla ringhiera sopra di noi, illuminava la fiancata della nave e la pioggerellina che continuava a cadere, ma sembrava non riuscire a penetrare l’acqua scura e fredda del porto di Copenhagen che turbinava sotto la nostra barchetta. Stavamo beccheggiando su e giù in modo allarmante, mi era difficile trovare un punto d’appoggio per la smerigliatrice elettrica. Ogni volta che cercavo di appoggiarla allo scafo della nave la barchetta scivolava via.
Io e Marcus dovevamo portare a termine un compito semplice, sabbiare una fiancata dello scafo dell’Athena, rimuovere tutta la ruggine e poi ridipingerla, prima con l’antiruggine e poi con la vernice bianca. La scadenza (o “tempo macchina” secondo il gergo della Sea Org) era completare il lavoro entro l’alba. Il Capitano Bill doveva tenere uno speciale esercizio di addestramento per tutti gli staff Sea Org dell’AO, e l’imbarcazione doveva essere pronta. Erano circa le due del mattino, dovevamo sbrigarci.

«In questo modo non andremo da nessuna parte» dissi a Marcus. Mi sedetti sul bordo della barchetta dando la schiena all’Athena. «Ecco, tienimi le gambe». Mi piegai all’indietro con la smerigliatrice sopra la testa. Raggiungendo lo scafo da sotto potevo esercitare sufficiente pressione. Tolsi ostinatamente la ruggine.

Era l’estate del 1972. Io e Marcus eravamo sul “Deck Project Force” dell’Athena da circa sei settimane. Avevo fatto l’Ufficiale Comandante di Pubs Danimarca per poco più di un anno ed era stato un disastro, un incubo di stress e pressione. Ero contento di fare una pausa, un lavoro noioso e ripetitivo nella “squadra sul ponte” dell’Atena.

Nel 1972 ancora non esisteva il Rehabilitation Project Force ma c’era soltanto il “Deck Project Force” in cui gli “executive falliti” come me e Marcus si mescolavano con le nuove reclute della Sea Org, tutti a lavorare insieme, e alla sera e studiare insieme Scientology in un’aula sui ponti inferiori.

Ironia della sorte quando nel 2004, 32 anni dopo, a Int Base mi proposero di diventare il Book Executive International e fecero una revisione del mio curriculum di executive mi comunicarono che il periodo di lavoro come Ufficiale Comandante di Pubs veniva considerato un vero successo. La mia reazione fu di incredulità perché lo ricordavo come un incubo totale. No, non era così, mi dissero. Avevo invece maneggiato con successo i debiti lasciati da Doreen Casey e avevo messo da parte riserve finanziarie decenti per l’Org. Avevo stabilizzato il luogo di lavoro e aumentato le entrate, lentamente ma regolarmente.

Beh, forse era stato davvero così, ma “lentamente” e “regolarmente” non erano aggettivi accettabili per i diplomati del Flag Executive Briefing Course. Noi eravamo i geni, i wunderkind. Quando noi arrivavamo sulla scena le statistiche dovevano schizzare verticalmente, a razzo, e continuare a salire a nuovi livelli stellari. Qualsiasi cosa di meno era inaccettabile. I nostri eroi, i nostri role model erano persone come Alex Sibirsky, Kerry Gleeson e Bill Franks. Infatti quando ero sull’Apollo Sibirsky aveva parlato a noi studenti del FEBC e ci aveva detto che loro avevano “fatto esplodere” l’Org di Boston ed erano degli eroi. I racconti sul loro atteggiamento alla “non fare prigionieri” – pretendere produzione ad ogni costo, tenere alzati gli staff giorno e notte per raggiungere il target, chiudere a chiave il pubblico fino a che non firmava l’assegno per il servizio successivo – abbondavano. Essere “irragionevoli” era considerato un complimento – significava che non ti bevevi i “motivi” per la non-produzione. Gli executive che ascoltavano le “scuse” degli staff o lasciavano correre venivano condannati come “impiegatucci” – che secondo i copioni di Hubbard era un crimine.

