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SOGNI RUBATI 4° capitolo

15 agosto 2010

Ed ecco il quarto capitolo!

Ci sono stati parecchi commenti che hanno riguardato questo racconto di Jeff. Tutti a mio avviso costruttivi. La vostra partecipazione è sempre apprezzata.

Gary Baldi


Capitolo Quattro: Promozione

La Apollo, Ammiraglia della Sea Organization

Casablanca non assomigliava per niente al film con Bogart/Bergman. Era una città piena di gente, rumorosa e sporca. Condomini cubici bianchi sgomitavano con antiche moschee e vecchi edifici fatiscenti. Automobili e carretti trainati da muli si facevano largo negli stretti vicoli tra le colorate bancarelle di tessuti, frutta, tappeti arzigogolati.

Ero in viaggio con Lance Davis, uno degli staff di Pubs, e con Marcus Lanciai, che una volta lavorava a Pubs ma adesso era staff dell’Org di Stoccolma. Al momento della partenza da Copenhagen non avevamo idea di quale sarebbe stata la nostra destinazione finale – era confidenziale. Prima eravamo atterrati a Madrid dove eravamo stati accolti da Geary Titus, un americano che dirigeva gli uffici spagnoli della “Operation and Transport Company”, il nome di copertura dell’Ufficio di Collegamento Sea Org di Madrid. Tutto era fatto molto di nascosto, in modo coperto e sospettoso. Geary ci aveva poi messi su un aereo a elica marocchino che ci avrebbe fatto attraversare lo Stretto di Gibilterra con scalo a Tangeri, destinazione Casablanca. E un attimo prima di salire sull’aereo ci aveva dato istruzioni per raggiungere la nostra destinazione finale – Safi, in Marocco.

Ed eccoci lì, circondati dal baccano, dai colori e dalla confusione di Casablanca. Avevamo chiesto informazioni sulla corriera per Safi, che non aveva aeroporto, e alla fine ci avevano indirizzati a un piccolo autobus affollato. I sedili erano in fil di ferro e tra i nostri compagni di viaggio c’erano parecchi polli. I bagagli erano stati lanciati sull’imperiale, dove altri passeggeri avevano trovato posto.

Il viaggio di un centocinquanta chilometri per Safi durò ore, mentre la corriera si inerpicava tra colline e aridi terreni agricoli. Ci fermavamo in ogni piccolo villaggio, dove passeggeri saltavano su e giù dal mezzo portandosi dietro vari esemplari animali. Se mai quell’autobus ne aveva avuti, gli ammortizzatori erano ormai guasti da un pezzo e i sedili di ferro erano un tormento. Stava arrivando un temporale, sentivamo il rombo del tuono e all’orizzonte si scorgeva il lampeggiare dei fulmini.

Nel tardo pomeriggio, con il cielo coperto da nubi scure, arrivammo finalmente a Safi, cittadina di pescatori sulla costa atlantica del Marocco. La città sembrava priva di piano regolatore – un guazzabuglio di case ed edifici, blocchi color sabbia rovesciati dalla scatola di costruzioni di un bambino. La strada principale era fiancheggiata da palme e oltrepassammo le mura antiche di un vecchio forte. La corriera si fermò nei pressi del porto e, con le nostre valige appresso, ci facemmo strada attraverso il mercato del pesce. Poi la scorsi nello spazio tra due magazzini, legata al molo, bianca e brillante.

La Apollo.

Era il febbraio del 1971. Io, Marcus e Lance eravamo arrivati sulla nave per frequentare il Flag Executive Briefing Course – uno speciale corso di addestramento per gli executive di Scientology di tutto il mondo. Tina era già a bordo – arrivata in gennaio. Io e Lance avremmo completato la squadra dei tre executive che dovevano prendere in mano le redini della Publications Organization. Marcus avrebbe diretto l’Org di Stoccolma.

Perché mi trovavo lì? Dopo tutto ero un artista, un disegnatore, non un executive. Immagino direte: “dedizione” oppure “prendersi responsabilità”, ma per me era più che altro l’ostinata determinazione a riparare ai danni fatti alla Pubs Org da Doreen Casey.

Dopo il nostro trasferimento a Copenhagen dei primi del 1969, Doreen era rimasta con noi per altri sei mesi e le condizioni avevano continuato a peggiorare. Pubs si era trasferita in un vecchio magazzino su Toldbodgade, o “via del Dazio”, vicino ai moli. Occupavamo tutto il terzo piano, diviso da un muro nel senso della lunghezza. Sul lato sinistro avevamo organizzato tutti gli uffici amministrativi, il design, la produzione e gli uffici editoriali. Sul lato destro c’erano le riserve di libri, l’area spedizioni, la copiatura dei nastri e l’area di riparazione E-meter. Gli uffici dei dirigenti erano sul davanti e si affacciavano sulla strada.

Visto il breve preavviso, la ricerca di alloggi a buon mercato per gli staff era risultata in un nulla di fatto e finimmo per affittare una vecchia fattoria sulla costa settentrionale di Sjaelland, nel sonnolento villaggio di pescatori di Gilleleje. Eravamo a una ventina di chilometri dalla città e ci procurammo un pulmino per il trasporto degli staff. Farlo partire nelle mattine d’inverno era sempre un’avventura – bisognava spingerlo sull’autostrada ghiacciata e sdrucciolevole.

Io e Tina ci sposammo subito dopo l’arrivo in Danimarca. La cerimonia civile si tenne presso il locale Ufficio di Pace e poi festeggiammo in una fattoria vicina. Poco dopo facemmo una cerimonia nuziale Scientology alla nuova Org di Danimarca. Il ministro officiante fu Ron Biggs, mentre mio fratello Kim mi fece da testimone. Dopo la cerimonia tornammo alla fattoria e spendemmo un capitale per i festeggiamenti e la torta. La nostra “luna di miele” consistette nell’andare al cinema in città.

