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SOGNI RUBATI 2° Capitolo

10 agosto 2010


CAPITOLO DUE: IL CANYON

Sierra Madre Canyon, 1967

«Ehi amico, aspetta di sentire questa!»

Jerry irruppe nel mio quieto pomeriggio domenicale con il suo cespuglio di capelli rossi al vento.

«Sentire cosa?» domandai alzando gli occhi dal mio libro. Stavo poltrendo in salotto sul mio pezzo di arredamento preferito, una vecchia poltrona anni ’20 da barbiere scovata da un antiquario. Aveva la seduta di pelle imbottita e ferro battuto, e azionando alcune leve si reclinava. Mi alzai.

Conoscevo Jerry dall’infanzia e in quel periodo vivevo con Dixie, sua sorella. Gli avevamo dato la stanza degli ospiti della casa in affitto nel Sierra Madre Canyon. Con Jerry intorno la vita non era mai noiosa e quel giorno non faceva eccezione.

«Scientology» mi disse. «Ero a casa di Doug e c’erano questi due di Los Angeles che ne parlavano».

Sentivo per la prima volta quella parola.

Era l’autunno del 1967. Diplomato di fresco alla scuola d’arte stavo cercando di farmi un nome. Lavoravo a Los Angeles come grafico pubblicitario e avevo preso in affitto una casa nel Canyon, che ospitava una eccentrica e colorita collezione di piccoli cottage estivi abbarbicati sulle colline, 30 miglia a nordest di LA. In fondo al canyon scorreva un torrente imbrigliato nel cemento e attraversato da ponticelli pedonali in legno. Laggiù viveva una accozzaglia eterogenea di artisti, intellettuali, anticonformisti di varia natura e negli ultimi anni c’era stata una invasione di capelloni – di hippy. Mi piacevano la vita disinvolta e il clima di amicizia del Canyon.

Mia madre viveva vicino ad Arcadia, poco distante, e la andavo a trovare spesso. Era rimasta vedova nel 1960 e adesso viveva sola. Mio fratello e mia sorella studiavano al college.

L’Estate dell’Amore era iniziata e finita e per me il sogno di pace e amore cominciava ad avere un sapore stantio. Sapevo che prima o poi sarei stato richiamato, destinazione Vietnam.

Ero molto coinvolto nel movimento pacifista. Quando Lyndon Johnson era venuto a LA mi ero unito agli altri 20.000 pacifisti che dimostravano davanti al Century Plaza Hotel dove lui alloggiava. Ad attenderci, migliaia di poliziotti che ci caricarono con i manganelli. Ricordo una ragazzina, non aveva più di dodici anni, con il viso coperto di sangue. Jerry, infuriato come un toro, aveva afferrato una lattina di Coca piena e stava per lanciarla contro il poliziotto più vicino quando gli avevo fermato il braccio. Ulteriore violenza non era la risposta giusta.

Ma qual era la risposta? Non erano le droghe – avevo smesso sei mesi prima dopo un terribile trip di acido. Quello era un vicolo cieco.

Cercavo un’altra risposta e i fine settimana mi trovavano invariabilmente immerso in qualche libro di yoga, di meditazione, di psico cibernetica, ipnosi, qualsiasi cosa su cui riuscissi a mettere le mani. Come quasi tutti gli altri ragazzi del Canyon ero in cerca di qualcosa e Jerry ebbe subito la mia attenzione.

«E quindi, cos’è Scientology?» gli chiesi. «Che cosa dicevano quei due?»

«Hanno detto che è una scienza» cercò di spiegarmi Jerry. «È una specie di modo scientifico per raggiungere l’illuminazione spirituale. Dicono che è un modo per ripulirsi di tutto ciò che ti impedisce di raggiungere il tuo potenziale».

L’entusiasmo di Jerry era sempre contagioso. Decidemmo che la sera dopo saremmo scesi alla “casa di Scientology” di LA per dare un’occhiata.

L'”Org”, abbreviazione di Organizzazione – avremmo ben presto acquisito familiarità con il gergo – era sulla Nona vicino a McArthur Park, in una casa grande e vecchia. L’atrio era pieno di gente che parlava, rideva, sorrideva. Restai stupito dalla presenza di gente di tutte le età e di tutti i tipi. Anziani dai capelli grigi parlavano animatamente con ragazzi capelloni. Il “gap generazionale” sembrava annullato.