Quando nel giugno del 1971 io, Tina e Lance eravamo tornati all’org pensavo che forse sarei potuto diventare quel tipo di executive tosto e irragionevole. Dopo tutto eravamo stati addestrati con la più recente tecnologia e auditi sui rundown “Ls”, confidenziali. Eravamo stati trasformati in superdirigenti. Potevamo fare schizzare le nostre statistiche con la sola forza di volontà, calpestando i sentimenti di chiunque ci avesse messo i bastoni tra le ruote.

Sfortunatamente, però, io non ero stato progettato per essere così. Non sono mai stato bravo a dominare la gente o a minacciarla, intimidirla. Nella frenesia del momento, quando quel tipo di comportamento veniva considerato una forza, avevo cominciato a pensare che la mia incapacità a comportarmi in quel modo era un segno di debolezza. Forse non ero veramente forte o sufficientemente spietato per fare l’exec.

All’inizio, appena tornati all’org, avevo cercato di recitare il ruolo assegnatomi. Ma l’unico esito era stato il ciglio sollevato di Tina e i suoi sorrisi ironici che mi facevano sentire come un borioso cretino. Quello non era il mio stile, quello non ero io. Decisi perciò che sarei semplicemente stato me stesso e avrei diretto l’org a modo mio, e se non fosse andata bene – beh, quanto meno ci avevo provato.

Al nostro ritorno c’erano ancora staff alloggiati al “Dexion Hotel”. Ci assicurammo che fossero pagati a sufficienza e trovammo loro un appartamento. Tina sulla linea delle finanze era grandiosa e applicò alcune direttive finanziarie sensate che faceva rispettare con pugno di ferro. Spedimmo due dei nostri staff in un giro di reclutamento e addestrammo quelli che avevamo. Facemmo ripulire e riordinare l’indirizzario, poi iniziammo a spedire materiale pubblicitario sensato. Nulla di eroico: solo quelle misure di base che sapevamo avrebbero migliorato la scena.

Io e Tina – nei giorni felici

Ma erano misure che per dare i loro frutti avrebbero richiesto tempo. Era come timonare una grande nave – giri la ruota di pochi gradi, aspetti, nulla sembra accadere. Poi gradualmente la nave risponde. E io sapevo che l’org avrebbe risposto. Ma eravamo sotto osservazione. Ogni settimana dovevamo riferire le nostre “stats” e ci si aspettava che sarebbero schizzate a razzo nel momento stesso in cui avessimo messo piede all’org. Quando ciò non avvenne – e le settimane trascorrevano senza un drammatico miracolo – i telex si fecero sempre più pretenziosi. I miei senior non avevano scrupoli nell’essere “irragionevoli” con me.

Sembrava proprio che di senior io ne avessi due, non uno. La Sea Org aveva aperto a Copenhagen un Ufficio di Collegamento Europeo guidato da Bill Robertson e sua moglie Joan. Il “Capitano Bill”, come noi lo chiamavamo, era già famoso in Scientology. Era noto come il factotum di Hubbard: arrivava ogni volta che c’era una Missione difficile, o una Org che aveva bisogno di un Ufficiale Comandante forte. La sua missione come CO EULO era espandere Scientology in tutta Europa.

Io e Bill non siamo mai andati d’accordo. Per molti versi eravamo polarità opposte. Lui era un uomo grosso e turbolento, capelli a spazzola e portamento militare mentre io ero magro e avevo i capelli lunghi. Lui faceva fare le cose con la forza della sua personalità – e ne aveva in abbondanza di entrambe: forza e personalità. Mentre io tendevo ad essere tranquillo e modesto, lui dominava l’ambiente con la sua stazza e la sua risata esplosiva.