Il matrimonio: da sinistra a destra: John Sanborn, Marcus Lanciai, Foster Tompkins, la fidanzata di Marcus (mi sono dimenticato il nome), Sandra Johnson, Ron Biggs, Tina, io, mio fratello Kimball, e la ragazza di  Kim Cathy Buckner.

Io e Tina ci sistemammo in una grande stanza a pianterreno della fattoria, con una piccola culla per Gwennie. Era comoda e uno dei vantaggi del pendolarismo era che potevamo avere un po’ di tempo per noi. A volte al sabato e alla domenica ce ne stavamo alla fattoria, in giro per i campi. Un giorno io e Tina ci sedemmo nel fienile, fantasticando sul nostro futuro, un futuro in cui avremmo avuto una casa e una vita più “normali”.

Lo svantaggio di vivere in campagna era che non venivamo pagati molto e a volte restavamo senza cibo. Un fine settimana ci ritrovammo isolati in campagna, letteralmente senza nulla da mangiare. «Aspetta un attimo» dissi a Kim. «Questa era una fattoria, giusto? Là fuori deve esserci qualcosa da mangiare!». Cominciammo a frugare per i campi. Le ragazze trovarono delle bacche, che raccolsero in quantità. Io e Kim trovammo alcune piante di patate e, scavando, riuscimmo a raccogliere molti piccoli tuberi. Li affettammo e passammo tutto nel burro, rimpinzandoci in un tripudio di patate fritte e bacche.

Doreen Casey, intanto, si era installata al SAS Royal Hotel, l’albergo più costoso di Copenhagen. Dopo che noi eravamo arrivati in città nel pulmino gelato ed avevamo iniziato la giornata di lavoro, Doreen si presentava in alta uniforme e cominciava a sbraitare con le sue quotidiane richieste di produzione. Fumava sigarette costose, che naturalmente nessuno di noi si poteva permettere, e seguirla da vicino, o mettersi di fianco a lei solo per provare a fare un tiro di fumo, era diventata quasi una gag. Gli altri cercavano di trattenere le risate.

Doreen conosceva un modo soltanto per far portare a termine le cose, ed era con la forza bruta e le minacce. Sfortunatamente era anche la stessa tattica che usava con le organizzazioni di Scientology affinché comprassero libri e pagassero i conti. I suoi telex riassumevano il pieno potere del suo status di missionaria della Sea Org e minacciavano conseguenze terribili se le Org non avessero obbedito ai suoi desideri. Una volta accumulati soldi con quel sistema, aveva la faccia tosta di inviare telex per informare le Org che Pubs era ora in “Condizione di Potere”, pertanto le Org dovevano “far fluire potere verso Pubs”. Le conseguenze sono facili da immaginare. Ma Doreen non aveva idea di come gestire le finanze e Pubs sprofondava sempre di più nei debiti. La sua soluzione era urlare e strepitare ancora più forte. Quando alla fine se ne andò, Pubs Org era passata da una riserva in contanti di oltre 50.000 dollari prima del suo arrivo, a debiti per oltre 50.000 dollari – che all’epoca erano veramente un bel mucchio di soldi.

Doreen tornò sulla nave come eroina conquistatrice, o ci tornò in disgrazia? Non lo scoprimmo mai. Ma se ne andò, ed era quella l’unica cosa che ci interessava. Venne sostituita da due executive inviati da Worldwide – Richard Lacey, che diventò l’ED, e Joan Schnehage, che diventò l’HCO Executive Secretary. Erano entrambi sudafricani e governavano l’org con un atteggiamento lassista e apatico che contrastava nettamente con quello di Doreen Casey.

Quell’anno la Danimarca era il focus dell’attenzione della Sea Org. A seguito dell’arrivo di Pubs giunse a Helsingor anche una delle imbarcazioni della Sea Org, la Athena, che sarebbe diventata la “Nave Stazione”, gettando così le basi della presenza della Sea Org in Europa. In aprile venne aperta a Abellund, villaggio non distante da dove vivevamo noi nel Sjelland settentrionale, una Organizzazione Avanzata danese. Sembrava che la Danimarca sarebbe diventata un luogo importante per le operazioni della Sea Org.

Circa in quel periodo Kim se ne andò – o “fece blow” come si dice in Scientology, anche se in realtà non aveva firmato alcun contratto. Tornò a Los Angeles. Anche io volevo farlo – ero stanchissimo dello stress e delle privazioni di Pubs – e nemmeno io avevo firmato un contratto. Mi era stato assegnato un incarico che odiavo – responsabile per le Org della vendita ai negozi locali dei nostri libri. Prima di me il posto era stato ricoperto da Marcus Lanciai, che però era tornato in Svezia. Le Org non avevano indizi su come vendere i libri ai negozi, e nemmeno io. Andai io stesso in giro per Copenhagen per convincere i commercianti ad acquistare libri Scientology. Mi guardavano come se fossi un marziano. Naturalmente non era quello il modo di muoversi. Ma cosa dovevamo fare? Era qualcosa che avrei infine risolto dodici anni dopo a Los Angeles.

Ero stanco, esaurito, frustrato. Sembrava che tutti i miei amici se ne stessero andando – Kim era andato via, Marcus era a Stoccolma. Foster era entrato in Sea Org e si era imbarcato sulla Apollo. Io volevo lasciare l’Europa, tornare negli States, addestrarmi come auditor e intanto perseguire la mia carriera di pubblicitario. Tina però aveva idee diverse. Era dedicata a Pubs e voleva restare. Alla fine chiesi consiglio alla mia senior del tempo, Sandra Johnson. Sandra era una cara amica e mi fidavo dei suoi giudizi. Le confidai la mia frustrazione – la povertà, le condizioni di vita e soprattutto la mia enorme frustrazione per non essere in grado di perseguire i miei obiettivi creativi.

«Ascolta» mi disse Sandra. «Tutti noi siamo stati frustrati. Le cose sono state davvero dure. Ma immagina che cosa succederebbe se ce ne andassimo tutti? Che cosa accadrebbe a Pubs? Che cosa succederebbe alla fornitura di libri di Scientology internazionale?»

