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TIME TRACK N°3- BASE DI TERRA

31 maggio 2010

I costi per mantenere la Apollo ed il resto della flotta avevano raggiunto cifre esorbitanti a causa della crisi petrolifera. Inoltre i porti erano diventati inospitali grazie alle informazioni passate dalle varie Ambasciate americane ai porti dove transitava la Apollo. Ron quindi sceglie di spostare le operazioni a terra e creare così la Flag Land Base. Eccovi un capitolo tratto dal “Il volto nudo del Messia” che descrive la situazione.

Camillo Benz

Tratto da:

Il Volto Nudo del Messia – Capitolo 20: La Nave si Arena© 1988 Di Russell Miller

© Traduzione in Italiano a cura di Martini

Frankie Freedman, ex croupier di un casinò di Las Vegas e scientologista da dieci anni, sapeva che la Sea Org stava per trasferirsi sulla terraferma. Aveva battuto Carolina del Sud, Georgia e Florida alla ricerca di una proprietà, dotata di un perimetro di sicurezza, che potesse essere usata come copertura in attesa di istituire una base terrestre permanente. La sua “shore story” [menzogna] consisteva nel dire di essere un rappresentante di un’impresa inesistente – la Southern Land Sales and Development – che prendeva in affitto proprietà da destinare a ritiri religiosi. «LRH sapeva che se fossimo arrivati in città dicendo di essere scientologisti ci avrebbero cacciati a calci nel sedere.» ha raccontato Freedman.

All’inizio di agosto del 1975 Freedman trovò un motel abbandonato sulla spiaggia di Daytona Beach, Florida: il Neptune. Contattò il proprietario, presentò il suo biglietto da visita della Southern Land Development e si offrì di prendere in affitto l’intero edificio per tre mesi. Si accordarono per un importo di 50.000 dollari. Due giorni dopo arrivò Mark Schecter con una valigia piena di soldi.

Frattanto dal suo bungalow dell’Hilton di Curaçao Hubbard convocò il fedele Dincalci, ancora una volta rientrato nelle sue grazie, dicendogli: «Stiamo per lasciare la nave. Procurati un po’ di soldi, vai a Daytona Beach e trovami un posto vicino al motel Neptune. Tutta la zona è piena di residence – trovami un posto del genere.» Dincalci ha ricordato come rimase abbastanza turbato dalla cattiva pronuncia con cui Hubbard aveva detto la parola “residence”, che sembrava enfatizzare quanto a lungo il Commodoro fosse rimasto assente dal suo paese.

A bordo dell’Apollo, intanto, ormai si sapeva che il Commodoro stava progettando di tornare negli Stati Uniti. Gli ufficiali della Sea Org stavano già facendo progetti per mandare a terra l’equipaggio in piccoli gruppi, utilizzando gli aeroporti internazionali di Miami, Washington DC e New York, in modo da non lasciar capire alle agenzie federali che cosa stesse succedendo. I cittadini non statunitensi ricevettero biglietti di andata e ritorno con la raccomandazione di entrare negli States come turisti. La nave sarebbe stata lasciata a Freeport, nelle Bahamas, con l’equipaggio ridotto all’osso in attesa di essere venduta.

Hubbard lasciò Curaçao su un volo per Orlando, Florida, accompagnato da Mary Sue e Kima Douglas. Vennero portati a Daytona Beach dove Jim Dincalci aveva affittato due suite comunicanti in un moderno hotel in riva al mare, ad appena poche centinaia di metri dal motel Neptune. Nel giro di pochi giorni i primi membri della Sea Org iniziarono a trasferirsi nella proprietà. Si supponeva che non sapessero che il Commodoro viveva in fondo alla strada.

«Tutti noi facevamo finta di non sapere dove si trovasse, anche se naturalmente era ovvio» ha raccontato David Mayo, «dalla terrazza del nostro motel riuscivamo a vedere il suo residence, ma ci era stato detto di tenerci alla larga, di non andare là nemmeno per un drink perché sul posto c’erano degli SP [persone soppressive]. Nessuno ci credeva, era troppo ridicolo. Lui veniva a trovarci ogni giorno, arrivava su una Cadillac color oro che avevamo visto lasciare l’hotel pochi minuti prima. Girava nella direzione opposta, faceva il giro dell’isolato e poi arrivava al nostro hotel come se stesse provenendo da un altro posto.»

A Daytona Beach Hubbard sembrava di ottimo umore e la sua salute era molto migliorata. «Era davvero felice, mangiava di gusto e non imprecava più tanto» ha raccontato Dincalci. «Credo che si fosse rimesso in piedi davvero bene. C’erano un sacco di cose da fare e gente da vedere. Acquistò alcune automobili per l’org – un paio di Matador e una Chevy station wagon – e si divertì molto; gli piaceva intrallazzare. Gli piaceva poter vedere l’org dal punto in cui ci trovavamo, e che nessuno sapesse dove stavamo. A volte i ragazzi della Sea Org venivano a fare il bagno sulla spiaggia davanti al nostro hotel, e allora lui non usciva fino a tarda sera. Quando visitava l’org nella sua fiammante Cadillac tutti uscivano ad accoglierlo. Arrivava sempre da una strada dell’interno dicendo di aver guidato per mezza giornata.»