“Captain Bill” Robertson

Ma in quella risata, in quella persona quasi fanaticamente appassionata, c’era qualcosa che rasentava la follia. Il Capitano Bill amava parlare di Marcab e della Confederazione Galattica, e di tutti gli altri miti della “traccia intera” di Scientology. Molti anni dopo sarebbe uscito dalla Chiesa di Scientology per formare le sue “Ron’s Org”, pesantemente basate sulle sue visioni della “traccia intera”. Ma quello era il futuro. Ora era un golden boy e anche se era folle, nel mondo Scientology il suo era un tipo accettabile di follia e gli staff pendevano dalle sue labbra.

Bill amava raccontare una storia dei primi tempi della Sea Org; una notte sul ponte della Avon River (in seguito ribattezzata Athena) Ron aveva insegnato la navigazione con le stelle. Dopo la lezione si era fermato, aveva fissato oltre gli astri stringendo gli occhi quasi a vedere molto oltre il nostro piccolo pianeta. «Questa non è la prima volta che ci conosciamo e frequentiamo» aveva detto sognante. Bill aveva bevuto le sue parole, come del resto tutti gli altri staff. Per lui, per loro, per noi non era soltanto un lavoro, era un’avventura intergalattica, della traccia intera.

Poiché Pubs si trovava a Copenhagen Bill riteneva che noi fossimo suoi sottoposti. Ma prima di lasciare l’Apollo la CS-2 ci aveva detto ben chiaro che siccome noi eravamo internazionali dipendevano da lei, non da EULO. La cosa provocò fin dall’inizio rapporti piuttosto tesi. Ogni volta che il Capitano Bill arrivava da noi per una “ispezione esecutiva”, circa una volta alla settimana, ci lanciavamo la palla a vicenda in una educata danza. Lui “dava suggerimenti” su come secondo lui sarebbero dovute essere fatte le cose, e io gli dicevo che la sua idea era brillante e che l’avrei trasmessa immediatamente a CS-2. Era un uomo abituato a dirigere l’azione – e abituato a farsi obbedire – e sono sicuro che il mio atteggiamento lo frustrava e infastidiva.

Circa in quel periodo conobbi meglio anche un altro famoso Ufficiale della Sea Org, Ken Delderfield o “Deld” come veniva chiamato di solito. Era stato spedito in missione in Europa per “rendere la Policy ampiamente disponibile”. Policy in questo caso era riferito alle pubblicazioni di Hubbard, quelle stampate in inchiostro verde che delineavano tutta la sua “tecnologia” amministrativa e manageriale.

Mi sarei reso conto alla svelta che Ken era un cane sciolto e quanto di più prossimo a un imprenditore c’era nell’altrimenti gerarchica e fortemente autoritaria struttura della Sea Org. Lui faceva le cose a modo suo. Il suo compito era rendere disponibile la Policy così elaborò un progetto per pubblicarla in diversi volumi con la copertina rigida. L’operazione avrebbe richiesto un notevole sforzo editoriale, di composizione e di pubblicazione ma non ci pensò due volte. Reclutò diversi staff tra cui sua moglie Rosemary, che era stata LRH Communicator Pubs. Per sostenere finanziariamente l’impresa cominciò a vendere agli staff i futuri libri. Chi lo avesse “seguito fin dal pianterreno”, come diceva lui, avrebbe potuto avere i volumi a un prezzo ridotto. Anche io, come altri staff, acquistai i libri e con quel denaro lui comprò l’attrezzatura IBM di composizione – quella in cui dovevi codificare a mano la formattazione mentre scrivevi. Diede inizio alla sua nuova impresa sul retro di Pubs. Teneva informato il “Commodoro” dei progressi, e “il Vecchio” era molto soddisfatto.

Io e Tina intanto continuavamo la nostra battaglia per alzare le statistiche. I progressi c’erano, ma erano lenti. Non c’era stato il boom verticale auspicato. Un giorno entrai negli uffici esecutivi e trovai Tina intenta a leggere gli “Ordini del Giorno” di Flag. Poiché eravamo membri della Sea Org in “Missione Garrison” [distaccati in una org inferiore], la nave ci mandava i cosiddetti OOD che ci davano un’idea di quello che succedeva a Flag. Dovevamo però mantenerli confidenziali. All’improvviso Tina impallidì ed esclamò: «Oh mio Dio!».