Me la mise giù in termini di dinamiche Scientology, le otto parti della vita che Hubbard aveva elencato: se stessi, la famiglia, i gruppi, l’umanità, le cose viventi, l’universo fisico, lo spirito, e l’Essere Supremo. I miei obiettivi personali appartenevano alla Prima Dinamica, quella relativa al sé. E le altre sette dinamiche? Che dire del gruppo? Che dire del destino dell’umanità, se Scientology non ce l’avesse fatta?

Mi sentii deluso e rattristato. Forse ero solamente un egoista, pensavo solo a me stesso, alle mie comodità e ai miei obiettivi.

«Certo che puoi perseguire i tuoi obiettivi artistici personali» sottolineò Sandra. «Ma se Scientology fallisce avrai condannato generazioni di futuri artisti a una vita di schiavitù in cui non potranno nemmeno pensare di perseguire i loro».

Un problema poteva essere affrontato in due modi, aggiunse riecheggiando di nuovo gli insegnamenti di Hubbard. «Puoi essere effetto, o puoi essere causa. Certo, puoi scappare via ma perché non diventare causae fare davvero qualcosa per cambiare le condizioni di Pubs Org?».

Alla fine mi convinse. Le dissi che sarei rimasto e avrai lavorato per rimettere in piedi Pubs Org. In quel periodo si era liberato il posto di Segretario di Produzione e mi offrii volontario. Avrebbe significato dirigere una grande divisione, ma mi sentivo pronto. Se dovevo cominciare ad assumere un ruolo attivo per rimettere in sesto Pubs dovevo pur cominciare da qualche parte, e il posto da Capo Divisione me ne avrebbe dato la possibilità.

La Divisione Produzione comprendeva la produzione dei libri, l’aspetto editoriale, la copia dei nastri, la costruzione e riparazione degli E-meter e la produzione di film. C’era un sacco da imparare. Disponevo di un piccolo staff: una persona che si occupava della copia dei nastri, un tizio che lavorava sui Meter, un Ufficiale delle spedizioni e pochi altri. John Sanborn, il veterano che lavorava con Hubbard fin dal 1950, era l’incaricato dell’area editoriale ed eravamo diventati buoni amici. Mi raccontava storielle divertenti sui primi tempi con Ron.

Tina, frattanto, era stata assegnata al posto di Segretaria delle Qualificazioni, anche lei a capo di una divisione. La Divisione Qual si occupava dell’addestramento e dell’auditing degli staff, e anche della qualità dei prodotti.

Ma mentre il lavoro diventava sempre più duro e noi eravamo sempre più occupati, lo stato dell’Org continuava a declinare grazie alla conduzione apatica dei due sudafricani, Richard e Joan. Ben presto non ci potemmo nemmeno più permettere di vivere alla fattoria e di guidare ogni giorno il pulmino avanti e indietro. Nessuno veniva pagato così quasi tutti gli staff si trasferirono all’org, ricavando un po’ di posto tra gli scaffali per stivare le loro scarse proprietà, e dormirvi durante la notte. Cominciammo a chiamare quell’angolo il “Dexion Hotel”, dal nome della scaffalatura metallica. Facevamo il bagno nei lavatoi dei bagni comuni. Anche i pasti divennero un problema. Ricordo un pranzo in cui la “zuppa di cipolle” consisteva in una sola cipolla bollita in pentola – per venti persone.

A quel punto arrivò un’altra Missione Sea Org per sostituire Richard e Joan – ma stavolta era molto diversa da quella di Doreen. Si trattava di Tony e Kima Dunleavy, una bella coppia attraente e dinamica che sarebbe andata bene per la pubblicità del reclutamento in Sea Org. Tony era un veterano molto noto della Sea Org, un australiano con una bella barba curata e di gran bell’aspetto. Kima era uno schianto – una mora da sballo. Entrambi trasudavano tranquilla fiducia in se stessi e buon umore. Io e Tina facemmo amicizia con loro immediatamente.

I due istituirono misure finanziarie di buon senso e ben presto le cose cominciarono a raddrizzarsi. Potemmo ricominciare a permetterci un appartamento in affitto, io e Tina ci aggregammo ad altri e andammo a vivere in una grande casa sulla costa nella parte meridionale di Copenhagen, chiamata Greve Strand. Davanti casa passava una linea diretta dell’autobus per il centro città, per cui i trasporti erano più semplici.

Quando vivevamo lì venne a trovarci mia madre. All’epoca lei lavorava per un ente chiamato International Schools che trovava lavoro all’estero a insegnanti inglesi e americani. Era stata distaccata a Parigi per un periodo di due anni, adorava viverci e lavorarci. Stette con noi una settimana e quando io e Tina eravamo al lavoro si prendeva cura di Gwennie e la portava a spasso per Copenhagen, Giardini Tivoli e altre attrazioni.

Mia madre con Gwennie

Più tardi quell’anno io e Tina riuscimmo a prenderci una settimana di vacanza e portammo Gwennie in treno a Parigi dove fummo ospiti di mia madre. Dormivamo nel suo salotto e durante il giorno ce ne andavamo a zonzo con lei per la città. Per noi fu una vacanza di sogno.

Gwennie veniva ogni giorno all’org con noi e diventò la mascotte di Pubs. La mettevamo nel girello e lei imparò presto a sfrecciare da un capo all’altro dell’org, andando a trovare a turno tutti gli staff. Tutti le volevano bene e la tenevano d’occhio mentre esplorava i locali, toglieva i libri dagli scaffali o posava per lo staff fotografo. Fece il suo primo passo durante una adunata del personale.