I vacanzieri di Daytona Beach osservavano senza troppa curiosità l’andirivieni del Neptune, e gli scientologisti non stavano fuori tanto a lungo da fare avvertire la loro presenza; in ottobre venne trovato un luogo perfetto per una base terrestre permanente, giusto sull’altro lato della penisola della Florida.

Clearwater era un tranquillo luogo di ritiro per pensionati appena a nord di St. Petersburg, che amava riferirsi a se stesso come alla “frizzante Clearwater”. L’appellativo derivava più dalla sua collocazione, a cavallo di una lingua di terra tra la Baia di Tampa e il Golfo del Messico, che dalla natura della sua vita sociale: più di un terzo dei suoi 100.000 abitanti erano over 65, e il luogo aveva un’aria piacevole, ma abbastanza antiquata. Il gioco alle bocce era l’attività ricreativa più popolare e il pomeriggio, dopo un pisolino ristoratore all’ombra degli alberi muschiosi, era ancora possibile godere di una rara delizia: un malto al cioccolato da Brown Bros.

I cambiamenti non erano un fenomeno ben accetto in un posto come Clearwater, anche se in certa misura la città aveva sofferto del degrado che aveva afflitto tante città americane negli anni ’60 e ’70. I residenti del centro si erano spostati nei sobborghi, i negozi si erano trasferiti nei centri commerciali e i turisti preferivano i nuovi hotel nella zona delle spiagge oltre l’autostrada. Il centro di Clearwater stava diventando velocemente un guscio vuoto, declino riassunto dalla scolorita grandeur degli undici piani del Fort Harrison Hotel, punto di riferimento principale della città. Con la sua hall adorna di candelieri, sovrastante la piscina a forma di fagiolo, e piani e piani di stanze vuote e abbandonate, il Fort Harrison segnava il passaggio di un’epoca e nessuno si sorprendeva che fosse stato messo in vendita.

Quando, nell’ottobre del 1975, venne acquistato dalla Southern Land Sales and Development Corporation nessuno se ne interessò più di tanto, anche se il legale dei proprietari confessò che si era trattato di «una delle transazioni più strane» che avesse mai trattato.  Non solo la Southern Land aveva pagato in contanti i 2,3 milioni di dollari pattuiti per la compravendita, ma si era mostrata talmente reticente da non aver nemmeno lasciato un numero di telefono. Qualche giorno più tardi la Southern Land acquistò anche l’edificio della vecchia Bank of Clearwater, non lontano dal Fort Harrison, pagando altri 550.000 dollari in contanti.

Naturalmente i cronisti dei due quotidiani locali, il Clearwater Sun e il St Petersburg Times, iniziarono ad interessarsi agli acquirenti, rimanendo sorpresi nello scoprire che non esistevano tracce ufficiali della Southern Land Sales and Development Corporation. Poi arrivò in città una donna di mezz’età vestita, come hanno riferito, con una “tuta verde” che annunciò che un’organizzazione chiamata United Churches of Florida aveva preso in affitto entrambi gli edifici per tenervi seminari ed incontri ecumenici. La notizia non risolse il mistero, poiché non esistevano tracce ufficiali nemmeno della United Churches.

Anche se Hubbard non aveva ancora visto le sue più recenti acquisizioni immobiliari, i dettagliati rapporti che riceveva a Daytona Beach non gli lasciavano dubbi sul fatto che Clearwater sarebbe stata una sede ideale per Scientology, e una base da cui la chiesa sarebbe potuta crescere e prosperare. Prese in considerazione l’idea di trasferirsi nell’attico del Fort Harrison – nel seminterrato c’era un garage interno con un ascensore per i piani superiori – ma decise che sarebbe stato più al sicuro fuori città. Frankie Freedman trovò quattro appartamenti vuoti in un residence chiamato King Arthur’s Court a Dunedin, cittadina sulla costa a circa cinque miglia a nord di Clearwater. Hubbard e Mary Sue, accompagnati da un discreto entourage di messaggere e assistenti, vi si trasferì il 5 dicembre 1975. Si pensava che anche questa località sarebbe dovuta rimanere segreta.

Esistevano ancora numerose ragioni impellenti per cui Hubbard voleva restare nascosto e continuare, ad uso e consumo della pubblica opinione, la sciarada secondo cui non aveva più influenza o responsabilità in Scientology. Una di esse era che non aveva alcun desiderio, a sessantaquattro anni, di rischiare la prigione.

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