«Che c’è?» le chiesi.

Mi mostrò quanto aveva scritto Hubbard nel paragrafo “Comando” dell’OOD:

«Vedo che l’Action Bureau stava per mandare una missione a Pubs Danimarca» aveva scritto il fondatore, «Però quando poi ho controllato le loro statistiche ho visto che erano in salita. Prima di inviare una missione è importante controllare sempre le statistiche».

Mi sentii raggelare e corsi a controllare le nostre statistiche. Grazie al cielo erano ancora alte. Ma mi resi conto di quanto sottile fosse il cavo su cui camminavamo – un calo di statistiche e ci saremmo trovati alla porta una missione Sea Org. Avevamo un guinzaglio molto corto. La vita divenne un incubo quotidiano. Le nostre statistiche – come quelle di ogni altra organizzazione Scientology – venivano calcolate il giovedì alle ore quattordici. Era quella la “scadenza ultima”. Per quell’ora le statistiche dovevano essere in salita per cui il mercoledì sera ci trattenevamo spesso fino a tardi. Ma a parte i mercoledì notte non facevamo mai lavorare l’equipaggio 24 ore al giorno. Ci assicuravamo che andassero a casa e dormissero a sufficienza, e che avessero tempo sufficiente per l’addestramento. Un giorno, dopo una settimana molto buona, io e Tina avevamo addirittura concesso un giorno libero a tutti e provato a vedere se saremmo riusciti a far funzionare l’org da soli. Fu davvero una impresa iniziata di buon mattino con la fatturazione degli ordini, l’imballaggio e poi la spedizione.

La nave base Athena della Sea Org si era intanto spostata da Helsingor al porto di Copenhagen. In quanto membri della Sea Org, io e Tina venivamo a volte invitati a brevi crociere durante le quali facevamo esercitazioni con altri membri Sea Org della Advanced Org.

Anche la AO si era trasferita in città così da essere facilmente raggiungibile dal pubblico che arrivava in treno o in aereo. Adesso erano sia Org Avanzata (che consegnava i livelli OT) sia Org Saint Hill (che consegnava il Saint Hill Special Briefing Course). Veniva chiamata Advanced Organization Saint Hill Europe – o AOSHEU in breve – e si era stabilita ai piani superiori di un edificio su Jernbangade poco distante dalla piazza del municipio e vicina alla famosa “via del passeggio” di Copenhagen. Quando si liberò il secondo piano del loro palazzo cogliemmo al volo l’occasione per trasferirvi anche la Pubs Org in modo da essere anche noi in centro e vicini sia alla AO sia all’Athena.

Io e Tina ispezionammo i nostri futuri locali, che erano in uno stato penoso. Avevano ospitato un night club e le pareti erano dipinte di nero con graffiti fluorescenti. Lo spazio era pieno di strani fondali di tessuto, sembrava un circo bizzarro uscito da un incubo allucinogeno.

Nel fine settimana cominciammo a ripulire e lasciammo all’org soltanto qualche staff per la gestione delle spedizioni. Affittammo due grossi container per la spazzatura e li mettemmo nel cortile dell’edificio. Poi ci sbarazzammo di tutta quella strana roba, che sminuzzavamo e gettavamo nel bidone. Una volta svuotato, dipingemmo il locale di bianco e stendemmo una moquette grigia da parete a parete. Quando il lunedì arrivò il padrone rimase impressionato dal nostro lavoro, adesso avevamo un nuovo amico e alleato. Cominciammo poi a trasferire le riserve di libri, le scrivanie e l’attrezzatura, e ci approntammo a iniziare a lavorare dalla nuova sede. Deld si prese una parte sul retro per il suo libro di Policy e noi organizzammo gli uffici sul davanti, vicino alle aree chiave di disseminazione e vendita.