Gwennie esplora l’ org nel suo passeggino

Alla fine del 1970 L. Ron Hubbard annunciò che sull’Apollo si sarebbe tenuto un nuovo programma di addestramento per executive. Era il suo piano per fare esplodere Scientology a livello internazionale. Ogni org doveva selezionare tre candidati – non necessariamente tra i suoi executive, ma staff brillanti che sarebbero stati addestrati per diventare la nuova generazione di dirigenti Scientology. Hubbard li avrebbe formati personalmente nella nuova tecnologia amministrativa che aveva sviluppato, e gli studenti avrebbero ricevuto qualche nuovo Rundown di livello superiore. All’epoca nel mondo Scientology non si parlava d’altro che di quel nuovo programma.

Tony e Kima decisero di far partire subito Tina. Si sarebbe addestrata per diventare il nuovo Direttore Esecutivo di Pubs Org. Partì per la nave nel gennaio del 1971. Poi decisero che a completamento della squadra di tre persone saremmo partiti io e Lance Davis. Kima si sarebbe occupata di Gwennie mentre noi eravamo via. Si cominciò a organizzare il viaggio – saremmo partiti con il candidato al posto di Direttore Esecutivo dell’Org di Stoccolma, il mio vecchio amico Marcus Lanciai. Il giorno fissato per la partenza Marcus arrivò all’org urlando «Partiamo per Flag!!». Gli corsi incontro e lo abbracciai, poi cominciammo a saltellare come due idioti. Saremmo andati a Flag!

E fu così che alla fine ci ritrovammo sul molo della città marocchina di Safi, in contemplazione dello scafo bianco abbagliante della Apollo. Nel salire lo scalandrone vidi emergere una figura familiare. Era David Ziff, il mio vecchio boss di Pubs Edimburgo. Aveva un sorriso da orecchio a orecchio. «Benvenuti a bordo!» urlò. Ci accompagnò in un salone dove Tina ci aspettava.

Per prima cosa dovetti fare una “lista di controllo di orientamento” per familiarizzare con la nave. L’apollo era un ex cargo bestiame di 3200 tonnellate e durante la Seconda Guerra Mondiale era stata usata per il trasporto truppe. A livello del ponte si aprivano enormi “porte bestiame”, ma di solito venivano tenute chiuse. La grande sovrastruttura a mezzo nave ospitava cabine, sale da pranzo e uffici, ed era sormontata da due imponenti ciminiere ognuna con l’emblema “LRH” scritto in caratteri riccioluti.

Ero stato affidato a un “amico” che doveva mostrarmi la nave ma siccome era ormai buio e stava cominciando a piovere, facemmo il giro a passo di carica, su e giù per le scale, attraverso i ponti, dentro e fuori. Mentre camminavamo mi urlava cose del tipo «Quella è l’ala Bridge, e lì c’è il Bridge, e questo è il Promo Deck, e quelli sono i salvagente, e lì c’è la Sala Ricerche del Commodoro…».

Oltrepassammo un oblò illuminato. La tendina rossa era socchiusa e, in stato di shock, intravidi i capelli rossi di un uomo che avevo visto soltanto in foto e nei filmati, e la cui voce avevo ormai sentito in innumerevoli conferenze registrate…

«… e lì c’è il Commodoro…» mi urlò la mia frenetica guida.

Gli studenti del Flag Executive Briefing Course (FEBC) erano trattati da VIP. Dopo tutto eravamo la speranza del futuro di Scientology. A me e Tina era stata assegnata una cabina sul Ponte A, mangiavamo nella sala principale assieme agli ufficiali e ai dirigenti della Sea Org. Norman Starkey, il Capitano della Apollo, aveva un tavolo a parte con i suoi ufficiali di vertice. Per l’equipaggio comune c’era invece una mensa a poppa, ciò che veniva colloquialmente definito il “Doggie Diner” (Tavola calda/canile). Facemmo conoscenza con gli altri studenti che provenivano letteralmente da ogni parte del mondo, da ogni org.

Avevo sperato di incontrare Foster, ma venni a sapere che era stato mandato in Missione Sea Org per aprire una Publications Org negli Stati Uniti. Erano insorte difficoltà nel fare arrivare i libri negli States dall’Europa, per cui i libri sarebbero stati prodotti anche localmente. Foster avrebbe diretto la US Pubs Org, mentre io e Tina ci saremmo occupati della EU Pubs – uno degli strani modi in cui le nostre vite avrebbero corso in parallelo durante la nostra lunga amicizia.

Sulla nave l’orario era serrato. Ci alzavamo presto, facevamo una colazione veloce e poi scendevamo nella Stiva Inferiore Due, riadattata a sala corsi. Avevo sentito dire che ci avrebbe dato lezione Hubbard in persona, ma risultò poi che aveva già tenuto le serie di conferenze programmate e non ce ne sarebbero state altre. Ma avevamo a disposizione i suoi nastri da ascoltare e studiare.

Prima di poter iniziare il Flag Executive Briefing Course ci fecero studiare l’Organization Executive Course, uno studio globale delle voluminose “lettere direttive” di L. Ron Hubbard. Erano fogli stampati in inchiostro verde, noti come pubblicazioni “verde su bianco”. Coprivano ogni aspetto della gestione di un’organizzazione fino ai dettagli più minuti. Hubbard aveva messo per iscritto come esattamente fatturare e incassare i soldi, come gestire le finanze e fare pianificazione finanziaria, come scrivere le campagne promozionali e impaginare la pubblicità, come portare gente nuova in Scientology, come fare in modo che gli scientologist “progrediscano sul Ponte” (fare nuovi servizi). Quelle direttive erano centinaia, tutte elencate in un “foglio di verifica”. Bisognava anche fare esercizi pratici, ascoltare lezioni registrate e fare “dimostrazioni in plastilina” (il metodo Hubbard per dimostrare concetti pratici e verificare se lo studente aveva capito).