The Los Angeles Org on 9th Street

La sala conferenze era grande e c’era già un centinaio di persone. Io e Jerry prendemmo posto sul fondo. Un giovanotto scuro di capelli, aspetto da star del cinema, si fece avanti e si presentò come Seaton Thomas; ci tenne una conferenza su Scientology. Era un oratore entusiasmante – infuocato, divertente, eloquente. Ci parlò di una parte della mente chiamata Mente Reattiva che immagazzina le cose dolorose che ci succedono, e poi nei momenti di stress le spara fuori facendoti pensare e fare cose che non vorresti – non ti “permette di essere te stesso”.

Interruppe la conferenza diverse volte per mostrarci un film in bianco e nero sul Fondatore di Scientology; L. Ron Hubbard sembrava un tipo piacevole, divertente e schietto. Era un personaggio colorito – l’oratore ci raccontò che era stato un esploratore, un marinaio, che aveva condotto spedizioni e studiato parecchie razze diverse. Naturalmente tutto questo succedeva molti anni prima di Indiana Jones, ma L. Ron Hubbard sembrava possedere la stessa aura e lo stesso stile da cane sciolto. Sembrava un ribelle anti-establishment, va da sé che la cosa mi affascinò. Tutti lo chiamavano familiarmente “Ron”.

Seaton terminò la conferenza con la descrizione dello Stato di Clear – ciò che la persona sarebbe se fosse priva di Mente Reattiva: vibrante, mentalmente sana, intelligente, razionale, dinamica. Il suo sguardo elettrico sembrava fissare ognuno di noi e concluse la conferenza con queste parole:

«Io sono Clear. Potete diventarlo anche voi».

Rimasi affascinato. Andai subito al reparto libri e ne acquistai tre: Scientology: I fondamenti del pensieroI problemi del lavoroDianetics: evoluzione di una scienza. Trascorsi il successivo fine settimana immerso nella lettura, in due giorni divorai i tre volumi. Il lunedì tornai all’Org e mi iscrissi al Corso di Comunicazione, un corso della durata di un fine settimana che insegnava a comunicare meglio. Volevo assolutamente comunicare meglio – mi ero sempre sentito timido, goffo con le ragazze, esitante se c’era da parlare in gruppo. Se fossi anche solo riuscito ad avere più fiducia in me stesso beh, sarebbe stato grandioso.

Il corso consisteva di “TRs” o routine di addestramento, una serie di esercizi che, ci dissero, venivano utilizzati per addestrare gli auditor di Scientology. Gli esercizi erano spiegati in una serie di lunghi fogli protocollo scritti in inchiostro rosso. Il titolo era impressionante: si trattava di “Bollettini Tecnici”. Non stavamo studiando una qualche vaga teoria, no – questa era tecnologia. Era roba scientifica. Facevamo esercizi su esercizi e mi entusiasmai perché riuscivo a parlare con estrema disinvoltura alla mia “twin” (compagna di esercizi) – una ragazza molto carina.

A un certo punto venni colto da un profondo senso di pace, mi sembrava quasi di essere uscito dal corpo. Quando lo raccontai, il Supervisore mi disse che sì, quella in Scientology è una esperienza comune e si chiama “esteriorizzazione”. Tu non sei il tuo corpo, mi disse, e via via che, grazie a Scientology, acquisisci sempre più consapevolezza conquisti anche la capacità di lasciare il corpo e di tornarci dentro a volontà.

Wow. Uscire dal corpo. Tornai allo spazio libri, questa volta per cercare qualcosa di più forte. Su uno scaffale vidi un libro intitolato “La storia dell’Uomo” che aveva in copertina una grande galassia a spirale. «Voglio quello» dissi all’addetto.

«Uhm… quello è un libro molto avanzato» mi rispose. «Non sarebbe forse meglio cominciare con qualcosa di più fondamentale?»

«No» risposi. «Voglio proprio quello». Nei giorni successivi mi immersi nella lettura. Opera spaziale. Vite precedenti. Tutto sembrava così stupefacente – ero totalmente elettrizzato. A un certo punto mi sentii male e dovetti andare in bagno a vomitare. «Cavolo!» pensai. «Se un libro riesce a farmi quest’effetto deve davvero contenere roba grossa!».

Dixie, la mia ragazza, non era per nulla contenta di Scientology. Non condivideva il mio entusiasmo e non ne voleva proprio sapere. All’Org mi avevano parlato delle “Persone Soppressive” – o “SP” – che si oppongono al fatto che la gente migliori e cercheranno di impedire ogni attività di miglioramento. Mi suggerirono che forse la mia ragazza era un tipo del genere – forse non voleva che io migliorassi. Cominciai a irritarmi sempre di più per le critiche di Dixie a Scientology – era come se mi stesse attaccando personalmente. Cominciammo a litigare sempre più spesso e alla fine arrivammo all’out-out.