Era infatti lì che ora stavamo concentrando la nostra attenzione. Le stats stavano pian piano salendo, ma non a sufficienza. Dovevamo creare il boom. Dovevamo fare più soldi, vendere più libri. La mia attenzione si concentrò sull’addetto alle vendite, quello che telefonava quotidianamente alle org affinché acquistassero più libri. Cercavo sempre di capire come fare per vendere di più. Ormai arrivavo a EULO a testa china, senza nemmeno vedere la città intorno a me, intento a pensare preoccupato come poter vendere di più entro giovedì ore 14. Ero sempre più depresso e disperato. I miei “maneggiamenti di etica” a EULO non sembravano fornire alcuna risposta, aumentavano semplicemente la pressione e la disperazione. Anche Tina avvertiva lo stress e sempre più spesso portavamo a casa i problemi e le preoccupazioni del lavoro, trascorrevamo il nostro tempo privato e familiare a parlare dell’org. La pressione stava chiedendo di pagare il pedaggio al nostro matrimonio.

Alla fine arrivò la temuta Missione di Flag. Missionario senior era Fred, il fratello di Tina, un Ufficiale veterano della Sea Org. L’altra missionaria era Sandy Stevens, auditor e ragazza parecchio attraente. Cercarono di incoraggiarci a intraprendere qualche azione forte, ma ormai eravamo scoppiati. Entrambi confessammo privatamente ai missionari che non volevamo più quell’incarico.

Il mattino seguente ci trascinammo all’org e scoprimmo che l’adunata era già incominciata. Ken Delderfield stava in piedi davanti a tutti, era lui il nuovo Ufficiale Comandante. I missionari Sea Org ci portarono sull’Athena dove venimmo assegnati al Deck Project Force.

Marcus Lanciai, il mio amico, era già lì, cacciato dal posto di CO Stoccolma. Eravamo andati insieme sulla nave, ci eravamo addestrati insieme e ora eravamo stati entrambi destituiti. Ma essere sull’Atena dopo l’estenuante e continua pressione di Pubs era quasi un sollievo. Era estate, lavoravamo all’aria aperta a sabbiare e verniciare i ponti, pitturare e laccare. All’epoca non c’era l’RPF, non era ancora stato inventato. C’era solo il Deck Project Force ed eravamo tutti assieme, exec falliti e nuove reclute. A volte le cose si facevano surreali – ero ancora il firmatario dei conti di Pubs e una volta alla settimana sentivo sul ponte il tac-tac-tac delle scarpe dell’addetto alla tesoreria che mi portava gli assegni da firmare. Allora mi sedevo a terra, facevo domande e firmavo. Nessun dubbio che le nuove reclute si chiedessero come mai un mozzo di bordo firmava assegni!

Mi lasciai crescere la barba e mi abbronzai. Avevo imparato a far funzionare l’argano a vapore e caricavo e scaricavo merci e vettovaglie. Nei fine settimana uscivamo per brevi crociere sotto costa e imparai a timonare la nave. Una calda mattina d’estate gettammo l’ancora da qualche parte nel Mare del Nord e ci buttammo per una nuotata. L’acqua era gelida. Mi godevo il presente e cercavo di non pensare al futuro. Non volevo fare l’exec, mi vergognavo per aver fallito il compito di diplomato FEBC. Era come se avessi tradito l’Org, i miei colleghi studenti del FEBC e il Commodoro.

Un’altra vittima delle circostanze fu il mio matrimonio. Lo stress continuo presentò il conto e Tina chiese il divorzio. Io non ero nello stato d’animo giusto per lottare.

Arrivò poi il nuovo incarico: Ufficiale Bancario di Flag alla AOSH EU. Dovetti studiare le policy delle finanze. Non avevo idea di chi avesse preso quella decisione che mi sembrava folle. Ero un artista, un disegnatore e adesso volevano mettermi alle finanze? A me macinare numeri tutto il giorno sembrava tortura allo stato puro.