L’Apollo trascorreva parte del tempo in porto e parte in mare, navigando su e giù per la costa del Marocco fino a Casablanca verso nord, fino a Agadir verso sud. Stare sul ponte mentre la nave solcava le lunghe onde dell’Atlantico era bellissimo. A volte la nave era accompagnata dai delfini che uscivano con un balzo da un’onda per tuffarsi nell’altra. Ben presto misi su “gambe di mare” e non provai più nausea. Star giù nella Stiva Inferiore Due durante la navigazione era veramente un’esperienza – un momento guardavi chi avevi di fronte dal basso all’alto, il momento dopo dall’alto al basso. I miei modelli in plastilina continuavano a ruzzolare per cui presi l’abitudine di fare i miei ometti con piedi enormi e piatti.

Bob Harvey di Los Angeles era una specie di burlone della classe. Era in twin con Tina e le loro risate si attirarono più di una sgridata del Supervisore. Una volta, mentre stava facendo la dimostrazione in plastilina dei “gradienti di etica”, da “commento di una “outness” [qualcosa che non va]” fino a “espulsione dalla Chiesa”, Bob rappresentò l’Ufficiale di Etica con un enorme cannone e dall’altra parte della stanza il modello della sfortunata vittima, spappolata contro la paratia.

Vedevamo di rado L. Ron Hubbard, “il Commodoro”. Una volta che stavo correndo in classe mi ricordai che dovevo prendere una cosa in cabina. L’entrata del Ponte A era proprio ai piedi della scala che portava alla Sala Ricerche di Hubbard. Mentre spalancavo la porta, correndo all’impazzata, eccomi improvvisamente davanti il Commodoro che parlava a un gruppo di suoi aiutanti. Mi fermai immediatamente e balbettai un “B-b-buongiorno, Signore».

Rimasi sorpreso dalla sua imponenza. Superava il metro e ottanta ed ogni cosa in lui sembrava enorme: il suo grosso busto, la grossa testa rotonda. Il volto gli si increspò in un largo sorriso. «Ehi tu, ciao!» e scoppiò a ridere. I suoi aiutanti mi fissarono – nessuno stava sorridendo. Ma non mi importava. Corsi via con un sorriso stampato in faccia. Ero stato salutato da lui in persona!

Io e Tina facemmo amicizia con la nostra futura senior, Robin Roos, che apparteneva allo Staff del Commodoro. Era la “Commodore Staff 2”, incaricata di tutte le attività di disseminazione. Le Pubs Org erano sotto di lei. A volte gli studenti erano autorizzati a prendersi una pausa e visitare il porto locale, e in una di quelle occasioni Robin e il suo ragazzo, Ron Strauss, ci portarono in un ristorante di pesce di Agadir dove mangiammo divinamente.

Dopo l’OEC, l’Organization Executive Course, ci diplomammo anche nel FEBC, il Flag Executive Briefing Course. Avevamo ascoltato le lezioni FEBC di Hubbard e imparato la “tecnologia” gestionale che aveva messo a punto, chiamata “Ufficiale del Prodotto – sistema dell’Ufficiale dell’Org”. In breve, l’Ufficiale del Prodotto si concentrava unicamente sul far produrre gli altri. Richiedeva solo produzione e la otteneva. Non si interessava ai limiti personali o ai “motivi per cui”. Non gli importava se gli staff erano o meno addestrati. Pretendeva unicamente e risolutamente la produzione. L'”Ufficiale dell’Organizzazione” stava al di sopra dell’Ufficiale del Prodotto e si assicurava che gli staff venissero addestrati, che ci fossero le forniture e qualsiasi altra cosa necessaria per “ottenere il prodotto”. Compito dell’Ufficiale dell’Org era anche il “maneggiamento” di ciò che Hubbard chiamava HE&R – “Emozione umana e Reazione” – che citava quale “barriera principale alla produzione”. In altre parole, chi veniva continuamente martellato per il prodotto avrebbe potuto turbarsi. L’Ufficiale dell’Org doveva maneggiarlo usando la “Scala del Tono” Hubbard delle emozioni. Il terzo membro del Team Esecutivo era l’HAS (in seguito Ufficiale dell’Establishment) che doveva “mettere lì” l’org reclutando e “facendo hatting” (formazione al lavoro). Tutto questo veniva propagandato come il non plus ultra della tecnologia di management, qualcosa di molto più avanzato di qualsiasi cosa possedesse il mondo “wog”.

Contemporaneamente allo studio venivamo anche auditi da Auditor di Classe XII, gli auditor con l’addestramento più alto al mondo – tutti formati personalmente da Hubbard. Il mio auditor era Otto Roos, un veterano olandese con la reputazione di possedere un carattere ruvido, ma andavamo d’accordo. Hubbard aveva appena sviluppato alcuni nuovi rundown chiamati “Ls” che avrebbero dovuto forgiare il super dirigente. Noi eravamo le cavie dei nuovi programmi e Hubbard faceva personalmente la supervisione dei nostri casi – le cartelle delle sedute gli venivano inviate quotidianamente. Era roba stramba – principalmente percorrere “atti overt” sulla traccia intera, vale a dire trasgressioni commesse nelle vite precedenti – centinaia, migliaia, milioni o anche miliardi di anni fa. Mi ritrovai a percorrere un sacco di episodi da “opera spaziale” – cose avvenute su altri pianeti e roba del genere.

Certi aspetti di quei procedimenti erano entusiasmanti. Una volta entrati nell’ordine di idee di avere vissuto innumerevoli esistenze, di essere stati tutti i tipi di cose dal pirata spaziale all’imperatore, al soldato semplice, allora cominciavi a considerare la tua vita attuale come un piccolo blip sullo schermo e a vedere un “gioco” molto più grande di una sola vita, di un solo pianeta.

Durante la mia permanenza sull’Apollo circolava una storiella. C’era questo membro dell’equipaggio sul ponte, il Commodoro gli aveva puntato il dito contro e gli aveva detto: «Tu sei l’ufficiale di rotta».

«Ma signore» aveva risposto il tizio, «Non l’ho mai fatto prima». Hubbard lo aveva guardato sorridendo: «Col cavolo che non l’hai mai fatto».