«O me o Scientology» mi urlò.

«Beh, non rinuncerò a Scientology» le risposi. «È troppo importante».

E fu la fine. Dixie mi lasciò e qualche tempo dopo tornò a prendere i suoi mobili con il suo nuovo ragazzo. Io ero troppo preso dalla mia nuova vita per starci male. Molti altri nel Canyon avevano cominciato a frequentare Scientology e si usciva sempre più spesso assieme.

Un fine settimana io e Jerry andammo in escursione con alcuni altri del Canyon in una delle gole che partivano dietro le case. Linda, una delle ragazze del gruppo, era già una auditor addestrata. Mi ero messo a giocare agli spadaccini con Jerry con un paio di vecchi rami e alla fine mi ritrovai con la mano piena di sangue per il milione di piccoli tagli che mi ero fatto. Linda mi accompagnò a un ruscelletto, mi lavò la mano nell’acqua gelida e mi fece ciò che chiamò una “assistenza al tocco”: mi toccò molte volte la mano e ogni volta diceva “senti il mio dito”. Beh, fu un momento davvero magico esaltato dalla bellezza di Linda: mi godetti la sua compagnia e il suo tocco. Quando finì mi guardai la mano e non riuscii a vedere un solo graffio. La cosa mi impressionò.

«Come hai fatto?» le chiesi.

Sorrise: «Questa è Scientology». In quel momento decisi che sarei diventato un auditor.

Quel Natale mio fratello Kimball, che studiava alla Arizona State University, venne a casa per le vacanze.

«Devo raccontarti una cosa» mi disse tutto eccitato.

«No, stai zitto» risposi io, «Ho io qualcosa da raccontarti che è molto più importante!»

Scherzammo per parecchi minuti e alla fine ci accorgemmo che stavamo entrambi parlando della stessa cosa – Scientology. Lui vi era stato introdotto da Cathy Mullins, la sua ragazza, che lavorava alla “franchise” Scientology di Tempe.

Alla fine Kimball decise di non tornare in Arizona, si trasferì da me e cominciò a lavorare all’org di Scientology. Potevano pagarlo soltanto qualche dollaro a settimana e siccome guadagnavo bene come grafico pubblicitario lo mantenevo io – era il mio contributo alla “causa”.

Era proprio così che la consideravamo all’inizio: una causa. In aprile assassinarono Martin Luther King e negli stati centrali del sud scoppiarono le violenze. La guerra del Vietnam impazzava ancora e potevo ricevere la cartolina di leva da un giorno all’altro. Le manifestazioni dei pacifisti sembravano inutili – non avrebbero cambiato niente. Dovevamo invece sbarazzarci della Mente Reattiva della gente! Solo in quel modo si sarebbe accorta che guerra e violenza erano sbagliate, che era una follia. Tutti sarebbero diventati razionali, etici, sani di mente. Quella era la risposta. Dovevamo Chiarire il Pianeta.

Io e mio fratello iniziammo ad addestrarci per diventare auditor. Il Livello 0 dell’Accademia insegnava ad audire sulla comunicazione. Per diplomarmi dovevo trovare qualcuno da audire, trovai una ragazza che voleva farsi audire e percorsi su di lei i procedimenti. Ero nervosissimo e credo che anche lei lo fosse. Alla fine i risultati entusiasmarono entrambi. Avevo trovato la mia strada.

E anche una nuova ragazza, Crystal, una bella bionda dagli occhi verdi. Era una dei tanti che si facevano vedere al Canyon nei fine settimana, voleva fare vita hippy. Arrivava ogni weekend dalla Contea di Orange e i momenti che trascorrevamo insieme erano molto intensi.

Poi un giorno di metà settimana si presentò a casa mia in taxi, che dovetti pagare. Mi disse che i genitori l’avevano ricoverata in una clinica psichiatrica da cui era riuscita a scappare scavalcando un muro. Naturalmente gli scientologist dell’Org mi avevano già istruito sulle malvagità della psichiatria così il suo racconto mi colpì molto. Con la fiducia in me stesso di recente acquisizione decisi che dovevo prendere il toro per le corna. La riaccompagnai dai suoi genitori nella Contea di Orange – Jeff l’auditor in missione! Parlai per un’oretta con i suoi e alla fine li convinsi di non rimandarla in clinica ma di permetterle di studiare Scientology. Restai stupefatto del mio coraggio – avevo salvato Crystal!