In mio aiuto arrivò Deld che negoziò con EULO e li convinse a farmi tornare a Pubs Org, dove mi ridiede il vecchio posto di Segretario di Produzione. «Non posso veder sprecare il tuo talento nell’ufficio finanziario», mi disse ammiccando.

Mi trasferii nel dormitorio degli staff in una casa a circa 20 minuti a piedi dall”org in Sankt Knuds Vej. Anche se avevamo divorziato, io e Tina eravamo rimasti amici e potevo vedere Gwennie tutti i giorni. Andavo a casa a cena e a un isolato di distanza Gwennie mi correva incontro e mi abbracciava stretto. Era il momento più bello di tutta la giornata.

Mi immersi nel lavoro. Come Segretario di Produzione dirigevo il laboratorio di stampa che produceva i pacchi dei corsi e gli opuscoli. Avevo a disposizione uno stampatore, Tony, e l’olandese Dirk che badava alla rilegatura, ma imparai a usare tutti i macchinari in modo da poter fare da solo il necessario. Ero a capo anche della copiatura dei nastri, che era diretta dall’inglese John Waterworth. E supervisionavo il Dipartimento Spedizioni, diretto dallo scozzese Neil Lumsden.

Dirigevo da solo tutto il “Collegamento Tipografie” – un posto “tenuto dall’alto”, come si diceva. Amavo quell’aspetto del mio lavoro perché mi permetteva di uscire dall’org. Tenevo i contatti con tipografi di tutta la città e mi spostavo in bicicletta. Andarsene in giro in quel modo dava grande senso di libertà, il vento sul viso, respirare l’aria frizzante e fresca.

Tra i miei fornitori c’era la Anderson Printing. La signora Anderson, una anziana danese, aveva preso in mano la gestione della tipografia dopo la morte del marito e faceva di tutto per tenerla a galla – ma non conosceva un’acca del mestiere. La cosa mi fu chiara fin dalla prima volta che mi sottopose un preventivo – assolutamente troppo basso. Mi sedetti con lei e lo rivedemmo assieme, le feci vedere come doveva fare. Anni più tardi mi disse che se non fosse stato per la mia pazienza probabilmente sarebbe affondata. Ricambiò il favore quando mi addormentai secco su una delle sue poltrone dopo una serie di notti in bianco. Mi lasciò dormire e al risveglio mi trovai pronta una bella tazza di caffè danese.

Uno dei tipografi principali era il sig. Permild. Aveva un laboratorio molto grande e gli davo da stampare quasi tutti i libri. Gli piacevano le mie visite domenicali, quando ci sedevamo nel laboratorio deserto, una Tuborg e un pasticcio di carne, e stendevamo i programmi per la settimana entrante.

L’Unità Traduzioni si trasferì da Tangeri alla fine del 1972 ed entrò a far parte di Pubs, rientrando anch’essa tra i miei sottoposti. Era guidata da Anna, una giovane svedese. Negli anni successivi intrattenemmo a intermittenza una relazione segreta – lei divideva la stanza con un’altra ragazza e durante le sue assenze l’andavo a trovare. A quei tempi le relazioni tra staff non sposati non erano ancora punite con l’RPF. Venivano tollerate e se non eri troppo spudorato gli altri staff tendevano a strizzarti l’occhio.