Era quello l'”Atteggiamento Sea Org”. Non c’era nulla che non avessimo mai fatto prima, niente che tu non fossi già stato, niente che non fossi in grado di fare. Era un’idea potente, ti dava molta forza. Ben presto mi ritrovai traboccante di un’elettrica sicurezza. Certo che potevo essere un dirigente. Perché no? Probabilmente in passato avevo governato pianeti interi!

Uno ad uno gli studenti del FEBC cominciarono ad arruolarsi in Sea Org. Poi un giorno fui convocato nell’ufficio dell’HAS di Flag, una signora di nome Sue Pomeroy. Mi fece una sola domanda: «Quali sono i tuoi progetti per il prossimo miliardo di anni?»

Ripensai a tutti gli episodi che stavo percorrendo con Otto, a tutte quelle strane avventure da Opera Spaziale. «Beh, in verità non ho progetti» ammisi.

Un attimo dopo stavo anche io firmando il mio contratto da un miliardo di anni. Ero diventato un membro della Sea Organization.

Non passò molto prima che ogni singolo studente a bordo entrasse in Sea Org. Il senso di cameratismo e di scopo condiviso si intensificò. Eravamo i quadri di élite, i dirigenti Sea Org destinati a uscire nel mondo e a Salvare il Pianeta.

Alla fine io, Tina e Lance terminammo i nostri corsi e i nostri “Ls rundown”, pronti a “esplodere” a Pubs. E siccome ormai eravamo membri Sea Org, saremmo ritornati come Missione Sea Org.

Fin dall’inizio avevo dato per scontato che il Direttore Esecutivo sarebbe stata Tina. Era stata mandata sulla nave per prima con quell’intento dichiarato e aveva più esperienza dirigenziale di quanta ne avessi io. Quando però andammo al “Mission Briefing” e l’Ufficiale del Briefing Maria Starkey – moglie del Capitano Starkey – ci mise in mano gli Ordini di Missione, il titolo recitava: “Jeff Hawkins – Ufficiale Comandante, Pubs Danimarca“.

«Sarò io l’Ufficiale Comandante?» le chiesi deglutendo con un senso di vertigine.

Maria mi scrutò con attenzione. «Hai dei problemi?»

Mi ripresi in fretta. «No… uh… l’abbiamo sempre chiamato Direttore Esecutivo. Ma ora capisco – siamo Sea Org, per cui è Ufficiale Comandante».

Mi fissò intensamente per un attimo poi guardò di nuovo le sue carte e continuò il briefing. Sentivo il cuore battermi in petto.

Sarei stato L’Ufficiale Comandante Sea Org di Pubs.

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14 commenti leave one →
  1. Jenkins permalink
    15 agosto 2010 11:44 PM

    Ciao Valerio

    hai tirato fuori un altro motivo di discussione davvero interessante. Anche io mi chiedo cosa sarebbe meglio fare in merito all’opportunità di uscire allo scoperto, magari tutti insieme. Credo che dovremmo organizzarci per farlo, ma non so se un blog che viene guardato da OSA Italy tutti i giorni sia il modo migliore per comunicare di questo… come già alcuni indipendologi fanno, forse presto sarà il caso di conoscerci tutti, almeno di persona.

    Personalmente la faccio breve, il motivo per cui io non mi espongo ancora interamente è la politica di ‘caccia alle streghe’ della Chiesa, il fatto di avere parenti e connessioni all’interno che subirebbero ‘ritorsioni’ varie per il fatto di essere connessi a me, la terra bruciata che riceverei e il sapere che una campagna di black PR verrebbe condotta immediatamente nei miei confronti senza avere la possibilità di difendermi per davvero, probabilmente verrebbero anche usati dati dei miei confessional o di caso pur di screditarmi.

    Purtroppo, mentre parecchie persone stanno ‘mangiando la foglia’ e si stanno svegliando all’interno della Chiesa, molte altre sono ancora più ”vigili che mai” nella loro caccia alle streghe.

    Un esempio di chi sta mangiando la foglia: Poche settimane fa ho parlato ad una persona del fatto che ‘le cose erano cambiate’, non mi riconoscevo in diverse cose della Chiesa ecc. abbiamo iniziato a parlare e ho velocemente trovato un punto di ingresso, in modo da trovare un accordo sul fatto che con la ‘attuale gestione’ c’era qualcosa di sbagliato. Le ho anche detto che ho fatto le mie ricerche personali per conto mio, su Internet e che ho trovato delle cose molto interessanti, non confidenziali, e che sapevo cosa stava andando storto. qualche giorno fa mi ha chiesto l’indirizzo del sito e ha ho saputo che ha letteralmente divorato i video di Marty, varie testimonianze e moltissime pagine ed articoli, per giorni Conclusione: prima di cominciare la sua lettura, pensava che ‘il vero problema’ non fosse DM, ma non riusciva ad identificarlo. Dopo, non ha avuto ALCUN DUBBIO sul fatto che siamo alla mercé di un pazzo SP e adesso aveva capito tante cose.

    Esempio di persone che sono ‘robot di DM’: pochi giorni fa ho visto uno ‘scientologo’, per un motivo che non riguardava la Chiesa, ed è stato veramente difficile rompere il ghiaccio su Scn con lui, perché sembrava ripetere ‘a macchinetta’ quanto bravo fosse DM, che ‘DM avrebbe fatto in quel modo, che ‘i trascrittori erano proprio degli SP e meno male li aveva smascherati’, che ‘dovevo guardare gli ultimi Event perché il COB aveva trovato il modo di riprendere il boom con i nuovi corsi… ecc. Quando abbiamo infine parlato di un argomento, (l’ingiustizia del fatto che gli staff abbiano il ponte praticamente inaccessibile anche dopo 30 anni di lavoro) mi ha detto: ‘Ma ognuno è responsabile della sua condizione!’ ‘chi lo ha voluto fare lo ha fatto!’ “guarda a Milano Org hanno gli univers corps!” ‘secondo me non serve a nulla criticare!!” (ecc.ecc.) questo era completamente INTORTATO da DM ed era difficile aiutarlo.