Informai mia madre che l’avrei sposata presto. Lei mi lanciò uno dei suoi sguardi ironici che comprendeva tutte le mie folli ragazze e le mie nozioni romantiche. «Aspetta un po’ prima di prendere una decisione del genere» mi disse saggiamente. Su Scientology manteneva riserbo, ma anche tolleranza. «Non ne so niente» era il suo commento, «ma se voi ragazzi ci siete dentro allora deve essere OK».

Alla fine accadde l’inevitabile. Arrivò la temuta lettera dall’Ufficio Arruolamento in cui mi si diceva di presentarmi per gli esami fisici pre-reclutamento. L’Esercito mi voleva.

In quel periodo stavo ricevendo auditing e la cosa uscì durante una seduta: è ciò che definiscono un “problema del tempo presente”. Il mio auditor, un tipo parecchio più grande di me che ammiravo, cercò di calmarmi. «Senti» mi disse. «Una convocazione per la visita pre-arruolamento non è una vera visita fisica. Cercheranno di capire se sei adatto alla vita di gruppo, se non creerai dei problemi». Mi consigliò di fare il contrario di ciò che mi avrebbero detto di fare. «Se ti dicono di tenere il formulario nella mano destra tu tienilo con la sinistra. E stai alla larga dalle altre reclute – comportati da solitario. Ti garantisco che finiranno per sottoporti a una visita psichiatrica».

Maneggiare lo “strizzacervelli”, mi disse, sarebbe stato semplicissimo. «Limitati a introdurre un comm lag – un ritardo di comunicazione – in qualsiasi cosa dirai. Quando ti fa una domanda aspetta dieci o quindici secondi prima di rispondergli».

Sarebbe davvero stato così semplice? Mi presentai alla visita tremante per il nervosismo e seguii i suoi consigli. Con mia sorpresa finii per essere intervistato da uno strizzacervelli e con sorpresa ancora maggiore ne uscii con un congedo temporaneo. Ero deliziato.

Ma si trattava di un provvedimento temporaneo… Il mio auditor mi consigliò allora di fare il “Corso da Ministro” e di prendere gli ordini il prima possibile.

Quando non ero sui corsi, intanto, lavoravo all’Org come volontario e iniziai anche a ricevere a casa le loro riviste, che a livello di design e di impaginazione lasciavano molto a desiderare. Ero un grafico pubblicitario e pensavo di poter contribuire per dar loro un aspetto migliore. Una sera andai giù all’org per parlare della cosa. Il Segretario di Disseminazione mi accompagnò in una stanza sul retro con un tavolo da disegno. Tirò fuori alcune bozze. «Questa è la roba che riceviamo da World Wide» mi disse. «Noi ci limitiamo a riempire gli spazi vuoti con le informazioni locali».

Capii immediatamente dove stava il problema. Le bozze per la stampa erano fatte male. Cominciai a pensare che per dare veramente una mano avrei dovuto andare dove venivano prodotte.

«Che cos’è World Wide?» Chiesi.

«È la sede mondiale di Scientology» mi spiegò. «È al Maniero di Saint Hill in Inghilterra».

Cavolo, Inghilterra! pensai. Sarebbe stato veramente fico vivere lì. Quando ero studente avevo girato tutta Europa e l’Inghilterra mi era particolarmente piaciuta.

Io e Kim cominciammo a pensarci su e più ne parlavamo più eravamo smaniosi di partire. Essere al centro di Scientology, vivere in Inghilterra, riuscire a fare un buon lavoro di design – sarebbe stato il migliore dei mondi. E mi sarei anche allontanato dalla cartolina di leva. Anche Jerry si entusiasmò all’idea, e pure il suo amico Zane. Era il futuro e sembrava roseo.

Cominciammo a vendere o a dare via le nostre cose e a impacchettare solo quel poco che ci sarebbe servito per la nostra nuova vita. Salutai Crystal e facemmo vaghi progetti di una sua futura venuta. Misi assieme un portfolio con i miei lavori da mostrare agli inglesi e alla metà di giugno del 1968 salimmo su un aereo per Londra.

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2 commenti leave one →
  1. Boris permalink
    11 agosto 2010 3:33 AM

    Veramente appassionante! Non vedo l’ora di leggere il seguito. Hai già tutta la traduzione?

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