Tuttavia restavo alla deriva. Tiravo avanti, giorno dopo giorno. Il lavoro era stimolante, stavo imparando un sacco di cose su stampa e produzione, ma personalmente ero alla deriva, marcavo il tempo. Dove sarei andato, dopo? Che cosa avrei fatto della mia vita? Non volevo stare in Europa per sempre e non volevo finire nel vicolo cieco di un incarico di medio livello a Pubs. Gli inverni erano lunghi, freddi e brutali, con nevicate che si ammucchiavano lungo le strade e i venti gelidi che soffiavano in città dal mare. A metà inverno non vedevi mai il sole – era buio tutto il giorno. Le estati erano brevi e calde, e in giugno il sole non tramontava mai – potevi uscire alle 3 del mattino (come mi succedeva spesso) e le strade deserte erano chiare come in pieno giorno. I danesi si godevano l’estate con frenetico abbandono, parchi e spiagge erano affollati di gente stesa a prendere il sole – le donne in topless. Il Capitano Bill mandava missioni in tutta Europa per aprire nuove organizzazioni. Erano i giorni inebrianti e folli del “tutto fa brodo” per ottenere uno start up. Gli “assegni postulati” furoreggiavano. Il registrar faceva firmare al pubblico assegni scoperti sulla base del “postulato” che prima della messa all’incasso avrebbero avuto la disponibilità sul conto. Naturalmente poi la banca respingeva gli assegni ma quello era problema di qualcun altro – l’executive o il Registrar avevano già riportato le loro “statistiche in ascesa” ed erano già degli eroi.

Fu in quell’atmosfera che, all’inizio del 1974, arrivarono da Flag due missionari con l’ordine di fare esplodere Pubs con massicce vendite di libri alle org europee, che si stavano espandendo rapidamente. Frankie Freedman, il capo missione, era un grosso intrallazzatore e Bruce Wilson, il suo secondo, aveva la lingua sciolta. Si misero al telefono e nel giro di breve cominciarono a parlare di “grosse forniture di libri” in stampa, 20.000 copie o più per volta. Come Segretario di Produzione ricevetti un “avviso di grosso traffico”, vale a dire tenersi pronti per una produzione massiccia che doveva essere tirata fuori a tempo di record.

Avvertii i miei tipografi di tenersi pronti per grossi ordinativi. Mi informarono che il problema più grosso sarebbe stata la carta, a volte occorrevano settimane per la consegna. Entrai nel panico – quel tipo di ritardo non sarebbe stato tollerato. Dissi loro di procedere e di procurarsi subito la materia prima.

Gli ordini cominciarono ad arrivare – 40.000 copie di I fondamenti del pensiero in tedesco, 20.000 copie di Evoluzione di una scienza in francese e così via. Avviai le rotative. L’org era in uno stato di eccitazione frenetica, stavo alzato giorno e notte per la stampa dei libri e il loro immagazzinamento sugli scaffali, pronti per la spedizione degli ordini in arrivo.

Poi, così come era iniziata, la frenesia finì. Frankie Freedman scomparve, richiamato da Flag per un “maneggiamento di etica”. I soldi non entravano. I grossi “ordinativi di libri” erano per lo più aria fritta. Mi ritrovai con diverse tonnellate di carta sul pavimento di vari fornitori – senza ordini di acquisto. In altre parole, ero personalmente responsabile della situazione. Nelle settimane successive mi trasformai in rappresentante di carta per sbarazzarmi di tutto il “mio” materiale.

Bruce Wilson restò con noi, finì per sposare Tina e diventammo buoni amici. Deld, dopo aver completato i suoi libri della Policy, ora chiamati Volumi Del Corso di Executive dell’Organizzazione (OEC), tornò a Flag e la Nave mandò un nuovo Ufficiale Comandante, una vecchia amica dei tempi di Edimburgo, Judy Ziff. Aveva divorziato da David e si faceva ora chiamare Judy Graham. Era una leader molto pragmatica e diretta, sinceramente interessata agli staff dell’org.

Dopo la stampa fatta per i “grossi ordinativi” ci ritrovavamo ora con incredibili eccedenze di libri tradotti. Judy decise di farmi Segretario di Disseminazione così da incrementare le azioni di promozione e vendita e mi misi all’opera su un opuscolo promozionale. Facevo tutto da solo: progettazione, testi, fotografie, illustrazioni, preparavo i lucidi e stampavo. Facevo anche la supervisione del riempimento buste affinché la posta fosse spedita ogni giovedì prima della “scadenza ultima” delle 14.