    Non so in quale post o commento ma Giovanni Bonzani ha qualche giorno fa fatto un’ottima analisi su come appunto le persone possono essere più o meno propense a depitiessarsi da DM a causa di connessioni ecc.

    Io non so Valerio se sia giusto, per te stesso, che tu vada a dichiarare alla Chiesa che sei connesso a questo gruppo, credo che sei consapevole di come ti verrà richiesto di ‘decidere da che parte stare’ e riceverai sicuramente vari tipi di pressione; ti verranno mostrati ‘documenti’ che tendono a screditare Marty Rathbun ecc ecc e ti verrà detto che questo è un sito ‘soppressivo’ e che i problemi si risolvono ‘dall’interno’. Se non prenderai una misura decisiva è probabile che ti verrà ‘ordinato’ di disconnettere e se non lo farai io credo che è motlo facile ti venga assegnata una condizione di tradimento o dubbio… da lì sicuramente non sarà semplice uscire.

    Io credo che per quanto riguarda ‘fare una azione di gruppo’ nel breve futuro si potrà anche vedere, ma ci sono dinamiche troppo personali per imporre a chiunque di noi di esporre subito il proprio nome e cognome, quindi non credo che la cosa è immediatamente fattibile…

    In più, fattore molto importante, non essere identificati ci rende più difficile da ‘combattere’ per il ‘regime’ e la sua Gestapo… 🙂

  2. MIRKO permalink
    16 agosto 2010 1:13 AM

    Hai ragione Valerio,
    in effetti la situazione è a divenire giorno dopo giorno e non si sa mai bene come sarà il domani.
    Restare anonimi è di sicuro una precauzione per non perdere tanti amici e parenti, che per alcuni sarebbe un dramma, o quanto meno una grande difficoltà emotiva, e forse anche pratica (magari per chi lavora con amici scientologist).

    Ma il tuo ragionamento è condivisibile, viene voglia di dichiararsi e “sputare in un occhio” a qualcuno all’Org. Per me dichiararmi vorrebbe dire questo: “io vi mando a fare in c… , non voi me”.

    Ma sai cosa? Che “loro” in questo momentopo sono un pò più forti ed organizzati e le ripercusioni con amici e parenti sarebbero dolorose.
    Ma se servisse, sarebbe giusto farlo.
    In questo momento mi pare non utile, mi pare, ma non sono sicuro.
    Suggerimenti e/o opinioni?

    Mirko

  3. G. Bonzani permalink
    16 agosto 2010 9:08 AM

    Ciao Valerio, sono G. Bonzani.
    Vorrei dire due parole in risposta al tuo commento, in base alla mia esperieza di questi ultimi anni.
    Dopo che anni fa avevo deciso di abbandonare la Chiesa di DM, mi sono trovato costretto ripetutamente a mentire ogni volta che mi telefonavano dalla mia Org per essere presente alle varie attività: OT comm, events, Fsm meeting, ecc.. Mi barcamenavo per alcuni dei motivi che hai esposto.
    Poi sono arrivati i fondamenti e subito dopo i building per le Org Ideali. A quel punto ho incominciato ad esprimere i miei disaccordi, a volte in modo molto pesante. Sono arrivato ad insultare quei poveri cristi che mi telefonavano ed esprimere coi miei amici scientologist i miei disappunti.
    Due anni fa mi hanno chiamato all’OTL per l’intervista al meter ed il maneggiamento. In risposta alla condizione di memico che mi hanno assegnato, ho sritto che avrei abbandonato la Chiesa.
    A quel punto pensavo che mi avrebbero lasciato in pace. Neanche per sogno!
    Ultimamente, prima che mi dichiarassero, ho avuto quattro incontri con Gloria, terminale di Flag e un terminale di Osa. Per tutte le volte ho espresso in modo chiaro e col supporto di reference come la pensavo. In risposta ho avuto solo argomentazioni di nessun valore e mai connese con le mie domande/affermazioni.
    Nell’ ultimo tentativo, da parte loro, di fissare un ulteriore incontro sono arrivato a minacciare di mettermi a lavorare seriamente per aprire gli occhi agli scientologist che conosco. Il resto lo conosci.
    Quello che voglio dire è che loro sono talmente convinti di essere nel giusto, che non mollano la presa e quindi, per conto mio, è solo questione di tempo nel senso che arriverà il giorno in cui uno dovrà decidere. O dentro o fuori.
    Ciao
    Giovanni

    • Valerio permalink
      16 agosto 2010 12:48 PM

      Ciao Jenkins,Mirko e Giovanni grazie di avermi risposto.
      Condivido pienamente i vostri punti di vista, forse bisogna ancora attendere per uscire allo scoperto, ma a volte ho quella sensazione di coniglio, ma di sicuro devo agire per il maggior bene.
      Vi ritengo dei miei amici e sarò lieto un giorno d’incontrarvi.

      Valerio

    • MIRKO permalink
      16 agosto 2010 4:02 PM

      Sono d’accordo con Giovanni: quelli non mollano mai!
      Il fatto è che sono evidentemente, evidentemente, evidentemente irrazionali con i ragionamenti (non rispondono alle domande, tirano fuori policy alterato o estrapolate) ed che sono incoerenti con le Policy di LRH: alla mattina leggono e studiano LRH, al pomeriggio fanno qualcos’altro.

      Che cosa ci vuoi fare?
      E’ una situazione di pazzia di gruppo (sarebbe interessante analizzare questo fenomeno,come già lo sta facendo Merty e altri, e anche Howkins lo fa usando anche materiali esterni a Scn).
      Dunque la domanda è: tu poi parlare con un pazzo?