Feci amicizia con Stefan, un ragazzo olandese, fotografo. Lo addestrai per diventare l’editor della rivista The Auditor, anch’essa alle mie dipendenze. Una volta andammo a fare un giro in campagna, Stefan con la sua macchina fotografica e io con il mio album da disegno. Trovammo una vecchia fattoria e mentre lui la fotografava da ogni possibile angolazione, io la disegnavo. Da quegli schizzi ricavai un dipinto che il giorno dopo portai in org e quando Judy lo vide se ne innamorò e me lo comprò immediatamente.

Ancora non avevo una ragazza. La storia con Anna era finita da un pezzo. Una breve e focosa relazione con Helen, seducente scozzese, era finita l’anno precedente in malo modo. Io e Stefan decidemmo di ovviare al problema comune della mancanza di donne andando a una festa per gli staff dell’area che si teneva alla Org Avanzata dove conobbi Elin, una ragazza danese che lavorava per il Guardians Office Europa. Entrammo subito in sintonia e finimmo per trascorrere la notte insieme nel suo appartamento. Qualche giorno dopo mi trasferii da lei. A quei tempi in Sea Org era ancora permesso fare cose del genere.

La nostra fu una relazione interessante, nessuno dei due riusciva a pronunciare correttamente il nome dell’altro. Io la chiamavo “Ellen” (lei insisteva che dovevo dire “ay-leen”) e lei chiamava me “Yeff”. A volte la sera mi fermavo a prenderla negli uffici del GO e parlavo con Alan Juvonen, Vice Guardiano Europa, circa la possibilità di entrare anche io nel Guardians Office. A Pubs mi annoiavo a morte. Volevo fare qualcosa di diverso, andare da qualche altra parte, forse anche tornare negli USA. Forse il GO poteva rappresentare il mio biglietto di uscita.

Ma non sarebbe stato così. Un giorno della metà del 1975 Judy mi chiamò nel suo ufficio. «Guarda qui» mi disse tendendomi una copia dell’Ordine del Giorno di Flag, in particolare il paragrafo “Comando”.

Lessi l’inizio. Hubbard parlava di istituire sulla nave una unità di disseminazione e, alla fine, diceva specificamente «Richiamare Hawkins da Pubs Danimarca». Sentii un brivido lungo la schiena. Il Vecchio voleva proprio me. Quello era il biglietto di uscita che stavo aspettando.

«Chiaro, ci vorrà un po’ per sostituirti» mi disse Judy. Nella sua voce potevo percepire l’esitazione. Voleva prendersi il suo tempo, trattenermi lì. «Non la penso così» le risposi nominando velocemente un possibile sostituto, «posso addestrarlo in una settimana». Judy accettò il mio programma a denti stretti.

Fu difficile dirlo a Elin, ma capì. Non si poteva ignorare una convocazione diretta di LRH. Le suggerii di venire con me sulla nave ma capii che non era ciò che voleva. Era danese e quella era casa sua.

Una settimana dopo ero a EULO per il briefing sul viaggio verso la località segreta della nave.

«Passeremo per Madrid?» chiesi. «No» mi rispose l’ufficiale, «andrai via New York».

La nave si era spostata – aveva attraversato l’Atlantico.

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2 commenti leave one →
  1. roberto permalink
    17 agosto 2010 8:56 PM

    Ciao Anita e ciao ragazzi, tra catastrofi mondiali e gente che non può permettersi una vacanza c’ è qualcuno come me che accarezza ancora la speranza di un futuro migliore.
    Per tutti.
    Ho visitato un sito di scn ufficiale (sic!) e nella libreria vi sono dei titoli che non sono mai riuscito ad acquistare.
    Ovviamente non vado certo in un org, non voglio dare nemmeno un cent a chi sapete voi…domanda:
    Dove posso trovare per esempio “Una storia dell’uomo”, qualcuno ha qualche copia in grado di vendermi? Forse qualcuno ne ha una scorta acquistata per rivenderla…non sò, se potete fatemelo sapere, un abbraccio a tutti!

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