      Anche a me è successo di discutere per dei mesi, e con argomenti evidenti e con Policy alla mano, ma niente, capivano molte mie ragioni ed evidenti anomalie e incoerenze, ma poi…. rimanevano “allineati”, secondo me per abitudine ad obbedire, cioè a dire sono stati cotti pian piano e non se ne sono accorti. Come la storia della rana bollita, chi la conosce? La storia, in sintesi dice: “se si immerge una rana in acqua fredda e la si scalda a fuoco molto lento, la rana nuota nella pentola mostrando di gradire il bagno tiepido. La temperatura aumenta piano piano e la rana diventa sempre più abituata al calore , ma sempre più inconscia della temperatura, fino a rimanere lessata.”

      Sai cosa penso? Che alla fine non è gente veramente in gamba, se si “lasciano lessare” in questo modo, passando sopra al loro scopo iniziale che dovrebbe essere: “aumentare la loro libertà personale”.
      Fra tante altre cose LRH dice ovunque: “Ogni volta che arriva qualcuno e dice: “Fede. Devi avere fede”, non sta parlando in termini di Scientology. Forse sta parlando di qualcosa d’altro ma non sta parlando in termini di Scientology. Se è vero per te, è vero. E se non è vero per te, continua a non essere vero. Nemmeno se Ron ti dice che è vero. Semplicemente non è vero, tutto qua!
      LRH Congresso di Londra sulla Disseminazione e sull’Aiuto )…

      E su integrità personale: “… e quando hai perso quello hai perso tutto”

      Beh, quello che è a noi evidente è che sono “stati bolliti a sufficienza”, fino a perdere la loro integrità.

      Mirko

  4. SALVATORE permalink
    17 agosto 2010 10:05 PM

    Ciao, sono Salvatore. Sono anch’io d’accordo che l’esporsi non sia una buona idea come ipotizza Valerio e che ora in parte si è ricreduto. A parte il fatto che ci potrebbero essere ripercussioni su eventuali parenti/amici ma non si avranno più informazioni o materiali che mandano a casa, almeno quelli che non sono ancora stati dichiarati SP. E’ una questione pratica, se vuoi combattere qualcuno o qualcosa, più hai dati e più è facile agire altrimenti diventa un salto nel buio.
    Salvatore

  5. beschi permalink
    17 agosto 2010 11:40 PM

    bell’articolo…….complimenti per la traduzione ed il lavoro che state facendo…

    • Ksw1 permalink
      18 agosto 2010 11:20 PM

      Beschi … Franco ? Magari un super ot8 tra gli indipendents …..

  6. baroni permalink
    17 agosto 2010 11:43 PM

    Sono molto cotento di leggere questo argomento molto interressante e sono anche felice di sapere che persone come voi si occupano di farci sapere queste cose così reali accadute.

  7. martina8 permalink
    18 agosto 2010 9:05 AM

    L’arte della guerra…..

  8. Michela permalink
    20 agosto 2010 6:38 AM

    Chi è stato nella Sea Org si ricorderà forse del nastro in cui Ron parla del vantaggio di essere “fabiani” per sfuggire alla soppressione. Restare anonimi non significa avere la coda tra le gambe, ma evitare di mettersi addosso una maglietta con disegnato un bersaglio.

    Chi ha famigliari o amici nella chiesa è meglio che comunica con loro (finche può!) e poco alla volta cerca di portarli ad osservare l’ovvio. Uscire allo scoperto significa venire disconnesi e ne famigliari ne ‘amici’ vi staranno più a sentire. Se il vostro lavoro dipende da altri scientologist trovate prima un altro lavoro perché interromperanno i rapporti. Una volta messi in salvo familiari e lavoro avrete probabilmente scongiurato le ritorsioni della disconnessione e uscire allo scoperto può essere la cosa giusta da fare.

    Riguardo al commento di Mirko dove dice: “E’ una situazione di pazzia di gruppo (sarebbe interessante analizzare questo fenomeno,come già lo sta facendo Marty e altri, e anche Howkins lo fa usando anche materiali esterni a Scn). Dunque la domanda è: tu poi parlare con un pazzo?”

    Non è saggio dare del pazzo a nessuno. Tu eri pazzo quando non eri ancora indipendente? Io non la vedo così, non è pazzia, è solo disinformazione. Hanno dati falsi. “Il solo modo di controllare qualcuno è mentirgli” — LRH. La soluzione è comunicare, comunicare al loro livello di realtà, portandoli ad osservare piccole inconsistenze che sono reali anche a loro, senza sopraffarli.

    Riguardo al commento di Mirko dove dice: “E’ una situazione di pazzia di gruppo (sarebbe interessante analizzare questo fenomeno,come già lo sta facendo Marty e altri, e anche Howkins lo fa usando anche materiali esterni a Scn).
    Dunque la domanda è: tu poi parlare con un pazzo?”

    Non è saggio dare del pazzo a nessuno. Tu eri pazzo quando non eri ancora indipendente? Io non la vedo così, non è pazzia, è solo disinformazione. Hanno dati falsi. “Il solo modo di controllare qualcuno è mentirgli” — LRH La soluzione è comunicare, comunicare al loro livello di realtà, portandoli ad osservare piccole cose che sono reali anche a loro, senza sopraffarli.

    • Jenkins permalink
      20 agosto 2010 5:19 PM

      Ciao Michela

      anche io sono pienamente d’accordo su questo punto in particolare su come indichi che bisogna agire con parenti e amici. E sapete? Funziona… 🙂

      Jenkins

  9. Michela permalink
    20 agosto 2010 6:41 AM

    Avete presente la foto centrale “Gwennie esplora l’ org nel suo passeggino”? L’uomo chinato che lavora è Anthony (Ant) Philips, entrato in Scientology nel 1954, uscito dalla Chiesa negli anni 80 e da allora editore di IVy, una rivista per scientologist indipendenti. Ant era presente all’incontro dei nuovi indipendenti organizzato a Oslo da Geir Isene qualche mese fa ed è il secondo a destra in questa foto: http://silviakusada.files.wordpress.com/2010/05/group1f-16may-2010.jpg

    🙂

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